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Aerosmith - Draw The Line
( 5412 letture )
Anno 1977: mentre in Italia hanno inizio le prime trasmissioni a colori della RAI, e ciao ciao agli spot di Carosello, al cinema esce il primo episodio della saga di Guere Stellari, muore Elvis Presley nella sua casa di Graceland, la console Atari 2600 fa la sua comparsa nei negozi e gli Aerosmith -formatisi a Boston sette anni prima- pubblicano il loro quinto album, Draw The Line. Forti di un successo internazionale già consolidato, anche grazie a classici come Dream On (1973), Sweet Emotion e Walk This Way (1975), Joe Perry e compagni propongono un album hard-rock capace di amalgamare, con successo, influenze che spaziano da Beatles a Rolling Stones, passando da momenti spiccatamente blues ad altri quasi funky-disco. La personaltà che la band dimostra, alle prese con momenti musicali di matrice così eterogenea, è ancora più apprezzabile se si considera che una simile virtù è capace essa sola di rendere Draw The Line un ascolto ancora fresco e capace di incuriosire, a distanza di più di trent'anni.

La voce di Steven Tyler, e l'instancabile ed ultrastereofonico lavoro di chitarre, sembrano fare da profumato collante tra i nove brani, per una durata che supera di poco la mezz'ora. L'opener Draw The Line è palpitante e drammatica, sospesa in orbita ellittica attorno ad una linea di basso vitrea e tagliente: la prima citazione è quella dei Rolling Stones, con atmosfere sinistre e sulfuree, per dare corpo e sangue ad un rock'n'roll dalle tinte oscure, ma da non prendere troppo sul serio. Esuberanza vocale e struttura rugginosa della sezione ritmica creano un equilibrio ideale e sapiente, furbo e maturo, tanto che la canzone sembra respirare tra le nostre mani. I Wanna Know Why è per contro quasi spiazzante nella sua solarità da spot Coppertone: orecchiabile senza risultare stucchevole, essa abbraccia quella cantabilità ricercata e finto-semplice che rimanda all'altra parte dell'Oceano, a Liverpool, ed ai suoi Beatles. Melodie non banali e chitarre vivaci danno vita ad uno sforzo corale, capace perfino di ricavare un angusto pertugio per qualche nota di sax -non del tutto pertinente, a dire il vero- nel crescendo finale. Critical Mass dà invece voce all'anima blues del quintetto: quasi raccontata nei primi secondi, illuminata da inserti garbati di armonica e piano, viene presa per mano da Perry e Whitford e coltivata fino a diventare un pezzo da musical, teatrale e barocco come uno dei migliori momenti del Rocky Horror Picture Show. Voci impazzite, cori e controcanti, la canzone diventa quasi sperimentale nel finale, liberata da ogni vincolo e struttura di genere, quasi fosse un'esecuzione live ispirata dall'intuizione del momento. Sapore di jam session e gocce di sudore ci restituiscono un momento di vita, e di bella musica suonata davanti a noi, il pubblico. Se la successiva Get It Up avesse dovuto cercare un'erede spirituale negli anni a venire, avrei suggerito Time's Up dei Love/Hate (1992): ammiccante e spigoloso, quasi funky, il brano presenta influenze contemporanee al periodo, senza cercare nulla di orizzontalmente diverso nè anacronistico, e tanto gli basta per conferirgli un vigore ed una scintillante luminosità da diamante nero. Bright Light Fright rivolge invece uno sguardo al passato, con le sue atmosfere tipicamente rock'n'roll, con tanto di sax a corredo: tirata e metricamente trascinante come alcune metriche perfette di Paolo Nutini, ascoltiamo una canzone "Photoshop", tanto calde e sature ed artefatte sono le sue tinte da pellicola in Super8. Ingenua e carica di speranza, positiva nonostante tutto e tutti, Bright Light Fright sembra la risposta musicale agli orrori del Vietnam, ed a quella guerra conclusa solamente un anno prima. Kings And Queens è a mio parere l'episodio più riuscito dell'intero album, meritevole di ascolti ripetuti alla ricerca dei suoi mille volti, ineffabile e stratificata come -dicono- il sorriso della Gioconda. Introdotta da un riff di chitarra che punge come l'heavy-metal, sembra poi adagiarsi su un arpeggio di classe su di una vocalitù neutra, quando all'improvviso veniamo investiti da un'ariosa apertura, capace di esaltare e quasi stordire, come un'inebriante boccata di ossigeno. Coerente, progressiva, spessa, la canzone aggiunge inaspettata una parte strumentale viscerale, gorgogliante e lavica, di un'intensità misteriosa ed attraente che ci aspetteremmo più dai Led Zeppelin che non dagli Aeromsith degli esordi. Moderna e strutturata, Kings And Queens è una canzone che potrebbe figurare in qualsiasi album rock degli ultimi quarant'anni, di qualsiasi gruppo: un jolly capace, da solo, di far meritare al disco almeno cinque punti in più in sede di valutazione finale. Raggiunto il climax, Draw The Line sembra voler accomiatarsi senza colpo ferire, con tre tracce non propriamente memorabili. The Hand That Feeds affonda le sue radici nella black disco, incentrata su un interessante giro di basso a note ascendenti/discendenti al quale le chitarre, affiatate e ficcanti come sempre, cedono volentieri la scena. Non propriamente ponderata, ma ballabile, questa traccia sembra più adatta all'esecuzione dal vivo, al battito delle mani ed all'abbraccio spontaneo, che non allo studio di registrazione. Sight For Sore Eyes è un indovinello funky, elementare nel suo charlie in levare e nel ritornello basico e ripetuto: la linea di basso regge ancora gran parte del peso, ed accompagna in modo sbrigativo alla conclusiva cover di Milk Cow Blues, che già nel titolo richiama, con apprezzabile sincerità ed americano candore, il quadretto bucolico che intende ricreare. La ricetta è più semplice di quella per la preparazione di un uovo sodo, ma il tutto non scade mai nel cattivo gusto, e nel "Going Down" finale sembra volersi anticipare qualche passaggio di quella Love In An Elevator che avrebbe graziato le nostre orecchie di adolescenti dodici anni dopo.

L'impressione, positiva, che rimane al termine dell'ascolto di Draw The Line è quella di trovarsi al cospetto di una band intelligente, attenta, capace di assorbire influenze tra le più diverse, di rielaborarle e di riproporle con onestà, arricchite da un'impronta musicale propria, a tratti originale. Gli Aerosmith si confermano aperti al vecchio e nuovo mondo, culturalmente curiosi, a loro agio con gli stili perchè capaci tecnicamente e prodotti in modo che ogni musicista trovi un suo spazio, ed un suo preciso ruolo nel processo. Se anche le sonorità analogiche non sempre esaltano come dovrebbero il dinamismo di Draw The Line, si intuisce che l'album contiene una buona sostanza -seppure a detta di alcuni inferiore alle uscite precedenti- e ad oggi resiste senza alcun affanno alla sfida del tempo.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
53.21 su 37 voti [ VOTA]
Aceshigh
Lunedì 12 Novembre 2018, 18.28.55
17
Gran bell'album! Difficile fare il tris dopo Toys in the Attic e Rocks, ma ci vanno vicini! Kings And Queens, la title-track e I Wanna Know Why già da sole valgono l'acquisto. Voto 83
Francesco
Sabato 20 Ottobre 2018, 10.20.35
16
Album molto valido, Milk cow blues best track. Anche Kings and queens colpisce al cuore. Sinceramente, da amante degli Aerosmith e dell'Hard Rock in generale, devo dire che lo trovo di gran lunga superiore al sopravvalutatissimo Rocks e al mediocre toys in the attic.
VomitSelf
Lunedì 19 Marzo 2018, 15.56.06
15
Disco sottovalutassimo. Non raggiungerà le vette di "Toys In The Attic" e di "Rocks" ma di certo nemmeno gli abissi di "Rock in a Hard Place" e "Done With Mirrors". Qui ci sono grandi canzoni, 'Kings and Queens' e la title-track su tutte.
venom
Sabato 3 Marzo 2018, 10.19.57
14
Album fantastico basta la sola kings and queen x elevarlo tra i grandi!gli aerosmitj non hanno mai sbagliato un colpo sono una band unica
IRON799
Sabato 23 Gennaio 2016, 18.04.29
13
a leggere la media dei voti dei lettori mi deprimo.... Gli anni d'oro degli aerosmith comprendono questo fantastico album, un po' inferiore ai precedenti ma di ottimo livello.
matteo
Mercoledì 12 Agosto 2015, 13.34.26
12
Ho letto la recensione e sono andato a risentirmelo...voto strameritato. Draw the line non è il disco brutto e scialbo che tanta critica ha definito tale. Ci sono qua e la delle pecche. Per esempio nel solo di Get it Up...o in quello di Sight for sore eyes. Per il resto lo trovo fresco ed esuberante soprattuto nelle prime tre canzoni. Ovviamente menzione a parte per Kings and Queens: uno dei migliori brani del gruppo senza dubbio. Voto: 80/100.
Francesco
Sabato 4 Maggio 2013, 11.13.41
11
Ma quale mezza merda? Questo è un grande album così come tutti quelli realizzati dagli Aerosmith, che non hanno mai sbagliato un album in tutta la loro carriera.
OZZY 13
Domenica 20 Gennaio 2013, 11.44.37
10
Non so perchè ma tale album non mi ha mai entusiasmato... penso proprio sia forse il loro peggiore album... manca proprio di mordente secondo me... trovo addirittura migliori album come Done... e Night... a questo lavoro. Questo lavoro in confronto a Rocks è una mezza merda... provate ad ascoltarli entrambi e ve ne renderete conto subito.
fabio II
Mercoledì 21 Novembre 2012, 11.53.50
9
Ottimo Simone. Joe Perry? beh la frusta è stata accordata direttamente da Jimmy Page: irrinunciabile
Simone
Mercoledì 21 Novembre 2012, 11.37.48
8
Kings and Queen è un capolavoro..che riff.E poi Draw the line è uno di quei pezzi che dal vivo non può mancare mai.Ricordo 2 anni fa all Heineken Jammin Festival come la suonarono bella distorta e potente,con Joe Perry che alla fine butta la chitarra per terra e la frusta con la cinta.Grandiosi.Altro livello.Ma daltronde sono gli AEROSMITH.
fabio II
Mercoledì 14 Settembre 2011, 14.15.16
7
il disco più duro e 'addicted' degli Aero-force one - all'epoca erano più fuori d'un balcone - grande disco e grande 'Kings & Queens'; quando Tyler usa le tonalità medie, come anche in 'Spaced', produce un feeling impossibile da replicare
blackie
Domenica 6 Marzo 2011, 3.01.58
6
album straordinario leggermente inferiore a i 2 mega classici precendenti ma siamo su livelli molto alti!grande lavoro di perry e withford e un tyler spettacolare che in kings and queen raggiunge l apice!
dalfa
Giovedì 17 Febbraio 2011, 17.46.41
5
e straquoto il commento di RIBBON (che ancora non avevo letto) in riferimento al fatto che nella versione dal vivo tratta dal grezzo "classics live" KINGS & QUEENS è ancora PIU' EFFICACE (suonata più fast), ammaliante e struggente rispetto alla versione in studio
dalfa
Giovedì 17 Febbraio 2011, 17.26.17
4
adoro "Kings and Queens"
Matocc
Lunedì 14 Febbraio 2011, 18.05.03
3
straordinari come sempre, ha ragione hellvis nello stupirsi che qualcuno ai tempi abbia etichettato DTL come album deludente... e quoto pure Ribbon su KAQ, semplicemente una delle canzoni più belle della storia dell'hard rock, nonchè la mia preferita del disco -io però adoro questa versione studio dell' LP più lunga rispetto a quella uscita su singolo- e forse dell' intera carriera degli Aerosmith. sublimi anche la title-track e IWKW, ma direi che tutto il lavoro è meritevole di elogi... altra categoria!
hellvis
Lunedì 14 Febbraio 2011, 10.24.29
2
Disco ottimo, incredibile. Negli anni 70 dovevamo essere assolutamente fumati per affermare che questo prodotto era deludente.
Ribbon
Sabato 12 Febbraio 2011, 18.35.49
1
"Kings And Queens" è effettivamente, a mio avviso, il miglior brano della discografia degli Aerosmith...e anche una delle più belle canzoni che abbia mai sentito...devo dire, però, che preferisco di gran lunga la versione contenuta nel "Live Classics"...mezzo tono sopra, più veloce e un po' più graffiante...magnifica anche la cover inserita in un album tributo ai rockers di Boston cantata da Glenn Hughes, con il magistrale Tony Franklin al basso fretless che dà al brano una sfumatura più viscida...
INFORMAZIONI
1977
Columbia Records
Hard Rock
Tracklist
1. Draw the Line
2. I Wanna Know Why
3. Critical Mass
4. Get It Up
5. Bright Light Fright
6. Kings and Queens
7. The Hand That Feeds
8. Sight for Sore Eyes
9. Milk Cow Blues
Line Up
Steven Tyler - Voce, Armonica
Joe Perry - Chitarra
Tom Hamilton - Basso
Brad Whitford - Chitarra
Joey Kramer - Batteria
 
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