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Envy - Recitation
( 3255 letture )
Gli Envy sono senza alcun dubbio la band hardcore/screamo più famosa del Giappone; e si può anche dire che siano la band giapponese hardcore/screamo più famosa nel mondo. La loro carriera ha ormai varcato la soglia degli 11 anni di attività ed, effettivamente, da quell'EP del 96 intitolato Breathing And Dying In This Place sono cambiate tantissime cose. Il loro progressivo abbandono delle strutture hardcore, l'abbracciare piano piano atmosfere sempre più malinconiche e disperate, l'intraprendere un sentiero che negli ultimi anni è sfociato nel mondo del post-rock...
Eppure la carriera degli Envy si è sviluppata in modo coerente e organico.
Il recente Recitation è un album che potrebbe benissimo segnare il punto di svolta definitivo della band giapponese. La perfetta divisione bicromatica della copertina fa da mònito alla musica che stiamo per ascoltare e funge anche da summa dell'intera opera discografica. I ritmi serrati e schizofrenici (praticamente emo-violence) degli albori sono oramai scomparsi; i residui più lontani che permangono del loro passato, sono gli attimi più "soft" di Dead Sinking Story.
L'enfatizzazione, invece, della componente post-rock di Insomniac Doze (considerato, forse, il miglior album) e Abyssal è quella che lega maggiormente l'attuale proposta musicale con quella di qualche anno fa: l'utilizzo sempre maggiore di voci pulite, di chitarre acustiche, di arpeggi e di atmosfere sempre più rilassanti; il modo di suonare sempre più vicino ai Mono o agli Explosions in the Sky piuttosto che verso altre estreme realtà compatriote (tipo gli Heaven in Her Arms, da sempre considerati i figli degli Envy), quella capacità di far sognare piuttosto che di autocommiserarsi...

Sono i Sigur-Ros che guidano ipoteticamente l'incipit Guidance mentre le chitarre pizzicate di Last Hours of Eternity vengono amalgamate da poetiche tastiere, allo stesso modo con cui possiamo sentirle in Hymn to the Immortal Wind dei Mono. I lontani e "gilmouriani" delay di chitarre ci portano all'improvviso completamento strumentale del brano: arriva la batteria e le urla di Testuya che colpiscono l'ascoltatore per un paio di motivi. Intanto è interessante sentire come gli screaming sono ormai l'unico punto di raccordo col passato, ma soprattutto è particolare coglierne la timbrica: atonale e bassa, senza quella disperazione di una volta. La voce è diventata semplice accompagnamento e non riesce a distrarre l'attenzione dalle candide e trasognanti melodie, nemmeno con la sua connotabile natura ferina.
Fra il doppio pedale ed i blast-beat (entrambi lenti) di Rain Clouds Running in a Holy Night le chitarre riescono a trasmettere una magnifica sensazione di purificazione e il riff portante rimarrà sempre l'arpeggio che poi risuonerà isolato a metà traccia, manifestando il grande tributo verso il post-rock più malinconico e verso un certo "shoegazing" coniugato alla musica estrema. Formula azzeccata: questo brano non vi si distoglierà più dalle orecchie.
Pieces of the Moon I Weaved e Light and Solitude spolverano un certo panorama riconducible perfino ai Giardini di Mirò oppure ai Piano Magic; quando le chitarre si fanno più distorte, invece, fanno parte ancora di quel mondo patètico e tragico (in senso buono) che hanno forgiato il trademark degli Envy.
La melodia è l'elemento portante di questo album, soprattutto nella sua facile assimilazione; come in Dreams Coming to an End che, filtrata coi giusti mezzi, potrebbe sembrare chiaramente un brano J-rock in versione più "bastarda": i ritmi accelerati e incalzanti sono un esempio anomalo nella loro carriera eppure sorprende come riescono a incasellarlo in questo puzzle.
L'interludio di sola chitarra acustica (Incomplete) lascia spazio ad un altro brano summa di Recitation: Worn Heels and the Hands We Hold. I synth minimali lasciano spazio alla frenetica batteria che segue diligentemente i sempre-melodici riff delle sei-corde che ci accompagnano in questo bosco incantato (il video promozionale del brano è semplicemente da lacrime).
Il lungo viaggio degli Envy (il disco supera un'ora, come durata) tocca ancora le influenze di Explosions in The Sky e Mogwai in A Hint and the Incapacity mentre con la successiva A Breath Clad in Happiness tira fuori, di nuovo, un insistente rullante e vorticosi riff melodici e ariosi che si alternano agli arpeggi acustici, ormai onnipresenti come "secondaria melodia portante".
Il risultato è qualcosa di letteralmente ammaliante e inedito: l'ascoltatore si trova in mezzo fra queste raffiche di batteria e questi mentali scorci paesaggistici; chiudendo gli occhi si ha la sensazione di sentire tutte le nuvole scorrere ai lati del proprio volto, sentire il vento che lambisce violentemente le guance e l'aria che cerca di entrare a forza fra le palpebre e la retina.
Dopo una, forse, un po' troppo riempitiva e monotemanica 0 and 1, dai connotati più "doom" l'opera si chiude con la sussurrata Your Hand.

Il responso non può che essere positivo se rapportato alla capacità sorprendente di questo Recitation. E' vero che il reale spartiacque della band è stato proprio Insomniatic Doze; da quell'anno, i nostri giapponesi si sono fatti sempre di più carico di sonorità semi-acustiche, lasciandosi alle spalle piano piano il vecchio bagaglio screamo. Eppure questo capolavoro è in coincidente rapporto col post-rock per quanto concerne la propria visione globale e di insieme; non si avvicina al genere grazie al frammentario uso di arpeggi che crescono in progressione e stratificazione l'uno sull'altro, ma grazie all'impatto globale, alla capacità di suscitare le medesime emozioni e giungendo al medesimo fine.
L'astrusa dicotomia che sono riusciti a creare gli Envy è facile da assimilare a livello sonoro, ma è più complesso da immagazzinare a livello percettivo. Se da un lato c'è la capacità di creare queste malinconiche esperienze temporali così eteree e così poetiche, dall'altro lato ci sono le nere distorsioni e le nere urla che si manifestano antiteticamente a questa candida e innocente volontà. Ma, come nel paesaggio più sublime, l'esperienza più magnifica si ha quando i due estremi si fondono insieme nei modi più archetipici: amore e morte, piacere e dolore, sorrisi e lacrime.... questi sono gli elementi base di questo sogno chiamato Recitation.



VOTO RECENSORE
86
VOTO LETTORI
37.95 su 21 voti [ VOTA]
Nikolas
Martedì 14 Dicembre 2010, 19.41.44
1
Ennesima recensione che mi obbliga all'ascolto caro Moro, soprattutto dopo che mi hai consigliato Blackfilm, l'ho ascoltato e... beh le parole non gli rendono giustizia, fantastico!
INFORMAZIONI
2010
Sonzai records / Temporary Residence / Rock Action
Post Rock
Tracklist
1. Guidance
2. Last Hours Of Eternity
3. Rain Couds Running In A Holy Night
4. Pierces Of The Moon I Weaved
5. Lights And Solitude
6. Dreams Coming To An End
7. Incomplete
8. Worn Heels And The Hands We Hold
9. A Hint And The Incapacity
10. A Breath Clad In Happiness
11. 0 and 1
12. Your Hand
Line Up
Tetsuya Fukagawa – vocals, sequencer
Nobukata Kawai - guitar
Masahiro Tobita - guitar
Manabu Nakagawa - bass
Dairoku Seki - drums
 
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