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Magic Kingdom - Symphony of War
( 2785 letture )
Symphony Of War, nuovo frutto della band belga Magic Kingdom, viene realizzato in un periodo veramente affollato di nuove uscite discografiche, motivo per cui, ipoteticamente, solo ciò che si distingue in meglio sulla scena potrà riscontrare un meritato successo, mentre tutto ciò che non supera il livello di mediocrità rischia di ritrovarsi in un oblio senza fine.
Questa premessa sento di doverla fare più che altro per cercare di pormi -e porvi- una domanda alla quale so già di non essere ancora in grado di rispondere. Cosa spinge, nel 2010, una band o un musicista a voler a tutti i costi mettere qualcosa sul mercato?
I profitti, forse? O semplicemente la voglia di far musica, quindi la voglia di allietare i propri fans con sempre nuovi prodotti? Ma se si tratta di quest’ultima, come mai certi dischi sembrano in tutto e per tutto uguali ad altri dello stesso genere? Come mai mi sembra di avvertire sempre più un netto calo di novità concrete, a favore di svariati specchi di opere già esistenti?
Detto questo, non voglio né criticare il lavoro di artisti rinomati, quali possono essere i membri dei Magic Kingdom, né sottovalutare il risultato del loro lungo lavoro, ma solo cercare di mettere in gioco una mia personale riflessione. E se ancora non mi voleste credere, vi invito a guardare il voto da me assegnato all’album in questione.

Symphony Of War è suddiviso in due dischi: il primo, che contiene dieci canzoni (se contiamo le due tracce bonus della limited edition), ed il secondo, che rappresenta la continuazione della saga intitolata Metallic Tragedy, contenente cinque brani posti sotto il comune titolo di The Holy Pentalogy.
Il sound dei Magic Kingdom non è difficile da classificare: si tratta di un power (ed aggiungerei speed) metal con alcuni accenni neoclassici, che avvicinano la band ai nomi di Yngwie Malmsteen, Rhapsody Of Fire, Stratovarius ed Helloween. Alla voce troviamo Olaf Hayer, conosciuto più che altro per aver prestato le sue corde vocali al progetto solista di Luca Turilli, mentre alla chitarra abbiamo Dushan Petrossi, mente principe dei Magic Kingdom, sempre alle prese con nuovi stimoli personali.
Le tematiche di queste canzoni sono tra le più comuni in ambito power, infatti si può facilmente notare come guerrieri e battaglie, valori morali, giustizia e punizioni divine ricorrano frequentemente in questi testi, e non potrebbe essere altrimenti. Per cui non aspettatevi novità sotto questo punto di vista. Ciò che dovrete invece attendervi sarà in special modo una perfetta dimostrazione di maturità tecnica, che è ciò che più emerge da un ascolto prolungato del disco.

SYMPHONY OF WAR
Nel primo disco abbiamo una gran quantità di buone canzoni che, pur presentando nell’insieme un’ottima capacità tecnica da parte di tutti i membri della band, non raggiungono mai veramente vette altissime, rischiando così di piacere ma non di entusiasmare.
Un particolare interesse hanno destato in me Million Sinners World, Evil Magician e la bonus track No Mercy For The Enemy, ognuno di essi per un motivo differente dall’altro. Million Sinners World riesce, con un’andatura principale che si può definire contenuta, a mostrarci degli stacchi e degli spunti davvero interessanti, e la presenza della voce death in alcuni punti rende il tutto più concreto. Evil Magician, dall’alto dei suoi otto minuti, dà quel tocco epico in più che un po’ mancava per rendere l’album ancora più gustoso, grazie anche e soprattutto alla grandiosità stilistica di Petrossi, il quale oltretutto non ci fa mancare anche un leggero tocco prog, mentre No Mercy For The Enemy esplode in una dimostrazione di potenza dirompente, che a dir la verità mi fa quasi preoccupare per la salute fisica del batterista Freddy Ortscheid. Impossibile in ogni caso non venire letteralmente travolti dal refrain martellante della canzone, che meritava con tutta probabilità un qualcosa in più della modesta qualifica di bonus track.
Ad un livello leggermente inferiore si pongono le altre canzoni, tra le quali si riscontra comunque con costanza una ricerca comune di potenza, velocità e tecnica. Il risultato è leggermente inferiore, ma non negativo; l’unica cosa che gioca a sfavore è -come già ampiamente detto- il problema della limitata originalità tematica e sonora. A questo riguardo la titletrack non supera il livello di mediocrità, mentre ci riescono in parte solamente una manciata di altre canzoni, tra le quali We Rise, In The Name Of Heathen Gods, e l’altra bonus track Sleeping Beauty. La prima, in particolare, affronta soluzioni meno comuni, come ad esempio il breve momento sinfonico verso la metà del brano che ha l’importante compito di creare atmosfere meno pesante. La seconda, invece, si distingue principalmente per la martellante ritmica imposta dalla batteria e per un ritornello davvero ben riuscito, mentre Sleeping Beauty è ben lontana da quanto detto finora, distinguendosi per la sua alta carica emozionale e drammatica.

METALLIC TRAGEDY - CHAPTER 2: THE HOLY PENTALOGY
Il secondo disco è tutta un’altra storia: qui i protagonisti sono gli archi, gli arrangiamenti sinfonici, con tutta la loro teatralità, tragedia, epicità e maestosità. Qui scompaiono i riferimenti legati a Yngwie Malmsteen e prende corpo soprattutto la vicinanza ai Rhapsody Of Fire ed alle loro lunghe e corpose suite. La saga ideata dai Magic Kingdom non ha nulla da invidiare alle altre di cui siamo ben a conoscenza, e quasi mi chiedo se non fosse stato meglio dedicarle un disco del tutto separato (cioè non lasciarlo come secondo cd di Symphony Of War, che non sa tanto di buona cosa) così da fornirle l’attenzione meritata.
Dopo un’introduzione narrata di più di cinque minuti, con atmosfere pompose da battaglia sacra (si distinguono molto bene gli organi), entriamo nel vivo della storia, con brani all’insegna della potenza e nel contempo di un forte impatto tragico, durante i quali si resta per tutto il tempo col fiato sospeso tanto la musica si fa avvincente e travolgente. Da qui in avanti la voce death di Siadletski è molto presente, e contrasta perfettamente coi toni più melodiosi ed acuti di Hayer, mentre Ortscheid fa largo uso del doppio pedale e di quant’altro gli possa servire per creare il classico tappeto di suono su cui porre le basi di queste composizioni; tutti insieme riescono quindi a creare questa lunga ed imponente suite, che supera in molti aspetti il primo disco di Symphony Of War.
Non indispensabile, ma sicuramente consigliato. Fate dunque la vostra scelta!



VOTO RECENSORE
79
VOTO LETTORI
42.5 su 24 voti [ VOTA]
The Reaper
Sabato 9 Maggio 2015, 23.44.43
2
Sarà che adoro il genere, ma a me questo album è piaciuto veramente tanto! Ben suonato, epico e potente, ma anche sinfonico e vario. Somiglia in effetti parecchio alle composizioni dei Rhapsody (in particolare a "Power of the Dragonforce" e "Simphony of the Enchanted Land" ma gli sta allo stesso livello. Per me 90 pieno. Sempre che non siate amanti di Black o roba simile, in questo caso statene alla larga!
dani
Giovedì 16 Dicembre 2010, 20.40.47
1
Io ho un loro album, ed è Metallic Tragedy, un bel album davvero, una volta avevo anche aperto un una discussione su questo gruppo nel forum ma non ha suscitato particolare interesse ed è un peccato perchè credo che il gruppo sia veramente valido...almeno per quel disco che ho sentito io!
INFORMAZIONI
2010
Limb Music
Power
Tracklist
Disc 1:
1. Symphony Of War
2. We Rise
3. Million Sinners World
4. Evil Magician
5. In The Name Of Heathen Gods
6. Monte Cristo
7. I’m A Lionheart
8. Sleeping Beauty (bonus track nella limited edition)
9. No Mercy For The Enemy (bonus track nella limited edition)
10. Unholy Abyss

Disc 2:
Metallic Tragedy - Chapter 2: The Holy Pentalogy
1. Through The Sea Of Ice / Quest For The Holy Light
2. Before The Apocalypse / War Of The Black Angels
3. At The Gates Of The Last Mystic Dragon Land
4. Resurrection Of The Wizard / With The Gods Of Egypt On Our Side
5. Tournament Of Hell
Line Up
Olaf Hayer - Voce principale
Dushan Petrossi - Chitarra
Vassili Moltchanov - Basso
Philippe Giordana - Tastiere
Freddy Ortscheid - Batteria
Roma Siadletski - Voce death
 
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