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Happy The Man - The Muse Awakens
( 3199 letture )
L’ispirazione è tornata. Si è risvegliata da un lungo letargo (oltre venticinque anni e appena quattro album all’attivo). E ha dato vita a un album di una bellezza antica, come l’ellenistica statua che appare in copertina. Un po’ anacronistico, forse. Sicuramente coraggioso. Stiamo parlando di The Muse Awakens, l’ultimo CD degli Happy The Man, grandissima band di puro simphonic progressive – sulla scia dei Camel e dei King Krimson – diventata di ormai di culto. Occasione unica per riscoprire le radici di certe band dal larghissimo seguito come Dream Theatre, Pain of Salvation, Magellan, Spock’s Beard e tutte le altre band di ispirazione progressive. Ascoltando pezzi come “Contemporary Insanity”, “Stepping Trough Time” e “Il Quinto Mare” si può comprendere con una certa facilità come nessuno, nella musica, abbia inventato nulla: certi riff alla Petrucci e certi accordi alla Kevin Moore sono debitori agli Happy The Man quanto l’ oceano lo è dei suoi affluenti. L’uso di strumenti a fiato (il dolce sassofono di Wyatt) accanto a strumenti più graffianti come la chitarra elettrica, gli interminabili assoli di tastiera e gli improvvisi cambi di ritmo, le melodie sognanti e un po’ new age e quelle acide e un po’ jezzate: non manca niente, e il tutto rielabolato nel personalissimo e unico senso della melodia di questi cinque straordinari musicisti. Tecnicamente superdotati, eppure mai esibizionisti: una dote che difficilmente ritroviamo in molti guitar hero del momento, capaci magari di stupirci con scale vertiginose eseguite a una velocità impressionante ma assolutamente privi di quella sensibilità che sa toccare corde ben più profonde. Ascoltare per credere. Ogni traccia di The Muse Awakens mette d’accordo cuore e cervello, razionalità e fantasia, tecnica ed espressività. Coniuga il facile con il difficile, l’inatteso con l’ovvio, il melodico con il cacofonico, in un connubio di suoni che lo rendono ben digeribile dai neofiti del progressive e, allo stesso tempo, un must per i – pochi, per la verità – fan storici del gruppo: gli Happy The Man di “The Beginning” targato 1974, infatti, non si discostano di molto da quelli di oggi. Hanno solo qualche capello bianco in più. E riescono in un’impresa che ha quasi dell’incredibile, specie se si pensa che su undici tracce ben dieci sono instrumental: la voce di Stanley Withaker si concede ai nostri padiglioni auricolari soltanto in un’ occasione, più precisamente in Shadowlites. Pezzo, per altro, di grande suggestione perché nel reinterpretare la scaletta strofa-ritornello-bridge (d’altronde il segreto e il fascino del progressive sta proprio – lo dice il nome – nella progressione, nella deviazione dal consueto) rifugge dal banale. “Maui Sunset”, “Lunch at the Psychedelicatesse”, “Slipstream”, è un continuo alternarsi di capolavori. Un disco che probabilmente potrebbe essere ascoltato all’infinito senza stancare mai: quando ti sembra di possederne la melodia, quando credi di conoscerne ogni minima variazione, di possederne ogni croma e semicroma, ecco che spunta un piccolo particolare – un accordo di pianoforte, un’impennata di sinth, un giro di chitarra – che prima non avevi nontato. Insomma, un disco che a mio avviso (per carità, voi potete anche non essere d’accordo) dovrebbero ascoltare tutti. Dai fan dei Deicide a quelli dei Rapsody, dai trasher più intransigenti agli appassionati di AOR. Giù il cappello, dunque, di fronte a questi cinque signori. Con l’augurio che non passino altri vent’anni prima di poter ascoltare il loro prossimo album. Noi comunque, saremo lì. Disposti ad ascoltarli come se il tempo non fosse mai passato.


VOTO RECENSORE
s.v.
VOTO LETTORI
14.48 su 29 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2004
InsideOut
Prog Rock
Tracklist
1. Contemporary Insanity
2. The Muse Awakes
3. Stepping Through Time
4. Maui Sunset
5. Lunch At The Psychedelicatessen
6. Slipstream
7. Barking Spiders
8. Adrift
9. Shadowlites
10. Kindred Spirits
11. Il Quinto Mare
Line Up
- Frank Wyatt / saxes, keyboards, woodwinds
- Stanley Whitaker / guitars, vocal
- David Rosenthal / keyboards
- Joe Bergamini / drums, percussion
- Rick Kennell / bass
 
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