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Saint Vitus - Born Too Late
( 8340 letture )
Non è affatto facile parlare di una pietra miliare come Born too Late dei Saint Vitus.
Siamo nel pieno degli anni ottanta, ed il doom metal è soltanto un’idea non ancora ben definita – la critica spesso parla ancora di dark metal – e ai fondatori è sempre da concedere un minimo d’indulgenza a fronte degli intenti rivoluzionari.
Prima di questo grande album i Saint Vitus – con Scott Reagers alla voce – avevano dato alle stampe due importantissimi full-lenght, tra cui spicca il secondo Hallow’s Victims. Subito dopo la pubblicazione di quest’opera, Reagers lasciò la band e Scott “Wino” Weinrich, vero e proprio messia del genere attivo nei seminali The Obsessed, arrivò dietro il microfono. La performance di Wino andò di pari passo ad un deciso rinvigorimento dei testi, sempre più orientati verso aspetti esistenziali ed oscuri ed interpretati con una maggiore carica emotiva rispetto al pur bravissimo predecessore. Born too Late è un capolavoro forse proprio grazie al valore aggiunto apportato da Wino, autentico cantore della disperazione e del dramma esistenziale; crudo, diretto e vero come poche altre voci nel mondo del metal di ieri e di oggi.

La title track rappresenta un vero inno generazionale, espressione di una profonda nostalgia verso epoche mai vissute, di esseri umani costretti loro malgrado a vivere nel pieno dell’era dei consumi. Non c’è ricerca di valori alternativi in questo brano; c’è solo l’espressione di un canto per la decadenza dell’anima a fronte della realtà tangibile, l’illusione dell’intelligibile non è più di alcun conforto:

I know I don't belong 
And there's nothing I can do 
I was born too late 
And I'll never be like you
 

I restanti testi parlano di isolamento (Clear Windowpane), dei devastanti effetti dell’alcoolismo (Dying Inside), depressione (The Lost Feeling) e argomenti simili, fornendo una coraggiosa quanto scomoda scelta sul campionario di emozioni da impiegare in questo lavoro. Dal punto di vista strettamente strumentale, la band americana non ha mai spiccato per straordinarie doti tecnico-esecutive; tuttavia nel corso dei vari brani assistiamo ad un lento, ipnotico e ficcante sortilegio sgorgante dagli strumenti dei nostri. Riffs di chitarra ridotti all’essenziale ma sporcati da dissonanze e strazianti acuti solistici dell’eclettico ed impulsivo Dave Chandlers; una sezione ritmica che impiega su pulsazioni essenziali un’articolazione quanto mai scarna, ma incredibilmente efficace nel suo incedere ipnotico. Il tratto caratteristico di questo Born too Late è proprio il suo carattere rituale, distaccato ed emotivo al tempo stesso, tra l’incedere a rallentatore della tracklist, fino all’accorato ed indimenticabile ritornello di Dying Inside, impreziosita da un assolo di chitarra che in pochissime note sembra far risplendere una fioca luce di candela nell’oscurità, presagio di una condizione irreparabile e planctus per un’anima persa.
Clear Windowpane e The Lost Feelings sono i brani in cui forte è l’influenza - anche se indiretta - del coevo movimento dark wave, rintracciabile nel ruolo attribuito a basso e batteria, che nel loro incedere scarno e circolare dettano la scansione dei vari passaggi melodici. The War Starter rappresenta una vera e propria rassegna storica di riff doom, che nel volgere di due decenni successivi all’uscita di quest’opera avrete sentito eseguire da numerose band provenienti da ogni latitudine. Il ruolo di padri fondatori del doom spetta di diritto – insieme a poche altre band – ai Saint Vitus; infatti non solamente nel brano appena citato, ma in un po’ tutto il lavoro noterete i semi di un genere che in quel momento cresceva lentamente.

Nella versione su cd sono presenti in chiusura altri tre brani, tratti dall’ep del 1987 Thirsty and Miserable, molto più vicini a sonorità più tradizionalmente heavy rock e metal anni ottanta, legandosi alla perfezione ad H.A.A.G., brano presente nella tracklist del full-lenght. Un discorso a parte merita la conclusiva The End Of The End, composizione dotata di un cupissimo riff e da contrappunti melodici estremamente dilatati, che sembra anticipare degli sviluppi del genere che troveremo solo in tempi molto più recenti.

Come dicevo in apertura di recensione, non è affatto facile analizzare un lavoro di questa portata storica, anche per via del mio profondo amore verso di esso. Se dovessimo giudicare Born too Late da un punto di vista strettamente tecnico-strumentale, allora troveremmo di che ridire su alcuni aspetti: dall’eccessiva linearità compositiva per arrivare alle follie vicine alla cacofonia di alcuni assoli di Chandler, e di conseguenza considereremmo superiori altri plattern di band del periodo quali Trouble, The Obsessed, Pentagram etc.
Per controbilanciare quest’ultime affermazioni posso solamente aggiungere un’osservazione: il doom, come lo conosciamo oggi, non avrebbe assunto le sembianze a noi familiari senza passare per questo disco. Il voto finale tiene conto del fondamentale valore storico dell’opera ma, se non foste ancora convinti, ascoltatevi Dying Inside al buio e in silenzio, capirete perché amate tanto il doom…



VOTO RECENSORE
96
VOTO LETTORI
84.37 su 78 voti [ VOTA]
Replica
Martedì 7 Maggio 2019, 19.03.33
15
Scusate l'errore,manca una G, è Pentagram o Relentless come più vi aggrada.ciao
Replica Van Pelt
Martedì 7 Maggio 2019, 18.38.38
14
Dovrei fare un copia-incolla del commento che ho lasciato per l'album Pentaram (Pentagram),poi c'era qualcosa che non mi tornava e sono andato a rileggermi il voto della recensione,89 vs 96,sono comunque voti soggettivi,come tutti i voti,ma davvero non capisco tutta questa differenza,che non c'è (questo non può essere soggettivo),e sono due album inestimabili di doom in tutta la sua purezza.voto 99
Shadowplay72
Sabato 2 Dicembre 2017, 16.41.42
13
tra le migliore band in un certo tipo di doom.grandiosi.stupendi i progetti di wino!
Philosopher3185
Mercoledì 17 Dicembre 2014, 12.54.22
12
Forse a livello tecnico non saranno i migliori,ma questo album è un capolavoro..ottimi testi,e riffs tremendamente efficaci.
VomitSelf
Domenica 7 Settembre 2014, 17.00.02
11
Sto disco è la mia bibbia.
Steelminded
Lunedì 7 Luglio 2014, 23.04.38
10
Tra l'altro il pedale iniziale di The War Starter picchia e fa male più di cento blastbeat eheheh Evviva!
Steelminded
Lunedì 7 Luglio 2014, 23.02.46
9
che storiaccia, sti Saint Vitus, veramente malsani... in senso buono...
iron
Martedì 24 Dicembre 2013, 0.13.37
8
adoro*
iron
Martedì 24 Dicembre 2013, 0.12.46
7
che dire,FANTASTICO...preferisco idi poco SAINT VITUS,ma anche questo lo asoro...99
LadyEvil
Lunedì 30 Gennaio 2012, 22.54.14
6
capolavoro! l'ho scoperto da poco e non posso più farne a meno!
Ghenes
Lunedì 22 Novembre 2010, 19.37.08
5
recensione coinvolgente non c'è che dire. LET IT DOOM...
Ubik
Domenica 21 Novembre 2010, 18.10.25
4
Quanto è bello sto disco Una pietra miliare
il leccese90
Sabato 20 Novembre 2010, 19.46.12
3
un capolavoro per pochi intimi..scott wine è un re mida
Giasse
Sabato 20 Novembre 2010, 17.21.10
2
Nomen-Omen. Gran disco! Voto meritatissimo nonstante il presunto "conflitto di interessi"! Da paura...
Khaine
Sabato 20 Novembre 2010, 17.18.03
1
Questa non potevi che farla tu 8-)
INFORMAZIONI
1986
S.S.T.
Doom
Tracklist
1 - Born too Late
2 - Clear Windowpane
3 - Dying Inside
4 - H.A.A.G.
5 - The Lost Feeling
6 - The War Starter
7 - Thirsty and Miserable (from Thirsty and Miserable EP)
8 - Look Behind You ((from Thirsty and Miserable EP)
9 - The End of the End (from Thirsty and Miserable EP)
Line Up
Scott “Wino” Weinrich (vocals)
Dave Chandler (guitar)
Mark Adams (bass)
Armando Acosta (drums)
 
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