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Sonata Arctica - Winterheart’s Guild
( 5405 letture )
Ci sono alcuni dischi che nella storia di un gruppo costituiscono una svolta, un cambiamento dettato dalla decisione di allontanarsi dai lidi amici che avevano portato il successo perché - come spesso accade dopo qualche tempo - all'interno di schemi ormai collaudati iniziano ad intravedersi delle crepe, e se vuoi mantenere un posto di rilievo nella musica di oggi devi rinnovarti o rischi di sparire; altri dischi invece “portano” ai cambiamenti di cui sopra e Winterheart's Guild (terzo full-lenght dei Sonata Arctica) rientra perfettamente in questa categoria: dopo i due centri di Ecliptica e Silence Tony Kakko (unico compositore del gruppo) decise di proseguire lungo la strada del power melodico di stampo scandinavo secondo la formula apparentemente vincente degli album precedenti: doppia cassa martellante, assoli iper-tecnici di chitarra e tastiere (al solito armonizzati gli uni con gli altri), melodie coinvolgenti e toccanti a seconda dei contesti e ritornelli che rimangono in testa in un batter d'occhio.

Missione compiuta dunque? Terzo album riuscitissimo su tre? Non esattamente...
Winterheart's Guild è solo un “buon album” che alterna canzoni stupende come Gravenimage, The Cage, Broken e Victoria's Secret ad altre un po' insipide quali: Silver Tongue o The Rest of the Sun Belongs to Me; per la prima volta anche le ballad sono abbastanza sottotono, non brutte per carità, ma lontane anni luce da capolavori come Replica, Talullah o Last Drop Falls.
Qual è dunque il succo del problema? È che ci troviamo di fronte ad un platter sì apprezzabile, ma che mostra una certa discontinuità e dunque una regressione rispetto al passato, credo dovuta ad al fatto che le idee, pur prolifiche, di Kakko non sono espresse con freschezza all'interno degli stessi stilemi.
Non è un fatto casuale che dopo Winterheart's Guild i Sonata Arctica, abbiano dato alle stampe un buonissimo disco come Reckoning Night in cui hanno cominciato a fare capolino i segni di un cambiamento radicale che si è esplicato definitivamente con Unia e l'ultimo The Days of Grays.
Winterheart's Guild arrivò inoltre in un periodo un po’ particolare per i Sonata, che si trovarono senza un tastierista all'inizio della fase di composizione – per via dell'abbandono di Mikko Harkin – dovendosi cercare rapidamente una soluzione temporanea pur di far andare avanti i lavori (che venne individuata in sua maestà Jens Johansson degli Stratovarius che si occupò delle parti solistiche delle keyboards, lasciando le rimanenti a Tony Kakko).

Mi inoltrerei ora in una descrizione più approfondita delle varie canzoni al fine di meglio evidenziare pregi e difetti di quello che rimane comunque uno dei dischi più amati della band finnica: Nessuna intro questa volta, si parte in quarta con la doppia cassa ad elicottero di Abandoned Pleased Brainwashed Exploited, canzone in pieno stile Sonata con un buonissimo tiro, refrain trascinanti e chitarre dominanti con un riffing non originalissimo ma molto spinto che si alterna ad una breve sezione acustica. Nel complesso un buon pezzo, forse leggermente prolisso.
Rallentamento in vista con il magniloquente intro di tastiere di Gravenimage (sporcato dalla chitarra elettrica) che ci porta verso una delle più belle canzone dell'album che, in un tripudio di accelerazioni e frenate perfettamente scandite dalle soavi note del pianoforte, dal pulsare del basso e da azzeccatissimi assoli di chitarra, ci narra dell'amore perduto di un musicista; la soave chiusa di cozza con quella mazzata sonora che è l'attacco di The Cage (devastante in sede live): trattasi di un up-tempo power senza compromessi in cui spiccano gli assoli di Liimatainen e sopratutto di Johansson, accompagnati dall'incessante doppia cassa di Portimo a 160 bpm e con l'immancabile ritornello che descrive la personale tragedia di un licantropo imprigionato (suggerisco a chiunque lo consideri un tema sciocco, l'ascolto di Fullmoon dall'album Ecliptica).
Rallenta, ma di poco, la successiva Silver Tongue, canzone con un discreto riffing e i soliti buoni assoli, ma con una melodia poco coinvolgente che alla lunga rischia di stancare l'ascoltatore. Nulla di grave, certo, ma ben sotto lo standard a cui siamo stati abituati.
Giungiamo poi a The Misery, prima vera ballad del cd;:voce espressiva, e chitarre acustiche questa volta suonate ad accordi pieni arpeggiati. Buona nel complesso (sopratutto il testo a sfondo amoroso – Tony in questo genere è un maestro) ma purtroppo non in grado di reggere il confronto con le sorelle maggiori più famose.
Dato che una bassa dose di bpm sembrerebbe dannosa per la salute, i Sonata decidono di far ri-decollare Winterheart's Guild con la stupenda Victoria's Secret ( non la nota marca di intimo femminile, ma uno dei loro singoli di maggior successo): la solita doppiacassa (ormai cosa lo scrivo a fare?) accompagna un pezzo dalle melodie vincenti che riesce comunque a mostrarsi quadrato e convincente senza scadere nel commerciale; le linee vocali si snodano intervallate dagli svisi della ormai premiata ditta Liimatainen/Johansson, in una canzone che non scorderete facilmente.
Champagne Bath si apre con delle rapidissime scale di chitarra elettrica (che mi hanno molto ricordato la strumentale Revontulet dal disco Silence) in un up-tempo estremamente tecnico ma che trovo un po' asettico a causa di alcuni virtuosismi fini a se stessi; per dimostrare poi il lato “bipolare” di questo platter arriva l'ottima Broken, mid-tempo molto più lineare ma parecchio più ispirato, con basso convincente, riffing in power chords stoppati e buon accompagnamento delle keyboards... sono sempre le pene di cuore a farla da padrone... ma con classe.
The Rest of the Sun Belongs to Me (inizialmente una bonus track) è una di quelle buone canzoni che non fanno gridare al miracolo ma si lasciano ascoltare volentieri: gran ritornello e ritmo da “problemi alla cervicale” che non può mancare in un disco power che si rispetti.
Lenta e con sporadici effetti elettronici si apre The Ruins of My Life, prima di tramutarsi in pezzo poweroso molto canonico e nel sufficiente, ma vari gradini sotto a (tanto per rimanere in questo cd) The Cage o Victoria's Secret.
Non sono mai riuscito ad apprezzare la conclusiva Draw Me – seconda ballad del disco –, troppo poco ispirata dal punto compositivo (il pianoforte è molto ripetitivo); la voce di Tony non basta a risollevarla e l'unica particolarità è la chicca nascosta alla fine della canzone, ovvero la registrazione audio di un piccolo “incidente” avvenuto durante la session: un uccellino si introduce nella sala disturbando con i suoi cinguettii un divertito Kakko mentre uno dei tecnici insegue la malcapitata bestiola urlandole “Lintuupaisten” (“uccellino fritto” in finnico).

Le considerazioni sulla relativa bontà di questo disco le ho già fatte in apertura, non mi resta che spendere due parole sull'ottima produzione: ben bilanciati i volumi, in evidenza i solismi nei momenti opportuni e basso ben udibile (cosa che non sempre è avvenuta e avverrà nei dischi dei 5 di Kemi).
Concludo solo dicendo che Winterheart's Guild, pur non essendo uno dei punti più alti della carriera dei Sonata Arctica, è comunque una delle tappe fondamentali dell'evoluzione.
Molto carino l'artwork in stile fantasy.
Ogni buon fan dovrebbe possederlo.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
67.81 su 54 voti [ VOTA]
Silvia
Sabato 15 Giugno 2019, 0.17.28
13
@Area, se non ricordo male Tony disse che non vuole fare più pezzi che sacrifichino troppo la voce. Immagino che furono pazzeschi, fra l'altro avranno anche suonato White Pearl Black Oceans che x me è il loro apice, un pezzo struggente, musiche e testi./// Comunque non ho detto che mi piace molto la voce di Tony, x me è un grande interprete e lyricist/songwriter
Area
Venerdì 14 Giugno 2019, 14.39.16
12
@Silvia, Victoria's Secret é il mio pezzo preferito dei Sonata, The Cage probabilmente non la fanno più perché manca Jani Limatainen... non saprei... Io andai a vederli a Milano un anno dopo (periodo Reckoning Night) con i Nightwish durante la tournee di Once e furono pazzeschi.
Silvia
Venerdì 14 Giugno 2019, 13.31.07
11
The Cage e Victoria's Secret sono due perle, soprattutto dal vivo. Peccato che ormai non facciano più la prima
Area
Venerdì 14 Giugno 2019, 12.35.10
10
Il disco con cui mi fecero conoscere i Sonata nel 2003, qualche mese dopo che venne pubblicato. Per me anche il più bello che hanno fatto. I dischi venuti dopo sono stati un po altalenanti secondo me. Comunque in Europa almeno non uscì per la Century Media ma per la Spinefarm, stessa etichetta che fu dei Nightwish
Fabio Yaaaaaaaahhhhhh
Lunedì 30 Gennaio 2017, 23.11.06
9
Mah si dai,78
Fabio Yaaaaaaaahhhhhh
Lunedì 30 Gennaio 2017, 23.09.00
8
Un album che non inserisco tra i primi tre solo per una questione di discontinuità,alternando alcune tracce che si salvano appena a canzoni evocative e che fanno sognare tutt'ora,un esempio il mid tempo Broken,malinconica e riflessiva,la triste The Misery e l'entusiasmante The Cage,che si apre con una tastiera super frizzante e veloce come i nostri ci hanno sempre abiutuato con un ritornello di quelli che si inchioda in testa con la saldatrice...peccato per le altre canzoni,non che siano brutte ma hanno avuto solo la sfortuna di uscire dopo i livelli alttissimi dei primi due album...appena sotto Reckoning Night e a un passo dal podio,assurdo se consideriamo che contiene se non la migliore una delle migliori tre canzoni dei Sonata in assoluto,una certa VIctoria's Secret "LIFE IS WAITING FOR THE ONE WHO LOVES TO LIVE,AND IT IS NOT A SECRET!!!!!
Little
Mercoledì 2 Novembre 2016, 0.24.58
7
Ben fatta la recensione, anche se a mio parere un po' troppo severa, anche nel voto. Vero che la seconda parte del disco può far storcere il naso, ma le prime 8 canzoni sono una scarica di power a livello top. Addirittura, considero la prima parte superiore ad Ecliptica. Victoria's secret e Gravenimage sono 2 tra le 5 canzoni più belle dei Sonata secondo me... 82 ( e solo perché le ultime 3 canzoni non sono il top)
Valerio
Venerdì 16 Settembre 2016, 15.40.32
6
Straordinaria recensione!!! Sottile ed approfondita analisi di questo meraviglioso album. Giusto poi sfatare il mito che dei Sonata come banda/clone degli Stratovarius: chi abbia ascoltato con attenzione i primi album di Kakko sa benissimo che questa etichetta è bugiarda. Giusto poi ricordare che in questi primi album i Sonata hanno raggiunto apici superiori agli stessi Stratovarius, come ben sottolineato dalla recensione. È anche vero che da qui in avanti i Sonata hanno perso la trebisonda e si sono messi a scimmiottare i Queen in modo a dir poco ridicolo …
Stefano
Mercoledì 18 Gennaio 2012, 22.34.48
5
Stupendo, lo adoro; Broken rimane luna delle canzoni dei Sonata Arctica più belle di sempre!!!!!! VOTO: 85
Gemini
Lunedì 21 Febbraio 2011, 21.32.54
4
Il più deboluccio dei primi 3 più classicamente power: però "The Cage", "Victoria's Secret", "Gravenimage" e "The Misery" valgono eccome; il resto viaggia tra alti, basse ed episodi trascurabilissimi... 78 và
Room 101
Domenica 20 Febbraio 2011, 15.19.27
3
@Raptus: a me personalmente The last amazing grays piace molto come canzone (e spero che domenica prossima la facciano dal vivo), come altre dell'ultimo disco del resto (anche se in generale è quello che ascolto meno), devi considerare però che se ti riferisci al voto qui su metallized di TDOG che le recensioni scritte da più persone che hanno opinioni diverse è questo il bello alla fine !
raptus
Domenica 20 Febbraio 2011, 15.04.01
2
Non capisco. Semplicemente non capisco i gusti dei fan italiani dei Sonata Arctica, Broken è bella e un "the last amazing grays" no? Questo disco personalmente non lo apprezzo molto, le canzoni le trovo sotto tono e forzate, cioè scritte nell'onda di Silence ma con meno ispirazione. Broken? Una semi-ballad un po' noiosa... Questo disco è stato (purtroppo) l'ultimo sotto la SpineFarm, forse l'ultimo a contenere dei brani in stile giovanile della band, ma uno dei pochi che non mi dispiacerebbe vendere.
Radamanthis
Domenica 20 Febbraio 2011, 12.55.49
1
Adoro questo disco...ne facessero ancora così i Sonata Arctica sarei ultra felice. Broken è qualcosa di magico!!!
INFORMAZIONI
2003
Century Media Records
Power
Tracklist
01 Abandoned, Pleased, Brainwashed, Exploited
02 Gravenimage
03 The Cage
04 Silver Tongue
05 The Misery
06 Victoria's Secret
07 Champagne Bath
08 Broken
09 The Rest of the Sun Belongs to Me
10 The Ruins of My Life
11Draw Me
Line Up
Tony Kakko- Vocals & Keyboards
Jani Liimatainen- Guitars
Marko Paasikoski-Bass
Tommy Portimo-Drums

Guests:
Jens Johansson- Keyboards Solos in "The Cage", "Silver Tongue", "Victoria's Secret" and "Champagne Bath"
 
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