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Dimmu Borgir - Puritanical Euphoric Misanthropia
( 6718 letture )
Quando ci si trova di fronte ad un’opera di grandi proporzioni la prima azione che si può fare per riuscire a relazionarsi con essa in modo adeguato consiste nell’attribuirle il giusto contesto, per potersi inserire nel substratum che l’ha generata e dunque afferrare le ragioni del suo essere

A distanza di dieci anni dall’uscita di Puritanical Euphoric Misanthropia mi ritrovo a dover capire le motivazioni che hanno indotto i Dimmu Borgir a creare un disco che ha segnato una svolta così netta con il passato dividendo nettamente la scia dei fan, che da un lato lo hanno osannato mentre dall’altro lo hanno fortemente criticato.
Innanzitutto torniamo indietro nel tempo, al periodo antecedente la composizione e la registrazione dell’album. Al termine del tour di Spiritual Black Dimensions la formazione norvegese si trova a dover fronteggiare la defezione del batterista Tjodalv, membro storico e fondatore della band insieme Silenoz e Shagrath, a cui si aggiungono l’uscita di scena del bassista Nagash e il licenziamento del chitarrista Astennu.
Necessariamente per rimpolpare le proprie fila i tre membri (Shagrath, Silenoz e Mustis che si è unito al gruppo solo dal precedente disco) rimasti sono costretti ad un reclutamento massiccio che comporta l’entrata di Nicholas Barker (precedentemente membro dei Cradle Of Filth) alle pelli, ICS Vortex (qualcuno ha detto Arcturus o Borknagar?) al basso e Galder (meglio conosciuto con il monicker Old Man’s Child) alla sei corde.
La nuova line-up conta una serie di musicisti di grande talento i cui differenti contributi alla scena mondiale sono innegabili ed ognuno di essi fornirà il proprio apporto in fase di composizione, introducendo nei brani anche elementi non presenti in passato. Un’ulteriore novità risiede nel fatto che per la prima volta nella loro storia i Dimmu Borgir decidono di registrare avvalendosi di un’orchestra (la Gothenburg Opera Orchestra) anziché dei suoni campionati delle tastiere.
Infine, per un salto di qualità ancora più netto, il sestetto si affida alla registrazione di Fredrik Nordström, nome altisonante nella scena svedese per aver dato alla luce album del calibro di The Jester Race, The Gallery, Slaughter Of The Soul e Blackwater Park, giusto per citare alcuni nomi.
Riordinando così tanti ed eterogenei ingredienti, constato che il piatto che si appresta ad uscire dalle cucine dello chef Nordström appare più che mai succulento.

L’ouverture del nuovo platter viene affidata all’orchestrale Fear And Wonder che prepara la bocca ai sapori delle dieci portate in cui si suddivide Puritanical Euphoric Misanthropia. L’intro si sviluppa giocando sul contrasto tra il carico tensionale e i momenti in cui le sinfonie degli archi si fanno più ariose, lasciando l’ascoltatore con il desiderio di gettarsi a capofitto sul banchetto.
È ora il turno di Blessings Upon The Throne Of Tyranny. Ed il massacro ha inizio.
Le note delle asce giungono alle orecchie come un fiume di coltelli, squarciano ogni velo, sostenute da un drumming furioso che sembra voler triturare le pelli. Bisogna riconoscere che i Dimmu Borgir non hanno mai avuto un simile impatto sonoro prima d'ora:

Questo disco è un'autentica nera valanga

In circa un’ora di musica ci si ritrova incollati alla sedia e ingozzati a forza da una serie di brani in the face, non c’è il tempo di deglutire uno dei bocconi sanguinolenti che il convivio prosegue alternando squisitezze dal sapore deciso a finezze dalle inflessioni più delicate, il tutto accostato con notevole buongusto e occhio critico a servire delle pietanze esteticamente invitanti.
La parte ritmica fa venire l’acquolina in bocca: Nicholas Barker sminuzza clinicamente con il doppio pedale e macella a colpi di blast beat dalla precisione chirurgica, facendosi forza delle cinque pulsanti corde di Vortex che ribollono con veemenza. Aggiungiamo una presa di string skipping secondo la ricetta di Galder e una buona dose di nerborute pennate miscelate sapientemente da Silenoz e il piatto acquista un sapore rotondo e persistente. Per la nota speziata ci facciamo assistere dalle parti orchestrali e dai suoni sintetici di Mustis che lusingano il palato conferendo sentori multiformi ai brani.
Infine per gustare appieno ciò che ci viene servito è fondamentale scorgere l’eufonico contrasto all’interno della portata, contemplando il sapore asprigno dello scream di Shagrath (sostenuto in sporadici episodi da una punta di growl) in contrapposizione alle amabili vocalità di Vortex.

Ciò che i Dimmu Borgir offrono con questo disco è un complesso amalgamarsi di sonorità differenti, infatti spesso all’interno di uno stesso brano troviamo una moltitudine di sfaccettature. Viene alla luce un lato più violento fatto di ritmiche ustionanti, impresse con violenza sulla pelle, in tracce come Blessings Upon The Throne Of Tyranny, Kings Of The Carnival Creations e The Maelstrom Mephisto ma sono presenti anche episodi in cui la componente sinfonica prende il sopravvento senza mai risultare stucchevole, ad esempio in Hybrid Stigmata e Sympozium. Addirittura in alcune occasioni le linee di tastiera si spingono verso i lidi sonori di Spiritual Black Dimensions in Indoctrination e Absolute Sole Right. Ma non è finita qui: se da un lato le sezioni strumentali classiche richiamano al passato, dall’altro l’abbandono delle parti di pianoforte (decisamente ridimensionate in questa release) in favore dei suoni più freddi dei synth guarda al futuro, in particolare l’operato di Mustis riesce a plasmare atmosfere tetre e glaciali degne di un avvenire apocalittico. Questa caratteristica contribuisce a creare una nuova dimensione nel suono della band, che guarda maggiormente alla modernità fino a spingersi ai limiti dell’industrial nella più sperimentale Puritania in cui sono stati inseriti anche dei campionamenti.
Dal punto di vista tecnico la prestazione della band è di ottimo livello e non si può dir di meno dell’aspetto compositivo, seppure non è esente da qualche neo per quanto riguarda la lunghezza e la complessità dei brani. In alcuni episodi infatti può risultare un po’ difficoltoso seguire appieno lo sviluppo di una lirica dovendo fare i conti con numerosi cambi di tempo e stacchi che alla lunga possono risultare un po’ dispersivi. Altro particolare che non incontra tutti i palati è l’uso di parti vocali filtrate di Shagrath, che in qualche occasione sono un po’ abusate.
A differenza di tutti i predecessori questa uscita si presenta come un lavoro che necessita di una profonda analisi, non solo dal punto di vista musicale ma anche da quello testuale. Troviamo infatti un impianto lessicale più articolato che si sposta verso tematiche antireligiose fin dalle prime parole:

Infected by invalid behaviour
While capturing the stench of divine putrefaction
Confess to slavery for the world saviour
Give praise and inhale the corruption


Ma anche odio, disprezzo, cinismo e aggressività trovano spazio nel manifesto intransigente dei Dimmu Borgir, miscelati a volte con richiami filosofici. Solo nella parte finale del disco l’atmosfera si stende leggermente virando verso toni più melodici fino a lasciarci con Perfection Or Vanity, un epilogo carico di epicità e malinconia che conclude degnamente il percorso musicale.
Da segnalare infine che nell’edizione speciale del disco sono presenti due brani extra: Devil’s Path (2000) e Burn In Hell. Il primo non è altro che la riregistrazione del brano contenuto nell’ep omonimo del 1996 con l’aggiunta di una parte iniziale a base di chitarre pulite, il secondo invece è una cover. Entrambe le tracce staccano dallo spirito dell’album ma nel complesso risultano piacevoli.

Per molte ragioni Puritanical Euphoric Misanthropia può quindi essere considerato una pietra miliare nella carriera della band norvegese, poiché segna una svolta significativa nell’approccio alla composizione dei brani e nel contenuto degli stessi. Si tratta di un lavoro dalla grande complessità ma ricco di idee e intriso di un’aggressività che rende i brani micidiali all’ascolto senza che si rivelino superficiali. Tuttavia fare un paragone tra questo album e uno dei precedenti mi sembra una mossa azzardata, poiché mettono in luce aspetti diversi ma ugualmente grandiosi di una band che negli anni ha saputo innovare il proprio repertorio ed esplorare sonorità nuove interpretandole sempre con uno spirito peculiare.

Gustatevelo, ma solo dopo aver sciacquato la bocca dai pregiudizi



VOTO RECENSORE
84
VOTO LETTORI
66.38 su 65 voti [ VOTA]
Smoking Snake
Venerdì 30 Marzo 2018, 21.43.59
31
Secondo me EDT, PEM e DCA sono i dischi migliori della band, davvero fantastici. I singoli del nuovo album invece sono decisamente deludenti, ho paura che uscirà una roba in stile Abrahadabra purtroppo...
Aceshigh
Lunedì 6 Novembre 2017, 13.36.55
30
Uno dei migliori album della loro discografia. Certo, la produzione fin troppo raffinata e poco 'black' può far storcere il naso, ma poi alla fine quello che conta sono i pezzi e da questo punto di vista a mio avviso il livello è molto alto. Voto 90
LexLutor
Domenica 15 Gennaio 2017, 19.11.30
29
Un bel discone. In linea col predecessore, giusto una virgola inferiore a SBD. E i chitarroni ci stanno tutti visto che si parla di Black METAL. Voto 80
Anonimo
Venerdì 12 Agosto 2016, 12.19.37
28
Album fantastico, soprattutto Kings of the Carnival CreatIon.
francesco666
Venerdì 4 Marzo 2016, 21.21.41
27
Per me l' ultimo album che merita davvero è Spiritual black dimension !!!!.......i veri Dimmu si spengono qui e le produzioni leccate e i chitarroni Death-trash non centrano un tubo coi primi veri Dimmu che sapevano creare atmosfere oscure e affascinanti e che non torneranno più ai fasti di un tempo!!!.....voto a Puritanical euphoric misanthropia 55, davvero indigeribile e poi Barker alla batteria è proprio fracassone!!!
Ragnarok 79
Sabato 9 Novembre 2013, 12.26.11
26
Un capolavoro!
Danimanzo
Venerdì 18 Ottobre 2013, 12.51.29
25
Ricordo che quando uscì ( 2001 ) non si era mai sentito nulla del genere in ambito estremo. Ricche orchestrazioni unite ad una brutalità e ad una tecnica non comuni nel sottogenere black metal ( anche se chiaramente questo non è un album appartenente a tale categoria ). A distanza di anni, lo considero ancora un grande disco di una band in stato di grazia e quando lo ascolto ammetto che è sempre una bella mazzata sui denti. Voto: 90
Enrico
Sabato 19 Gennaio 2013, 4.54.29
24
Beh Blessing upon... è una fucilata nei coglioni, la migliore dell'album
Stefano
Lunedì 10 Settembre 2012, 23.15.46
23
E' il disco di svolta, il giro di boa che cambia le coordinate di suono-produzione ed ambizione del gruppo che drizza il tiro puntandolo dove molti non s'aspettavano. Diciamolo, fino ad allora una carriera impeccabile, dischi da brivido in un periodo che il genere latitava sia d'idee che d'inventiva e lì alla fine del millennio il black da gloria underground ch'era nato s'esauriva nell'auto parodia e nel miserevole auto citazionismo in tutto con l'aggravante di gruppi che inflazionavano il genere i quali avevano ben poco a che fare col genere se non esportare il trand per apparire. Mancanza d'ossigeno quindi, nessuno propone nulla di nuovo e il tutto si stabilizza come cariatidi nel tempo; desolante, davvero, ma cio' è sempre accaduto, e i Dimmu l'hanno capito. Aveva senso procedere sulla direttiva di SBD? No. Riproporre quegli schemi non avrebbe portato a niente (seppur eccelenti). PEM sprizza di una produzione mai sentita prima: pulita e gelida, tagliente ed incisiva come non mai; attualissima tutt'oggi a distanza d'un decennio buono e su cio' si baserà l'escurs produttivo dei Dimmu del nuovo millennio. La colonna d'orchestra è in totale simbiosi col gruppo e dove appare e' un fomento di goticismo barocco talmente evocativo da richiamare piu' e piu' volte Prokofiev; influenza che divverrà tracotante in DCA (Eradication Instict Definied giusto per intendere) ma qui' non siamo nè troppo complessi come nell' LP successivo nè troppo sobri come in ISD ; Qui si ha il perfetto bilanciamento tra un black moderno che non rinnega assulotamente niente alle vecchie gllorie con uno screamiong devastante ( e che migliorerà sempre di piu') , una componete sinfonica ch'esalta quanto basta per rendere realmente MALIGNO il brano dandoli connotati devvero sanguinei. Dico maligno perchè so ch'è un termine abusato dai Dimmu, TROPPE volte usato in dischi che questa caratteristica non l'avevano affatto, e che tuttavia viene dato in primis per descrivere il gruppo. Ma qui la faccenda è diversa i brani sono un vero vominto nero di paura e rabbia e il duello Shagrat/ Vortex è d'antologia, Mustis ha delle trovate con le sue Keyboards presenti in ogni brano che non hanno NULLA ad invidare al '97 e il Drumming..beh..una cosa devastante: rasenta la perfezione. In sintesi un disco moolto meno complesso di DCA ma proprio per questo più diretto e ascoltabile. Il punto è che il disco sin dal 1o ascolto si capisce TUTTO e subito a differenza dell'iniziale caos compositivo di DCA (problema che sparisce col tempo...bel disco ma veramente complicato!!!!) e permettetemi i brani piu' semplici si' a DCA ma hanno un phatos e un atmosfera unica che nel platter sucessivo sempbra soffocare tra un'insistenza orchestrale imperiosa come poce e un'esplosione d'idee da parte dei 6 mebri davvero incredibile...Perchè paragono il disco a quello sucessiovo e no a quello antecedente? Perchè è cambiato la direttiva musicale PEM è un vero spartiacque nall discografia dei Dimmu che segna un prima e un dopo e forse proprio per questo che non è stato accolto unanimamente (tant'è che questa recensione -non vorrei sbagliare- è stata riscritta, boh..) come DCA disco che senza PEM non sarebbe esistitocon questo disco i Dimmu fanno 2 cose: 1-congedano il loro passato ai posteri e prendono i remi verso il nuovo millennio dando alle stampe il loro disco migliore degli ultimi 10 anni (e secondo forse solo a..lo sapete..) 2-Inaugurano una nuova commistione di suono e intesa nella forma canzone che durerà abbastanza tato da divenire il periodo piu' longevo di stabilità artistica e di line-up della band ( 8 anni e piu') non male se si considera il suo passato.. quindi Dal 2001 verso il tanto discusso ISD (sbagliare è umano perseverare è diabolico..suvvia ragazzi si sono tirati lo sfizio di fare un disco "semplice"). Termino con il VOTO: 91.... Gli darei di più perchè merita davvero, ma sarebbe una cosa troppo soggettiva alzare il voto....di dischi come questo oggigiorno bisogna cercarseli molto lontani dai fari delle grandi label..in un qualche modo e' un epoca che termina.
fabriziomagno
Venerdì 1 Giugno 2012, 19.02.52
22
album figo e con un singolo paraculo come puritania, impossibile da non cantare...quando lo comprai, appena uscito, lo ascoltai tantissimo, ora ne conservo un buon ricordo.
lux chaos
Venerdì 4 Maggio 2012, 21.50.55
21
l'inizio della fine di un gran gruppo...
il vichingo
Lunedì 20 Febbraio 2012, 18.20.00
20
A parte Kings Of The Carnival Creation e The Maelstrom Mephisto (incredibile Vortex in questa canzone) non mi piace molto.
Enrideath
Giovedì 22 Dicembre 2011, 15.44.35
19
A parte Kings of the Carnival Creation e Perfection or Vanity non mi dice nulla
Michele
Mercoledì 2 Marzo 2011, 20.35.03
18
@GioMasteR : Figurati,ho provato comunque a riascoltare questo disco...non sono riuscito ad andare oltre metà canzone Eh oh,io ci ho pure provato LOL
AL
Martedì 1 Marzo 2011, 17.21.00
17
il mio primo disco dei DB.. ero curioso di ascoltarli e devo dire che gli ho trovati un discreto gruppo e questo album è buono. peccato che poi han fatto tante ciofeche...
GioMasteR
Martedì 1 Marzo 2011, 13.10.51
16
Ero curioso di capire il perchè, tutto qui. Non pensare che sia una critica ma la cosa bella delle recensioni è che qui sotto si può discutere sui vari aspetti di un disco e il confronto (con osservazioni costruttive) con i lettori personalmente lo trovo costruttivo
Michele
Martedì 1 Marzo 2011, 10.25.22
15
@Giomaster : Semplicemente uno lo trovo meglio scritto (non è che mi faccia impazzire Death Cult Armageddon,ma almeno si lascia ascoltare dall'inizio alla fine).
tenebra occulta
Martedì 1 Marzo 2011, 0.11.09
14
Dopo aver adorato Spiritual Black Dimension trovai questo successivo capitolo parecchio differente. Produzione super pompata, ritocchi nel songwriting, un nuovo corso insomma, ma continuavano ad avere qualcosa da dire. E il disco, ad oggi, spettina ancora che è un piacere. Sarà l'ultimo però degno di essere ascoltato e goduto. Purtroppo, col lavoro successivo cadranno in un buco nero di creatività dal quale non usciranno più. Bella rece, voto 80.
GioMasteR
Lunedì 28 Febbraio 2011, 16.34.17
13
@Michele: Death Cult Armageddon è praticamente il proseguimento naturale di Puritanical Euphoric Misanthropia, non capisco che differenza ci trovi tra i due dischi..
Michele
Lunedì 28 Febbraio 2011, 15.42.45
12
Io l'ho sempre detto : dei Dimmu Borgir mi piacciono solamente gli Intro,poi il resto è fuffa (IMHO,eppure adoro gli inserti sinfonici usati da molte band,sarà che proprio non fanno per me). Il migliore,per me,resta Death Cult Armageddon,ditemi quello che volete,ma è l'unico che riesco ad ascoltare dall'inizio alla fine senza stufarmi...
Mastica
Domenica 27 Febbraio 2011, 21.45.23
11
Il primo disco di merda dei Dimmu Borgir. Non l'ultimo, visto che da qui in poi non ne hanno azzeccata più una.
Franky1117
Domenica 27 Febbraio 2011, 2.20.55
10
uno dei pochi dischi black che riesco ancora ad ascoltare, forse perchè poi tanto black non è.Notevoli blessing, king of the carnival creation, sympozium e le stupende intro e outro
IWANTOUTKISKE
Sabato 26 Febbraio 2011, 16.57.51
9
disco sufficiente....l'inizio di una clamorosa discesa....andate a lavorare dimmu
andrea
Sabato 26 Febbraio 2011, 14.18.28
8
santamerda, quanti ricordi! adoro questa sezione di recensioni "from the past"...
hm is the law
Sabato 26 Febbraio 2011, 14.00.49
7
Album stupendo voto giusto!
Moro
Sabato 26 Febbraio 2011, 13.15.55
6
Spiritual Black Dimension era incredibilmente barocco ma non si avvaleva di una registrazione/produzione azzeccata. La metà dei riff di quell'album sono inestricabili e le potenzialità di Mustis non emergono affatto. Inoltre l'ho sempre trovato un po' troppo sovraccarico. Se dovessi ascoltarlo oggi per la prima volta, probabilmente distinguerei difficilmente i brani. Peccato che lo sentii praticamente quando uscì e ormai l'ho imparato a memoria =) In linea del tutto personale posso dire che Spiritual è sicuramente uno degli album black più sottovalutati. Per andare invece a Puritanical: è il perfetto trademark dei Dimmu Borgir; la vera re-invenzione. Ammodernamento ma conservazione. Non c'è un brano, uno, che sia sottotòno in questo album. Neanche tanta plastica: all'epoca erano sonorità nuove, ben pochi ce l'avevano e ben pochi riuscivano a sfruttarle senza rimanere schiavi "della nuova pomposa e succulenta produzione" (vedi Old Man's Child che da quell'anno composero ESCLUSIVAMENTE dischi all'ombra dei Dimmu Borgir). Confermo il voto.
GioMasteR
Sabato 26 Febbraio 2011, 13.11.04
5
@Undercover: perchè te ne dovrei volere? Ho scritto in premessa che è un disco che divide le opinioni! A me piace ma posso capire che qualcun altro non lo apprezzi, anzi sono curioso di sentire le diverse ragioni purchè siano motivate. Trovo un pò ridicolo invece che dopo 3 voti ci sia qualche simpaticone che mette 1 o 10 per far calare la media del voto lettori, perchè per quanto possa pesare l'idea di base del disco dare 1 corrisponde a dire che i Dimmu Borgir non sanno nemmeno suonare.
enry
Sabato 26 Febbraio 2011, 12.58.07
4
Per me l'ultimo grande disco dei DB, inferiore ai precedenti ma superiore ai successivi. 'Puritania', da molti ritenuta la pietra dello scandalo, mi è sempre piaciuta e la considero una delle migliori del disco. 80/100
Undercover
Sabato 26 Febbraio 2011, 12.31.12
3
Non me ne voglia il recensore ma lo trovo un album mediocre, alquanto plastificato e già troppo direzionato più a vendere che al concentrare la classe dei musicisti in qualcosa che si possa considerare artistico. L'ultimo disco che riesco ad apprezzare è quello che lo precede dove peraltro Vortex era un guest, parlo di "Spiritual Black Dimension". Giusto esaltare l'operato di Mustis come dell'ultimo arrivato già citato, però nel complesso non ci sono pezzi che mi son rimasti impressi, i sinfonismi li preferivo più oscuri e vedi una "The Mourning Palace" quella si che mi colpì al tempo, decadenza pura.
Bloody Karma
Sabato 26 Febbraio 2011, 10.47.50
2
qualche brano di alta classe, ma tanta plastica...
jeffwaters
Sabato 26 Febbraio 2011, 10.38.26
1
Album da paura,è stato il mio primo disco,poi però sono passato di piu a ritmi thrash,ma questo è un cd black veramente stupendo,voto un pò basso
INFORMAZIONI
2001
Nuclear Blast Records
Black
Tracklist
1. Fear And Wonder (Intro)
2. Blessings Upon The Throne Of Tyranny
3. Kings Of The Carnival Creation
4. Hybrid Stigmata - The Apostasy
5. Architecture Of A Genocidal Nature
6. Puritania
7. Indoctrination
8. The Maelstrom Mephisto
9. Absolute Sole Right
10. Sympozium
11. Perfection Or Vanity
12. Devil's Path
13. Burn In Hell
Line Up
Shagrath - Vocals
Silenoz- Guitars
Galder - Guitars
ICS Vortex - Bass, Clean Vocals
Mustis - Synths
Nick Barker - Drums
 
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