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Agalloch - Marrow Of The Spirit
( 9805 letture )
Non c'è alcun dubbio che l'universo musicale degli Agalloch sia uno dei più venerati dell'intero panorama metal statunitense. La loro discografia è sempre stata in perenne evoluzione e cambiamento, supportata da sempre nuovi significati alla parola “eccellenza” che ad ogni loro uscita si sono puntualmente - e a ragione - sprecati.
Nei precedenti tre album, quantunque indefinibili, è sempre stato riconoscibile un genere di riferimento che fungesse da spina dorsale del sound dell'intero album, intorno alla quale venivano magistralmente articolate le varie contaminazioni.
Ebbene.
Dimenticatevi gli Agalloch black metal di Pale Folklore, le sue partiture strumentali semplici (quasi basilari) ed irresistibili.
Dimenticatevi gli Agalloch neo folk di The Mantle, la sua calma esistenzialista e la desolazione delle “spaventose” (a la Death in June) aperture interamente acustiche.
Dimenticatevi gli Agalloch post-rock di Ashes Against the Grain, il suo incontenibile quanto razionalmente studiato fascino (è il disco meno diretto della loro produzione).
Il nuovo Marrow of the Spirit è un album che spiazza totalmente, una volta ancora. Ma a questo giro il disorientamento non è dato dalla solita (oramai) prevedibile inversione di approccio al songwriting quanto piuttosto dalla totale mancanza di punti di riferimento nel songwriting stesso. Il nuovo lavoro degli statunitensi è infatti un compendio delle tre linee “editoriali” dei precedenti dischi, combinate in eque proporzioni.
In questi casi la linea di divisione tra semplice collage ed anima una e trina è molto più sottile di quanto si possa immaginare e spesso risulta foriera di grossolane valutazioni (specie quando si tratta di nomi di culto, e gli Agalloch lo sono). Marrow mi ha lasciato parecchio perplesso sotto questo punto di vista: sebbene infatti si percepisca l'enorme sforzo da parte della band di Portland nel cercare di compenetrare tra loro i vari generi (diluendoli nella solita e sempre grandiosa atmosfera che non ammette speranza) mi preme sottolineare come la sensazione di grezzo assemblaggio non sia stata poi così rara durante i miei ascolti. Ciò che voglio dire è che l'album è composto da segmenti che avrebbero potuto benissimo finire nei vari dischi precedenti, e che dunque il sound non è qualcosa di poi così innovativo e diverso o tantomeno di assimilabile a contesti per loro inesplorati come quello, ad esempio, dell'avant-garde.
Ad ogni modo Marrow trae la propria ragione d'essere da queste alternanze di stile, per giunta rinvigorito, e non poco, in cattiveria ed aggressività. Parte del merito nell'irrobustimento del sound è da tributare al nuovo drummer Aesop Dekker: un musicista non particolarmente fantasioso (soprattutto nei frangenti più calmi ed acustici) ma chirurgico ed in grado di picchiare come una furia nelle parti più tirate, facendo così degli Agalloch una band, a tratti, di extreme metal come mai prima d'ora.
Nonostante la prova maschia suggellata anche dallo screaming particolarmente maligno di Haughm (a proposito, le parti pulite che tanto avevano reso grande Ashes sono del tutto scomparse a favore del sussurrato), le sensazioni di abbandono e desolazione, peculiarità del combo di Portland, colorano ancora di un fantastico grigio le atmosfere dell'album. Solo che questa volta l'attenzione è più spostata verso impatto e fruibilità, verso una qual generale semplificazione delle strutture.
Va marcato che, per quanto semplici, le melodie intessute sono meravigliosamente intrecciate alle atmosfere che raccontano e si alimentano a vicenda in pathos e trasporto.
E così il mesto violoncello solitario della traccia d'apertura lascia di colpo spazio all'irrefrenabile dirompenza black di Into the Painted Grey; The Watcher's Monolith riprende invece la tradizione dark-folk, impreziosita di esperimenti progressive e di sfuriate in blast beat.
Black Lake Nidstang è da annoverare tra i pezzi migliori di questo 2010: 17 minuti in cui si palesano le ambizioni epiche degli statunitensi, alle prese con una lancinante architettura doom che si sviluppa in un lento crescendo fino all'esplosione rabbiosa del finale.
Ghosts of the Midwinter Fires con il suo forte appeal emotivo dovuto ai “liquidi” (ossia saturi d'effetto, in particolare di delay) arpeggi scanditi da accordi maggiori mi ha riportato alle atmosfere tanto care ai post-shoegazer di questi ultimi anni (Alcest su tutti).
Nella chiusura affidata a To Drown riemerge tutta la classe sperimentale del combo di Portland: un delicato inizio post-rock dalle tinte apocalittiche (grazie anche agli alienanti effetti sonori ambientali) lascia spazio a del puro angosciante noise in cui poco alla volta è il violoncello a ridiventare protagonista ed a portare a termine l'opera laddove era cominciata.

Una produzione piuttosto scarna e vintage (per la registrazione sono state utilizzate apparecchiature analogiche) rende giustizia alle parti più feroci donando quel flavour tipico del black dei primi anni 90, senza andare a fare grossi danni quando invece si tratta di valorizzare le atmosfere acustiche. Il suono così sporco e caldo grazie all'analogico (e ad una equalizzazione spostata verso il basso) è quindi testimonianza di una volontà di scavare sino al cuore delle cose, come per trovarne l'essenza e scoprire legami prima insospettati con altre esperienze musicali, che in realtà attingono allo stesso spirito di fondo.

Marrow of the Spirit è un album che soffre di momenti in cui gli stratagemmi musicali degli statunitensi vengono ripetuti senza la genialità e l'inventiva cui eravamo abituati; manca di una direzione, di una visione generale d'insieme. Ma è anche un album con i suoi temi veri, con la sua capacità di essere contesto, di creare ambiente, di evocare stagioni e sentimenti.
E così, forse per colpa di altre piccole cose, intense, profonde, che mi sento moralisticamente obbligato a considerare leggere sapendo che mi dico una bugia, non posso comunque che consigliare questo lavoro, nonostante lo ritenga inferiore a ciascuno dei suoi tre, illustrissimi, predecessori.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
83.66 su 118 voti [ VOTA]
lucignolo
Mercoledì 5 Settembre 2018, 18.40.06
24
Mi devo ricredere,ho sempre considerato The Mantle un capolavoro assoluto,ma riascoltando Marrow....è di una purezza unica,forse è il suono meno pulito,sarà quel violino che sembra narrare storie in solitudine,sarà che è considerato un figlio "minore".....ma dopo averlo ascoltato non vorrei sentirne altri.voto 100
gianmetal
Domenica 18 Dicembre 2016, 16.58.35
23
Nonostante la loro continua evoluzione,non hanno mai sbagliato nulla nella loro carriera.Immensi agalloch!!Voto 87
Marco
Giovedì 14 Marzo 2013, 11.26.26
22
Bell' album. Voto: 81
Diabloz
Martedì 27 Novembre 2012, 12.29.18
21
Mmm... Un passo indietro rispetto ad Ashes e a The mantle..non mi entra in testa. Disco buono ma lontano dai predecessori!
gh0std0g
Mercoledì 12 Settembre 2012, 17.24.14
20
sentito ieri per la prima volta senza conoscere il gruppo.. gran disco! ora mi vado a sentire i lavori precedenti.. PS: ma è davvero registrato così da schifo come mi è sembrato??
Mickelozzo
Venerdì 13 Luglio 2012, 9.20.30
19
@Schaff: bellissimo commento! Mi associo alla preferenza per Ashes Against The Grain che e` un album piu` immediato ("il meno diretto della loro produzione?" opinabile...), ma che allo stesso tempo cresce ad ogni riascolto. A Marrow Of The Spirit devo dare ancora qualche possibilita`. Ragazzi, RECENSITE "THE MANTLE"!
Le Marquis de Fremont
Mercoledì 15 Febbraio 2012, 13.40.04
18
In assoluto la migliore uscita del 2010 e una delle più grandi band in circolazione. Lo avrò ascoltato centinaia di volte e continua ad emozionarmi, così come era capitato con Ashes Against The Grain. Provate ad ascoltare Black Lake Nidstang mentre camminate da soli in un giorno di nebbia... Unici Agalloch... e complimenti per la recensione.
Schaff
Martedì 26 Luglio 2011, 14.05.23
17
Continua a piacermi di più Ashes Against the Grain...forse questo è di più lenta assimilazione. Fatto sta che quando ascolto Ashes nevica in camera, con Marrow of The Spirit mi sarei almeno aspettato un ruscello scuro che scorreva sotto la scrivania. Invece no, almeno per ora.
O.W. Grant
Venerdì 27 Maggio 2011, 19.26.26
16
io sinceramente rivoglio i vecchi Agalloch
antiborgir
Martedì 3 Maggio 2011, 16.13.30
15
Questo è un discone con tutti gli attributi!!!Bella band gli agalloch,molto particolari!!
Undercover
Lunedì 4 Aprile 2011, 14.40.59
14
@ NonemonehPnaitsirhcitnA se poi lo si paragona alla maggior parte delle altre uscite metal è comunque in discone da 80-85. Gli Agalloch si ascoltano sempre volentieri. Queste uscite mi lasciano alquanto perplesso quanto perplesso mi lascia una band che non ha fatto altro che procurarmi sonnolenza da sempre, possono piacere non ho alcun dubbio su ciò ma che anche un disco nettamente inferiore ai suoi predecessori come " Marrow Of The Spirit" venga esaltato in tale maniera è ridicolo per non dire fuorviante e poi su quale base un'affermazione simile? Sono frasi un po' troppo da fanboy e poco realistiche.
Ste2239
Lunedì 4 Aprile 2011, 14.29.23
13
Quoto NonemonehPnaitsirhcitnA, all'inizio non lo travavo entusiasmante, ora è uno dei loro migliori lavori secondo me, veramente bello
PMF
Sabato 26 Febbraio 2011, 11.24.42
12
Credo che questo disco, assieme ad ecailles de lune degli alcest, sia la migliore uscita dell'anno. Compone la sfaccettatura selvaggia, gelida e a volte feroce e impetuosa degli Agalloch. Si discosta parecchio dai dischi precedenti, nel complesso e' una forza della natura, una tempesta di neve, un continuo vento che lascia dietro di se' un manto di nebbia. Gli Agalloch, assieme ad Alcest, Ulver e Amesoeurs, sono la piu' maestosa band post 2000. 95/100
NonemonehPnaitsirhcitnA
Lunedì 3 Gennaio 2011, 21.21.31
11
DEVO RETTIFICARE IL MIO PRECEDENTE COMMENTO: dopo aver risentito l'album più volte mi sono ricreduto, e devo dire che è davvero stupendo. E' uno di quegli album ricercati molto difficili da assimilare - come ad esempio il capolavoro In A Flesh Aquarium degli Unexpect, che all'inizio sembra un'accozzaglai informe di rumori ma poi, appena lo si memorizza un po', abbaglia con tutto il suo splendore - ma proprio per questo più bello degli altri una volta assimilato. E' quel tipo di musica che una volta appresa ti rimane, ti entusiasma ad ogni ascolto. Mi sembra che qui gli Agalloch abbiano raggiunto al tempo stesso una riuscita ricercatezza e una varietà musicale mai avute prima. I brani non sono semplicistici come in passato, ma presentano tutti melodie e atmosfere molto ricercate, che se all'inizio suonano un po' estranee una volta memorizzate divengono stupende; inoltre ogni canzone è completamente diversa da tutte le altre. Per concludere c'è meno carne al fuoco rispetto al solito: personalmente lo ritengo un vantaggio. In conclusione devo ammettere che Marrow Of The Spirit è il mio disco preferito degli Agalloch, con distacco sugli altri.
NonemonehPnaitsirhcitnA
Domenica 26 Dicembre 2010, 13.50.55
10
Perfettamente d'accordo col recensore. Si tratta di un bel disco, personalmente lo ascolto molto volentieri. Tuttavia manca di genialità, manca di compattezza, più che un disco con un obiettivo sembra un collage di rari intensi momenti suggestivi collegati da ampi momenti di idee rimaste solo abbozzate. Manca una direzione, sono d'accordo. Tuttavia rimane un gran bel disco, io forse gli avrei dato un 75...se poi lo si paragona alla maggior parte delle altre uscite metal è comunque in discone da 80-85. Gli Agalloch si ascoltano sempre volentieri.
hsb
Mercoledì 15 Dicembre 2010, 2.49.54
9
a me è piaciuto veramente tanto.... bello possente... voto 90
Losthighway
Martedì 7 Dicembre 2010, 13.14.17
8
Buon lavoro che pecca di alcune imperfezioni. Non son d'accordo sulla scelta di produzione in questo caso sporca visto che eravamo abituati in passato da un lavoro piu cristallino quanto solido e dalla fuorviante direzione stilistica che depersonalizza in parte la proposta. Dal "Maestro" ci si aspetta sempre il top. Questa volta ci lascia con una "soddisfatta perplessità".
Bloody Karma
Lunedì 6 Dicembre 2010, 14.39.00
7
Ho sentito solo la prima traccia per il momento e sono rimasto stupefatto della furia tiratafuori
mance raider
Lunedì 6 Dicembre 2010, 13.22.49
6
bellissimo e tanto black metal!!!! inferiore secondo me al precedente.ma comunque un ottimo lavoro
Moro
Domenica 5 Dicembre 2010, 22.31.25
5
L'attendevo tanto anche io questa rece... devo dire che ancora non ho avuto tempo di ascoltare l'album ma ho sentito più o meno tutte opinioni di "comune accordo": molto più grezzo, più blackmetal, più "cascadian" insomma =)
Valar Morghulis
Domenica 5 Dicembre 2010, 19.58.44
4
Finalmente questa recensione da me tanto attesa! Inanzitutto, complimenti ad Autumn per la recensione che trovo veramente ben fatta; mi trovo d'accordo praticamente su tutto, anche se i difetti da lui riscontrati io li considero meno "gravi"... dal canto mio, avrei dato un po' meno spazio alle parti ambient\sperimentali che a tratti risultano un po' indigeste. Ma per il resto, Marrow of the spirit è sicuamente un album bellissimo, che non è certo perfetto, ma quoto Kryptos: ce ne fossero sempre di dischi "imperfetti" di questo calibro! Ancora complimenti per l'ottima recensione, sapevo che Metallized non mi avrebbe deluso!
Kryptos
Domenica 5 Dicembre 2010, 19.20.25
3
P.S. comunque sì, non sarà la cosa migliore del repertorio Agalloch (che, secondo me, resta "Ashes Against The Grain", un lavoro maturo, completo, limpido, equilibrato, a dir poco PERFETTO)... Ma sticazzi, potessi ascoltare tutti i giorni dei dischi di questo calibro..!
Kryptos
Domenica 5 Dicembre 2010, 19.12.36
2
Checchè se ne dica, questo finisce in cima alla mia classifica metallosa di quest'anno, assieme a Paracletus. Voto 88
Blackster
Domenica 5 Dicembre 2010, 18.31.27
1
Molto bella la tua recensione, ho notato anche io durante gli ascolti che la produzione non è esattamente il massimo però lo ritengo comunque un grandissimo disco, io gli avrei dato giusto qualcosa in più.
INFORMAZIONI
2010
Profund Lore Records
Post Metal
Tracklist
1. They Escaped The Weight Of Darkness
2. Into The Painted Grey
3. The Watcher's Monolith
4. Black Lake Nidstång
5. Ghosts Of The Midwinter Fires
6. To Drown
Line Up
John Haughm − Vocals, guitar
Don Anderson − Guitar
Jason William Walton − Bass
Aesop Dekker − Drums
 
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