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Black Country Communion - Black Country
( 4981 letture )
Supergruppo. Una categoria infida. Chi di noi non ha fantasticato sulle propria formazione ideale? Chi non ha provato un brivido leggendo l'annuncio della formazione di un nuovo supergruppo? La premessa è entusiasmante: grandi musicisti da cui si attende un meraviglioso amalgama che raccolga il meglio di ciascuno e sia qualcosa di più, se possibile. Infida, dicevo. Perché in pratica, salvo rare eccezioni, questo amalgama spesso non si crea, la scintilla non scocca, le personalità non si combinano e quel che resta è un disco pieno di professionalità che non comunica niente in più di quello che era lecito attendere e anzi, spesso molto meno. In poco più di un anno sono almeno tre i supergruppi che si sono fatti avanti: i Chickenfoot di Satriani/Hagar/Smith/Anthony, i Them Crooked Vultures di Homme/Jones/Grohl ed ora i Black Country Communion di Glenn Hughes, Joe Bonamassa, Derek Sherinian e Jason Bonham. Forse le case discografiche stanno tentando qualche altra strada contro la crisi delle vendite? Può darsi. Certo, meglio dell'ennesimo live o best of natalizio. Tanto per non sbagliare, dico subito che questo disco dei tre è di gran lunga il migliore. Aggiungo che non è un capolavoro ma solo un grande album, perché tutto gli si può chiedere tranne di essere innovativo. Infine, vi invito caldamente a lasciar perdere l'ennesimo “nuovo” gruppo-clone di band che già di per sé erano derivative. Provate ad ascoltare dei Maestri. Chi conosce Glenn Hughes non sarà stupito dal fatto che sia lui a tenere saldamente le redini del gioco e ad occuparsi, oltre che del canto, anche delle parti di basso, ma va riconosciuto che ha trovato in Joe Bonamassa, con il suo viso incredibile da bambino, un grande partner. I due si dividono la scrittura dei brani, i testi e in qualche caso anche le parti vocali, coadiuvati in un paio di episodi da Sherinian e dal producer Kevin Shirley (sì, proprio lui!). D'altra parte Glenn Hughes è senza dubbio uno dei cantanti più importanti della storia, uno dei pochi che abbia conservato tutta la propria voce e la propria estensione, solo leggermente sgranata oggi. Non fosse stato per i problemi di droga che ne hanno minato la carriera, oggi sarebbe universalmente noto accanto ai vari Plant, Gillan, Dio ecc. Da parte sua Joe Bonamassa è uno dei migliori chitarristi hard/blues degli ultimi 20 anni, dotato di una tecnica brillante e modernissima, a cui unisce un feeling e un tocco da maestro “classico”. Il nostro possiede inoltre una splendida voce blues, come dimostra in Song of Yesterday. Al primo ascolto ho pensato che fosse Paul Rodgers, e questo per me è un complimento enorme.

Si parte alla grande con Black Country, che ricorda a tutti perché i Deep Purple sono a buon titolo tra i pionieri dell'heavy metal, mentre il tocco blues di Bonamassa fa intuire che il meglio deve solo arrivare. One Last Soul, col suo riff “grasso” e funky, è molto vicina ai dischi solisti di Hughes e infatti è la prima canzone scritta per questo album, e tutto sommato è forse anche la più debole. The Great Divide è il primo colpo grosso a segno, scura e plumbea alza di brutto il tiro e così Down Again -con uno Hughes incontenibile- e Beggarman vanno via allegre e pesanti, sottolineate dall'hammond di Sherinian e dagli splendidi soli di Bonamassa, il quale si prende il suo posto e ricorda a tutti quale sia la sua caratura, attravero la succitata Song of Yesterday: un pezzo immenso, sulla falsariga di Free Bird degli Skynyrd, un assolo fantastico che strappa l'anima, la differenza che passa tra un grande musicista e uno sbrodolatore di note, con un Bonham indiavolato che alza un muro ritmico possente e dinamico come non si sentiva da anni. Un classico istantaneo. No Time è un grande hard torrido e fangoso, e si trattiene il fiato sapendo che dal cappello di Hughes sta per uscire la splendida Medusa, titletrack del secondo disco dei Trapeze, anno 1970. Forse troppa enfasi, troppo a cercare la versione definitiva... ma che meraviglia, che voce, che riff, che canzone stupenda, da brividi. E ne mancano ancora quattro alla chiusura! The Revolution In Me sembra uscita da un disco dei Deep Purple (ancora!) ed è il secondo contributo di uno Sherinian stranamente quasi mai protagonista. Peccato, mi stuzzicava molto sentire cosa avrebbe fatto un maghetto come lui, ma forse il tempo passato con gli altri non è stato sufficiente e quindi c'è solo appoggio, solo mestiere e poca magia: questo è il secondo neo che impedisce al disco di arrivare ai livelli del capolavoro. Stand è uno spietato hard/funky ed ospita il primo scambio Sherinian-Bonamassa, mentre Sista Jane, con Hughes e Bonamassa che duettano, ha un bel tiro, un chorus che sembra rubato agli AC/DC e una coda strumentale da urlo. Chiude Too Late For The Sun, con la quale Hughes cerca di ricreare la magia della meravigliosa You Keep On Moving, condotta con Mister Coverdale sul sottovalutato e dimenticato Come Taste The Band. Il risultato è ottimo, con un solo di Sherinian degno di questo nome ed un Jason Bonham fantastico, leggermente penalizzato a livello di mastering per tutto l'album, che qui prende decisamente per mano la situazione con una prestazione da fuoriclasse, coadiuvando Hughes e Bonamassa in un brano oscuro ed elettrico, degna chiusura di un album necessario. Necessario perché nel 2010 occorre ricordarsi che in 14 giorni si fa un album grandioso se i musicisti sono degni di questo nome. Necessario perché saper scrivere belle canzoni sembra diventato difficile, e invece è semplicissimo: basta avere qualcosa da dire e divertirsi suonando, come testimoniano le note dei musicisti coinvolti. Necessario perché ti dimostra che Kevin Shirley è un grande producer e le chitarre saprebbe farle ruggire eccome, se potesse tenere Steve Harris fuori dalla stanza di regia.

Uscite di casa e andate a comprare questo disco, ascoltatelo con calma, senza fretta. Godetevelo. Crescerà dentro di voi. Vi farà venire voglia di suonare e di urlare, come solo la buona musica sa fare.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
57.58 su 36 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 19.15.25
17
L'ho dovuto ascoltare veramente a lungo per "entrare dentro" al disco. Ed alla fine ne sono stato conquistato, soprattutto dalla prestazione di Joe Bonamassa, ottimo chitarrista ed egregio cantante. Black country, Song of yesterday (in odor di Free), la "autocover" di Medusa (i tempi son passati anche per Glenn, ma ancora regge bene rispetto a tanti suoi coetanei) e il capolavoro di Too late sono le vette di questo eccellente album. Mi pare solo che Sherinian sia stato un pò troppo penalizzato a parte i duelli tastiere/chitarre in puro stile '70 di Stand
Barry
Venerdì 29 Aprile 2011, 0.41.31
16
Buonissimo album, l'intro di basso della title-track è da brividi
Blackster
Martedì 7 Dicembre 2010, 23.27.41
15
Sì sono bravi, però alla sesta canzone ero già stufo...
Zarathustra
Martedì 7 Dicembre 2010, 21.30.30
14
Yep
Plinio
Martedì 7 Dicembre 2010, 21.22.51
13
Ma sì, infatti meno male che ognuno veda le cose diversamente. Io sono rimasto deluso, sebbene la performance sia di alto livello, forse avevo aspettative molto grandi, forse sono prevenuto su Shirley e spero non faccia disgrazie sul prossimo Mr. Big eh eh!!! Dai, in ogni caso vince la buona musica quando si tratta di musicisti di questo calibro
Zarathustra
Martedì 7 Dicembre 2010, 21.14.31
12
@Plinio: ma ti dico, io la chitarra ritmica la sento in stereo, i cori me li puoi indicare che non ci ho fatto caso? Bonham, boh, alla fine sulla batteria si discute sempre, penso all'ultimo Virgin Steele, chi diceva perfetta e chi schifosa...
Plinio
Martedì 7 Dicembre 2010, 21.04.33
11
@Zarathustra guarda, non voglio aprire alcuna polemica. Ho cercato di dare delle motivazioni tecniche al mio giudizio e credimi me ne dispiace perchè adoro tutti questi musicisti. Ritengo Shirley molto sopravvalutato e lo dimostrano le ultime produzioni. come dicevo. Su questo disco la chitarra ritmica è in mono con un suono ai limiti del disturbo. I cori in più occasioni sono stonati, cosa inaudita...l'hammond va e viene e il suono del povero Bonham...beh sentiti You are here degli Ufo e poi metti questo!! Di più, anche io adoro i suoni "veri" delle band anni 70. Penso che un qualsiasi disco di Hendrix, registrato 40 anni prima di questo, abbia più dinamica e cura dei suoni...se qualcuno ne ha avuto a male per il mio parere me ne scuso, so cosa vuol dire difendere i propri "eroi", sappiate che tra questi musicisti ci sono molti dei miei e vederli così sviliti mi ha deluso parecchio. Ripeto le tecniche di registrazione dei Chickenfoot, assimilabili per stile ai Black Country sono enormemente superiori, spero si rifacciano al prossimo cd!!
Lizard
Martedì 7 Dicembre 2010, 19.00.12
10
In effetti sui gusti c'è poco da aggiungere, anche se certi giudizi mi sembrano proprio fuori bersaglio. La mia opinione sulla produzione (come su quella degli Iron Maiden) penso si evinca piuttosto chiaramente dalla recensione. Personalmente spero che Glenn Hughes cominci a raccogliere tutto il rispetto e anche il ritorno economico che si merita. Quando l'ho visto da vivo durante il tour di "Music for the divine" mi si è stretto il cuore scoprendo che c'erano a malapena 40-50 persone al concerto... La sproporzione tra talento e fama in questo caso è incredibile....
ixo
Martedì 7 Dicembre 2010, 17.37.57
9
Si produzione abbastanza piatta, sono solo al secondo ascolto, ma pare bello
Zarathustra
Martedì 7 Dicembre 2010, 10.07.11
8
Guarda, un conto sono i gusti -tuoi, incontestabili- ma Plinio dice proprio cose false
fdrulovic
Martedì 7 Dicembre 2010, 9.58.51
7
Sai quanto me ne frega di sparare a zero su Shirley...Ho solo esperesso la mia opinione. Se poi per te so cazzate...va bene uguale. di sicuro girerà poco nei miei lettori.
Zarathustra
Martedì 7 Dicembre 2010, 9.50.12
6
Certo che pur di sparare a zero su Shirley se ne dicono di cazzate eh
fdrulovic
Martedì 7 Dicembre 2010, 9.40.03
5
Purtroppo concordo con Plinio sulla pessima produzione. Pensavo fosse un problema di mp3 scadente, ma quando è arrivato il disco mi sono veramente arrabbiato. Non ci rimanevo cosi' male da "Demons" degòi Spiritual Beggars, dove la voce di JB non si sente...ma cosi' è. Per questo motivo non riesco ad affezionarmi a questo disco che pure reputo veramente ben fatto. Un particolare plauso per la "Zeppeliniana" "Song of Yesterday". Peccato, per me ovviamente.
The perfect element
Lunedì 6 Dicembre 2010, 21.10.49
4
Il disco dell'anno! Assoluto ed imprescindibile. Recensione impeccabile! Grande voce, chitarra superba e sezione ritmica dannatamente ficcante! I pezzi sono tutti d'alto livello dal primo all'ultimo. Il lavoro dei Chickenfoot fa ridere se confrontato con questo. La marcia in piu'? Il piu' grande chitarrista blues rock in circolazione che ci regala anche due gemme cantate da lui. Uno Hughes sugli scudi che fa venire i brividi ed un Bonham davvero convincente anche se non era facile! Black Sabbath, Led Zeppelin e Deep Purple avrebbero voluto creare un disco come questo, oggi. Per me è un 90 secco, come la paura di tutti gli altri, al di fuori dei Black Country Communion!
jek
Lunedì 6 Dicembre 2010, 20.21.50
3
A parte le precisazioni di Plinio (condivise fino ad un certo punto), devo dire che questo album mi piace. E' un tuffo nell'hard rock anni '70 e, come detto nell'ottima recensione, si sente l'influenza di Glenn Hughes. A Bonomassa preferisco forse altri chitarristi del genere ma si destreggia bene in questo album. Non sono i Chickenfoot ma è un ottimo album. Voto 88 giusto.
Plinio
Lunedì 6 Dicembre 2010, 19.42.48
2
Disco enormemente sopravvalutato in virtù della presenza di quattro grandissimi musicisti. Purtroppo la bontà delle composizioni è stata annullata da una produzione da schifo, tipo live in saletta, ad opera di uno scandaloso Kevin Shirley che dopo aver devastato dischi di Iron Maiden, Dream Theater e il qui recensito spero non rovini anche il ritorno dei Mr Big. Su quest'album oltre ad un suono di chitarra ritmica irritante e più simile ad un disturbo elettrico, registrata mono solo a destra, un hammond inesistente e varie stonature nei cori non so cos'altro avrebbero potuto metterci per rovinarlo. Chickenfoot tutta la vita. Speriamo che col prossimo aggiustino il tiro...peccato perchè sono musicisti favolosi...
N.I.B.
Lunedì 6 Dicembre 2010, 18.46.52
1
Quando i grandi fanno la differenza...!!
INFORMAZIONI
2010
Mascot Records
Hard Rock
Tracklist
01 Black Country
02 One Last Sou
03 The Great Divide
04 Down Again
05 Beggarman
06 Song of Yesterday
07 No Time
08 Medusa
09 The Revolution in Me
10 Stand (At the Burning Tree)
11 Sista Jane
12 Too Late for the Sun
Line Up
Glenn Hughes - Voce, backing vocals, basso
Joe Bonamassa - Chitarra, backing vocals, voce principale su'Song of Yesterday' e 'The Revolution in Me', co-lead vocals su 'Sista Jane' e 'Too Late for the Sun'
Jason Bonham - Batteria e percussioni
Derek Sherinian - Tastiere
 
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