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Gotthard - Dial Hard
( 3950 letture )
Mettete un pomeriggio assolato e dolce di primavera. I Gotthard sono in tournee per sostenere il loro nuovo album, Dial Hard; giro per i club di tutta Europa. Io lavoro alla Dracma Records di Torino, proprietaria del club omonimo, e il loro manager si appoggia a noi per suonare una gig, ottenere promozione e diffusione. Nonostante incidano per la Bmg svizzera, la filiale italiana non sa nemmeno chi siano e non se li caga manco di striscio. Capito come funzionava già all’epoca il biz? E parliamo di major. Arrivano nel primo pomeriggio con un pulmino e si piazzano nella struttura, disponibili, simpatici, caciaroni. Si piantano al computer, girano per la struttura, giocano, ridono, scherzano, io gli faccio prima da cicerone e poi li calo in un’intervista per il magazine cartaceo dell’epoca con cui collaboravo; insomma si instaura un bel rapporto. Tante chiacchiere, foto, birrette, si parla di musica ma non solo, anche di tante altre cose “più serie”. Leo Leoni se la tira un pochino, gli altri tre ogni tanto parlano in tedesco e si assentano, io, da subito, mi trovo benissimo con Steve. Stiamo davvero parecchio tempo a parlare e allacciamo una bella comunicazione, tanto da considerarci nuovi amici reciproci. Ci scambiamo i numeri e rimarremo in contatto negli anni. Ecco il mio incontro con i Gotthard e, permettetemi di dire, soprattutto con Steve, che ritengo tutt’ora un amico e una persona speciale dotato di grande umanità. La sua morte mi ha fatto male, mentre è notizia fresca, la band proseguirà nell’attività. Decisione giusta mi permetto di aggiungere. Dal dolore immenso possono nascere sensazioni nuove e svolte imprevedibili. Ho ancora la loro maglietta bianca e provocatoria con stampato Gott Hard, inchiostro nero su base bianca in stile Boy, chi si ricorda quelle t-shirt lanciate in Uk e indossate dagli dei del pop alzi la mano. E ovviamente il cd autografato con dediche. La performance della sera è letale, loro sono un gruppo da urlo: precisi, potenti, grandiosi. Proprio come questo secondo capitolo che innescò la miccia per farli diventare di dominio extraeuropeo. Un tredicesimo posto nella charts in Giappone vi dice nulla?

Il consenso di pubblico giunse per via di un lotto di canzoni stupende prodotte in maniera eccelsa, elevato successo che si concretizzò raggiungendo il primo posto nella classifica elvetica, per molte settimane, facendogli guadagnare il disco di platino, e spopolando ai primi posti nelle classifiche tedesche; il tutto innesterà il quartetto/quintetto sul basilare mercato Usa. E proprio negli States venne registrato e mixato, per la precisione a Los Angeles ai Fortress Recorder Studios, questo secondo lavoro, coadiuvati dal fido producer Chris Von Rohr che volle, per arricchire il suono, Pat Regan alle tastiere, Steve Bishop - chitarra principale in I'm Your Travellin' Man, I'm On My Way e Steve Bailey al basso nelle tracce 9 e 11. La voce pazzesca di Steve, in un gioco all’indietro sul nastro, spacca subito l’aria incendiando l’opener, tetragona e fottutamente rock con una produzione da pelle d’oca. Una song perfetta da qualsiasi angolazione la si osservi!! Null’altro da aggiungere. I figli della montagna dedicano un’onorificenza alla loro mamma, così parte Mountain Mama, una scheggia composita con tanto feeling e un refrain che a me continua a piacere, con uno Steve che si danna l’anima per bucare le casse accompagnato da un ficcante lavoro di Leo Leoni alla sei corde; buonissima la seconda parte del solo con il talk box in evidenza. Here Comes The Heat è sparata e ha un flavour alla Judas in quanto a cattiveria, She Goes Down è hard a stelle e strisce ma con palle di granito e un’accoppiata voce e chitarra da delirium tremens, chorus non anthemico ma grezzo il giusto che non sfigurerebbe nella discografia di band che andavano per la maggiore all’epoca, Motley ad esempio? I'm Your Travellin' Man sgorga da un basso sussultante ed è una pura scheggia di southern rock e blues che ammalia, Lee vola su picchi inusitati di brulle alture nel mezzo di riserve indiane e la sei corde spande mirabili immagini assolate mentre Love For Money distrugge le ultime resistenze. Monetina sul pavimento, drum che erutta, riff ipnotico e l’ugola del singer che scolpisce un inno immarcescibile, da ascoltare senza tregua. Produzione fantastica.

Get It While You Can è sagace nel suo sviluppo con un’ascia che tronca di netto, poi la solita cover che gli svizzeri propongono ad ogni disco. Come Together, a firma Lennon-McCartney, viene stravolta, ricomposta, e fermata sul piedistallo dei capolavori. Inizio a cappella, poi la chitarra scocca la scintilla che innesca una voce da cardiopalma, occhi strabuzzati e tanta nostalgia di un cantante così dotato e bravo nell’interpretazione. Dirty Devil Rock è massiccia come lo sparo del rullante ma meno brillante del resto, Open Fire invece rilegge i Van Halen e ci riesce egregiamente in tutti i cinque minuti scarsi. Conclude un lavoro esemplare, l’ispirata ballad a nome I'm On My Way, acustica ma con una batteria-pestone e un ritornello infuso alla magia della notte stellata sotto il cielo dell’Arizona. Una grande traccia scritta a sei mani da Lee, Leoni, Von Rohr, insomma Steve era anche un ottimo compositore se qualcuno non lo avesse notato.
I singoli Mountain Mama e I'm On My Way vennero trasmessi parecchio su Mtv che ne decretò un’ulteriore popolarità. A compimento di un tour soddisfacente e carico di energie positive, la band, assieme a Von Rohr, si trasferì temporaneamente a Los Angeles per scrivere e registrare il terzo disco G. che uscirà nel 1996. Il viso di Steve Lee, sempre nascosto dietro il suo autografo nella foto appesa sopra il mio stereo, tale rimarrà. Ciao Steve, grazie per la tua musica, per la tua immensa voce. E per le nostre chiacchierate. We miss you!



VOTO RECENSORE
89
VOTO LETTORI
55.37 su 29 voti [ VOTA]
Area
Martedì 15 Maggio 2018, 14.15.49
13
Comunque un plauso anche alla recensione che in apertura ci regala un aneddoto/esperienza che fa riflettere. E a questo proposito mi viene da chiedere: Ma veramente in Italia non se li filavano di striscio? Da quel che leggo in Svizzera questo disco all'epoca venne certificato disco Platino (come anche il precedente e quelli successivi)
Area
Martedì 15 Maggio 2018, 14.11.47
12
Altro disco da 90 di questa grande band! Paradossalmente il pezzo che preferisco é l'ottima cover dei Beatles di "Come togheter". Ogni volta che sento l'intro cantato di Steve mi viene la pelle d'oca.
Andy
Lunedì 18 Settembre 2017, 21.37.53
11
be...il secondo capitolo di questa grande band bissa il primo acerbo album soprattutto nella produzione...le songs sono all'altezza e trascinano l'ascoltatore nel sound granitico tipico della band di lugano facendo notare ancon di piu' la stupenda voce di Steve Lee!!!...l'identita' di questa band e' gia' pienamente presente!!!...fantastico!
Carlo
Lunedì 3 Agosto 2015, 22.15.08
10
CAPOLAVORO, il migliore dei gotthard, che diavolo è successo al voto lettori?!
Frankiss
Mercoledì 22 Agosto 2012, 15.30.04
9
si Hero...hai inteso benissimo!!!
HeroOfSand_14
Martedì 21 Agosto 2012, 15.03.49
8
Ah, Frankiss, bisogna dire che dalla rece trapela il tuo dolore per Steve..la band mi è sempre sembrata molto umile, immagino quindi la piacevolezza nel passare momenti con loro e con lui.
HeroOfSand_14
Martedì 21 Agosto 2012, 15.02.35
7
Bè, di solito commento poche recensioni di album, ma qua c'erano pochi commenti e questa band ne merita molti di più! Per capire che voce aveva Steve basta anche solo ascoltare l'intro di Come Together..eccezionale! Il bello è che l'hard rock non mi è mai piaciuto molto, sopratutto le canzoni con ritornello che dice solo il nome del titolo, tipo ACDC, ma i Gotthard sono l'eccezione più grande!
Frankiss
Martedì 12 Giugno 2012, 22.42.07
6
grazie Sonny!!!
Sonny
Martedì 12 Giugno 2012, 21.44.27
5
Rileggo sempre con piacere le tue recensioni... Il tuo parlare di Steve e del rapporto che avevi instaurato con lui trasmette emozioni incredibili... Complimenti davvero.
golden boy
Venerdì 14 Ottobre 2011, 3.03.12
4
il duo svizzero krokus-gotthard è uno dei più sottovalutati di sempre..
Maurizio
Martedì 19 Aprile 2011, 17.26.43
3
Bel colpo. Grande rock di chiara matrice stars'n stripes...
Frankiss
Domenica 6 Febbraio 2011, 23.06.00
2
Grazie per i complimenti...Gotthard sempre troppo poco considerati....
Sonny
Domenica 6 Febbraio 2011, 20.57.14
1
Che bella recensione... Quanto manca Steve... Comunque grande album, band TROPPO sottovalutata... Grandi Gotthard!
INFORMAZIONI
1994
BMG
Hard Rock
Tracklist
1. Higher
2. Mountain Mama
3. Here Comes The Heat
4. She Goes Down
5. I'm Your Travellin' Man
6. Love For Money
7. Get It While You Can
8. Come Together
9. Dirty Devil Rock
10. Open Fire
11. I'm On My Way
Line Up
Steve Lee - voce
Leo Leoni - chitarra
Marc Lynn - basso
Hena Habegger - batteria

Musicisti Ospiti
Pat Regan - tastiere
Steve Bishop - chitarra su tracce 5 e 11
Steve Bailey - basso su tracce 9 e 11
 
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