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Triumph - Thunder Seven
( 3849 letture )
I canadesi Triumph costituiscono senza ombra di dubbio uno dei punti più alti raggiunti dall’hard’n’heavy melodico tra gli anni ’70 e gli ’80. La scintilla della loro nascita scocca dall’incontro tra Gil Moore (batteria e voce) e Matt Levine (basso, tastiere e produttore) con il chitarrista, cantante e compositore Rik Emmett, tutti e tre musicisti già esperti e pronti al salto di qualità. Il gruppo consolida la sua fama come live band e produce quattro album nella seconda metà degli anni ’70, tutti con ottimi riscontri che non consentirono però al gruppo di varcare definitivamente i confini nazionali e americani per una consacrazione mondiale. È indubbio che l’uomo in più della band fosse proprio Rik Emmett, chitarrista talentuoso dalla splendida voce acuta e melodica, marchio di fabbrica della band, che ricorda sia Brad Delp dei Boston che Geddy Lee dei Rush. Compositore di primo ordine, Emmett trova negli altri due dei compagni di buona levatura tecnica, che esaltano la sua scrittura capace in certi frangenti di spingersi verso tinte quasi progressive. L’affermazione definitiva della band avviene nei primi anni ’80: Thunder Seven, uscito nel novembre del 1984, è il terzo di una serie fantastica, iniziata con Allied Forces e proseguita poi con Never Surrender, e può dirsi l’apice della carriera dei canadesi, sebbene ciascuno di questi tre dischi sia da ritenersi indispensabile per qualsiasi discografia di rispetto. Le aspettative per questo disco erano molto alte e la band rispose con un prodotto di qualità elevatissima, nel quale ogni aspetto della loro identità venne portato al massimo livello. La copertina è opera di Dean Motter e riprende le liriche estremamente “mature” approntate da Emmett, che affrontano il tema della vita umana, le sue gioie e le sue contraddizioni, alle porte del XXI secolo. Sintomatica di questo indirizzo la parola “time” che compare nel titolo di ben tre canzoni. In questo senso, la versione quasi cyber-punk dell’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci mostra tutta la preoccupazione per quello che sarà il futuro e il ruolo delle macchine nella vita dell’uomo. Un tema molto forte, che produrrà in quegli anni film ormai entrati nella storia del cinema come La mosca, Alien, Terminator e Robocop.

La produzione è opera del veterano Eddie Kramer(Jimi Hendrix, Kiss, Santana, David Bowie, Anthrax, tra gli altri) assieme al gruppo ed è assolutamente bombastica per l’epoca, con suoni scintillanti e potenti che faranno scuola. Si fa notare un utilizzo più marcato di tastiere synth, che sottolineano il lato catchy e tutto sommato ruffiano di canzoni come Rock Out, Roll On e soprattutto del singolo Follow Your Heart, maggior successo commerciale raggiunto dalla band, che riporta ai fasti melodici dei Boston. Gli intrecci vocali tra Emmett e il batterista Gil Moore sono curatissimi e veramente da brividi, come in Time Canon, prologo alla splendida Killing Time. In particolare Moore, con la sua timbrica affine a Klaus Meine degli Scorpions, conferma il suo valore come cantante, rubando spesso la scena ad Emmett. Si noti in questo senso il cantato dell’introduttiva e strepitosa Spellbound, secondo estratto dal disco e composizione tra le migliori partorite dalla band. Il chitarrista si ritaglia il suo spazio nei due splendidi strumentali del disco: Midsummer’s Daydream come da tradizione del gruppo condotta con la chitarra classica e la conclusiva Little Boy Blues, un brano che da solo vale il novanta per cento delle discografie di tanti inutili shredders in circolazione. La maestria musicale del gruppo intero è comunque a livelli notevoli e contribuisce a dare a ciascun brano una identità definita e di spessore. Le influenze della band sono tutte convogliate e ricondotte ad una scrittura agile e levigata, da grande band. Rock’n’roll, blues, metal e hard rock e un certo flavour “epico-futurista” convivono tra loro nel disco senza sovrastarsi, una caratteristica questa che può ritrovarsi anche negli album di fine anni ‘70 dei conterranei Rush, gruppo comunque di altro livello.

A tanto lavoro non corrispose purtroppo il grande successo atteso, pur essendo questo il disco più venduto dalla band. Fu così che per la prima volta, i Triumph cominciarono a ricorrere a songwriters esterni nei dischi successivi, mentre i dissidi interni tra Emmett e Moore divennero sempre più forti, finché nel 1988 il chitarrista lasciò la band iniziando una propria carriera solista. A distanza di anni, Thunder Seven si conferma album dal grande valore, di ascolto più che piacevole, nonostante si tratti di una proposta ormai così classica da risultare lievemente usurata. Questo non è ovviamente imputabile alla band, come non è imputabile a loro la produzione ormai datata (ma davvero ci piaceva così tanto questo suono di rullante all’epoca?). Ricco, ricchissimo di episodi assolutamente memorabili, acquisto obbligato per ogni amante di melodia & classe, merita una riscoperta anche da parte di chi pensa che l’hard rock anni ’80 si esaurisca con le paillettes e la lacca del Sunset Boulevard di Los Angeles.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
49.07 su 27 voti [ VOTA]
peppe
Mercoledì 6 Aprile 2016, 14.23.08
15
peccato manchino le recensioni degli altri album.
Rob Fleming
Domenica 21 Febbraio 2016, 14.50.43
14
Del lato A ricordo sempre volentieri Spellbound, ma il lato B è stellare.
Max
Martedì 22 Dicembre 2015, 15.39.22
13
E gli altri album, soprattutto i primi, dove sono finiti? Nessuna recensione? Fidatevi, capolavori assoluti di questa band canadese fin troppo ignorata: Triumph/In tjhe Beginning:esordio da urlo; R'n'R Machine: no comment, basta ascoltarlo!; Progression of power.idem; Allied Forces: si comincia ad intravvedere un certo cambiamento verso sonorità più "facili" ma il disco rimane imperdibile.
Mauroe20
Sabato 25 Aprile 2015, 17.16.00
12
Melodia e classe hai detto bene recensore
The Reaper
Mercoledì 15 Aprile 2015, 19.53.11
11
Strano abbiate recensito la intera produzione dei Rush (con voti sempre oltre il 90) e abbiate trascurato i Triumph che non hanno niente da invidiare a loro. Giustamente come fatto notare la loro musica spazia tra molti generi, ma oltre all'album qui presente (anche se il vinile è inciso malissimo) consiglio Never Surrender e il Live in Sweden che contiene una versione di "The Blinding Light Show" che fa resuscitare i morti. Poi i Triumph evocano in me i ricordi della mia adolescenza ed i primi amori ma questa è un'altra storia. Hail brothers!
The Reaper
Mercoledì 15 Aprile 2015, 19.53.09
10
Strano abbiate recensito la intera produzione dei Rush (con voti sempre oltre il 90) e abbiate trascurato i Triumph che non hanno niente da invidiare a loro. Giustamente come fatto notare la loro musica spazia tra molti generi, ma oltre all'album qui presente (anche se il vinile è inciso malissimo) consiglio Never Surrender e il Live in Sweden che contiene una versione di "The Blinding Light Show" che fa resuscitare i morti. Poi i Triumph evocano in me i ricordi della mia adolescenza ed i primi amori ma questa è un'altra storia. Hail brothers!
Alex
Martedì 29 Ottobre 2013, 14.16.46
9
Al pari di The Nightcomer, anch'io preferisco i Triunph di fine 70, ma concordo con le lodi esternate nella recensione del comunque valido "Thunder seven".
fabio II
Giovedì 23 Febbraio 2012, 17.57.09
8
Bravi, avete reso onore ai Triumph e a Lizard, che si è prodigato per farli conoscere. E' una band completa; hard rock '70, aor/ hard de luxe ( 'Running In the Night' in 'Surveillance' ad esempio diventerà 'Go' in 'Loud & Clear' dei Signal ); ed anche hard progressive in alcuni casi. Alta scuola. PS: Nightcomer Rik Emmett è un grande
Undercover
Venerdì 17 Febbraio 2012, 19.36.23
7
Si si concordo con ciò che dici, quello è ovvio che con i mezzi che ci sono oggi si può far un po' tutto il punto che dopo un certo periodo l'mp3 mi puzza come il pesce e deve diventà originale se no mi girano le balle XD. Non ho masterizzati e gli mp3 sul pc solitamente sono quasi esclusivamente quelli in free download dalle band o ascolto preventivo che divverrà acquisto o in caso contrario si cancella.
The Nightcomer
Venerdì 17 Febbraio 2012, 18.52.06
6
Beh, la questione soldi di può risolvere... A me non piace moltissimo l'idea, però ne riconosco la praticità: parecchie volte ascolto prima un album on line e poi eventualmente decido se acquistarlo o meno (non scarico assolutamente, desidero solo supporti materiali). Una volta ciò non era possibile, infatti toccava fidarsi di pareri, passa parola, reccensioni, etc., oppure comprare "a scatola chiusa", con tutti i rischi che tale azzardo comportava (a casa ho ancora delle ciofeche a testimoniarlo). La ricerca continua può essere faticosa, ma secondo me anche stimolante (ti confesso che all'epoca mi divertivo) e comunque decisamente facilitata da tutto il materiale oramai presente in rete.
Undercover
Venerdì 17 Febbraio 2012, 18.36.12
5
The Nightcomer la questione soldi è delicata non è solo quello il problema è proprio che ci vuole una ricerca continua, comunque prendo al volo il consiglio
The Nightcomer
Venerdì 17 Febbraio 2012, 18.23.53
4
Ciao Undercover. Capisco cosa vuoi dire, la stessa cosa l'ho vissuta con il periodo dei seventies... Comunque un CD di Allied Forces (per fare un esempio), volendo lo si trova facilmente ed a buon prezzo.
Undercover
Venerdì 17 Febbraio 2012, 17.48.16
3
Ecco questo lo conosco anch'io, devo ammettere però che per ascoltare certa musica mi tocca andare dallo zio e i rapporti son freddini (fra le altre cose mio cugino m'ha pure sgamato il terzo dei Jamiroquai che mi toccherà ricomprare mannaggia a lui). Il problema per quelli come me nati a cavallo fra gli Ottanta e i Novanta ma cresciuti per lo più nella seconda delle decadi citate è davvero un'impresa stoica recuperare l'1% delle uscite storiche antecedenti soprattutto se si hanno mire e ascolti molto ampi, è già tanto che i vostri interventi me l'abbiano ricordato
The Nightcomer
Venerdì 17 Febbraio 2012, 17.43.14
2
Ben ritrovato Fabio... Ammetto che questa recensione mi era sfuggita! Forse la classificazione AOR distoglie un pò l'attenzione dal gruppo, che in certi lavori aveva proposto un hard 'n' heavy assai energico. Personalmente ho amato albums quali "Just a Game", "Progression Of Power" ed il superlativo "Allied Forces" (ma anche altri) e concordo con te che un disco di tale calibro dovrebbe essere per lo meno conosciuto (se non posseduto) da chi ascolta rock e metal. Inoltre, come non innamorarsi dello stile e della classe di Rik Emmet?
fabio II
Mercoledì 21 Dicembre 2011, 15.06.51
1
Eccoli! grande King Lizard, ottima la tua disamina; 'Cool Down' sembra uscita dal IV Zeppelin e 'Follow Your Heart', come hai sottolineato, è boulevard rock. 'Allied Forces' non dovrebbe mancare a nessun hard rocker
INFORMAZIONI
1984
MCA
AOR
Tracklist
1. Spellbound
2. Rock Out, Roll On
3. Cool Down
4. Follow Your Heart
5. Time Goes By
6. Midsummer's Daydream
7. Time Canon
8. Killing Time
9. Stranger in a Strange Land
10. Little Boy Blues
Line Up
Rik Emmett – vocals, guitars, bass guitar, music sequencer, synthesizer, clavinet, bass pedals
Gil Moore – drums, percussion, vocals
Michael Levine – bass guitar, keyboards, synthesizers, organ, clavinet, bass pedals

Ospiti:
Lou Pomanti – synthesizer, keyboards, programming, producer
Al Rogers – background vocals
Sandee Bathgate – background vocals
Dave Dickson – background vocals
Herb Moore – background vocals
Andy Holland – background vocals
 
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