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Witchunter - Crystal Demons
( 2062 letture )
Mi è capitato in questi ultimi giorni di occuparmi di alcuni gruppi che, a dispetto del tempo che passa, continuano a restare fermamente ancorati al concetto di metal così come lo si intendeva un tempo, vestendolo al più di una lucente corazza sonora frutto delle moderne possibilità di registrazione. Nelle recensioni di questi lavori mi sono trovato a dover ben giudicare gli album in questione per merito di una loro ottima rielaborazione in chiave moderna dei dettami post ottantiani o, di converso, del loro restargli fedeli in un modo talmente credibile e convinto, da risultare ancora piacevole.
Nel caso dei Witchunter -band Abruzzese con alle spalle un demo del 2008, uno split nel 2009 e parecchie esibizioni live- e del loro debutto Crystal Demons però, se è vero che l'assoluta convinzione e fedeltà ai vecchi schemi è indubbiamente genuina ed in grado di arrivare a dignitosi momenti di climax, è altrettanto vero che l'album contiene numerosi ed evidenti difetti congeniti che non posso ignorare. La prima presa di contatto con il booklet di Crystal Demons mette subito le carte in tavola: tutti gli elementi grafici infatti, riportano immediatamente alle prima parte degli anni 80, sia per la scelta dei colori che del layout generale, compresi i font scelti che riportano alla memoria una miriade di dischi del passato. Volendo invece fornire dei parametri di riferimento per la musica dei Witchunter, a dover essere tirati in ballo non possono che essere in primo luogo i nomi di Tygers of Pan Tang e Motorhead e, in seconda battuta, una serie di cult-band quali Grim Reaper, Chateaux e Vanexa -tanto per citarne alcune; fin qui nulla di male dato l'ambito di appartenenza del gruppo.

Allo schiacciare del tasto play del lettore le orecchie dell'ascoltatore vengono subito investite da un arpeggio piuttosto dolce, che poi evolve in un massiccio intro strumentale chiuso dalle urla di Steve Di Leo. Basta già questo breve pezzo per capire di avere a che fare con un gruppo con tutti e due i piedi negli anni 80, e con una registrazione cruda -ma non brutta- che mira a ricreare quella atmosfera. L'avvio delle ostilità vere e proprie però è affidato alla robusta title-track, un pezzo Motorhead-oriented buono per mettere in luce sia le qualità della band -rappresentate dalla grande irruenza e compattezza dei musicisti, alle prese con tempi semplici e di immediato impatto- sia le lacune, queste essenzialmente rappresentate dai palesi limiti vocali dello stesso Di Leo. Il cantato risulta infatti in evidente affanno sui toni medio/medio-bassi e dedito al ricorso a piene mani anzi, a piene corde vocali, ad una serie di acuti spesso e volentieri fuori luogo, ed in ogni caso sempre eseguiti in maniera grezza e senza molto controllo. Devo purtroppo aggiungere che anche la sua pronuncia dell'Inglese lascia troppo a desiderare per essere sottaciuta, ed inoltre, volendo parlare dei testi, il booklet contiene parecchie imprecisioni. Capisco bene che la musica dei Witchunter non è certo concepita per essere raffinata ed elegante, ma se strumentalmente la band si mantiene sempre su un livello comunque accettabile, una prestazione vocale livello demo amatoriale primi anni 80, molto al di sotto delle possibilità ottenibili dal singer stesso con una maggiore tecnica, è troppo evidente per passare in cavalleria. L'album contiene comunque alcuni discreti pezzi come Over the Lightning, o Road Master (questa però solo a patto di non far caso al fatto che è palesemente scopiazzata da un vecchio hit degli Accept) Ready Tonight ("vicina" ai Tygers of Pan Tang) e, se parliamo di heavy più che classico, Princess Of Hell. Da annotare anche la presenza di una dignitosa cover di Hellbound ancora dei Tygers of Pan Tang posta in chiusura del lavoro ed eseguita in maniera rispettosa. Di tutti i brani si può dire che danno l'impressione di poter guadagnare parecchio quando eseguiti dal vivo, dimensione che appare presumibilmente come la più adeguata per i Witchunter.

Se amate l'heavy ultra classico e le sue sonorità vintage, siete abituati al fatto che un brano sia più o meno "ispirato" da un altro precedente, e non badate più di tanto ai contenuti tecnici privilegiando esclusivamente l'immediatezza e la carica emotiva, Crystal Demons potrebbe anche soddisfarvi per un po'. Personalmente dopo trent'anni di ascolti di genere, non posso scusare alcune pecche troppo palesi. Il tempo dei demo spacciati per dischi dovrebbe essere finito da un pezzo, ed anche in ambito ultra classico un minimo di possesso dei fondamentali tecnici di base per suonare uno strumento o -come in questo caso- utilizzare lo strumento voce, è indispensabile per giungere ad un giudizio di sufficienza.



VOTO RECENSORE
59
VOTO LETTORI
57.29 su 31 voti [ VOTA]
Jeff
Mercoledì 19 Febbraio 2014, 18.42.49
2
Tralasciando il discorso testi e pronuncia sto disco sarebbe una cannonata, peccato. Gli do un 75,senza le pecche sopracitate sarebbe stato un 80.
Deranged
Domenica 22 Gennaio 2012, 15.13.27
1
Li ho visti e apprezzati live, tanto da acquistarne il CD... Ma sono d' accordo con Raven. Il cantante spara acuti dove non servono e sono davvero imprecisi. Le canzoni, seppur godibili live, ad un attento ascolto casalingo sono davvero scontate. Ma la cosa peggiore sono i testi... nemmeno col traduttore di google si può scrivere un inglese peggiore! Ma cosa credevano, ce nessuno se ne sarebbe accorto? Come si fa a pubblicare testi così senza farli correggere a qualcuno di competente (suppongo che siano consapevoli di non sapere NIENTE di inglese)!!!
INFORMAZIONI
2010
My Graveyard Productions
Heavy
Tracklist
1. Shadow of the Night
2. Crystal Demons
3. Over the Lightning
4. Speed Killer
5. Road Master
6. Ready Tonight
7. Princess of Hell
8. The Breath of Satan
9. Witchunter
10. Hellbound
Line Up
Federico Iustini (Chitarra)
Steve Di Leo (Voce)
Silvio Verdecchia (Basso)
Andrea Capece (Drums)
 
RECENSIONI
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