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Nerodia - Heretic Manifesto
( 1458 letture )
Sarò franco: quando ho saputo che dovevo recensire questo debut dei romani Nerodia, sono andato - per prima cosa - su metal-archives (un po' la mia seconda home page). Quando ho letto che facevano thrash, mi è presa male (il thrash metal rientra fra i generi di musica che meno mi piacciono, per ragioni personali ed ermeneutiche). Quando poi la redazione, cercando di confortarmi, mi ha parlato di black/thrash mi sono consolato solo in parte: temevo infatti che una band black/thrash, genere che per le ragioni sopracitate non mi ha mai convinto, prendesse come modello il filone war-metal, ossia l'unico ramo di black che proprio non digerisco.

Per fortuna tutte e due le opzioni erano (sono) sbagliate...
I Nerodia riescono a mixare black, death, thrash e heavy in una maniera sicuramente non inedita ma -altrettanto sicuramente- incalzante e soprattutto variabile. Iron Maiden e Dark Tranquillity possono essere le principali radici da cui attingono i nostri romani (con le vocals che si alternano costantemente fra scream e growl): il continuo muoversi da una band all'altra ed il continuo cambio di registro durante i brani, sono sicuramente i punti più forti di questo combo.
I riff thrash/heavy di Magik Red Horizon sono amalgamati da mono-toni e minimali synth di fondo che presto lasciano spazio a giochi più heavy e swedish death alla In Flames. I blast-beat di The Birth Of The Dragon danno alla band un'aria un po' più aggressiva senza che questa venga trascinata né ostentata troppo (e in questo caso è un voto a favore); l'uso, invece, di vocals pulite e di parti musicate solo dal basso, riescono a movimentare il brano.
Mentre Say Yes To The Devil sembra uscire dai veloci anni '90 svedesi (riff vorticosi, pinch-harmonics, growl intenso, assoli ben centrati...), Storm Of The Holocaust parte lentamente per spezzare un po' il corso del disco e per dare al brano un tocco più "black" (grazie alle chitarre e alla voce) che sfocia nel groovy del thrash e in un finale vagamente mardukiano.
The Rise Of The Third Witch torna a martellare con i riff thrash che fanno da tappeto alle urla di Judha e, quando sembra prendere una piega già inquadrata, svolta impensabilmente con spezzoni alla Dismember.
Anche il patetico binomio arpeggio acustico + fraseggio distorto che apre The Superior Throne Of Perversion, viene subito rimpiazzato da una veloce sezione ritmica, che fa ben sopportare il suddetto intro.
I canonici riff di Under My Black Wings, per esempio, vengono bilanciati da momenti maideniani e da ritornelli a voce pulita; un brano come The Golden Owl, destinato a non rimanere impresso nella mente dell'ascoltatore, riesce a rialzarsi con il semplice e breve utilizzo di qualche synth che nel finale si intreccia in fade-out con gli assoli di Luca. Anche la finale Inquisition, ripropone il bagaglio sonoro di cui vi ho parlato per riempire i suoi 7 minuti.
Insomma, l'utilizzo puntuale, anche un po' goliardico e scontato ma piacevole, di vari cliché inseriti al punto giusto (il riff alla In Flames; la batteria in stile death svedese; l'assolo non virtuoso ma orecchiabile, melodico e non dispersivo; parti parlate...), riesce a conferire a questo Heretic Manifesto un continuo cambio di stile, gestibile fra vari generi di metal estremo sempre ben incasellabili e mischiati con una certa coerenza. Il tutto condito da una produzione precisa e mirata, ben bilanciata e senza "invasioni di campo" da parte di qualche strumento su un altro.

I Nerodia si confermano abili giocatori sfornando più o meno sempre le stesse carte, ma proponendole sempre su metriche e ordini diversi; anche quando l'album sembra spomparsi lentamente (dopo la prima metà della sua durata) i nostri tirano fuori leggeri cambi di stile che sono in grado di far respirare l'ascoltatore e di condurlo tranquillamente verso la fine del lavoro.
Le ultime impressioni potrebbero essere quelle di trovarci di fronte ad un disco che da il suo meglio se sparato nello stereo della macchina, e di avere davanti una band che in sede live farebbe divertire il pubblico che le sta davanti.
Tutto questo fermo restando che ci troviamo ad ascoltare un album ampiamente sufficiente ma privo di intuizioni creative proprie il che, in fin dei conti, non plasma certo la personalità della band.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
18.94 su 19 voti [ VOTA]
Moro
Venerdì 3 Dicembre 2010, 16.40.25
2
si si vai a sentire. Non badare alle etichette (qui per esempio dobbiamo accomunare le releases alle etichette che già esistono). Su metal-archives c'è scritto solo thrash, ma in generale possono benissimo assomigliare ai Dark Tranquillity con una voce più ""black"" però senza l'uso dei synth dei moderni DT.
Undercover
Venerdì 3 Dicembre 2010, 16.02.46
1
Adesso me li vado ad ascoltare però sono curioso di capire se è thrash/black il genere com'è che ci senti solo death svedese ed heavy metal? qualcosa non quadra. Non è che hanno toppato la scritta su Metal Archives come spesso capita perché è strano non avere che ne so un richiamo Inferno, Aura Noir, Desaster, Impending Doom, Black Witchery, Nocturnal Graves nomi se ne possono uscire a valanga, dalla descrizione fatta sembra tutto tranne che thrash/black.
INFORMAZIONI
2010
Autoprodotto
Thrash/Black
Tracklist
1. Magik Red Horizon
2. The Birth Of The Dragon
3. Say Yes To The Devil
4. Storm Of The Holocaust
5. Rise Of The Third Witch
6. Superior Throne Of Perversion
7. Under My Black Wings
8. The Golden Owl
9. Inquisition
Line Up
Reverend Judha - Vocals, Guitar
Luca F. - Guitar
F.Undertrain – Drums
 
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