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Dark Lunacy - Weaver Of Forgotten
( 4626 letture )
Sembrava non dovesse mai arrivare il tempo di Weaver Of Forgotten, invece dopo oltre 4 anni di silenzio, distinti da non poche traversie, tornano a farsi sentire i nostrani Dark Lunacy, alfieri di un death metal drammatico (come da loro stessi definito) divenuto oramai marchio di fabbrica. Difatti, nonostante l'ottima riuscita di The Diarist, tale da permettere ai nostri di esportare il brand ben oltre i confini dello stivale, il combo parmigiano ha rischiato una clamorosa debacle, causa una serie di dissidi interni così forti e insanabili da determinare la dipartita di quasi tutti i componenti della band, ivi compreso la colonna Enomys. Mike Lunacy, frontman e unico superstite di questo tumultuoso split, credendo ancora nella legittimità del progetto, decide di non gettare la spugna ricostruendo i Dark Lunacy dalle fondamenta, verrebbe da dire a sua immagine e somiglianza. Per cui, non pago di un semplice restyling, decide di assoldare i migliori artisti - per attitudine e predisposizione emotiva - sulla piazza (questo è quanto asserisce lo stesso singer); rispondano alla chiamata veri e propri pezzi da novanta della scena italica, gente del calibro di Andy Marchini (Sadist), Daniele Galassi (Infernal Poetry), Alessandro Vagnoni (Infernal Poetry). Completa la corazzata Claudio Cinquegrana, esperto, preparato ed eclettico chitarrista, già apprezzato per le numerose collaborazioni nell'universo rock/metal (Glenn Hughes, Ibis Prog Machine, Flavia Ferretti, Tiranti Band , EX-Stage, Mamao, Mantis Band, Now Or Never, Tritiritriti, More Trouble Band).

L'occasione è evidentemente gradita non solo per rimettersi nuovamente in gioco, ma piuttosto per rivedere le coordinate che sino a ieri hanno guidato i nostri eroi. Come probabilmente alla vigilia era lecito ipotizzare, Weaver Of Forgotten abbraccia nuove direttive, pur preservando, naturalmente con tonalità dissimili, le peculiarità classiche e maggiormente rodate. Le atmosfere si fanno più cupe, a tratti nere come la pece, in modo da confezionare un perfetto abito per il concept che si cela dietro le note: accantonati i temi folkloristici, oggi è giunto il momento di fermarsi, guardare indietro, riflettere, tanto da commemorare la memoria dei caduti. Una sorta di inno alla malinconia dei tempi andati, ma soprattutto la celebrazione di un dolore straziante per la perdita dei cari, figlio di un vuoto certamente incolmabile. Ed è così che il death metal scandinavo cede il passo ad una formula più mesta, dilatata, solenne, verrebbe da dire doommeggiante, per usare un termine improprio. Le esecuzioni, da un punto di vista squisitamente tecnico, si fanno meno marziali e aggressive, propendendo per una ritmica solenne e cadenzata, perché tutta giocata su sofferti midtempo. Le chitarre non possono che perdersi in questo tappeto nero, tanto profondo quanto oscuro, sempre in sintonia perché maggiormente controllate e ragionate, svolte da un riffing più snello ma non per questo elementare. Le parti orchestrali, sinfoniche e pianistiche preservano il loro ruolo da coprotagonisti, discendendo sempre più equilibrate e attinenti. Parole e suoni che mettono in scena un romanticismo decadente, nell'accezione più superficiale del vocabolo, dai connotati lisergici, per questo separato da qualsivoglia profilo comunicativo stucchevolmente barocco.

I Dark Lunacy hanno infatti optato per un songwriting ancora più strutturato, ricamato, complesso e delicato, anzichenò diretto e impulsivo, eppure ugualmente abrasivo per indole. Sfornano così un lotto di brani, undici per l'esattezza, dalla non semplice assimilazione, che richiederanno maggiore attenzione e, non da meno, uno stato d'animo attiguo, ma di certo struggenti e seducenti. L'incipit è da togliere il fiato: aprono le danza prima la minimale Epitaph, intro strumentale di flauto e violoncello, e poi l'opprimente Archangel'sk, pezzo dalle tetre melodie caratterizzata dalla presenza di agghiaccianti cori di sottofondo, quale miglior biglietto da visita. Ma, a detta di chi scrive, è nelle successive Curtains e Masquerade, che il quintetto esprime tutto il proprio potenziale e attitudine per una forma canzone rinnovata e ritrovata, determinata da una serie di felici soluzioni (su tutte gli sfavillanti arpeggi di chitarra acustica), con il consueto ausilio del quartetto d'archi, più azzeccato che mai. Inutile soffermarsi sull'operato dei musicisti, tutti perfetti e coinvolti nel progetto, eppure mai inclini a rubare la scena. Discorso diverso per le linee vocali di Mike, sempre più protagoniste e aderenti con la proposta, perché dense di quel disperato patos che siffatti canti postulano a voce alta. La stessa produzione, per quanto non perfetta, accoglie i nuovi input artistici per mezzo di suoni siderali, ma non per questo distaccati e asettici.

Insomma, un apprezzato ritorno, che in nessuna occasione mostra il fianco, se non appunto in una resa audio oggettivamente migliorabile. Indubbiamente, chi preferiva i Dark Lunacy in una veste più combattiva, nel complesso più diretta, potrebbe rimanere non deluso, ma quantomeno spiazzato e, forse, di primo acchito tediato. Ciò comunque non può e deve togliere minimo lustro a Weaver Of Forgotten, platter che sancisce a tutti gli effetti il cameback di una delle realtà più interessanti che la nostra scena estrema può continuare a vantare.

Evocativi!



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
71.06 su 60 voti [ VOTA]
Enrico657
Giovedì 24 Novembre 2016, 17.28.41
7
Album atipico per quanto ci avevano abituati in passato, ma comunque molto bello
fabriziomagno
Mercoledì 28 Novembre 2012, 16.27.39
6
disco bruttarello...pochi contatti in comune con i precedenti e bellissimi dischi. Una delusione... voto: 50
MetalFlaz
Mercoledì 28 Novembre 2012, 16.24.32
5
sinceramente spero sia un disco di transizione, l'ho ascoltato più volte ma non mi convince più di tanto. Secondo me si sente la mancanza di parti chitarristiche che ti rimangono in testa (una loro caratteristica del passato), il cantato è un po' monotono e alla maggior parte dei pezzi manca un po' di tiro.. infatti personalmente trovo che i pezzi più riusciti siano Masquerade e Forgotten. voto 6.5 di incoraggiamento per la indiscutibile bravura e la voglia di rimettersi in gioco
Zak
Giovedì 20 Settembre 2012, 19.12.59
4
Almeno in questo caso, anche se ammetto non mi attira più di tanto, cercano di distanziarsi dai primi dark tranquillity ed At The Gates.
Lello
Lunedì 17 Gennaio 2011, 10.56.42
3
Piu' compatto,coeso e omogeneo del precedente,meno sinfonico e forse anche piu' emozionante,anche se non caratterizzato dal tiro e dalla aggressivita' del suo illustre predecessore.Probabilmente quest'ultimo e' il loro album che preferisco,cupo ed emozionale.
AL
Giovedì 25 Novembre 2010, 10.17.30
2
band da paura!!! bravi!!!
Celtico
Mercoledì 24 Novembre 2010, 20.23.56
1
gruppo sottovalutatissimo autore di tre album bellissimi..con questo cambiano un pò la rotta come ben detto in recensione..era anche inevitabile visto che non aveva senso riproporre quanto già fatto...All'inizio sono rimasto un pò sul chi va là ma ho capito che è un classico album da riascoltare parecchie volte per apprezzare tutte le sfumature
INFORMAZIONI
2010
Fuel Records / Self
Death
Tracklist
01 - Epitaph
02 - Archangel'sk
03 - Curtains
04 - Epiclesis
05 - Masquerade
06 - Afraid
07 - Mood
08 - Sybir
09 - Snow
10 - Forgotten
11 - Weaver
Line Up
Mike Lunacy (voce)
Daniele Galassi (chitarra)
Andy Marchini (basso)
Claudio Cinquegrana (chitarra)
Alessandro Vagnoni (batteria)


Link e Contatti:
Dark Lunacy @MySpace
 
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