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Malvento - Oscuro Esperimento Contro Natura
( 3647 letture )
Non vogliamo essere raggirati da ornamenti inutili e inconsistenti.
Con noi non funzionerebbero.
A noi piace il black senza troppi giri di parole.
Quello che spazza via ogni dubbio.
A noi piace il black dei Malvento.

Malvento è una band storica partenopea tra le più importanti e apprezzate nello scenario black metal nazionale. Nascono nel 1996 dal progetto di Zin (voce e basso) e Alakdul (ex batterista) di creare quel black violento e inquietante – tipico della “old school” – che i loro omaggiati Burzum hanno insegnato (la cover Black Spell Of Destruction è cosa buona e giusta per i nostri sensi fini e selettivi). La line-up è piuttosto movimentata: dopo svariati andirivieni di chitarre, batterie, synth, ecc… ci si ritrova, alla fine di Oscuro Esperimento Contro Natura, un gruppo formato dal solo fondatore: Nefastus (batteria) e Whip (synth e loops) abbandonano i Malvento per discordie professionali.
Un gruppo enigmatico, ambiguo, quasi mitizzato: non si trovano notizie né foto di loro in internet. Continuano a ripudiare il mondo virtuale seguendo lealmente quella realtà medievale portata con ottima abilità nelle loro attualissime liriche.
Liriche che si conformano perfettamente con lo sfondo avverso e oscuro del modo più classico di concepire il black metal.
Liriche che superano i cliché logori e invecchiati di quei blackster tutto cerone e artwork.
Liriche che appiccicano sulla pelle l’umidità decomposta di un sound buio, terrorizzante.
Penetrano nei polmoni le credenze popolari di un’epoca lontana. Di un tempo dove l’Inavvertibile e le Tenebre venivano taciute dalla paura e dal presentimento.

Dopo 3 demo, due split, due full-lenght album e una compilation ci è fin troppo chiara la fedeltà alla linea sonora che questa release ci trasmette. Senza troppi inganni e guarnizioni i Malvento presentano il loro ultimo lavoro dicendo che “Oscuro Esperimento Contro Natura non è solo un disco, ma il frutto di una profonda ricerca. Ricerca che comincia dove finisce il mondo del Visibile e comincia quello dell’Invisibile, un mondo in cui gli uomini hanno dimenticato l’esistenza”.
Un album da considerarsi culto del back metal nostrano?

Play.
40 minuti tetri e marci esacerbati da un esperto utilizzo di elettronica (a tratti abusata? Forse, per il mio palato tanto esigente quanto grezzo-black-dipendente), un album che trasuda dissacrante sostanza sin dentro al midollo. Un sound rancoroso condotto con maturità e perizia: la lentezza operativa serpeggia attraverso i brani senza mai logorare. Ti consuma i pensieri, ti azzera lo spirito, ti si impatta nei timpani con ferocia e distruzione.
È sale strofinato su una ferita aperta.
Non aspettavamo altro.
Zin raschia ogni nostra ombra di moralità con un cantato scorticato e asprigno (e quasi lo vediamo digrignare i denti col suo screamin’ viola-vino-sanguinolento mentre gorgheggia “vengo dalla luce ma vivo in ogni ombra”).
Le chitarre sono laceranti e si diluiscono perfettamente nella musicalità vocale: i riffing pulsano un’insofferenza studiata e ricercata (non dite che non vi avevamo avvertiti…), il drumming pesta livido ma senza mai strafare.
Per ovvie ragioni di omonimia mi sento affettuosamente attratta dalla traccia n. 4.
Ma bastano i pochi secondi del preludio.
Il sentimento mellifluo e diabetico è presto dilaniato. L’impulso di malignità e angoscia raggela le viscere e mi fa presto obliare tutta la simpatia per il titolo della canzone.
Sanguina è la lirica più laconica e spietata dell’intera traversata.
Devo riascoltarla.
Ancora.
Di nuovo.
Prova. Prova a smettere. Fa male, è trucida. Quindi, come te lo spieghi?
Dicono sia insito nell’essere umano tendere a crogiolarsi nel pantano dell’inquietudine e dell’insalubrità.
O molto più semplicemente noi siamo così dannatamente black addected da non riuscirne a fare a meno.

L’ossatura dell’album è stabile e ben solida fusa su un baricentro (marchio a fuoco del loro stile) privo di incertezze, cali e infruttuosi caroselli riempitivi.
Sostanzialmente non ci troviamo di fronte a un masterpiece di novità e arditezza. E forse ci sembrano anche un po’ ripetitivi gli intro atmosferici di ogni brano. Poco importa: le liriche in italiano, i contenuti intimi e profondi dei testi, la bellezza dei pezzi, la risonanza di un sound thrashizzato e imponente (ma mai ampolloso), fanno di questa release un costrutto notevole che furiosamente supera i precedenti lavori. Un’opera concepita d’istinto e di stomaco e poi “interiorizzata, trasformata e realizzata” come i Malvento stessi ammettono.
Un nichilismo riflessivo che nella sua ruvida melodia ci alletta e ci vizia.
500 copie, tiratura limitata? No, non ci bastano.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
34.80 su 31 voti [ VOTA]
irastrana
Lunedì 9 Novembre 2015, 22.53.19
21
Simo, sai, a volte succede di ricevere commenti simili per una recensione, che sia mai, è più che utile per noi che scriviamo ma sarebbe altrettanto costruttivo se fosse motivato! Per questo ho chiesto Dell'album: l'hai trovato così una merda? Cosa non ti è piaciuto?
simo
Lunedì 9 Novembre 2015, 17.24.59
20
L'album ira..la recensione mi piace molto così come mi piace il tuo stile di scrittura ma per me quest album é inascoltabile
irastrana
Lunedì 9 Novembre 2015, 14.48.17
19
Ciao Simo. Intendi la recensione o l'album?
simo
Lunedì 9 Novembre 2015, 14.35.05
18
Cos é sta merda?
giangi moliterni
Lunedì 9 Novembre 2015, 9.24.11
17
Blackster non capisce un bel niente l'album vale la pena ad asoltarlo è una perla nera non smetterei mai di ascoltarlo
Blackster
Sabato 22 Gennaio 2011, 14.02.08
16
L'ho ascoltato, è passato un pò di tempo effettivamente. Comunque io gli darei la metà del voto. "Essenza" vale 40 e il resto non saprei che dire, non mi è piaciuto per niente.
Blackster
Giovedì 11 Novembre 2010, 12.34.32
15
Dalla recensione mi sembra proprio un bell'album, vedrò di ascoltarli.
Khaine
Mercoledì 10 Novembre 2010, 14.13.36
14
@ BallBreaker: io onestamente tante risate non me ne faccio, dato che ho perso parecchio tempo a tracciare tutti i vari IP con cui ti sei firmato...
BallBreaker
Mercoledì 10 Novembre 2010, 11.54.58
13
Ok, ero io xD E ffamose du' risate, ssù.. xD
andrea
Martedì 9 Novembre 2010, 9.12.13
12
bellissima recensione (un po' santacrociana o pare a me?... ) e disco interessante!
Flight 666
Martedì 9 Novembre 2010, 0.20.47
11
Ma come riesci a scrivere così bene? Davvero, non lo faccio per slecchinare, ho apprezzato questa recensione in modo davvero speciale....bravissima!!! E ora, pure io che col black non ho molto a che fare, li dovrò ascoltare...
Zarathustra
Lunedì 8 Novembre 2010, 21.51.01
10
Ok (non la persona), mi ero perso un pezzo della storia. Pure voi, che mi confondete con tutti sti nick!
Giasse
Lunedì 8 Novembre 2010, 21.35.08
9
@Phil: essendo Ok e Il Professore (e altre identità che non sto qui ad elencare...) la medesima persona, diceva proprio a lui/loro. Dai ragazzi, 'ste bambinate... commentiamo i dischi e non facciamo gli "allusivi" senza motivo.
Khaine
Lunedì 8 Novembre 2010, 21.33.43
8
No no, dicevo proprio a lui invece. A lui ed a tutti i nickname con cui, di volta in volta, si firma
@Zarathustra
Lunedì 8 Novembre 2010, 21.28.31
7
@Ok: non penso che Khaine dicesse a te O_O
Ok
Lunedì 8 Novembre 2010, 21.24.36
6
non pensavo di essere così sconfortevole... tolgo il disturbo allora, scusate
irastrana
Lunedì 8 Novembre 2010, 20.42.08
5
perchè sdoppiamento di personalità?! sun semper mì!! ira
Khaine
Lunedì 8 Novembre 2010, 19.26.30
4
Se preferisci, per qualunque motivo, un contatto privato, la mia mail è nicola.strangis@metallized.it
Khaine
Lunedì 8 Novembre 2010, 19.25.40
3
Ok, questo è l'ennesimo commento che pubblichi, solo sotto le recensioni di Ilaria e sempre con diversi nickname. Mi spieghi qual'è il problema? Rispondimi con qualunque personalità tu preferisca, ma fallo e -possibilmente- SMETTILA di farci perdere tempo. Noi (non so te) abbiamo anche un lavoro, l'università, la vita, gli amici, gli impegni, le scadenze e tante cose concrete ed importanti a cui pensare... è abbastanza sconfortevole vedere come ci sia qualcuno che si diverta in maniera così stupida alle spalle del lavoro degli altri (in primis quello di Ilaria).
Il Professore
Lunedì 8 Novembre 2010, 19.09.33
2
"Non c'è due senza tre" recita un italico proverbio: detto prontamente rispettato dalla qui presente autrice, firmataria di un ennesimo scritto di sublime fattura e pregevole ricercatezza. Sarebbe inutile oltremodo ribadire una volta in più le innate capacità dialettiche trasposte su carta stampata, sebbene virtuale, tuttavia è altresì doveroso, per testimoniare (semmai ce ne fosse ulteriore necessità) la straordinaria preparazione e competenza in campo sia linguistico che in quello meramente musicale. Nel primo, già spesi la parola MIRABILE nel commentare, in un'altra opera recensoria, il ricorso al 'pluralis maiestatis', che viene qui ribadito con forza ed insistenza ancora più preponderanti, ottenendo e rafforzando il medesimo effetto di autorità; in aggiunta, troviamo un lampante esempio di sinestesia di incommensurabile bellezza e straordinaria potenza evocativa che mi permetto di citare ('screamin’ viola-vino-sanguinolento') per rimarcarne la sua nitidezza e, perchè no?, persino la sua aspra crudezza; ma d'altronde cos'altro aspettarsi da un'artista della parola come mi permetto di definire la qui presente, capace di destreggiarsi con scioltezza in più registri diversi e persino di manipolare con sagacia e destrezza neologismi arditi (e fors'anche un po improbabili, ma 'de gustibus'...) come 'trashizzato'? Quanto al lato prettamente sonoro, ammetto di non conoscere la proposta ivi analizzata; ripromettendomi di ricercarla ed approfondirla, pongo però l'accento sull'innata capacità dell'autrice nel permettere un'immediata comprensione delle atmosfere che, presumibilmente, vi troverò, così come magistralmente appaiono dall'accurato e saggio bilanciamento di parole e termini atti a richiamare immediatamente le sensazioni che l'ascolto di tal'opera mette in condizione di assaporare, prendendo come esempio lampante che mi sovviene al momento 'un album che trasuda dissacrante sostanza sin dentro al midollo' dovuto all'impatto devastante ed immediato che ha avuto sul mio animo al momento della lettura, tanto che mi permetto di citare ancora una volta (non me ne voglia l'autrice!, ma quando si trovano spezzoni letterari di tal caratura è innanzitutto un piacere poterne usufruire). Un ultimo, ulteriore plauso e aggiungo, tornando a citare il proverbio posto in apertura, una speranza mia personale, che l'autrice non si sia limitata a conformarsi solo alla sua parte più nota, ma che prosegua nel più popolare ma non per questo disprezzabile "e il quattro vien da sè".
Ok
Lunedì 8 Novembre 2010, 14.03.37
1
è sdoppiamento di personalità, non ci possono essere altre spiegazioni O_O
INFORMAZIONI
2010
Natura Morta Edizioni
Black
Tracklist
1. Catene (Il patto. La morte. La dannazione)
2. Veleno
3. Sanguina
4. Ira
5. Essenza
6. Osa – Outro (Oscuro Sentiero Della Follia)
Line Up
Zin - Voce e basso
Sotha M.M. - Chitarre
Nefastus - Batteria
Whip - Synth e Loops
 
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