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Void - Void
( 1010 letture )
Ascoltando questo omonimo album Void ho pensato che i Nostri sono il classico gruppo che ha un curriculum di tutto rispetto ma che ha perso qualcosa strada facendo. Inglesi; alle soglie del 2000 sono un duo che finisce nell'occhio sperimentatore (ma non più vigile da qualche anno) di Samoth e della sua Nocturnal Art Productions; riescono a fare una sorta di "featuring" assieme ai Red Harvest (e quindi a comparire come nome in uno split di questi ultimi con gli Zyklon). La Nocturnal Art produce anche il primo full lenght, suonato da OCD (l’originario chitarrista, all’anagrafe Matt Jarman) coaudiuvato da una serie di musicisti provenienti dai Dødheimsgard e dai Code. I Void sono inoltre conosciuti come una specie di side-project dei DHG, guadagnando prestigio grazie alle prestazioni di Kvohst dietro al microfono.

Passati sette anni dal debut, quello che rimane dei Void è ben poco, sia dal punto di vista della line-up sia da quello “pubblicitario”, non che prima fossero questo imperdibile act, però quel minimo di notorietà - che doveva fare da ariete di sfondamento non tanto per la fama quantomeno per la creatività - è stata male investita.
Il disco si caratterizza per uno strano "industrial black metal" (questa l’etichetta) anche se, in verità, ci si trova di fronte ad un blando incrocio tra i DHG di 666.International (ma senza quelle opprimenti e distorte cacofonie) e i toni sulla falsariga del debut degli Zyklon (senza la componente death principale, e senza la martellante batteria di Trym); il tutto è stato passato sotto un filtro vagamente "lo-fi", senza una produzione pompata e con dei risultati quasi zanzarosi.
Alligator X-Ray parte fra blast-beat e riff death sormontati da un'isolata voce pulita, che richiama chiaramente gli intenti degli Zyklon in Trascendential War (solo che loro avevano Garm a cantare); Ego Tranquillizer è una sorta di manifesto dell'album: gli arpeggi sul modello DHG tentano di prendere una piega leggermente "industriale" (all'epoca si chiamava post-black), variando anche sugli effetti di chitarra.
Poi però comincia il vero vuoto… il resto dell'album scivola via senza nulla dare e nulla togliere; giusto Feral sembra differenziarsi, grazie ai suoi palm-mute-riff al vetriolo e alle chitarre dissonanti che però, a causa della produzione, ne escono completamente appiattite. Anche il basso, che ogni tanto fa sentire i suoi connotati robotici, sembra soffrire dell'equalizzazione. Ogni tanto qualche synth fa capolino dall'album ma è inserito in modo arbitrario, non in grado di far risaltare le rispettive parti di brano.
Quando la feroce Exempt si avvia verso la chiusura e i tempi della band rallentano, allora assistiamo ad un netto miglioramento della qualità. Gli arpeggi sono interessanti (ma non miracolosi eh) e i volumi sono ben giocati.
Anche le chance degli intermezzi strumentali sono mal giocati: l'intro è praticamente vuoto, mentre la penultima Spectre emerge oltre la metà della sua durata e quando si ha l'impressione di trovarci di fronte ad una bella trovata, il pezzo è ormai finito. La conclusiva Babylon però spicca per un interessante uso della chitarra solista e della voce filtrata.

Insomma, il problema principale degli odierni Void è che la band propone un genere di musica un po' vecchiotto, e per quanto non sia stato sbandierato neanche da tante band, questa prova non farebbe venir voglia neanche di un revival. Neanche l'orma dei Dødheimsgard è stata ben ricalcata, visto che in questo caso manca totalmente una produzione in grado di far risaltare il songwriting (che di suo è più che buono).
Della serie non è tutto oro quel che luccica.



VOTO RECENSORE
60
VOTO LETTORI
24.15 su 19 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2011
Duplicate Records
Black
Tracklist
1. Cicatrix
2. Alligator X-Ray
3. Ego Tranquilizer
4. Where Red Limbs Stir
5. Cypher
6. Feral
7. Exempt
8. Spectre
9. Babylon
Line Up
OCD (Matt Jarman) - Guitars, Programming, Samples
Lowe - Vocals
Archibald - Bass, Piano
Burwood - Drums
 
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