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Kamelot - Poetry for the Poisoned
( 5730 letture )
Prerogativa dei grandi album è la capacità, sempre più rara, di turbare il recensore, di confonderlo, di farlo vacillare, di farlo tornare sulle proprie convinzioni e magari stravolgerle al momento della trasposizione delle sensazioni che l’album ha suscitato nel suo animo. Devo riconoscere che raramente sono stato così indeciso nel giudicare un album come nel caso dell’ultimo nato in casa Kamelot, Poetry For The Poisoned. Dopo un paio di ascolti ero stato profondamente deluso da questo disco, ma poi, tornando ad ascoltarlo con attenzione, questa poesia si è incuneata lentamente, subdolamente nelle pieghe della mia memoria, avvelenando anche me, e, ribaltando il giudizio iniziale che mi vedeva sul patibolo pronto a vibrare il colpo con la scure sulle teste di Khan e Youngblood. Ascolto dopo ascolto l’album è cresciuto, facendomi assaporare con grazia la proteiforme incarnazione della band, che ha raggiunto -bisogna riconoscerlo- una maturità musicale senza eguali nella loro carriera; una consapevolezza nei propri mezzi che ha dato a questi artisti la forza e la noncuranza del pesante fardello rappresentato dal loro passato, senza dubbio di un’importanza cardinale per l’intero genere. Hanno sperimentato i Kamelot, senza indugi, senza paura d’incappare in tonfi o clamorosi flop; e questo è un merito che anche i più acerrimi detrattori dovrebbero riconoscergli. Che fossero cambiati lo si era capito dall’ottimo The Black Halo, passando poi per Ghost Opera, dove l’arrangiamento orchestrale aveva avuto la meglio sulla componente più metal in senso stretto, relegando in secondo piano, anche gli spunti prog della band. Ultimo step di questa evoluzione è Poetry For The Poisoned: da un lato giusto compromesso tra i due album precedenti, mentre dall’altro ci porta in territori fino ad ora inesplorati dal gruppo.

La prima parte dell’album raggiunge vette di qualità clamorose, e ne sono una dimostrazione l’opener The Great Pandemonium dove il vocalizzo iniziale di un cattivissimo Roy Khan sembra adunare dalle viscere della terra un esercito di dannati, capitanati dall’ugola di Bjorn “Speed” Strid (Soilwork), come testimoniato dall’ottimo video:



Un’ottima traccia che senza dubbio ha soddisfatto le attese dei fans. Con If Tomorrow Came il gruppo ci regala sprazzi di grande power (in fin dei conti nel disco ce n’è sempre meno) dominato dai synth di Palotai, e da una prestazione convincente del resto della band. Dear Editor è un intermezzo molto interessante, perché si tratta di una delle prime lettere del serial killer (noto come Zodiac) che terrorizzò gli Stati Uniti sul finire degli anni ’60; l’assassino comunicava con le autorità scrivendo delle lettere ricche di messaggi cifrati indirizzate alla stampa. The Zodiac è un grande mezzo tempo impreziosito dalla presenza di sua maestà Jon Oliva. Si cresce ancora con la melodia di Hunter’s Season che ci fa registrare un Khan in assoluto stato di grazia, si ascolti il ritornello prima di giudicare. Ottimo l’assolo Gus G. che impreziosisce un vero pezzo da novanta...



Il disco continua su ottimi livelli presentandoci la ballad House On A Hill, meravigliosa interpretazione della collaudata coppia Simone Simons-Roy Khan, anche questa volta capace di regalarci grandi emozioni. Se il resto del disco continuasse su questi livelli, bè, non potrei far altro che incensare un capolavoro, uno dei dischi più belli del 2010; ma, purtroppo, non è così. A partire da Necropolis il disco comincia lentamente a scendere di qualità, assestandosi sì, su buoni livelli, ma certamente inferiori rispetto al lotto delle prime sei tracce. Così né il lento incedere di Necropolis, né la melodia di My Train Of Thoughts, né la raffinatezza della struttura di The Seal Of Woven Years (certamente la migliore di questo terzetto) riescono a tenere botta con i primi venticinque minuti di questo platter, pur restando su livelli -come detto- accettabili. Poetry For The Poisoned è una buona minisuite in quattro parti, dove la teatralità dei Kamelot esce pienamente alla luce del sole. I passaggi migliori sono indubbiamente So Long e All Is Over, impreziosite -ancora una volta- dall’ugola di Simone Simons. Conclude il platter Once Upon A Time, power song di buona fattura, ma stereotipata nella sua struttura.

Il disco trasuda raffinatezza ed eleganza, frutto di una maturità che ha portato la band ad inglobare sempre più influenze (prog, symphonic, gothic) e a rilasciarle con sapienza tra i solchi dell’ultimo album; con Poetry For The Poisoned i Kamelot consegnano nelle mani dell’eternità un disco pregevole, ma non un capolavoro (per le ragioni sopraesposte) che li avrebbe definitivamente posti su un piedistallo a mo’ di divinità. In ogni caso, si tratta di uno degli highlights di questo 2010, e pertanto il disco merita di essere ascoltato.



VOTO RECENSORE
78
VOTO LETTORI
62.60 su 51 voti [ VOTA]
Celtic Warrior
Mercoledì 31 Ottobre 2012, 12.45.26
34
Un album altalenante ci sono brani ottimi e brani pallosi , come musicisti sono veramente bravi e la voce di Khan è veramente bella , quindi pur non essendo il mio genere preferito lo promuovo con un bel 75 .
Luca "Diablo"
Lunedì 22 Ottobre 2012, 17.34.00
33
l'aggettivo più consono per definire questo album: orripilante!
David
Sabato 18 Agosto 2012, 23.25.01
32
Di certo è un bell'album, anche se mi sembra che manchi un po' del trasporto emotivo che aveva caratterizzato gli altri album, anche se il livello è sempre abbastanza alto, la title-track è interessante e l'album è arricchito da un pezzo da 90 come Hunter's Seasons. Leggermente sotto Roberto, opterei per un 75.
D.R.I.
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 15.00.52
31
mezzo passo falso rispetto ai precedenti capolavori, quoto The Blade!
the blade
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 14.59.19
30
"Khan poi renderebbe soft anche una canzone dei Vital Remains"...ma come si fa Nightbalst a criticare anche questo, onestamente per chi li ascolta e apprezza la sua dipartita è come un calcio nelle palle...poi se preferisci i Vital fa pure, sempre gusti sono...
Sabbracadabra
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 14.49.42
29
Stupendo, forse il loro capolavoro, in questo momento sono il più grande gruppo metal in circolazione.
Painkiller
Lunedì 26 Settembre 2011, 8.56.42
28
Consiglio la nuova limited tour edition con il concerto di Wacken 2010 con ancora Roy dietro al microfono...
Master of Reality
Sabato 30 Luglio 2011, 16.13.48
27
The Great Pandemonium = 7; If Tomorrow Came = 5; Dear Editor = 5; The Zodiac = 6.5; Hunter's Season = 7; House on a Hill = 6.5; Necropolis = 6.5; My Train of Thoughts = 6.5; Seal of Woven Years = 5.5; Poetry for the Poisoned, pt.I-Incubus = 6.5; Poetry for the Poisoned, pt.II-So Long = 7; Poetry for the Poisoned, pt.III-All is Over = 6.5 Poetry for the Poisoned, pt.IV-Dissection = 6.5; Once Upon a Time = 6.5; Voto album = 6.5
Sandro70
Martedì 12 Luglio 2011, 22.14.39
26
E' un disco che cresce alla distanza e a cui bisogna dedicare tempo. Io l'ho ascolatato decine di volte e devo dire che se si cerca melodia e classe è un disco imperdibile. Hunter's season vale da sola l'acquisto ma tutte le canzoni sono di un livello elevatissimo. Eccellente. Voto 90.
Absynthe6886
Mercoledì 16 Marzo 2011, 12.51.50
25
Bene, bene ,bene... Come scritto al termine del primo commento, ad oltre quattro mesi di distanza, torno a commentare l'ultima fatica in studio dei "phaenomena" Kamelot. Non me ne si voglia, ma il mio parere non è mutato granché: ho comprato l'edizione duluxe in mediabook, con dvd bonus e la cover di Nick Cave e Kylie Minogue come b-track, ho spulciato le liriche, ho visivamente goduto del packaging, dell'artwork e delle grafiche interne, ma... Ma... C'è sempre questo "ma" di traverso. Dunque, se dovessi cercare di esplicitare quella congiunzione che immancabilmente mi pende davanti agli occhi al termine di ogni ascolto del disco, l'unico attributo che possa significarla resta, a malincuore, uno: INCOSTANTE. Incostante perché, a fronte di un godibile singolo apripista, di una peculiare If Tomorrow Came, di un'ottima The Zodiac, di una buona, seppur canonica, Hunter's Season, e delle discrete House On A Hill e My Train Of Thoughts, mi trovo a contrapporre una inconcludente Necropolis, una dispersiva Seal Of Woven Years ed una languidamente nostalgica Once Upon A Time. A complicare maggiormente le cose, trovo quasi fastidiosa, oltre che stucchevole, la facilona magniloquenza formale della title-track: oltre ad essere sbrigativa, rispetto a ciò che promette, almeno nominalmente, han pensato bene, e non credo di aver malizia nel ritenerlo mero marketing, di dividere in quattro parti (attenzione: parlo del playing, non del concept!!!) una canzone che poteva tranquillamente restare nella sua unità e durare 9 minuti (e che saranno mai!?). Perché dico ciò? Semplicemente perché apportare tagli ad una canzone più lunga degli standard personali, onde allungare il numero delle tracce sul retro dell'album, mi pare poco artistico, per tutta una serie di connotazioni puramente sensoriali e, lo riconosco, soggettive che non sto qui a sciorinare. Insomma, tirando le somme, il mio 70- diventa un 75, ma mi resta l'amaro in bocca a causa alcuni cali d'ispirazione, sia musicale che concettuale, e per via di "espedienti" che, a mio modesto vedere, hanno poco a che fare con lo spirito artistico. Mi chiedo solo una cosa: se si decidessero una buona volta a mostrare il giusto coraggio, affiancato al loro raffinato manierismo, cosa ne verrebbe fuori? Anche perché, ultimamente, mi sto rendendo conto di come io ascolti i Kamelot più per la garanzia interpretativa di Khan che per le effettive qualità degli album, che pur restando di alto livello, spesso mostrano il fianco alla mediocrità. Nei miei sogni c'è sempre una reunion VERA dei Conception. Chissà...
Blindgamma
Domenica 14 Novembre 2010, 16.13.02
24
Il disco dell'anno x me. in assoluto., oscuro, profondo, intenso. arrangiato da paura e cantato in maniera emozionante da Khan. e con qualche sperimentazione che non guasta..
daveg68
Venerdì 12 Novembre 2010, 22.37.31
23
Forse quelli vecchietti come me ricorderanno, quando uscì "rage for order" il Metal fu illuminato da una nuova stella, per i Queensryche fu coniato il termine di Class Metal. Oggi sono sempre più convinto che i Kamelot siano i degni eredi di quel Class Metal, che nascondeva un'anima gotica in una creatura dalla forme e dai suoni postmoderni. Credo che oggi non sia azzardato definire i Kamelot come i nuovi portabandiera di un Metal di Classe cristallina.
mollusk
Venerdì 12 Novembre 2010, 21.20.02
22
Il disco è molto carino, soprattutto la prima traccia e the zodiac. I duetti tra Khan e la SImmons valgono da soli il costo del cd, anche se i pezzi non sono tutti ottimi, c'è anche qualcosa di noioso. Sicuramente più di ottanta per me come voto. Comunque il più bel disco power dell'anno per me è quello dei firewind.
Rob
Venerdì 12 Novembre 2010, 13.09.34
21
Grazie Salvo...
Salvo
Venerdì 12 Novembre 2010, 10.11.06
20
ottima recensione, complimenti io sono leggermente più generoso (80) ma nella sostanza concordo.
Paolo
Giovedì 11 Novembre 2010, 19.01.54
19
Album mediocre,di "mestiere",diciamo.Buono per i fans,punto.
Zarathustra
Giovedì 11 Novembre 2010, 12.06.21
18
Spreca tutto alla distanza, la prima parte è davvero bella.
Arekusu
Mercoledì 10 Novembre 2010, 23.07.08
17
Io me lo sto sentendo pian piano, e cresce ogni volta di più. Bello.
raptus
Mercoledì 10 Novembre 2010, 22.13.31
16
Rob hai ragione non hai mai detto che è un capolavoro, è solo che in alcune parti mi sembrava lo esaltassi un po' troppo Dico solo che è sicuramente una delle più belle (ed attese) uscite del 2010, soprattutto in campo power dopo la mezza delusione di Avantasia.... spero che il 2011 possa portare una ventata di novità a questo genere che in questi ultimi tempi vedo un po' troppo fermo.... davo per scontato poi il commento iper positivo di alcuni perchè ormai conosco i gusti dei più (che ascoltano metal).
ixo
Mercoledì 10 Novembre 2010, 15.33.37
15
I kamelot hanno avuto il picco massimo con the fourth legacy, poi il declino secondo me. Le sviolinate e le orchestrazioni esagerate mi smonano
enry
Mercoledì 10 Novembre 2010, 15.10.42
14
Altalenante...brani ottimi, brani discreti, brani noiosi. Band di gran classe comunque, anche se il mio preferito resta sempre 'The fourth legacy'. 75/100
Nightblast
Mercoledì 10 Novembre 2010, 15.02.49
13
Ho ascoltato l'album in questione per dieci giorni di fila, proprio per rendermi conto del suo valore..In poche parole...A mio avviso siamo al cospetto di un dischetto molto di mestiere, con qualche picco, ma con molta scontatezza...Un disco sufficiente, ma assolutamente di mestiere, nulla di che...Khan poi renderebbe soft anche una canzone dei Vital Remains...
Rob
Mercoledì 10 Novembre 2010, 14.22.48
12
Ragazzi rispetto -e ci mancherebbe altro! - le opinioni di tutti... però mi sembra che stiate trattando un 78 come una bocciatura... a scuola non si prendevano mica tutti i giorni un 8- e comunque, come sempre, v'invito a non fossilizzarvi sul voto, ma sulla recensione! Saluti
Painkiller
Mercoledì 10 Novembre 2010, 10.56.54
11
giunta con colpevole ritardo, questa recensione non rende giustizia, secondo me, a questo album. Quoto al 100% Marco Soprani. Poetry for the poisoned è un concentrato di power,prog,progressive e melodie perfettamente amalgamate. Un album strepitoso, con una produzione perfetta, assoli di Youngblood ed ospiti davvero strepitosi, quasi totale assenza di filtri (che dopo i due precedenti album avevano un po' rotto) ma qualche effetto sulla voce, come in "if tomorrow came", che lascia vagare la mente nello spazio e nel tempo. Il fatto che qualcuno consideri meno positivamente la seconda parte del disco credo possa dipendera dal fatto che è meno sperimentale (per i Kamelot intendo) e più tradizionalmente legata al passato della band. Io giudico questa diversità positivamente, in quanto rende l'album "completo". Per me è davvero strepitoso!!! 90. Segnalo. che nell'edizione digi c'è una splendida cover di "WILD ROSE" di Nick Cave, un duetto davvero da brividi tra la dolcissima voce femminile e Khan, che sembra narrare la "murder ballad" (vedere l'omonima produzione di nick Cave ed il video originale della song in duetto con una giovane Kilie Minogue) dall'oltretomba. Segnal inoltre la versione con vinile 7" con House on a hill "edit" e "Rule the world dal vivo", nonchè il meglio, l'LP in vinile......
Anagantios
Mercoledì 10 Novembre 2010, 2.50.26
10
Sono abbastanza diviso su questo album, mi trovo abbastanza d'accordo con raptus. (commento 1) Appena uscito l'ho ascoltato moltissime volte, ed a ogni ascolto mi prendeva sempre di più.. ma ora che è passato un pò di tempo ne resta effettivamente non molto. Inoltre credo di essere uno dei pochi che gli preferisce Ghost Opera E' un disco più che buono e di piacevole ascolto ma direi che è molto lontano dall'essere un capolavoro o comunque che ti faccia dire "cavolo è davvero bello". il mio voto è 70.
Mr.Darcy85
Mercoledì 10 Novembre 2010, 0.29.34
9
Sinceramente l'ho ascoltato in Streaming, e per questo non mi sento di giudicare....li ho abbandonati dopo il meraviglioso karma...dubito che questo me li faccia tornare anche dopo gli ascolti che merita....
fdrulovic
Martedì 9 Novembre 2010, 23.50.40
8
Per me la sorpresa dell'anno. Nel senso che li avevo sempre evitati come la peste perchè non amo il power nè il sinfnico.E stranamente il disco mi ha "catturato". Bella voce, bella tecnica, belle melodie. Concordo pienamente col recensore anche sul leggero calo nella seconda parte del disco.
Absynthe6886
Martedì 9 Novembre 2010, 22.00.36
7
Mah.. E' da Karma che li compro tutti (anche One Cold Winter's Night Ltd Ed.), e prima o poi troverò anche The Fourth Legacy. Quindi posso tranquillamente considerarmi un loro "apprezzatore", non dico fan, sarebbe esagerato. Anche se non è esagerato affermare che, da cantante, amo letteralmente Roy Khan (beh ovvio, la voce intendo...). Eppure su questo album, di cui mi appresterò a comperare l'edizione mediabook ('mmazza oh, comunque ogni tot anni cambiano definizione: una volta era digipack, poi è uscito il digibook, leggermente più rigido, a dire il vero un po' scomoda come confezione, ora il mediabook... ah il marketing!!!), non riesco ancora ad esprimermi. La voglia di comprarlo originale me l'ha fatta venire, un dato sicuramente positivo, e magari mi prenderà di più, ma, ad oggi, ammetto che non ho goduto delle splendide sensazioni che il bistrattato, dai più, Ghost Opera mi aveva regalato. Non ci trovo quel fascino, se non a tratti, non ritrovo quella voglia di andare un po' più in là. Non che i Kamelot abbiano mai sperimentato chissà cosa, però hanno mostrato, ad intervalli di due album alla volta, più o meno, di voler cambiar rotta, arricchendo il proprio sound o, forse, più semplicemente, virando verso trend più in voga, ma facendolo, comunque, innegabilmente, con classe. Oggi, invece, mi trovo un lotto di canzoni che mi lasciano come quando, per usare un'espressione poco aulica ma che rende subito l'idea, una tipa te la fa odorare e poi non te la dà. E si resta inebriati, ma delusi allo stesso tempo. Non so, vedrò con booklet alla mano ed scolti più approfonditi cosa ne verrà. Per ora è un 70-. Ma mi riservo di scrivere il giudizio almeno fra un mese. Tornerò comunque a commentare Poetry For The Poisoned: penso sia un lavoro che merita attenzione.
fabriziomagno
Martedì 9 Novembre 2010, 21.31.27
6
li trovo sempre più noiosi... sono rimasto a nights of arabia e farewell (voto: 50)
Rob
Martedì 9 Novembre 2010, 21.08.42
5
Bè si, rispetto a 'Ghost Opera' è senza dubbio più presente...
Rob
Martedì 9 Novembre 2010, 20.52.22
4
Scusa raptus ma dove l'hai letto che è un capolavoro questo disco?
metal4ever
Martedì 9 Novembre 2010, 20.47.18
3
Gran bel disco!! ma non so perchè la collaborazione con Simone non mi convince..... @Rob:ma sbaglio o comunque in questo disco Youngblood si fa sentire di più del solito?
Marco Soprani
Martedì 9 Novembre 2010, 20.08.17
2
Spettacolo. Spettacolo. Spettacolo. Ascolti questo disco e rimani come intontito da cotanta classe, e cotanto gusto, e cotanta intelligenza nel confezionare un prodotto di... cotanta qualità. PFTP è più un'opera rock che un semplice insieme di belle canzoni, la tipica somma che vale più degli addendi, al punto che una volta avviato l'ascolto è davvero difficile fare zapping tra le tracce e non rispettarne l'ordinata integrità. La successione tra i vari "movimenti", per prendere a prestito un termine classico, è talmente azzeccata che quasi abbiamo bisogno di questa alternanza tra lento e veloce, maschile e femminile, sinfonico ed intimista, per venire a capo di questo album. Apre le danze THE GREAT PANDEMONIUM (trovate lo splendido video su Youtube), pezzo melodico e carico di tensione drammatica con voci che si rincorrono sopra le vostre teste, doppia cassa, cori femminili ed il growl di Bjorn Strid dei Soilwork che si insinua in controcanto ad incattivire il tutto: avvio spettacolare, pirotecnico ed appropriato per quello che seguirà. IF TOMORROW CAME prosegue offrendo altri grandi spunti melodici, anche in questo caso arricchiti da misurate influenze elettroniche, voci distorte, doppia cassa ed un'intelligente separazione stereofonica tra i canali che disorienta ed affascina allo stesso tempo l'ascoltatore. Tempo di rifiatare con THE ZODIAC (brano dal sapore cinematografico, in continuo crescendo, con una buona melodia ed utile a traghettare l'ascolto verso i brani successivi), ed ecco arrivare un altro "uno-due" degno di nota. HUNTER'S SEASON può contare su una musicalità fantastica, su una linea vocale che fa essa stessa la canzone, senza limitarsi ad accompagnarla: evocativa, potente, orchestrale... le mille suggestioni evocate da questa canzone hanno del cinematografico e sanno di bianco e nero, di climi freddi e rarefatti e paesaggi maestosi, che riff perfettamente concatenati tra loro tratteggiano con maggiore dettaglio passaggio dopo passaggio. HOUSE ON A HILL è invece un brano più lento ed intimo, per quanto sempre orchestrato, che esiterei a chiamare "ballad": non si tratta infatti della generica canzoncina d'amore, quanto di un duetto da pelle d'oca tra voce maschile e femminile, con classe da vendere, spunti ben sviluppati e la stessa progressiva intensità d'esecuzione riscontrata nei brani che l'hanno preceduta. Le tracce che vanno da NECROPOLIS ad INCUBUS, per quanto di qualità sempre elevata, sono invece quelli più funzionali all'intero concept e, pur senza risultare noiosi (anche perchè le durate non sono mai eccessive), meno si prestano ad un ascolto mirato/specifico. Sono infatti episodi nei quali prevale una componente descrittiva e drammatica, che talvolta ricorre a sonorità come il rintocco delle campane o il rumore dei binari per trasportarci in posti lontani: troviamo qua e là un retrogusto di Queensryche (come non citarli!) e Nightwish, tanta è la bravura nell'amalgamare alla perfezione cori, ritmiche pesanti e suoni cristallini. Introdotta da un break curioso che ricorda English Man in New York di Sting, SO LONG sembra il seguito ideale di HOUSE ON A HILL, riproponendo uno splendido duetto da far accapponare la pelle: questa volta però le tonalità sono più fresce ed ariose, più luminose, in un crescendo appassionato di voci che ci fa intravedere la possibilità della redenzione, e del lieto fine. Dopo altri due intermezzi strumentali arriva infatti la bellissima ONCE UPON A TIME, capace di sfociare in un chorus convincente e di riassumere per sommi capi tutte le sonorità di PFTP: con voci e cori femminili, orchestrazioni sinfoniche, doppia cassa, ritmiche rocciose ed assoli di gran classe, questa canzone rappresenta la fine di un viaggio impegnativo ed emotivamente coinvolgente. THESPIAN DRAMA, che suggella il tutto, è infine una bonus track strumentale stracolma di assoli di chitarra e tastiera, sostenuti da una sezione ritmica in grado di dare del filo da torcere alle casse del vostro stereo. Il giudizio finale non può che essere dunque più che positivo, perchè questo album ha la rara capacità di prenderti e di non lasciarti più fino all'ultimo secondo dell'ultima nota dell'ultima traccia: ci sono cali di tensione (voluti perchè necessari) ma non filler, perchè ogni nota ha un senso ed un suo posto all'interno del concept. C'è una produzione curata che regala gioia alle orecchie, ci sono grinta e meravigliose parti classicheggianti, ed ottimi singoli (il 55% della tracklist, a parere di chi scrive), in grado di rendere fruibile il CD anche in caso di ascolto veloce e meno attento alle sfumature. Spettacolo. Spettacolo. Spettacolo. (Voto: 90)
raptus
Martedì 9 Novembre 2010, 19.11.36
1
Dissento totalmente dalla recensione, un disco banale che non ti entra in testa... io l'ho ascoltato MOLTO 2 mesi fa ormai per una settimana intera, ovviamente quando lo ascolti tanti ti auto convinci che non sia male.... invece a conti fatti ora non ricordo proprio nemmeno un ritornello... Un disco scialbo, senza controca--- ne teatralità (hai voglia Ghost Opera era eccelso da questo punto di vista, infatti è odiato dai power metallari mentre è adorato da chi come me preferisce la sinfonica), sembra proprio un disco fatto per i fan accaniti o per i metallari a cui piace solo sentire qualche riff potente in ripetizione. L'unica che si salva e che effettivamente è bella è l'unico singolo "the great pandemonium", l'unica con un vero ritornello orecchiabile... apprezzati i tratti della Simone anche se secondo me non sfruttata abbastanza (è bella la parte 2 del pezzo poetry of the poisoned ma si sente la mancanza di un ritornello VERO). Insomma una mezza delusione... non è male ma nemmeno capolavoro....
INFORMAZIONI
2010
Ear Music
Power
Tracklist
1. The Great Pandemonium
2. If Tomorrow Came
3. Dear Editor
4. The Zodiac
5. Hunter’s Season
6. House On A Hill
7. Necropolis
8. My Train Of Thoughts
9. Seal Of Woven Years
-Poetry For The Poisoned-
10. PT I Incubus
11. PT II So Long
12. PT III All Is Over
13. PT IV Dissection
14. Once Upon A Time
Line Up
Roy Khan - Vocals
Thomas Youngblood - Guitars
Oliver Palotai - Keyboards
Sean Tibbett - Bass
Casey Grillo - Drums
 
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