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Fueled By Fire - Plunging Into Darkness
( 2452 letture )
Basta qualche foto promozionale per capire chi e cosa sono i Fueled By Fire. Smanicati ricoperti di toppe coloratissime, t-shirt di Slayer, Possessed e Dark Angel, chiodo e denim a volontà. Sono californiani, quelle sonorità ce le devono avere nel sangue. Ebbene sì, il thrash della Bay Area trova nuovi, fierissimi, adepti. Provenienti da Nolwark, non troppo distante da San Francisco, questi quattro thrashers sorti nel 2002 e scritturati dalla Annialation Records avevano debuttato nel 2006 con Spread the Fire, album che aveva riscosso discreti consensi nella critica on-line e che li spingeva all'interno del grande revival thrash che ha iniziato a terremotare il metalrama internazionale negli ultimi anni. Il secondo disco della band, Plunging Into Darkness, presenta già nella forma tutte le peculiarità classiche del genere a cui appartiene: un logo appuntito e sgargiante, un artwork spaventevole dalle tinte pastello, quaranta minuti di musica arrembante che non annoia praticamente mai. Non resta che tuffarsi a capofitto nell'ascolto di questa chicca bollente, frutto di quasi tre decenni di leggenda maturati con i massacri della Baia. Piccolo bignami dell’old school style, Plunging Into Darkness è un concentrato di riff adrenalinici, spezzati e ripetuti su un canovaccio ritmico martellante.

Né estremo, né monocorde: purissimo thrash Made in Bay Area, quello più eccitante sulla piazza, ricchissimo di riff tesi, stop'n'go, assoli taglienti e sferzanti, al contempo melodici ma letali, rallentamenti ed urla deliranti, velocità elevatissima, una sezione ritmica iperattiva, da puro delirio; il vocalism di Rick Rangel è un misto tra il vetriolo urlato tipico del thrash californiano e il ringhio serrato del primissimo Hetfield, e contribuisce non poco a tenere altissima la tensione, nonostante un riffing azzeccato ma non del tutto definitivo. Incoraggiante la sezione solista, fluidificata sulle sei corde di Chris Monroy con toni squillanti e dinamici. I suoi assalti solisti sono quanto di meglio proposto nell'album, azzeccatissimi e ben strutturati all'interno della canzone: seguono una direzione precisa, non sono arrangiati a caso, e riescono a graffiare e coinvolgere grazie ad un'esplosiva mistura di melodia e aggressività. Veloci, convulsi, portati alla follia attraverso l'utilizzo di tapping trepidanti. Feeling e attitudine permeano ogni solco del full length, con questi ragazzi davvero ottimi nel non apparire piatti o ripetitivi: sanno giocarsi bene i diversi assi a loro disposizione, come le ripartenze disarmanti o il songwriting mai noioso nonostante la discreta struttura e durata dei brani. Accelerazioni e martellamento ritmico incessante garantiscono l'headbanging per tutto il delinearsi del disco e, se proprio dobbiamo trovare un pelo nell'uovo, potremmo individuarlo nell'assenza di un riff spiccatamente significativo o di un refrain vocale decisamente memorabile. La cadenza vocale di Rangel, per quanto trascinante -tra urlacci e cori da pugni al cielo- appare alla lunga leggermente statica e impostata su una 'non melodia' troppo simile di pezzo in pezzo. Insomma, in altre parole, manca un ritornello di quelli che fanno stragi in sede live. Ma sono dettagli di poco conto, perché il moshpit avrà ben modo di esaltarsi, al cospetto di lunghe bordate strumentali, assoli da capogiro ed una grande varietà di ritmiche e melodie, anche nell'arco di una stessa traccia. Con undici tracce, forse, si rischia di ripetersi un po’, specie nella seconda parte del disco, ma tutto sommato l'attenzione resta sempre altissima e solleticata con maestria dai californiani.

La formazione esibisce fin dall'opener The Arrival il suo repertorio di riff sinistri. la traccia d'apertura è una strumentale che, dopo un urlaccio esalato ad arte, esplode in una ritmica forsennata, velocissima, subito da capogiro, con tanto di assoli acuti fiammanti; la tellurica Rising From Beneath, rapidissima e palpitante, delinea in quattro minuti tutta l'essenza del combo di Norwalk, anche se la successiva Within The Abyss è il primo esempio di 'variazione sul tema': si apre infatti su ritmi meno frenetici (alla Seek & Destroy, per intenderci), prima di accelerare bruscamente e sfociare in un assolo orgasmico prolungato. Da delirio il riff attaccato poco dopo i quattro minuti. la titletrack Plunging Into Darkness, nervosissima, fa montare l'adrenalina a livelli di guardia attraverso le urla acuminate del singer, prima di scatenarsi nelle mitragliate fast'n'furious e in un ennesimo assolo convulsivo. I repentini cambi di tempo e lunghe sezioni strumentali dalle strutture complesse e variegate rendono Eye Of The Demon un vero gioiellino del thrash contemporaneo. L'album procede spedito ed implacabile con altre mazzate scavezzacollo (Evoke The Curse) dalla tensione altissima (Amongst The Dead), e lascia il compito di chiudere la sassaiola all'assolo di Mass Infestation, una lancia capace di bucare le teste dei metallers esagitati. Un disco fottutamente thrash, in tutto e per tutto, incendiario e ben prodotto: chi ama quell'epoca, quel sound, quegli smanicati coperti di toppe e quella follia ipnotica avrà già perfettamente capito di cosa stiamo parlando.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
33.31 su 19 voti [ VOTA]
LAMBRUSCORE
Sabato 16 Maggio 2020, 19.49.28
3
Grandi, li seguo dall'esordio. Per me meglio dei sopravvalutati Warbringer. Questo qua è il miglior loro album, per me.
rik bay area thrash
Mercoledì 2 Marzo 2016, 20.17.05
2
Conosciuti con fueled by fire, disco per me valido (sia chiaro nulla di epocale), ma che ti catapulta in uno spazio temporale unico ! I mitici anni 80 del thrash metal Bay area. Così mi sono avventurato all ' acquisto anche di questo nuovo album. La produzione non è artefatta ne plasticosa, e già questo non è poca cosa. Si, a chi piace questo tipo di proposta musicale, qui non si rimane delusi. Non invetano nulla (ottimo) ma le song contenute sprizzano energia ed entusiasmo thrash in modo veramente pregevole. Ben vengano gruppi come questo che tengono alto il vessillo del thrash metal Bay area.
nerkiopiteco
Venerdì 21 Ottobre 2011, 19.33.59
1
100% old school trash! ottimo album
INFORMAZIONI
2010
Annialation Records
Thrash
Tracklist
1. The Arrival
2. Rising From Beneath
3. Within The Abyss
4. Unidentified Remains
5. Plunging Into Darkness
6. Eye Of The Demon
7. Evoke (Intro)
8. Evoke The Curse
9. Amongst The Dead
10. Sickness Of Humanity
11. Mass Infestation
Line Up
Rick Rangel (Voce, Chitarra)
Chris Monroy (Chitarra)
Anthony Vasquez (Basso)
Carlos Gutierrez (Batteria)
 
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