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Monster Magnet - Mastermind
( 5660 letture )
Dave Wyndorf non è solo il master indiscusso dei Monster Magnet, è l’anima recalcitrante, indomabile, ossessiva. Prendere o lasciare. Lui indica la direzione musicale, gli obiettivi, le nuove prescrizioni: il classico uomo squadra che, se potesse, giocherebbe da solo senza passare mai la palla ai compagni, facendo il massaggiatore, il portiere, il terzino, il centravanti, il magazziniere e il presidente. Capito? Essere alternative metal oggi è più facile rispetto al passato, mantenere alti standard qualitativi però richiede sempre grande impegno e idee fresche come neve perenne da un ghiacciaio. Formatisi nel 1989 nel New Jersey per volontà di chi, se non di Wyndorf (voce e chitarra), la line-up è cambiata più volte così come i monicker adottati: Dog of Mystery e poi Airport 75, prima di scegliere definitivamente Monster Magnet. Mastermind è l’ottavo lavoro da studio di questi americani dal passato controverso: band culto, poi sotto contratto con una etichetta importante come A&M Records per Superjudge, confini pop lambiti con Dopes to Infinity, fino ad arrivare al disco d’oro con Powertrip per toureggiare con megastar quali Aerosmith, Metallica e Marilyn Manson. E ancora rimpasti di formazione, uscite, nuove song e inclinazioni ma soprattutto l’overdose del grande capo Dave che, tre anni orsono, ha rischiato la pelle con conseguente seppellimento definitivo della musica dei M.M.; per sempre. Ora, dopo difficoltà superate non facilmente, torna/tornano con un lotto di canzoni nuove di conio edite dalla Napalm Records e con una inner sleeve realizzata da Invisible Creature, studio grafico che ha già curato l’artwork per nomi altisonanti come Wolfmother, Chris Cornell e Foo Fighters. Prodotto dalla mano di Matt Hyde (Staind, Slayer, Hatebreed) il sound della band acquisisce una potenza e un’esplosività che rendono Mastermind un prodotto che rischia di sparigliare il metal in questo finale di anno. Una guitar rallentata e a mo’ di trattore innesca l’opener, una bomba allucinata, come recita il titolo stesso, che non mancherà di suscitare headbanging in sede live. Pesante, ossessiva, voce che scarnifica con accenti “space” ma tremendamente ficcante.

Una tonnellata di strumenti che vi graviteranno sul petto asfissiandovi: ecco le sofferenze di Dave Wyndorf sbattute sul pentagramma metallico, con un solo di Ed Mundell che attinge a piene mani da un tipo che di “Space” se ne intendeva: un Ace Frehley del nuovo millennio? Bored With Sorcery è molto settantiana, scarna nell’approccio strumentale ma dritta all’obiettivo con un chorus che ricorda da vicino i Foo Fighters di Dave Grohl, mentre Dig That Hole è più intimista, due minuti solo di sei corde elettrica e voce, poi drum e un basso-tuono serrano i ritmi su un cantato disperato e maturo, davvero un gran bel proiettile sibilante. Gods and Punks è “the ultimate rock song” come indicato dal comunicato ufficiale? Mi pare un po’ esagerato in terminologia, semplicemente una traccia oscuramente potente senza che imperversi un tornado trita-palazzi, inciso ritmato e facilmente assimilabile, cantabile possiamo dire. Nell’attitudine, su questi solchi certamente più casinista, mi ricordano il post street di una band tanto importante quando misconosciuta come i Love/Hate di fine anni ottanta. The Titan Who Cried Like A Baby è assai strana, ma strana forte, tutta la stesura si avvale di un progressivo simil-sinfonico con tastiere ed effetti che postati anche sulla voce danno vita ad una creatura indefinita, tanto avvenente quanto impenetrabile ed arcana. La titletrack segna la metà esatta del lavoro e non ci troviamo di fronte ad uno scampolo strabiliante, ma solamente buono, soprattutto per l’ascia che va in solo per metà del timing, il resto appare un po’ troppo scontato, mentre l’attacco al calor bianco di 100 Million Miles riporta in alto il valore delle composizioni con un rullante pestato ossessivamente che fabbrica un effetto ipnotico, dicesi stoner guys! Perish In Fire è pregevole nella sua psichedelia pesantissima, e quella solista che spunta fuori come fresco petrolio bruciato è abbacinante. Un valore aggiunto di questo frammento. Macchina del tempo (Time Machine) e via verso un’acustica intarsiata dalla voce di David che legge sfumature astratte, lente, che appaiono all’orizzonte di un paesaggio americano sconfinato, sole che crea onde di calore su una strada polverosa e lo spazio infinito attorno: ideale soundtrack di un viaggio a Zabriskie Point nella Valle della Morte. Atmosfere rallentate, dure e granitiche per When The Planes Fall From The Sky, sabbathiana a tutti gli effetti con aciduli apostrofi alla Soundgarden; splendida nella sua follia. Viceversa Ghost Story appare più leggerina nella sua inflessione seventies, 5 minuti e venti di tempere sparse su una tela tenue e morbida che s’incendia solo in alcuni punti. All Outta Nothin è scanzonata inizialmente poi la voce calca e preme sulla cute trasformandosi in denuncia ad alti decibel, l’ugola di Wyndorf sega via calma e pacatezza e si autodistrugge in gorgheggi e urla violente strappamuscoli: resa ottima, chitarra molto underground che, anche senza una distorsione nitida, riesce a trasmettere sofferenza e sangue rappreso. Il disco tocca il fondo del pozzo e termina con i cori lancinanti del ritornello e l’interruzione brusca del timing, va bene così.

Mastemind si dimostra un disco poliedrico, facile intenderlo, e si rivela una spremuta di maturità artistica da parte del quartetto, un ottimo alternarsi di veloci e lenti ma con una carica di aggressività difficile da tenere a freno per chiunque. La disperazione affiora, gli strumenti rendono perfettamente l’idea e ne scaturisce un sound, anche se spesso datato, molto gradito e gradevole, quando poi le chitarre ammassano metallo fuso a montagne, l’effetto è assicurato ma anche con ritmi più docili l’essenza non cambia. Monster Magnet, pollice alto, molto alto. E diciamolo, una pacca sulla spalla e un grande bentornato al redivivo Dave Wyndorf che ci regala un’operazione di qualità. Mille volte meglio la chitarra distorta e la sua voce incazzata che l’armeggiare equivoco e circospetto tra abusi di sostanze, attrezzi e siringhe. Go to the top, Monster!



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
46.42 su 26 voti [ VOTA]
InvictuSteele
Giovedì 19 Ottobre 2017, 18.32.40
8
Cavolo, ma sto disco lo avevo saltato! Non pensavo fosse così bello e soprattutto così classico, dato il ritorno alla psichedelia. Lo avevo proprio snobbato, mi tocca recuperarlo.
Puk
Martedì 2 Novembre 2010, 23.35.36
7
La copertina è oscena...ottima rece!
Frankiss
Martedì 2 Novembre 2010, 10.46.22
6
X Masterburner...se ti riferisci alla definizione usata nella recensione presente per "Dopes..." leggi in basso nei commenti e troverai la spiegazione.
Masterburner
Martedì 2 Novembre 2010, 9.49.05
5
Come si evince dal mio nick, adoro questa band e 'Dopes to infinity' è uno dei miei dischi preferiti di sempre. Chi non lo conosce non venga detratto dall'ascolto dalla definizione di disco 'pop'... it's just superheavy psycho rock! Non vedo l'ora di ascoltare anche questo nuovo lp
Enzo
Domenica 31 Ottobre 2010, 22.21.13
4
Mazza che disco ahooo!!!!grandi Moster magnet!!!!sono troppo contento che hanno smesso di fare album senz'anima...finalmente qualcosa che ricorda Dopes to Infinity e Powertrip +la sua originalità è chiaro,quest' album sarà l'album dell'anno in chiave Metal e stoner questo è sicuro..CAPOLAVORO!!
tribal axis
Sabato 30 Ottobre 2010, 3.11.46
3
si si ti sei spiegato benissimo. anche a me piace molto quel disco, che più che pop lo definirei "psichedelico".
Frankiss
Sabato 30 Ottobre 2010, 1.16.56
2
grazie per i complimenti Tribal axis....Dopes to....non lo definisco pop ma che lambisce il confine...quel disco, che a me piace, viene definito una sorta di svendita dalla critica internazionale...il mio è solamente un riportare il giudizio dei media, poi ovviamente si può essere d'accordo o meno...Spero di esser stao esaustivo. A presto
tribal axis
Venerdì 29 Ottobre 2010, 23.37.50
1
band grandissima! ottimo disco e ottima recensione. un solo appunto: Dopes to infinity pop?
INFORMAZIONI
2010
Napalm Records
Stoner
Tracklist
01. Hallucination Bomb
02. Bored With Sorcery
03. Dig That Hole
04. Gods And Punks
05. The Titan Who Cried Like A Baby
06. Mastermind
07. 100 Million Miles
08. Perish In Fire
09. Time Machine
10. When The Planes Fall From The Sky
11. Ghost Story
12. All Outta Nothin
Line Up
Dave Wyndorf - voce e chitarra
Ed Mundell - chitarra
Jim Baglino - basso
Bob Pantella – batteria
 
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