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Slayer - Haunting The Chapel
( 6374 letture )
Slayer, e tremano i polsi. La storia della musica estrema, la leggenda del thrash. Dopo un disco seminale come il debut Show No Mercy, ancora fortemente influenzato dalla NWOBHM e aggrappato a stereotipi lirici di stampo pseudo-satanico, il quartetto di Los Angeles, sorto con l'ambizione di essere la band più veloce e violenta d'America, si mette al lavoro su nuovo materiale: tre canzoni più mature e dotate di una personalità ancor più spiccata. Un EP, questo Haunting the Chapel, che farà definitivamente decollare le potenzialità e le peculiarità tipiche dello Slayer-sound. Al tempo era molto in voga l'espediente di pubblicare dei mini dischi o dei singoli pubblicitari: una soluzione molto più utile di oggi, dato che all'epoca poteva essere l'unico modo per farsi conoscere in un mercato non ancora dominato da Internet. Attraverso il loro secondo lavoro in studio, gli Slayer iniziano ad elevare il proprio rango di band letale e professionale, allargando il parco di fans e riscuotendo critiche sempre più incoraggianti. L'impatto che l'EP ebbe su chi già apprezzava e seguiva la musica dell'ensemble californiano fu considerevole, perché i ragazzi apparvero decisamente più cupi, migliorati nella tecnica e nel songwriting; cresciuti anche dal punto di vista tematico, se è vero come è vero che fu da questo momento che il gruppo iniziò il progressivo distacco dalle liriche adolescenziali degli esordi. La velocità, la violenza: le virtù emerse all'esordio restavano immutate, anzi si evolvevano verso livelli ancor più marcati, segnando un deciso passo avanti verso la storia.

Rispetto al disco d'esordio, gli Slayer sembrano premere con ancor più determinazione sull'acceleratore, dandoci dentro con la velocità. Dave Lombardo sostiene la ritmica con un drumwork compatto, Araya si fa trascinante col suo cantato-urlato, e la band intera dà positivi segnali di maturazione, attraverso una certa stratificazione dei pezzi, che passa anche dall'utilizzo di break meno rapidi. I soliti assoli atonali, da puro orgasmo, incendiati dalle sei corde di Jeff Hanneman e dell'ancor capellone Kerry King, completano la struttura dei pezzi, pur non essendo particolarmente sviluppati o articolati: piuttosto, una fiammante dimostrazione di violenza lavica capace di ribollire a velocità sorprendente sui polpastrelli dei due axeman. Le atmosfere rarefatte, ancora tendenti ad un vago retrogusto black, presentano spruzzate di progressione verso il death primigenio, trasformando l'EP in un’ideale boa di passaggio tra il passato e il presente della band che diventerà la più letale macchina da guerra della decade del thrash americano. Anche se velocità e potenza non sono ancora al loro apice, come accadrà già dal successivo full length, l'EP mantiene sempre alta la tensione, e permette di cogliere le interessanti sfumature stilistiche che permettono all'act californiano di sviluppare il proprio sound, portandolo dal grezzo e seminale thrash-black degli esordi a quello più tecnico e progressista di Hell Awaits. Soffermandoci sul vocalism di Araya, è doveroso rimarcare una volta di più il suo incedere ritmato, che non segue una melodia ma, pur restando intransigente, catalizza l'ascolto con semplicità irrisoria, incutendo timore e rispetto. Come tutta la band, indifferentemente se in studio o su un palco. Un gustoso retroscena caratterizza le session di registrazione: Gene Hoglan -in seguito batterista di fama internazionale, al tempo giovane roadie della band losangelina- dovette tenere ferma la batteria per tutta la durata delle registrazioni in studio. Nella stanzetta non v'era, infatti, traccia di moquette, così Hoglan, che oltretutto dava a Lombardo utili dritte tecniche, fece al drummer degli Slayer il favore di starsene ai piedi del kit per evitare che piatti e tamburi traballassero in continuazione. Sono anche gli aneddoti come questo a dare un tocco di leggendario a tutto quello che ruota attorno al decennio intercorso tra il 1980 ed il 1990: quelle band, quel sound, quello spirito avventuriero e quell'alone di mistero e blasfemia che avvolgeva l'heavy metal é via via andato scemando, nei lustri successivi, sepolto dall'iper professionalità e anche dal politically-correct, se vogliamo, lasciando concentrato in quella decade di innovazione tutto il flavour mistico che ancora oggi avvicina gli adolescenti alle più grandi ed efferate band ottantiane.

Il riff seghettato di Chemical Warfare innalza da subito un considerevole muro di pathos, che esplode successivamente nella consueta mitragliata speed'n'thrash, infervorata dai toni aggressivi urlati dal buon Araya; due assoli sferzanti infiammano il moshpit e conducono alla fiammata inconfondibile che apre Captor of Sin. La scheggia solista, tagliente e fottutamente Slayer che apre il pezzo, uno dei pochi nella discografia della band ad essere privo di repentini cambi di tempo, presenta ritmi non estremamente forsennati, ma è in ogni caso azzeccato. Nella titletrack Haunting the Chapel spicca la ripetizione sistematica di un gancio sinistro molto eccitante, oltre al vocalism tipico dei primissimi Slayer. Da delirio l'assolo fibrillante, prolungato e contorto, meno isterico ma terribilmente sinistro. Nella successiva ristampa, l'EP include anche il primissimo brano scritto dalla band, Aggressive Perfector, pubblicata sulla compilation-culto Metal Massacre III; figlia di un thrash ancora adolescenziale ma decisamente esaltante, nel riffing, nella ritmica e nel ritornello è forse la canzone che più di tutte si avvicina al thrash semplice di San Francisco, discostandosi dal tipico marchio slayeriano. Un quarto d'ora di paura: alla fine, possiamo ammettere di trovarci di fronte ad un piccolo classico. Il voto non è troppo alto perché si tratta pur sempre di un EP con appena tre canzoni, ma è innegabile che un posto nel cuore dei thrashers per antonomasia (e non solo, accidenti) gli sia garantito.



VOTO RECENSORE
75
VOTO LETTORI
78.86 su 100 voti [ VOTA]
MetallaroRosso
Mercoledì 30 Agosto 2017, 22.40.57
22
questo EP lo possiedo nell'edizione con incluso Live Undead, fenomenale
MetallaroRosso
Mercoledì 30 Agosto 2017, 22.39.10
21
voto 97, un grande passo avanti per gli Slayer di allora e uno dei loro migliori EP, Chemical Warfare, Haunting The Chapel e Captor Of Sin sono brani che fanno parte ormai dell'immaginario del Thrash metal.
HERMANN 60
Lunedì 6 Giugno 2016, 17.51.23
20
Come seppi che era uscito questo ep, grazie al passa parola tra la' Metal Militia' di Torino, mi precipitai all'acquisto, degno successore di Show no mercy era già il mio gruppo preferito e lo sono tuttora. A proposito di Metal Militia Torino ,che fate ragazzi? Andate ancora ai concerti metal come me ( con i figli a rimorchio ) o fate i cassieri al San Paolo in giacca e cravatta e ascoltate musica New Age ? Attendo notizie.
thrasher
Domenica 13 Dicembre 2015, 18.41.29
19
un ep furioso e devastante voto 100000000000000 tre canzoni, tre classici
manaroth85
Sabato 4 Gennaio 2014, 18.05.37
18
ottimo ep non una canzone debole voto 8 e mezzo..ma la foto??..la ho pure su un bootleg Death & Night del world sacrifice tour 89..è tony scaglione come dicon i commenti qua sotto??
The Nightcomer
Martedì 29 Novembre 2011, 10.07.25
17
Stava prendendo forma lo stile di Hell Awaits, anticipato dalla devastante Chemical Warfare...
blackie
Martedì 5 Aprile 2011, 15.10.19
16
EP devastante!!!!captor of sin e chemical...distruzione totale!!!grandioso.
SNEITNAM
Mercoledì 16 Marzo 2011, 20.45.21
15
Grandissimo EP. Neanche a mettersi a citare le tre pietre miliari che lo compongono perchè parlano da sè. Immortali! Occhio che quelli nella foto sono gli Slayer nell'86 con Tony Scaglione nel breve periodo che ha sostituito Lombardo;
Broken Dream
Martedì 15 Marzo 2011, 1.10.19
14
Qui dentro c'è Chemical Warfare, probabilmente la mia canzone preferita del gruppo californiano!!
Herod
Lunedì 14 Marzo 2011, 23.44.57
13
hahhahha mi fa scompisciare dal ridere sto tizio
Er Trucido
Lunedì 14 Marzo 2011, 23.36.08
12
@jemini: penso di essere l'unico probabilmente, però è così! degustibus
jemini
Lunedì 14 Marzo 2011, 21.16.31
11
per cortesia...... comunque concentrato di classici...@er trucido, non ti piace captor of sin? forse è una delle mia preferite degli Slayer! ma vabe , de gustibus
LAMBRUSCORE
Lunedì 14 Marzo 2011, 11.47.35
10
la mia prima cassetta (registrata non so da chi ) degli slayer, da lì in poi tutto originale eh, la conservo ancora, minimo do 90 a questo ep.
Painkiller
Lunedì 14 Marzo 2011, 10.10.37
9
Anche io ho il vinile... Disco unico per l'atmosfera sulfurea che lo permea......
Er Trucido
Domenica 13 Marzo 2011, 9.47.41
8
Anch'io ce l'ho in vinile (e pure in cd, anche se non è la stessa versione di Matocc )
Nightblast
Sabato 12 Marzo 2011, 23.38.27
7
Io ce l'ho in vinileeeeeeeeeeee!!! (il disco)
Matocc
Sabato 12 Marzo 2011, 20.17.48
6
un concentrato di classici e furia. questo EP rappresenta un momento molto importante per gli Slayer e mostra un grande passo avanti rispetto all' esordio. ho la versione remaster 2006 abbinata a Live Undead che presenta anche la prima versione studio di Aggressive Perfector -meglio la seconda- bellissimo disco
Er Trucido
Sabato 12 Marzo 2011, 13.33.29
5
Ep ancora acerbo ma pregno della furia che caratterizzerà gli Slayer. Chemical Warfare e la titletrack (troppe volte ignorata) sono delle gemme, Captor Of Sin invece non mi ha mai preso. concordo sul voto.
Dan g warrior
Sabato 12 Marzo 2011, 13.10.50
4
figurati.
Dan g warrior
Sabato 12 Marzo 2011, 13.09.56
3
ok ora è la foto giusta....va'.....
Er Trucido
Sabato 12 Marzo 2011, 13.09.03
2
Si Dan è un refuso, ho corretto io, grazie
Dan g warrior
Sabato 12 Marzo 2011, 13.01.32
1
ep straordinario, come tutto quello che hanno sfornato gli Slayer in quegli anni. (comunque la foto che hai messo è dell'88', è il retro della cover di "south....")
INFORMAZIONI
1984
Metal Blade Records
Thrash
Tracklist
1. Chemical Warfare
2. Captor of Sin
3. Haunting the Chapel
Line Up
Tom Araya (Voce, Basso)
Kerry King (Chitarra)
Jeff Hanneman (Chitarra)
Dave Lombardo (Batteria)
 
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