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Architects - The Here And Now
( 5885 letture )
“Roba da diventare diabetici per via auricolare”.

Ci sono cose che voi umani non potete nemmeno immaginare: le navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, Rocco Siffredi che si fa espiantare il suo glande tesoro, Immanuel Kant ateo, il sottoscritto che balla salsa caraibica in perizoma. Ci sono poi cose che tutti noi possiamo presupporre e ahinoi concretizzare nel quotidiano, perfino nella musica: la paraculaggine è una di queste. Ebbene, mi duole ammetterlo, ma siamo di fronte ad un chiaro caso della suddetta affezione.

Gli Architects nascono come band hardcore con venature math, contornata da modernismi di sorta, ma pura nell’essenza e nell’attitudine. Così è stato per tre album, una triplice mazzata che aveva fatto ben sperare molti di riuscire a trovare i sostituti dei mai dimenticati Refused. Un gruppo che picchiasse duro, che facesse tesoro della storia punk, la mescolasse all’hardcore più rabbioso ed in più guardasse in avanti, di continuo. Così è stato, dal 2006, ma così non è più. Gli Architects con The Here And Now cambiano registro, si genuflettono agli interessi più immediati e decretano la fine di quel che sono stati fino ad ora.

Benvenuti nel metalcore pecoreccio, sembrano urlare i nostri britannici emo-contaminati.
Fino ad ora ci siamo preoccupati di pestarvi i timpani con suoni distorti e tempi sincopati: spiacenti, ci siamo accorti che la melodia fine a se stessa acchiappa, di brutto. Va bene, ci arriviamo con dieci anni di ritardo rispetto a migliaia di altri, ma che fa, c’è posto per tutti, no?

Ascoltando il disco sono questi i pensieri che immagino nella testa dei cinque di Brighton, ed il prodotto che esce dalle casse purtroppo ne è una conferma.
L’iniziale Day In, Day Out inganna per i primi secondi, poi ecco i ritornelli. Rimango stranito, penso di aver sbagliato gruppo. I casi di omonimia sono frequenti, si sa, e quindi verifico. Oh-mio-Dio-ma-anche-no, sono proprio loro, impossessati dal demone moscio del metalcore melodico. Mi faccio coraggio, è solo la prima canzone, quindi proseguo e non mi arrendo. Learn To Live peggiora le cose, decisamente. Se nell’incipit c’era comunque un quid di hardcore, la seconda traccia è ammorbata dal refrain per quasi tutta la durata, roba che nemmeno una band di sedicenni infoiati in un liceo a caso del Wisconsin saprebbe produrre. Mentre gli occhi strabuzzano e le orecchie mi intimano lo sciopero ad oltranza io persisto e forte della regola “non c’è due senza tre” vado avanti nell’ascolto. Delete, Rewind. mazzola e premia la mia resistenza. Finalmente si picchia, eccoli gli Architects che mi piacciono, avanti tutta verso la quarta, BTN. Purtroppo comprendo che la costanza premia spesso, ma non sempre; non a caso assisto al patetico in musica, una band che gioca a farne un’altra. Siamo alla recita.
I nostri Ferrero emo-Rocher -per gli amici FerrEmo- giochicchiano a recitare i Deftones, solo che questi ultimi conoscono il fatto proprio mentre gli Architects procedono a tentoni. An Open Letter To Mysel è una ballad, di quelle che finiscono su un American Pie di serie z, e che di questo sarebbero degne, forse. The Blues e Red Eyes non aggiungono alcunché a quanto raccontato fino a questo punto ed è così che si arriva a Stay Young Forever con tanto di Andrew Neufeld dei Comeback Kid alla voce. Sorpresa sorpresona, si torna a pestare, o quasi, e ciò non accadeva da molto, ‘appena’ dalla terza canzone. Torno speranzoso, penso che si può concludere un disco in crescendo per evitare di destinarlo a sottobicchiere. Mi sbaglio ancora e francamente non ne posso più, dell’album e dei miei sbagli. Heartburn è quel che potete immaginare leggendone il titolo, roba da diventare diabetici per via auricolare. Year In Year Out/Up And Way è l’ultima perla d’allevamento in questo mare emo-qualcosa-core. C’è perfino la guest star Greg Puciato che sbraita e lo fa anche bene, ma a questo punto è davvero poco ed il tempo per recuperare è esaurito.

C’è troppo zucchero in questo disco e poco altro. Per quanto mi riguarda, se proprio devo scegliere la via del diabete, preferisco il cioccolato.



VOTO RECENSORE
45
VOTO LETTORI
34.41 su 36 voti [ VOTA]
Sentenza
Lunedì 3 Ottobre 2016, 16.12.36
16
Con "quello" intendo l'emo se non si fosse capito
Sentenza
Lunedì 3 Ottobre 2016, 16.11.34
15
Associare il metalcore all'emo... quello è il post hardcore e pure di bassa lega che al massimo arriva a due urletti... ma va bene. Sono d'accordo col dire che questo album rappresenta un minimo della band che penso sia stato comunque superato per fortuna coi successivi album pubblicati, dove sì viene mantenuta una componente melodica non trascurabile ma non è abusata né fastidiosa come in questo album
Ihsahn
Lunedì 16 Maggio 2016, 12.30.06
14
Non vedo il motivo secondo il quale una band con sfumature emo faccia schifo. Considerando che la stessa gente idolatra gruppi del cazzo perché SN TRVE XDXD, ecco l'utente medio del sito.
gnagno
Domenica 19 Luglio 2015, 22.21.33
13
un rapper non è un musicista, un metallaro non è un musicista, un rocker nemmeno. Io ho sempre ascoltato tutto tenendo sempre la mente bene aperta al nuovo perchè è così che sei davvero un amante della musica. La verità è che molti di voi non provano neanche a capirlo il metalcore perchè sentono da qualche babbione che ha sentito da un altro babbione, e così all'infinito, che il metalcore fa schifo. Non sono un fan incallito del genere, non lo sono di nessun genere a dir la verità, rispetto solo la musica fatta con la passione per essa. Se vuoi giudicare un album per quello che è i gusti personali è su per il buco che avete in fondo alla schiena che li dovete mettere
boh
Domenica 31 Agosto 2014, 20.04.44
12
effettivamente dovevano avere i capelli più lunghi la voce stridente un componente pelato ciccione e parlare di vichinghi dopo aver letto questa recensione e quella del nuovo album degli intervals consiglio spassionatamente ai recensori di usare una de lorean per tornare indietro nel tempo e smetterla di sperare che continuino i soliti john tre accordi a sovraffollare la scena
il vichingo
Domenica 17 Giugno 2012, 20.30.09
11
Ottima la recensione, ma a mio avviso il voto va abbassato di una ventina di punti. Una delle peggiori uscite del 2011, da evitare come la peste bubbonica. Ed è un peccato, perchè Hollow Crown lo avevo trovato un album tutto sommato sufficiente. Osceno è la parola giusta per The Here And Now, 20/100 il mio voto.
Pier
Giovedì 17 Maggio 2012, 18.03.15
10
ahahah che pagliacci che siete. Chiedete sempre di sentire qualche genere nuovo, gente che faccia musica nuova e con un proprio stile. E voi siete qua che insultate tutti, anche se voi siete delle persone inutili che stanno dalla mattina alla sera davanti a un pc. Sappiate accettare le nuove sfacettature del rock e non banalizzate facendo critiche del genere "a me sembrano emo e quindi fanno cagare il cazzo bella li amici metallari". dioc.an abbiate un po' la mente aperta
teo zini
Martedì 12 Aprile 2011, 16.02.51
9
Questo s� che � un album Fastidioso !!! se siete dei fan di Laura pausini, schippando i pochi pezzi cattivelli, l'album potrebbe anche risultarvi piacevole. Se invece siete fan dei vecchi Architects, rimarrete sicuramente amareggiati, delusi e molto incazzati. Nonostante si vada alla ricerca di qualche pezzo (o anche soltanto una parte di un pezzo) entusiasmante o un riffettone ammaliante, schippando e mandando avanti le tracce, senza demoralizzarsi, sicuri di intravvedere il motivo per il quale il gruppo abbia prodotto questo capitolo della sua carriera, non si scover� nulla degno di essere etichettato come "Architects". Fermate il tempo a "Hollow Crown"! http://ZINIbastaSPAMMARE.com
Michele
Venerdì 4 Febbraio 2011, 21.09.13
8
Ok,scherzavo,ho ascoltato il disco un paio di volte...ha ragione il recensore,in linea di massima (diciamo che mi sono già stufato di ascoltarlo,ma un 60 glielo darei comunque)
Michele
Venerdì 4 Febbraio 2011, 15.56.20
7
Non mi sembrano così pessimi...secondo me è un po' una sorta di pregiudizi che si hanno verso queste giovani band. Comunque non l'ho ancora ascoltato il disco,ma il singolo Day in Day out mi piace non poco,quindi sono fiducioso.
Ma che robba è ?
Venerdì 4 Febbraio 2011, 8.27.07
6
non è nemmeno lontanamente vicina alla sfera metal sta robba. Inutili.
Hangar1893
Giovedì 3 Febbraio 2011, 23.15.21
5
Arrrgh non parlatemi di cioccolato... dieta maledetta...
Raziel
Giovedì 3 Febbraio 2011, 22.52.39
4
Adoro sta recensione!
Flag Of Hate
Giovedì 3 Febbraio 2011, 19.55.33
3
Bellissima recensione. Teniamo duro, prima o poi passerà la moda di questo genere orrendo...
Razor
Giovedì 3 Febbraio 2011, 19.27.23
2
Recensione fantastica!
Ubik
Giovedì 3 Febbraio 2011, 19.11.44
1
Grande recensione! mi terrò ben lontano da codesto disco
INFORMAZIONI
2011
Century Media
Metal Core
Tracklist
1. Day In Day Out
2. Learn To Live
3. Delete, Rewind.
4. BTN
5. An Open Letter To Myself
6. The Blues
7. Red Eyes
8. Stay Young Forever
9. Heartburn
10. Year In Year Out/Up And Away
Line Up
Sam Carter - Vocals
Tom Searle - Guitars
Tim Hillier-Brook - Guitars
Dan Searle - Drums
Ali Dean - Bass

Link e Contatti:
Architects @MySpace
 
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