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Antimatter - Saviour
( 3608 letture )
Il mondo dei fantasmi è quello che non abbiamo finito di conquistare;

è il mondo del passato, mai quello dell’avvenire.

Progredire avvinghiandosi al passato

è come trascinarsi dietro una palla e una catena.

Henry Miller


Niente meglio di questa massima di uno degli scrittori più discussi del Novecento potrebbe descrivere ciò che portò nel 1998 Duncan Patterson a lasciare la band di cui era stato fondatore ed importante songwriter. Il fantasma del passato è quello che campeggia sulla copertina del suo ultimo disco con gli Anathema, quell'Alternative 4 pesantemente macchiato del suo sangue che segnò la svolta completamente gothic dei Liverpooliani. D'altra parte procedere con la premiata ditta dei fratelli Cavanagh, la quale cominciava a dare pesanti segnali su come avesse voluto intraprendere il proprio futuro musicale, avrebbe voluto dire mettere un deciso freno alle velleità artistiche di Patterson.
Fu così che Duncan, dopo aver ascoltato alcune demo del chitarrista/cantante Mick Moss, decise di intraprendere insieme a quest'ultimo il progetto Antimatter.
Un progetto tutto sommato inusuale, non solo sotto il profilo prettamente musicale: Patterson e Moss si dedicarono alla stesura dei pezzi in maniera indipendente l'uno dall'altro (cosa che accadrà anche per i successivi 2 album), tanto che gli Antimatter potrebbero tranquillamente essere considerati come uno split project.
Saviour, il primo parto di questa collaborazione, andò oltre ogni ragionevole aspettativa, non tanto per la qualità finale (comunque alta) del prodotto quanto per la proposta a dir poco spiazzante del duo inglese.
Rock? Non solo.
Elettronica? Certamente.
Acustica? Giusto un po'.
Ambient? Forse...
Trip hop? Bingo!
E' proprio il genere musicale nativo di Bristol a costituire l'anima pulsante del disco: le basi elettroniche e la drume machine sono le fondamenta oscure ed oniriche che sorreggono le parti vocali, variamente effettate ed ingegnerizzate, affidate a Michelle Richfield e Hayley Windsor.
Ma non finisce qui, l'apporto delle altre componenti citate è comunque massiccio: bassi cupi, archi, synth di vario tipo e persino (!) chitarra elettrica riescono a diversificare in maniera determinante il sound degli Antimatter, diversamente staremmo qui a parlare di un semplice clone dei pionieri Portishead e Massive Attack.
Eppure, a fronte di questa galassia di componenti ed influenze, le strutture e gli arrangiamenti rasentano il minimale: il grande merito del duo inglese non è stato quello di riunire influenze provenienti da diversi mondi musicali (anche il gothic dei fratellastri Anathema) bensì quello di farlo in maniera dimessa ed elegante, quasi in punta di piedi. Dark-pop direbbero alcuni, e non sarebbero neanche tanto lontani dalla verità.
La varietà dei 9 pezzi contenuti è anche diretta conseguenza delle scelte compositive autonome da parte del duo: oscure, angoscianti ed asettiche le tracce di Patterson; delicate, avvolgenti e malinconiche quelle di Moss (il quale, in un paio occasioni, fornisce anche una discreta prova dietro il microfono). L'album si snoda così fra ritmi pulsanti e rallentati (Saviour, Holocaust), momenti onirici e sensuali (Psalms, God is Coming), ariose aperture melodiche (Over Your Shoulder, The Last Laugh), per chiudere in un delirio di ansia e claustrofobia (la fantastica Going Nowhere).

Nove ballate di rarefatta eleganza che affondano nell'angoscia della dark-wave, pescano a piene mani dal gothic e si vestono dell'ossessività tipica della techno.
In seguito gli Antimatter abbandoneranno progressivamente questa (meravigliosa) strada, fino alla dipartita di Patterson (l'unica mente geniale del progetto a parere di chi scrive); il solo Moss approderà ad un rock malinconico prevalentemente acustico, sì di pregio ma orfano della magia e della perversa intelligenza che animano questo oscuro gioiellino.
Un disco che non ha spostato di una virgola le sorti della musica, ma che vale la pena riscoprire assolutamente.



VOTO RECENSORE
77
VOTO LETTORI
54.28 su 38 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 15.56.29
7
Per capirci: voto 85
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 15.56.14
6
Tra Anathema e il trip hop. Album dalle atmosfere magiche
andrea
Lunedì 7 Marzo 2011, 16.11.55
5
e che commento di classe!
andrea
Domenica 6 Marzo 2011, 17.08.04
4
secondo me invece ben oltre massive attack e portishead bellissimo davvero, anche se ho sempre preferito Lights Out, tra i due. do 80 anch'io!
enry
Sabato 5 Marzo 2011, 16.38.18
3
Gran disco, anche se a mio modo di vedere non al livello delle cose migliori di Massive Attack e Portishead. Un meritatissimo 80/100
Alex Ve
Sabato 5 Marzo 2011, 14.23.38
2
Un gruppo molto interessante e fine, molto precisa la recensione!
P2K!
Sabato 5 Marzo 2011, 13.56.35
1
Ricordo che all'epoca quando uscì lo dovetti ordinare direttamente a loro spedendo in una busta i soldi... Comprai tutta la loro discografia. Concordo con il recensore nel dire che dal terzo album (Planetary Confinement), molto bello per carità, si perse del tutto quell'alone elettro-dark (o trip-hop che dir si voglia). Questo disco è il più elettronico e più avriegato di tutta la loro discografia, e anche il più "rozzo" a livello di produzione (suona come un ottimo demo), ma i pezzi ci sono (ECCOME!!!) senza tralasciare la potente apertura della title track, o il trip acido di "God Is Coming", o la dolcezza di "Flowers"... Nulla da invidiare ai Portichead e ai Massive Attack...
INFORMAZIONI
2001
Prophecy Productions
Inclassificabile
Tracklist
01 Saviour
02 Holocaust
03 Over Your Shoulder
04 Psalms
05 God is Coming
06 Angelic
07 Flowers
08 The Last Laugh
09 Going Nowhere
Line Up
Duncan Patterson – Bass, Guitar, Keyboards, Programming
Michael Moss - Guitar, Bass, Keyboards, Vocals, Programming
special guests:
Michelle Richfield - vocals on tracks 1,2,3,4,6,8
Hayley Windsor - vocals on tracks 5,6,7,9
Brian Moss - sampling
Les Smith - sampling
Mags - lead guitar on "going nowhere"
 
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