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Woebegone Obscured - Deathstination
( 1959 letture )
L'attività della nostrana I, Voidhanger Records sembra essere specializzata nel recupero di piccole particelle di ossidiana che in mezzo a tanta cenere e carbone rischierebbero l'abbandono e la perdita.
Lo avevamo visto con Firmament dei Midnight Odyssey che, però, era stato ripreso abbastanza in fretta, (ri)proponendolo al pubblico con uno scarto temporale di una manciata di mesi rispetto alla versione autoprodotta.
Questa volta rimaniamo in territorio europeo, ci spostiamo, più precisamente, in Danimarca per (ri)scoprire i Woebegone Obscured e il loro Deathstination, prodotto che ha visto formalmente la luce nel 2007 ma che, grazie a questo intervento, possiamo (ri)apprezzare oggi con i crismi di una distribuzione ufficiale (peraltro costola dell'ATMF).

Il combo danese propone un funeral doom rivolto verso il death metal ma che spesso tocca una certa matrice compositiva affine al black; la sezione ritmica, pur mantenendo i classici connotati lenti e cadenzati, svolta frequentemente in stanche raffiche di doppia cassa, abbracciandosi al lato più brutale della componente death.
I profondi growl di D Woe e le sue bassissime chitarre fanno il resto in questo processo di trasfigurazione del death metal.
L'attingere dai classici sembra essere fatto in maniera cosciente ma personale; troviamo, ovviamente, un certo background riconducibile ai Thergothon anche se i nostri hanno un modo tutto loro di usare le tastiere: queste non appaiono infatti come una presenza inesorabile e fatua (come nella seminale band finlandese), né rivestono quel tappeto amalgamante che possiamo sentire nei connazionali Nortt.
A dir la verità l'uso dei sintetizzatori è dosato col misurino in favore di maggiori effetti chitarristici che riescono a variare abilmente l'esecuzione dei lunghi brani. Qualche delay che rimbalza nella vuota caverna sonora di Maestitia riesce ad agitare vagamente lo stato di trance in cui lo spettatore è calato da una ventina di minuti.
La colpa (o meglio, il merito) è da attribuire, prima, all'opener Guts of Demention che coi suoi 10 minuti di oblio traccia i rintocchi inesorabili del tempo a suon di plettrate death. La caduta nel vuoto continua, appunto, con Maestitia, traccia che riesce a creare, a metà brano, una specie di vortice circolare che si stacca dai riff gorgheggianti vagamente black metal per poi sfumare in deliri semiacustici (con tanto di un paio di frasi cantati in voce pulita). Il basso, molle e subdolo continua a suonare questo mantra, ondeggiando fra arpeggi ultradistorti e qualche attimo più atmosferico.
Coils of Inane Comatose stupisce addirittura per i tempi sincopati e frenetici della batteria che (per fortuna) non riescono a distogliere l'attenzione dalla discesa nelle tenebre dell'ascoltatore. I grossi piatti di D Woe (in posizione anche dietro le pelli) scandiscono, lenti e profondi, la metrica anche quando le chitarre acquistano una materia più tangibile, corposa e frenetica.
Stalactites inaugura l'ultima doppietta di brani che ci mostrano la maggiore qualità compositiva degli Woebegone Obscured.
Gli arpeggi acustici e malinconici, in primo piano rispetto ai sintetizzatori acquatici ed echeggianti, evocano un atmosfera fangosa ma con un lontano e labile spiraglio di luce. La componente metal viene momentaneamente accantonata, le atmosfere vengono prese in prestito dagli ultimi lavori degli Esoteric e il nostro ascolto volge inevitabilmente verso la fine.
Deathscape spolvera ancora una volta quella matrice vicina al black di cui parlavo prima; i riff tremolanti rivelano la propria terribilità perché abbassati ulteriormente di tono, e il continuo cambio di modalità esecutiva (da parte delle sei-corde, ma non solo) trasforma questa ultima traccia in una piccola gemma. Arpeggi semiacustici, fraseggi riecheggianti e ribaltati dal delay, danno vita ad una parte centrale che oscilla fra il sogno e l'incubo: un continuo cambio di umore e di tensioni che rispecchiano la mente delirante del creatore dell'album (D Woe, infatti, ha subito cure psichiatriche). Anche le parti più accelerate trovano il modo di assopirsi sulla coda del brano grazie ai campionamenti sovrapposti di alcuni canti gregoriani che non fanno altro che arricchire questa spirale discendente senza però sfociare nel "religious". L'arpeggio sulla pioggia, nell'imminente calo del sipario, è l'ennesimo esempio di come un cliché, dato in buone mani, possa dare buoni frutti.

Meraviglioso, anzi terribile... un mastodontico lavoro di tutto rispetto che abbandona l'ascoltatore nell'oscurità della mente umana.
Terribilis est locus iste



VOTO RECENSORE
72
VOTO LETTORI
28.75 su 20 voti [ VOTA]
bloody karma
Mercoledì 16 Febbraio 2011, 22.25.59
5
ops letto male...ascolterò cmq grazie...
FURIO
Giovedì 10 Febbraio 2011, 10.38.35
4
Grazie Moro, mi mancava proprio questa band... mi hai proprio incuriosito! Proprio una bella descrizione!
Moro
Mercoledì 9 Febbraio 2011, 20.07.52
3
@BloodyKarma: se leggi bene, ci sono poche influenze dai Thergothon (o almeno, come tutti quelli che fanno funeral doom possono averne) e nulla dai Nortt.
Bloody Karma
Mercoledì 9 Febbraio 2011, 10.05.03
2
la recensione ispira moltissimo...soprattutto al sentire le citazioni di Thergothon e Nortt...se avrò modo approfondirò
Ubik
Mercoledì 9 Febbraio 2011, 9.33.43
1
Bella recensione il disco me lo procurerò al più presto
INFORMAZIONI
2011
I, Voidhanger
Funeral Doom
Tracklist
1. A Gust of Demention
2. Maestitia
3. Coils of Inane Comatose
4. Stalactites
5. Deathscape
Line Up
D Woe - Vocals, Drums, Guitar
K Woe - Guitar, Bass
M Woe - Guitar
 
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