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Aerosmith - Rock In A Hard Place
( 5064 letture )
Per alcuni (molti) un album che si può considerare come -parafrasando il detto riguardante la vita coniugale- "la crisi del settimo album"; per altri un lavoro non eccelso, ma in ogni caso di buon livello. Che apparteniate al primo od al secondo schieramento, quel che è certo è che il disco in questione non rappresenta la punta di diamante della produzione targata Aerosmith, caratterizzata sino ad allora dall'immissione sul mercato di una serie di album valutabili tra il buono e l'ottimo, che aveva avuto le sue eccellenze in Toys In The Attic e Rocks. Cosa non funzionò pienamente in occasione della produzione di Rock In A Hard Place? Essenzialmente pesarono due fattori: da un lato le inevitabili conseguenze di una vita ormai quasi fuori controllo, dedita al consumo di stupefacenti ed altro e, in secondo luogo, l'abbandono a pochissima distanza l'uno dall'altro, di due colonne portanti della band quali il duo di chitarristi Perry e Whitford. Perry abbandonò durante le registrazioni del precedente Night In The Ruts per dedicarsi ad un proprio progetto solista, e di lì a poco anche Whitford piantò in asso gli Aerosmith per fondare la Whitford/St. Holmes Band insieme all'ex singer/chitarrista del gruppo di Ted Nugent. L'abbandono dei due non poteva che portare conseguenze pesanti sulla qualità complessiva del songwriting e più ancora sull'esecuzione, specialmente vista la scelta di Tyler di rimpiazzarli con due elementi non di primissimo piano come Rick Dufay e James Crespo. Dei due solo il secondo ebbe un ruolo nella stesura dell'album, proseguendo poi in modo ben più che dignitoso la carriera dopo l'esperienza Aerosmith, assieme ad artisti quali Adam Bomb, Rod Stewart, Meat Loaf e parecchi altri.

Quel che manca a Rock In A Hard Place è sostanzialmente la fantasia, quella fantasia che in particolare Perry era in grado di offrire, che unita al suo stile contribuiva in maniera sostanziale a definire la proposta del gruppo. L'album in realtà parte piuttosto bene, con l'hard rock deciso ed efficace di Jailbait, un pezzo che preso singolarmente non sfigura affatto nemmeno posto accanto alle cose migliori prodotte in precedenza. Più "facile" e decisamente meno importante dal punto di vista qualitativo Lightning Strikes, firmata Richie Supa, con la presenza di Whitford alla chitarra. Evidentemente le session di registrazione furono effettuate prima del suo abbandono. In ogni caso il difetto di questo pezzo è semplicemente la sua banalità, dato che poggia su un riff che non si può certo definire memorabile e che suona come già sentito mille ed una volta. Meglio il singolo Bitch's Brew, con un Tyler più tonico che cerca di ritrovare il timbro migliore degli anni precedenti, tuttavia il periodo di appannamento psico-fisico non gli consente di esserlo pienamente e il ritornello è fin troppo scontato. Bolivian Ragamuffin poteva essere un buon pezzo o perlomeno interessante, ma non riesce mai a decollare, ad avere il coraggio di battere sino in fondo il sentiero tracciato dalla sua idea di base, restando quindi sospeso e privo di mordente. Una occasione sprecata. A chiudere la prima facciata Cry Me A River, brano di Arthur Hamilton pubblicato in prima versione nel 1953. La versione Aerosmith non mi sembra particolarmente riuscita, dato che anche in questo caso si fa ascoltare, ma nulla più, non viene personalizzata, non viene vissuta pienamente. Buona -o perlomeno interessante- Prelude to Joanie/Joanie's Butterfly, che si sviluppa su una durata di circa sette minuti, presentando l'uso iniziale di un allora insolito vocoder, e poi si dipana senza cedere molto al facile hard rock in favore di una struttura musicale più originale. Un brano diverso dal solito, e proprio per questo da segnalare come uno degli episodi più riusciti dell'album. A metà tra hard rock'n'roll e boogie vecchio stampo Rock In A Hard Place (Cheshire Cat), che ha anche il merito (od il demerito, a secondo dei punti di vista) di introdurre alcuni degli elementi che caratterizzeranno il sound del gruppo negli anni seguenti. Scialba e senza nerbo Jig Is Up, mentre risulta piuttosto commerciale e poppeggiante Push Comes To Shove, con un Tyler tutto sommato né carne né pesce.

Un disco nel complesso lontano dai migliori standard degli Aerosmith, funestato da abbandoni importanti, da una condizione precaria, da una certa mancanza di coesione e dalla voglia/necessità di essere più facile del solito, e che tuttavia contiene del buono. Probabilmente se fosse stato pensato, sviluppato ed inciso dalla formazione originale sarebbe venuto fuori molto più strutturato ed efficace, ma è solo una ipotesi non verificabile. Quello con cui abbiamo a che fare è un album che si mantiene semplicemente oltre la linea di galleggiamento, evitando alla barca di Tyler di affondare, ma senza possibilità di manovrare, di scegliere una destinazione, lasciando il vascello in balia delle onde in attesa di essere rimorchiato verso il porto più vicino per poi riprendere il mare in condizioni normali. Peccato.

ps - Tra gli ingegneri del suono c'è un certo Tony Bongiovi, fondatore dei Power Station Studios e cugino di Bon Jovi.



VOTO RECENSORE
61
VOTO LETTORI
43.2 su 30 voti [ VOTA]
Max1
Martedì 24 Marzo 2020, 20.22.15
18
Non da grande fan degli Aerosmith, forse questo è l'album che mi piace di più! Magari avrà deluso i fan della line up originale e delle sonorità di Perry, ma qui ci trovo un balzo in avanti in termini di evoluzione del suono e dello sviluppo dei brani...purtroppo il progetto "innovativo " è durato troppo poco..avei voluto avere ulteriori conferme con un album successivo.
Jyorg
Martedì 24 Marzo 2020, 19.22.29
17
Ottimo album voto 85. d'accordo con Francesco
Francesco
Sabato 27 Ottobre 2018, 12.03.05
16
Lo preferisco di gran lunga a Toys in the attic e a rocks che -non mi importa di dare un giudizio atipico- sono forse gli album che mi sono iaciuti meno della loro discografia. Io rock in a hard Place lo metterei al secondo posto fra gli album scritti da loro nella prima decade. Ovviamente il disco di debutto è imbattibile, semplicemente perfetto.
jaw
Domenica 4 Febbraio 2018, 11.48.24
15
Non tra i migliori della band perche' manca Joe Perry, sto aspettando il nuovo ho ascoltato il singolo, una bomba
leonardo
Giovedì 21 Maggio 2015, 11.15.40
14
questo album a me è piaciuto , abbastanza vario
Francesco
Giovedì 1 Maggio 2014, 20.49.59
13
Blackie: sei troppo severo nei confronti di Done with mirrors che è un album bellissimo...
Andy \\\'71
Mercoledì 14 Novembre 2012, 8.10.41
12
Secondo me il voto è impietoso,non è il migliore,ma almeno 70/75 se li becca!
blackiesan74
Giovedì 21 Luglio 2011, 21.20.49
11
Uhmm... il giudizio dato nella recensione non mi trova d'accordo, soprattutto per quanto riguarda "Lightning Strikes", che considero il brano di punta dell'album. Ma anche altri pezzi si fanno ricordare, come "Bitch's Brew", "Rock In A Hard Place", "Joanie's Butterfly"... e credo che sia proprio la fantasia a farla da padrone in questo disco: i pezzi non si assomigliano l'uno con l'altro (esattamente come negli altri dischi degli Aerosmith), mantenendo quindi il "marchio di fabbrica" del gruppo. Di certo la mancanza di Perry e Whitford si fa sentire a livello di coesione (ma si nota più nei concerti che in studio), e non sto affermando che sia il miglior album degli Aerosmith; ma di certo non è il peggiore.
Francesco
Venerdì 8 Luglio 2011, 21.47.35
10
Questo è l'album più "heavy metal" degli Aerosmith. Come si fa a dare 61 a un disco del genere? Un album ingiustamente sottovalutato...ci sono delle mazzate sonore come Jailbait, Lightning strikes, la title-track...
Giuseppe
Martedì 29 Marzo 2011, 11.49.30
9
Sicuramente uno dei migliori album della Band! Non bisogna lasciarsi influenzare dall' abbandono dei 2 chitarristi originali. Rock un a hard place è un album bellissimo.
Khaine
Mercoledì 16 Marzo 2011, 12.29.30
8
@ oblivion: non è che ti sei perso qualcosa, è che sei accecato dal rimorso e dall'invidia. Se speri di vendicarti mettitela via
jek
Mercoledì 16 Marzo 2011, 11.30.29
7
ammazza che figura di cacca! XD
oblivio
Mercoledì 9 Marzo 2011, 8.45.58
6
ah, non solo! vedo anche che in questa settimana sei pure diventato caporedattore della redazione A! SImpatica la storia, mi sono perso qualcosa?
blackie
Domenica 6 Marzo 2011, 2.55.41
5
amo da morire gli aerosmith e comunque considero rock hard un album disgnitoso non all altezza dei precedenti ma alla fine meglio di done with mirror.....che considero veramente una merda.
oblivio
Lunedì 28 Febbraio 2011, 10.27.14
4
@zarathustra: "Perry&Tyler dovrebbero sempre dare qualcosa in più": forse che Perry non ci sia su questo disco, quindi non suona e non ha partecipato alla scrittura dell'album (c'è anche scritto 2 volte nella recensione, tra l'altro)??? e tu saresti anche un recensore di questo sito? complimenti!
Zarathustra
Domenica 27 Febbraio 2011, 11.59.56
3
Non sembrano neanche loro da quanto è piatto sto disco...intorno alla sufficienza, ma cavolo, Perry&Tyler dovrebbero sempre dare qualcosa in più.
hm is the law
Sabato 26 Febbraio 2011, 13.56.43
2
Disco sufficiente concordo con l'analisi di Raven
Matocc
Sabato 26 Febbraio 2011, 13.27.01
1
album piuttosto piatto, non mi prende assolutamente e soprattutto una volta ascoltato non lascia nulla di sè. qui gli Aerosmith hanno fatto il compitino, ma lo hanno sbagliato. insufficiente.
INFORMAZIONI
1982
Columbia Records
Hard Rock
Tracklist
1. Jailbait
2. Lightning Strikes
3. Bitch's Brew
4. Bolivian Ragamuffin
5. Cry Me a River
6. Prelude to Joanie
7. Joanie's Butterfly
8. Rock in a Hard Place (Cheshire Cat)
9. Jig Is Up
10. Push Comes to Shove
Line Up
Steven Tyler - Lead Vocals, Harmonica, Percussion
Jimmy Crespo - Guitar, Backing Vocals
Rick Dufay - Guitar
Tom Hamilton - Bass
Joey Kramer - Drums, Percussion
 
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