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Hatred - Destruction Manual
( 1079 letture )
Uno scenario apocalittico e di distruzione, rappresentato con colori pastello e griffato da un logo inequivocabilmente affine al thrash metal made in Eighties. Ma sì, questi Hatred altro non possono suonare se non il genere reso celebre, nella loro Germania, dalla Sacra triade, con canoni molto più devastanti e storicamente influenti. Sorti nel 1998, questi bavaresi dalla line-up piuttosto atipica per il genere -non è frequentissimo, nel thrash, l'utilizzo di un cantante che si dedichi solo ed esclusivamente al microfono- giungono al terzo studio album della carriera dopo il debut Soulless, targato 2004 e il successivo Madhouse Symphonies pubblicato nel 2008. Edito dalla SAOL, Destruction Manual poco aggiunge alla nostra sete di musica speed'n'thrash, come vedremo nella disamina di queste nuove undici tracce composte in casa Hatred, per la durata complessiva di cinquanta minuti abbondanti. Più che ai colossi di stirpe germanica, gli Hatred di Destruction Manual sembrano collegarsi alle formazioni americane, con un thrash canonicamente ottantiano tanto nella velocità quanto nella ritmica martellante a rincorsa, ma anche in una certa venatura più morbida sia nel vocalism che nella musica. Insomma, non ai confini estremi del genere, ma orientato verso quelle ambientazioni underground tipiche dell'old school classico del genere, a cominciare dei titoli delle canzoni che parlano di poghi ed inneggiano all'acciaio. Un più che discreto riffing ed una struttura sonora tesa a generare pezzi non tutti identici nel canovaccio, delineano le peculiarità del platter, nel quale la velocità e il drumwork scrosciante non mancano, ma vengono elaborate con quel minimo di varietà che rende il lavoro più digeribile. Bisogna dire che l'esaltazione non arriva mai a superare il livello di guardia, anche perché la sezione solista è 'soltanto' discreta, composta e di buon impatto pur se non trascendentale, veloce ma non abbastanza incendiaria da scatenare del tutto i neuroni dei thrashbangers di lungo corso. Si cerca, qua e là, di appiccare qualche focolaio, ma i risultati non sono nulla di particolarmente rilevante nel panorama del thrash metal internazionale contemporaneo. L'opener United esibisce immediatamente il riffing teso dei metallers tedeschi, indirizzato a portare altissima l'adrenalina prima di farla esplodere in un'arroventata sfuriata di thrash old school. Purtroppo, il refrain vocale è solo discreto, nonostante i canonici cori energizzanti di supporto. La cupissima Ratter Of Hell è un pezzo nel quale emerge l'utilizzo sporadico del growl, accoppiato nella sezione centrale ad un’inquietante parte dalle sfumature black metal, successivamente inasprita in una terrificante e sferzante cavalcata a briglia sciolta fino al profondo degli inferi. Run Amok è dotata di un più accattivante refrain vocale (ma la velocità di base del pezzo è tutt'altro che esorbitante), mentre in Black Sun Prophecy, dopo un delicato avvio melodico, spicca la più efficace scorribanda del disco: la ritmica si fa da headbanging ma le linee vocali sono, ancora una volta, nella media. Ottime, invece, le trame chitarristiche tessute nell'assolo. Degna del titolo che porta, Moshpit Ritual spara a mille fiotti di adrenalina quando riffing e ritmica martellante sfociano in un guitar solo eccitante, mentre l'incalzare della seguente Porker`s Revenge mantiene consistente l'attenzione, mediante un incedere nervoso e vocals mitragliate ad arte. Menzione speciale la merita un assolo spasimante. Il disco si avvia verso la conclusione con due pezzi dal riffing e dal groove accattivante e gradevole (Speak Of The Devil e Metal Bastards) ad antecedere Smash'Em, vocalmente più melodica anche se poi sbalza in sfumature quasi growl. A volte il disco sa di già sentito e appare banalotto, non così longevo da spingere l'ascoltatore a re-infilarlo nel proprio stereo. Ben fatto, ma fin troppo scolastico per destare scalpori. Cosa manca a questo Destruction Manual? Un riff capace di trascinare il full length ad elevarsi dalla 'massa' di uscite recenti, anche se l'operato ritmico delle due asce è in degna linea con la tradizione e, tutto sommato, coglie l'essenza del genere. Sintetizzandolo con poche parole: nulla di eclatante, ma ci sono sprazzi da headbanging.


VOTO RECENSORE
62
VOTO LETTORI
21.66 su 18 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2010
SAOL
Thrash
Tracklist
1. United
2. Ratter Of Hell
3. Run Amok
4. Black Sun Prophecy
5. Moshpit-Ritual
6. Porker’s Revenge
7. Submission Of The Uncontrolled
8. Speak Of The Devil
9. Metal Bastards
10. Smash ‘Em
11. Franconian Speed (Bonus)
Line Up
Bacchus (Voce)
Maddin (Chitarra)
Kört (Chitarra)
Hudson (Basso)
Evil Ewald (Batteria)

 
RECENSIONI
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