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Orphaned Land - El Norra Alila
( 3294 letture )
אֵל נוֹרָא עֲלִילָה, אֵל נוֹרָא עֲלִילָה,
הַמְצִיא לָנוּ מְחִילָה, בִּשְׁעַת הַנְּעִילָה.

El nora alila, El nora alila, Ha-m'tzi lanu m'chilah, bi-sh'at ha-ne'ilah.

Dio venerabile, dio della potenza, accordaci il tuo perdono in questa ora, perché i tuoi cancelli sono chiusi questa notte.


Così comincia El Nora Alila, Piyyut (un canto liturgico della religione ebraica) parte delle preghiere conclusive prescritte al termine della giornata dello Yom Kippur: 25 ore di digiuno, di astinenza da qualunque tipo di attività, eccezion fatta per la preghiera; uno dei “giorni terribili” (Yamin Noraim) 25 lunghe ore per terminare gli altrettanto interminabili 10 giorni del pentimento al termine dei quali proprio i cancelli della contrizione si chiuderanno.

Da migliaia di anni gli ebrei osservano questa tradizione, da decine di secoli il popolo eletto si ferma rigoroso per un giorno intero, chiudendosi in se stesso per purificarsi, ma solo dal 6 ottobre 1973 questa ricorrenza evoca cattivi ricordi: in quel giorno di 37 anni fa le forze armate di Egitto e Siria sferrarono un'offensiva a sorpresa nel Sinai e sulle alture del Golan cogliendo l'esercito israeliano impreparato, poiché nel pieno della festa religiosa, che fu interrotta per arginare l'avanzata delle armate della Lega Araba.
Fu “solo” una delle tante guerre che da millenni a questa parte dilaniano la “Terra Santa”, “solo” un ennesimo episodio della lunga Intifada, “solo” un'ennesima dimostrazione dell'odio scatenato dall'intolleranza religiosa, “solo” l'ennesima mortificante dimostrazione della vera essenza della natura umana...”solo”...la parola della rassegnazione usata da coloro i quali ormai non sperano più.
Vi sono molte persone nel mondo che auspicano la fine delle ostilità in quelle terre, che a rassegnarsi proprio non ci stanno, che compiono sforzi per la pace concreti e non; certo forse quelli che più di tutti possono far qualcosa sono i diretti interessati e se penso alle arti e alla musica di quei territori, non possono non venirmi in mente gli Orphaned Land.
Una band che nel corso degli anni è riuscita a fondere efficacemente una musica come il metal (in molte delle sue varianti: folk, death, doom, progressive) alla religiosità mediorientale; sì avete letto bene, la parola è esatta, proprio “mediorientale”. Infatti per quanto tutti i membri siano ebrei praticanti, nei loro album riescono a far convivere tutte e tre le grandi religioni monoteiste che in un modo o in un altro sono legate alla Palestina; un mezzo come la musica che riesce ad abbattere i muri dell'odio generato dalla politica e dagli estremismi e che ha portato ai nostri un gran numero di fans provenienti dai paesi arabi (acclamati recentemente in Turchia nonostante le perduranti tensioni di quest'ultima con lo stato ebraico e in contatto o comunque vicini ai loro fans libanesi mentre la stessa aviazione israeliana bombardava senza tregua Beirut nel 2006) che non li adorano solo per l'innovativa proposta musicale ma anche per il messaggio che i loro testi convogliano.

Come tutti i dischi degli Orphaned Land ci troviamo di fronte ad un concept album che descrive un viaggio, non fisico ma spirituale (cosa in comune con i successivi Mabool e The Never Ending Way of ORwarriOR): è descritto infatti il processo di bildung di un uomo, alla ricerca di se stesso, dell'amore (inteso come sentimento e capacità di amare) e del divino (in particolare del perdono divino, ed ecco la correlazione con lo Yom Kippur), una specie di illuminante cammino lungo il sentiero per completarsi. Inoltre il concetto di divino non è è fossilizzato in una visione unica: come già detto sono ben tre le religioni che convivono e mostrano le loro affinità (perché che lo chiamiamo Dio, Allah o Jahvè alla fine troviamo sempre punti in comune), e proprio su queste affinità insistono gli OL; dimostrare che Islam, Ebraismo e Cristianesimo possono convivere pacificamente significa abbattere le barriere dell'odio integralista (presente in ognuna delle tre) e sperare in un mondo e - più nel dettaglio - in un medio-oriente finalmente pacificato.

A questo punto credo di essermi giocato quasi tutti coloro i quali credono che il metal e la religione non debbano mai mischiarsi... un vero peccato, dal momento che gli Orphaned Land sono tutto meno che una band leggera e facile da ascoltare; non pretendo di riuscire a descrivere perfettamente il genere di cui sono fautori, è un'impresa ai limiti dell'impossibile tanto è singolare: ci troviamo di fronte ad una matrice doom/death con elementi progressive (tempi dispari in canzoni sperimentali ed innovative) con atmosfere folk mediorientali rese con l'abbondante utilizzo di strumenti tipici e dall'uso di lingue come l'ebraico e l'arabo (più qualche minuscola parte anche in latino) appropriata cornice al cantato in un inglese che fa ampio uso di termini arcaizzanti (thy, thee ecc).
Gli intrecci chitarristici in costante evoluzione di Yossy e Matti non permettono di annoiarsi nemmeno dopo decine e decine di ascolti grazie alla consistenza del riffing unito al buon gusto delle parti soliste, assoli inclusi; la sezione ritmica camaleontica della batteria, con arditi passaggi contro-tempo o rapide incursioni di doppia cassa si sposa perfettamente con le chitarre violente ma “melodiche” di cui sopra, mentre il basso del buon Uri Zelcha (che dimostrerà il suo valore in Mabool e nell'ultimo TNEWOO) enfatizza a dovere certi passaggi pur latitando per motivi di produzione in altre fasi del platter (proprio la qualità dell'incisione sarà purtroppo oggetto di un discorso a parte).
Su questa base come ho già avuto modo di scriver aleggia caratteristica la stupenda atmosfera folk creata dalla moltitudine di strumenti tipicamente mediorientali tra cui: gli zill (piccoli piatti di origine turca da tenere in mano durante le danze), lo shofar (un corno usato in molte cerimonie religiose ebraiche), il bendir (un tamburello tipico del nord-africa) o il darbouka (strumento percussivo simile al djembè ma fatto in pelle animale o alluminio).
Veniamo ora a Kobi Farhi: il vocalist degli Orphaned Land è un cantante poliedrico, con un ottimo cantato pulito: lento ed evocativo quando deve interpretare parti “impegnate”come le numerose preghiere, malinconico e sofferente (da far “felice” anche il doomster più intransigente) quando affronta testi particolarmente tristi; inoltre (rizzino le orecchie gli ormai assonnati amanti del death) usa un mid-growling estremamente tagliente e rabbioso (qui ancora molto acido rispetto alle prove successive)...l'avete sentito? Bene questo è quello che intendevo quando vi parlava di un disco affatto leggero.

Incamminiamoci allora insieme lungo questa irta “Neverending way” verso l'illuminazione, verso la scoperta di noi stessi o più semplicemente verso la scoperta di El Norra Alila.
Echi di percussioni, un flauto risuona in lontananza, attacca il riffing deciso di Svatitzki e fa il suo ingresso la voce di Kobi ora narrante ora in growl: “trova te stesso, scopri Dio”; gli strumenti folk seguono l'andamento del riffing spesso intervallato dalle parti soliste di Yossi, tra cui spicca un assolo armonizzato con la melodia principale.
Find Yourself, Discover God è un inno a scoprire la spiritualità al di là dei ben noti confini geografici e mentali... infatti si chiude con una invocazione ad Allah seguita da una stupenda parte realizzata con un oud (cordofono tipicamente mediorientale).
Sono le percussioni invece ad aprire Like Fire to Water, tamburi nordafricani misti a batteria che supportano il crescendo delle chitarre qui sottofondo del mid-growling di Kobi, mentre finalmente possiamo udire il basso lavorare sotto due diversi riff che si “sfidano”ma poi si uniformano (velato riferimento al tema della canzone che auspica la convivenza tra Islam ed Ebraismo “Different, yet the same”?).
The Truth Within si apre con una preghiera solenne in latino (anche la faccia cristiana della “Terra Santa” fa il suo esordio), lentamente la canzone si incattivisce - senza però raggiungere i livelli delle due precedenti - mentre sulle preghiere cantate di Kobi si innesta la chitarra di Yossi con un solismo che -passatemi il termine non tecnico- non scorderò finché campo; la canzone continua in modo alternato con varie accelerazioni e ri-partenze a sorpresa studiate ad hoc per sorprendere l'ascoltatore.
La successiva The Path Ahead riparte esattamente dov'era finita la precedente, di nuovo due riff alternati si contendono la scena lasciando al basso la funzione di arbitro nei momenti di stacco; qui il compito della voce particolarmente harsh di Kobi è raccontare l'ansia ma anche la volontà dell'uomo di percorrere “il sentiero senza fine”.
A Neverending Way comincia per la prima volta in modo acustico, con il solo basso a pulsare consistente dietro le 6 corde con il gain azzerato, il cantato è malinconico, parla di stagioni andate che non torneranno e di quanto lunga sia la via per scoprire se stessi ed il divino (tema che verrà approfondito con il viaggio del guerriero nell'ultimo TNEWOO); dalla metà in poi entra in gioco una chitarra elettrica con un riff minimale in palm-muted che incupisce l'atmosfera.
Il lamento dello shofar apre Takasim, breve ma intenso intermezzo strumentale che ci porta sognante in terra d'Israele...
Thee By the Father I Pray parte con un solenne coro in latino quasi gregoriano e accelera lentamente con un riffing rapido e multi-traccia poggiato su una ritmica che si affida anche a tempi non pari; le voci in overdubbing (cori più voce narrante) qui quasi del tutto in ebraico si snodano attraverso le varie fasi della canzone che si chiude con un breve pezzo solista dell'oud.
Chitarra e basso sono i padroni indiscussi della rocciosa apertura di Flawless Belief, canzone tiratissima dominata dal mid-growling (eccettuati alcuni cori) con una ritmica schizofrenica fatta di fulminee accelerazioni ed improvvise frenate delle batteria che tengono alta l'attenzione... in fondo meglio prestare attenzione al “credo perfetto”.
Dopo uno stacco un po' traumatico (forse sarebbe stato meglio lasciare un secondo di pausa tra Flawless Belief e la canzone che seguiva, così invece abbiamo l'apparenza che la prima sia tagliata) può cominciare il secondo intermezzo strumentale Joy totalmente realizzato con strumenti locali; non bello quanto Takasim ma comunque l'ascoltatore ha un attimo per prendere fiato prima di rituffarsi nella decisa Whisper My Name When You Dream, canzone tra le più violente con un growl spesso accentuato da distorsioni elettroniche e pochi momenti dolci dati dai vocalizzi femminili – non si tratta però di Shlomit Levi che i fans degli OL impareranno a conoscere nei dischi successivi – e dalla melodia in fading out che chiude la canzone.
Shir Hama'alot è la prima di un duo di canzoni dedicate alla religiosità ebraica, una melodia struggente accompagna la voce di un narratore esterno che come un rabbino intona una preghiera a Dio, in particolare si tratta del salmo 121; in ambiente ebraico viene tenuta una copia di questa particolare preghiera nelle sale parto per chiedere l'aiuto di Dio affinché la nascita vada bene, oltre a ciò è anche un modo di simboleggiare che l'educazione dell'ebreo comincia alla nascita - tradizione molto, ma molto simile a quella musulmana di sussurrare nell'orecchio del neonato la prima Sura del Corano non trovate? Non è un caso secondo il sottoscritto che gli OL evidenzino questi punti di contatto.

אל מאד נעלה אקדם פניו בשירה ותהילה אבוא למעוניו כימי משה ואהרן יובילני למשכנותיו לו שוועתי תעל וישמע קולי ויסלח לי מעל ויעזור לי
el meod naala akabel panav, beshira utehila avo limonav, kimimoshe veaharon
yovileni lemishkenotav,hoshaa mimaal veishma koli, veishlach mimaal,veyaazor li, kimimoshe veaharon,yovileni lemishkenotav


Quello che potete vedere sopra è il testo in ebraico con la traslitterazione della successiva El Meod Na'ala, forse la miglior preghiera mai musicata dagli OL, cantata magnificamente su un sottofondo che è il perfetto miscuglio tra l'atmosfera folk e i pesanti riff (qui in verità hanno un incedere più “doomeggiante”) a cui ci hanno abituato i nostri.
Ripartiamo in quarta con Of Temptation Born che ci riporta alla violenza degli episodi precedenti, in una canzone con un Kobi sugli scudi e chitarre più virtuose del solito, song arrabbiata certo ma anche malinconica, infatti si tratta della rabbia di chi ha scelto l'amore per la mortalità abbandonando il sentiero che si rende conto troppo tardi dell'errore commesso: Deserted and alone I am forever orphaned.
La struggente melodia di un violino accompagnata dalle chitarre acustiche dei due axemen ci guidano in The Evil Urge, canzone dalla doppia anima, inizia e termina acustica ma nel mezzo troviamo un Kobi narratore su un sottofondo di corni sognanti che ci narra dell'eterno conflitto tra il bene e il male che si svolge in ognuno di noi, poiché entrambi convivono nell'animo umano come le due facce opposte della stessa medaglia.
All'evocativa Shir Hashim il compito di chiudere El Norra Alila: un tripudio di cori in latino a cui va a sovrapporsi il cantato in ebraico di Kobi, niente strumenti elettrici solo molto atmosfera, un sussurro:“El Norra Alila” e i le voci oranti che lentamente svaniscono...

Non parlerò oltre dei contenuti di questo disco, probabilmente avrò persino ecceduto però credetemi quando vi dico che questo album - come tutti quelli degli Orphaned Land del resto - ha una complessità tale che persino questa lunga analisi risulterà superficiale.
Non mi resta che parlare dell'unica dolente nota: la produzione, purtroppo non all'altezza (copertina fatta in casa compresa), basso altalenante, voci a volte confuse, chitarre spesso impastate, momenti di stacco tra le tracks (vedete ad esempio Flawless Belief-Joy) più che rivedibili, volumi a volte sballati; parliamoci chiaro la situazione non è tragica certo, però questo disco con la produzione di Mabool o meglio ancora di TNEWOO (con la gentile collaborazione di Steven Wilson) sarebbe stato ancora più imperdibile. In ogni caso rimane un disco meraviglioso, che dimostra che gli Orphaned Land non “sono solo” quei due capolavori che avrebbero sfornato qualche anno dopo.
Da avere assolutamente.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
77.32 su 75 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Lunedì 1 Febbraio 2016, 13.02.42
14
All'epoca mi piacque da morire la loro commistione di stili. E' una vita che non li riascolto. 80 (per i ricordi di gioventù)
Marco
Giovedì 14 Giugno 2012, 20.04.52
13
i numeri da soli contano solo per i deficienti. Fortunatamente conosciamo bene le parole e sappiamo pesarle. Gran bel gruppo, anche se i dischi di spessore sono gli ultimi due.
sawyer
Mercoledì 7 Marzo 2012, 21.36.00
12
si infatti ormai ci rinuncio..sti qua si divertono a mettere 0 e piu' si commenta e piu' si gongolano...aehm ragazzi avete mai sentito parlare di PHEEGA O F.I.G.A.?(dicasi anke apparato riproduttore femminile...)avete presente?mmh mi sa di no... ecco sappiate che essa merita voto 100 l!pensate!incredibile eh?meglio dei vostri stupendi cd di gigi d'alessio!!!pensate..ke roba eh?roba forte!ora via a giocare con i power rangers su ke dopo la mammina vi aspetta x rimboccarvi le coperte!
d.r.i.
Mercoledì 7 Marzo 2012, 15.59.35
11
@sawyer: non guardare il voto ma le recensioni, qui su Metalized c'è chi si diverte a dare voti bassi....che ridere, come mi sto divertendo. Vabbè, gruppo sottovalutato ma davvero moooolto bravi!
sawyer
Mercoledì 7 Marzo 2012, 15.54.14
10
voto lettori 36.83!!!!la percentuale di sordi sta aumentando considerevolmente!consiglio AMPLIFON!
Vizioassurdo
Venerdì 18 Novembre 2011, 10.55.57
9
Ieri data memorabile: mio primo giorno di lavoro da libraio (per la prima volta inizio un lavoro gradito) consacrato con l'arrivo per posta di El Norra Alila. Lo prendo come un buon segno e non mancherò di divorare il disco di questa band che, grazie alle vostre recensioni, oramai adoro!
Blackout
Mercoledì 29 Dicembre 2010, 21.14.37
8
Grandissimo disco, come tutti gli altri. Gli Orphaned Land sono a dir poco geniali.
Blackster
Mercoledì 29 Dicembre 2010, 20.56.07
7
Io sto ancora assimilando l'ultimo, prossimamente ascolterò anche questo qua. Di certo non sono dischi immediati.
Khaine
Mercoledì 29 Dicembre 2010, 20.15.47
6
@nik: che poi son gli stessi che si lamentano che non cambia mai nulla, che nessuno parla dei gruppi "seri" e via dicendo lollllll che brutta situazione
Nikolas
Martedì 28 Dicembre 2010, 14.48.07
5
E come al solito, il numero di commenti fa capire quanto questo gruppo sia sottovalutato dai metallari..
enry
Sabato 25 Dicembre 2010, 13.23.40
4
E' l'unico che mi manca, appena lo trovo me lo compro.
Nikolas
Sabato 25 Dicembre 2010, 11.54.14
3
Quoto tutta la lunghissima e ottima recensione di Gianluca e la brevissima, ma giusta osservazione di Giasse. Un disco che molte band si sognerebbero, eppure cosi' sotto a Mabool e The Never Ending Way Of ORwarriOR da sembrare, appunto, "nella media". Un disco in cui, a posteriori, si riconoscono gli elementi che faranno grandi i dischi citati. Non lo ascolto spesso per un mio problema: quando conosco una band attraverso un capolavoro (ho conosciuto gli Orphaned Land con Mabool) mi risulta molto difficile ascoltare altri dischi della stessa band, per paura del confronto... ma comunque un gran disco
Gnezz
Sabato 25 Dicembre 2010, 11.39.01
2
Gli Orphaned sono di un altro pianeta.
Giasse
Sabato 25 Dicembre 2010, 11.30.43
1
Quello che per gli OL è un album "nella media" per un qualunque altro moniker sarebbe stato un CAPOLAVORO. Sicuramente sotto Mabool e The Never Ending Way Of OrwarrioR è comunque un titolo capace di farmi venire i brividi in ogni momento. Ora me lo vado ad ascoltare!
INFORMAZIONI
1996
Holy Records
Inclassificabile
Tracklist
1. Find Your Self, Discover God
2. Like Fire to Water
3. The Truth Within
4. The Path Ahead
5. A Neverending Way
6. Takasim
7. Thee by the Father I Pray
8. Flawless Belief
9. Joy
10. Whisper My Name When You Dream
11. Shir Hama'Alot
12. El Meod Na'Ala
13. Of Temptation Born
14. The Evil Urge
15. Shir Hashim
Line Up
Kobi Farhi - Vocals
Yossi Sa'aron (Sassi) - Lead Guitars
Matti Svatitzki – Rhythm Guitars
Uri Zelcha - Bass
Sami Bachar - Drums
 
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