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Jeff Buckley - Grace
( 8566 letture )
Jeffrey Scott Buckley (Anaheim 17 Novembre 1966 - Memphis 29 Maggio 1997) figlio della violoncellista Marie Guibert e del cantante folk Tim Buckley, è stato senza dubbio uno degli astri più luminosi del firmamento artistico di tutti i tempi. Il padre Tim era, a sua volta, un talento quasi incredibile, la cui carriera appena agli inizi (il primo album uscì un mese prima della nascita di Jeff) rischiava di essere bloccata dalla nascita di questo figlio non desiderato. Buckley decise così di non riconoscere il piccolo, che crescerà con il nuovo compagno della madre, assumendo il cognome Moorhead. Tim dedicherà alla madre di suo figlio la canzone I Never Asked To Be Your Mountain, e sparirà dalla vita di entrambi, facendo solo fugaci apparizioni e celando la propria identità al figlio. L'unico incontro nel quale i due si troveranno di fronte consapevoli della propria identità avviene a Pasqua del 1975: Tim morirà il 29 giugno di quell'anno. La scoperta della propria reale identità apre un vuoto che non si rimarginerà mai dentro Jeff, spingendolo a riprendere il nome del padre nel 1979. Nel 1985 ottiene il diploma al Guitar Institute of Technology di Los Angeles. Nel 1990 il produttore Hal Willner organizza un concerto tributo in onore di Tim Buckley alla Saint'Ann Church di New York ed invita Jeff a parteciparvi. Quando sale sul palco, in realtà, nessuno sa chi sia, né i presenti si aspettano lo shock emotivo che la voce del ragazzo provocherà a tutti non appena intona la canzone I Never Asked To Be Your Mountain: Jeff evoca in maniera incredibile lo spettro del padre, con una prestazione stupenda, rivelando al mondo il proprio talento. In questa stessa occasione conosce il chitarrista Gary Lucas col quale inizia una collaborazione nel progetto Gods & Monsters che porterà alle versioni grezze di alcuni pezzi che andranno poi a finire in Grace.

Nel 1992 Jeff ottiene un contratto con la Columbia Records e l'anno successivo debutta ufficialmente con un EP, Live At The Sin-E, registrato in un piccolo locale nel quale si esibiva ormai da tempo. Finalmente pronto e sicuro dei propri mezzi, inizia la lavorazione di Grace. Andy Wallace viene scelto come produttore, mentre Gary Lucas parteciperà alla registrazione delle canzoni Mojo Pin e Grace. Il 23 agosto 1994 l'album vede la luce ed è un grande successo di critica. L'affermazione commerciale, pur buona, non è pari al valore dell'album che, a tutt'oggi, risulta aver venduto "solo" 2 milioni di copie.

Grace è senza dubbio un esordio fulminante e uno dei dischi più importanti degli anni '90. Non è forse l'album perfetto a cui Jeff aspirava ma resta una pietra miliare, ineguagliato e ineguagliabile, unica testimonianza completa dell'immenso talento del suo autore. Descrivere la voce di Buckley è un compito impossibile, come rendere l'emotività che è capace di trasmettere e la profondità dei meandri che è in grado di esplorare e smuovere. Perché nonostante l'indubbia e mai abbastanza ricordata perizia chitarristica, quello che lascia assolutamente senza fiato è proprio il talento vocale di questo ragazzo: siamo a livelli assoluti, dove pochissimi arrivano. Un talento che è anche una dote naturale, senza dubbio, ma che è stato evidentemente coltivato e tenuto in serbo fino alla maturazione completa: è quasi incredibile pensare che un cantante di questo livello fosse al suo album di debutto. Sarebbe comunque ingiusto considerare Buckley un semplice virtuoso della voce, senza riconoscergli anche un grande talento compositivo: è questo a consentire a Grace di vivere in una dimensione assolutamente slegata dal tempo e dall'usura -grazie anche al grandioso lavoro di Wallace. Ascoltato oggi, il disco non ha perso assolutamente niente della propria luce abbacinante, del proprio calore, della propria malia, del proprio immenso valore: l'album risulta un viaggio emozionante e carico di pathos, che non può lasciare indifferenti. Basta l'arpeggio fatato di Mojo Pin, canzone di apertura che subito svela la vocalità morbida e acuta del cantante, per rapire immediatamente l'ascoltatore e consegnarlo poi all'apertura dinamica che conduce al crescendo, nel quale si rivelano l'incredibile estensione, il controllo perfetto del vibrato e l'uso splendido del falsetto da parte di Buckley. Quando la distorsione esplode nella sezione finale, è impossibile reprimere i brividi per un brano semplicemente fantastico, che lascia senza parole. A seguire troviamo la title-track Grace, secondo singolo estratto. Se non conoscete Jeff Buckley cominciate pure da questa canzone, dal suo giro melodico, dalla strofa magica di un racconto metropolitano condotto dal tempo di un orologio a pendola che risuona in un appartamento di Manhattan, fino alla parte centrale strabiliante che ruba il cuore e l'anima assieme agli acuti strazianti del cantante. Torna quella che resterà una delle costanti del disco: il piacere per il crescendo musicale ed emotivo che trova la propria sublimazione nelle evoluzioni vocali di Jeff, qua al picco della propria espressività. L'intensità cala leggermente -e per fortuna, dopo un inizio così provante- con una delle piccole perle dell'album: Last Goodbye, primo singolo estratto e deliziosa canzone pop/rock sulla fine di un amore (probabilmente quello per l'attrice Rebecca Moore), retta da un gran giro di basso; quasi allegra e spensierata nella parte strumentale, colpisce però, ed ancora, con un crescendo. Stavolta non veniamo tramortiti come nell'occasione precedente ma si rivela ancora una volta la profondità emotiva delle composizioni anche negli episodi più leggeri. Arriviamo così alla prima cover del disco: Lilac Wine dal repertorio della -grandiosa- cantante jazz Nina Simone. Stavolta Buckley affonda decisamente il colpo in un intimismo sonoro e canoro ammaliante e ammorbante, forse fin troppo calcato. Si tratta indubbiamente di un pezzo dall'intensità enorme, ma visto l'equilibrio perfetto dei brani precedenti finisce per risultare leggermente stucchevole, pur nella sua potentissima carica emotiva. Il disco si solleva subito, per contrasto, con So Real terzo singolo ed ultima canzone composta per l'album da Buckley, assieme al chitarrista Michael Tighe. Incubo riportato magistralmente in musica, straniante ed affascinante come solo i sogni sanno essere, fino all'ennesimo crescendo. Arriviamo così ad uno dei capisaldi di questo disco, canzone tra le più ricordate ed amate, scritta da Leonard Cohen ed elevata da Buckley con passione e classe infinite nel campo dei classici immortali. Qua le parole sono veramente inutili, basta ascoltare: magia pura. L'arduo compito di proseguire spetta a Lover, You Should've Come Over, brano che ha un prologo "pastorale" che, come in un film, si rivela essere la musica di un corteo funebre che il protagonista osserva dalla finestra mentre riflette sulla propria amante e sui propri errori, invocandone il ritorno. Un espediente narrativo che la rende una delle canzoni più intense e poeticamente riuscite del Buckley autore: leggera e al tempo stesso intensa, allegra e disperata, malinconica come la pioggia che copre il corteo. Arriviamo così a Corpus Christi Carol, gospel tradizionale trasformato in un barocchismo vocale tutto sommato eccessivo e ridondante; sorprendente nell'esecuzione vocale, non aggiunge nulla a quanto ascoltato finora, se non l'ennesima conferma del talento eclettico del cantante. Fortunatamente arriva il brano più scopertamente rock del disco a ritirarci su: Eternal Life a dispetto del titolo è infatti a tutti gli effetti un brano di hard alternativo centrato su un riff di buona pesantezza, marcato dal basso distorto e dall'interpretazione rabbiosa del singer. E' tempo di saluti, ed ecco puntuale Dream Brother, l'ultimo capolavoro: aperta da una tabla orientale, seguita da un arpeggio fatato e mistico, la canzone contiene un triste ed amaro riferimento al padre:

Don't be like the one who made me so old,
don't be like the one who left behind his name,
'cause they're waiting for you like I waited for mine and nobody ever came
.

Un verso che rivela quale profonda tristezza Jeff provasse ancora a causa dell'abbandono del padre e dell'impossibilità, data la sua giovane morte, di fare i conti col suo nome e la sua eredità, artistica ed umana. Destino altrettanto crudele toccherà allo stesso Jeff che il 29 maggio 1997, durante le registrazioni del secondo album, convince il proprio roadie a fermarsi lungo il Wolf River di Memphis. La sera è calda e Buckley si tuffa con tanto di vestiti e stivali nel fiume cantando Whole Lotta Love, si immerge più volte finché un battello passa nelle vicinanze. Il roadie si renderà conto di non sentirlo né vederlo più solo dopo qualche minuto. Il cantante non riemergerà più. Il suo corpo sarà ritrovato solo cinque giorni dopo, tumefatto dalla lunga permanenza nell'acqua.

Grace resterà a tutti gli effetti l'unica opera completa e quindi anche il testamento artistico di questo grandissimo cantante, nonostante la pubblicazione tutto sommato non eccessivamente speculativa di altro materiale, specialmente dal vivo, e delle registrazioni incomplete del secondo album. Disco superbo, capace di parlare ad altissimi livelli linguaggi diversi che vanno dal jazz, al rock, al pop e fino al blues e al folk, Grace cerca un equilibrio cantautoriale elevato, filtrato attraverso la sensibilità di un interprete unico e irripetibile. Capolavoro imperfetto ma assolutamente indimenticabile, merita ancora un riconoscimento artistico che lo collochi definitivamente nel mito e nella storia della musica del Novecento.



VOTO RECENSORE
100
VOTO LETTORI
81.44 su 67 voti [ VOTA]
Undertow
Mercoledì 25 Ottobre 2017, 8.41.03
53
Che artista strepitoso... avrebbe potuto dare ancora tanto, secondo me, se ne avesse avuto il tempo. Album mitico, pezzi leggendari. Il mio preferito però è Eternal Life, dove riesco a sentire davvero un po' di tutto, in alcuni tratti anche i contemporanei Radiohead di The Bends.
Vulgar Puppet
Giovedì 17 Agosto 2017, 16.34.18
52
100 assolutamente meritato. Immenso
Pastor Of Muppets
Domenica 11 Dicembre 2016, 17.19.43
51
L'unica pietra milare di Buckley Junior o meglio Jeff Buckley. Peccato che è il solo e unico disco che ha fatto nella sua giovane e brevissima carriera. Se era ancora vivo magari pubblicava altre pietre miliari. Che peccato. Voto al disco: 100
mario
Giovedì 28 Aprile 2016, 22.44.15
50
bellissimo e unico album, un talento sfortunato, ci ha lasciato un solo album, e che album, emotivamente intenso e ben suonato, un artista che ci avrebbe regalato ben altre intense emozioni con la sua bella musica, se solo fosse ancora qui tra noi.Ottimo album veramente.
Gilli1997
Giovedì 28 Aprile 2016, 21.46.50
49
Album incredibile,anche se si merita un bel 95, non un 100. Suo padre Tim era di tutt'altro pianeta e ha sfornato tre dischi uno più bello dell'altro (Happy Sad, Lorca e Starsailor,il mio preferito). Detto questo, molto intenso Jeff nel canto, peccato che quel fiume ce l'abbia portato via prima che esplodesse effettivamente. Spero che dopo la morte abbia fatto pace con suo padre.
Galilee
Mercoledì 27 Gennaio 2016, 18.55.13
48
Aggiungici lilac wine
Rob Fleming
Mercoledì 27 Gennaio 2016, 18.52.41
47
Beh, che dire: fondamentale. E poi quando si arriva a fare propria una canzone altrui nel modo in cui ha fatto con Halleluja (in passato chi altri? Hendrix con All along the watchtower e Joe Cocker con With a little help) significa che sei un fuoriclasse assoluto.
Elia
Mercoledì 6 Novembre 2013, 0.40.00
46
Niente da dire! Il mio artista preferito e chiaramente album preferito. Ne ho comprate 3 coppie di Grace perchè due le ho consumate e le ho dovute buttare! Devo dire che conosco abbastanza anche Tim e che lo ritengo molto più bravo di Jeff ma preferisco di gran lunga Jeff!
Galilee
Giovedì 24 Ottobre 2013, 19.50.11
45
Mi sarò espresso male io. È vero c'è molto soul ed è uno degli aspetti del disco che preferisco.
Lizard
Giovedì 24 Ottobre 2013, 19.42.15
44
Messo così è tutto un altro concetto. Non avevo inteso critiche alla recensione, quanto piuttosto una spiacevole tendenza a giudicare dall'alto, come se venissi a dare ai poveri mortali le perle della saggezza. Ho evidentemente errato. Musicalmente in realtà Tim muove dal folk e dalla psichedelia per arrivare poi ad alhum davvero unici e particolari, quasi da avanguardia come Lorca e soprattutto Starsailor. Salvo poi tornare indietro con gli ultimi sfortunati album. Per Jeff la questione è un po' diversa e la componente rock e soul mi sembra decisamente più pronunciata e non ravvedo una volontà di evoluzione verso sonorità più complesse e ricercate, anzi, per quel che può fare intendere Sketches from my Sweetheart mostra una decisa virata verso sonorità rock alternative e quasi punk, pur inframmezzate dalle classiche ballate e da brani sempre rimembranti il rhythm'n'blues. Per quanto riguarda il ricordo è verissimo che Tim è stato abbandonato, ma ricordo bene che anche i suoi lavori furono ristampati in seguito al successo di Jeff.
Galilee
Giovedì 24 Ottobre 2013, 19.21.04
43
Lizard... La recensione è ottima e sul voto non ho nulla da dire. Non ho contestato nulla mi pare. Tra i pecoroni ci sono anch'io, perchè questo disco ce l'ho in casa dal 94, mentre il padre l'ho scoperto solo qualche anno fa. È dimmi se non è vero che ogni anno esce una riedizione di questo disco mentre del padre non si dice mai nulla? Vero, sono molto diversi, ma rimane un rock progressivo legato alla psichedelia.
Lizard
Giovedì 24 Ottobre 2013, 18.58.00
42
Guarda Galilee, se hai letto la recensione, il voto si giustifica con quello che c'è scritto, che prescinde in realtà dal valore proprio dell' album, come ho scritto. In secondo luogo, anche se non stai parlando con me, vacci piano col dare di pecoroni a chicchessia, perché come l'hai ascoltato tu Tim Buckley lo può aver ascoltato qualcun'altro, io di sicuro e seppure vocalmente l'iinfluenza sia indubbia, a livello musicale lo stile è decisamente diverso.
Galilee
Giovedì 24 Ottobre 2013, 18.40.58
41
Lavoro un pò sopravvalutato, non perché sia un brutto disco, anzi rimane uno dei dischi rock più significativi dei 90', ma le case discografche ci hanno giocato alla grande e tutti pecoroni ad andarci dietro. Nel frattempo si snobba sempre e comunque il padre che gli ha comunque dato un calcio per entrare in questo business, che ha unadiscografia fatta di capolavori, e una voce ancora più particolare di quella del figlio. Qual è quindi il problema? quello di non essere mai passato su MTV? Ascoltatevi album come blue afternoon, Lorca e Starsailor e vedrete che hese questo grace vale 100, gli altri non ono da meno.
lux chaos
Giovedì 24 Ottobre 2013, 18.26.54
40
Riascoltato proprio oggi in macchina, era da molto che non lo risentivo. Un capolavoro assoluto
Undercover
Lunedì 3 Settembre 2012, 0.12.47
39
Saverio con questa frase ha chiuso il discorso: Grace macina quasi qualunque cosa abbia ascoltato nella mia vita concordo in pieno.
Lizard
Domenica 2 Settembre 2012, 23.55.28
38
Grace macina quasi qualunque cosa abbia ascoltato nella mia vita ma secondo me i Radiohead sono una grande band, negli ultimi anni fin troppo indulgente con se stessa, ma decisamente di livello superiore. Almeno, hanno aperto la strada a decine di altre band, che hanno vissuto per anni con metà del loro talento e con un quarto delle loro idee. Purtroppo, non sapremo mai quale sarebbe stata l'evoluzione artistica di Jeff Buckley e questo unico, stupendo gioiello, resta il solo paragone possibile. Ma già le registrazioni da My Sweetheart the Drunk, mostrano un compositore indeciso sulla strada da prendere ed affascinato da tanti mondi diversi e lontani. Grace è stato come mettere la sua anima su disco, il resto, probabilmente, avrebbe avuto un senso diverso ed oggi forse vedremmo le cose in una prospettiva diversa. Ma sono solo illazioni, purtroppo. La verità è che non ci ha lasciato molto, ma quello che ha lasciato è un tesoro incomparabile.
Undercover
Domenica 2 Settembre 2012, 23.25.26
37
Per quanto mi riguarda né Yorke in tutta la sua carriera, né tanto meno il povero Bellamy che ahimé non me ne voglia ma live è riuscito a farmi passare la voglia di ascoltarli dopo due pezzi, sono paragonabili alla grandezza di questo personaggio, Jeff sarà stato influente per loro di certo, non hanno però capito una mazza di come si fa musica superlativa come quella che compose quest'uomo tant'è che reputo i Radiohead sopravvalutati da far schifo, ma tanto gira molto intorno a una pseudo-intellighenzia che li supporta ostentandone qualità discutibili, e i Muse un fenomeno commerciali, bravi? Sì. Preparati? Pure, ma noiosi da morire oltre che pulitini da far schifo. "Grace" macina entrambe le discografie di quei signori lì.
Lizard
Domenica 2 Settembre 2012, 22.53.31
36
Mi fa un enorme piacere che ti abbia colpito, fai i complimenti a tuo padre in realtà, l'influenza più evidente di Bellamy è Thom Yorke dei Radiohead che, a sua volta, aveva una profonda ammirazione per Buckley. Non a caso, "Pyramid Song" dall'album "Amnesiac" è dedicata proprio a lui ed alla sua tragica morte. Canzone stupenda, peraltro
Flight 666
Sabato 1 Settembre 2012, 2.05.18
35
Ammetto di averlo ascoltato solo oggi per la prima volta con cura, trovato per puro caso tra i tantissimi dischi di mio padre. Una perla di rara bellezza, l'ho amato dal primo all'ultimo brano. Potete anche dire che mi sbaglio, ma a sentire la sua voce credo di aver scoperto un'ulteriore influenza del cantante dei Muse, Matthew Bellamy; certe evoluzioni gli vanno molto, molto vicino.
il vichingo
Lunedì 9 Luglio 2012, 17.18.06
34
Capolavoro che merita senza il minimo dubbio il massimo con la lode (scusate il gioco di parole ). Come al solito il voto lettori è fuori da ogni logica e completamente sballato dai soliti troll/closed mindend/fancazzisti vari.
Metal3K
Lunedì 9 Luglio 2012, 17.08.00
33
Mi associo con entusiasmo a chi considera questo disco un capolavoro. Pochi dischi mi hanno dato simili emozioni, sono riusciti a superare le barriere del tempo come questo, che a mio avviso ha scritto una delle pagine piu' memorabili della storia del rock.
Nikolas
Lunedì 9 Luglio 2012, 16.58.31
32
Sai, Argo, che puoi esprimere il concetto anche una volta sola? Abbiamo capito che non ti piace. Per me il disco è meraviglioso e merita il 100 come pochi altri nella storia.
freedom
Domenica 8 Luglio 2012, 14.25.02
31
No no, fidati, è un capolavoro e basta. Poi la morte prematura l'ha reso una leggenda come spesso accade nel mondo della musica, ma questo disco è bellissimo a prescindere.
Argo
Domenica 8 Luglio 2012, 13.56.57
30
Ogni tanto lo ascolto, ce l'ho ormai da un paio di anni, ma mi chiedo sempre se tutto questo parlare di capolavoro non sia dovuto al fatto che il cantante sia morto.
freedom
Domenica 8 Luglio 2012, 12.07.58
29
Un disco che mi ha regalato emozioni indescrivibili, magico, perfetto. La voce di Jeff è veramente incredibile, sicuramente uno dei più grandi cantanti di tutti i tempi. Capolavoro da avere assolutamente. Voto 100 solo perché non si può andare oltre.
sandro
Sabato 25 Febbraio 2012, 12.03.58
28
emozionante, se mi chiedessero come è la voce di un angelo direi come jeff buckley
conte mascetti
Domenica 20 Novembre 2011, 18.08.01
27
capolavoro immortale e fondamentale in ogni collezione seria di dischi.
Argo
Domenica 19 Giugno 2011, 21.11.58
26
Soporifero.
Absynthe6886
Domenica 19 Giugno 2011, 16.02.45
25
"Jeff Buckley è stato una goccia pura in un oceano di rumore." Fra le migliori parole di Paul David Hewson.
fabriziomagno
Sabato 19 Marzo 2011, 21.44.38
24
Arte.
Gabriele
Venerdì 18 Marzo 2011, 17.00.33
23
@Lambruscore Bisogna vedere cos intendi tu per rock... Direi che il genere è discretamente ampio... Non confondiamo l'hard e il metal con i confini del rock Al di la di questo: un altro capolavoro che ho scoperto grazie a voi... Ora mi sono rotto, comunque. A suon di leggervi sto diventando un frustrato: la presa di coscenza della mia ignoranza mi sta ditruggendo.
Moro
Venerdì 18 Marzo 2011, 10.03.02
22
@Lambruscore: basta sentire almeno Grace, Last Goodbye e Eternal Life
LAMBRUSCORE
Venerdì 18 Marzo 2011, 7.26.37
21
non capisco cos'abbia avuto di rock questo, booo....
luci di ferro
Giovedì 17 Marzo 2011, 23.33.53
20
kerry king no jerry, @ Ildebrant che centrano mustaine & king con il grunge. Slayer & Megadeth sono allo stesso livello di Buckley. Un disco da 100 come quello di Buckley e Dirt degli Alice in Chains.
Ildebrant
Giovedì 17 Marzo 2011, 21.26.08
19
Nel'94 era esploso in Italia il grunge. Solo rumori, urla e schitarrate senza logica alla faccia di jerry king e dave mustaine. Buckley era una Mosca bianca. Poi dopo 15 l'ho riscoperto e non riesco più a toglierlo: ogni canzone del disco è una lezione di vita.
Bloody Karma
Mercoledì 16 Marzo 2011, 9.46.21
18
un disco da brividi...
Thomas
Martedì 15 Marzo 2011, 22.12.03
17
Oddio album meraviglioso.
Lizard
Lunedì 14 Marzo 2011, 23.34.35
16
Sono io a ringraziarvi per le bellissime parole che testimoniano quanto questo artista abbia saputo parlare all'anima di chi lo ascolta.
Flag Of Hate
Lunedì 14 Marzo 2011, 22.58.46
15
100/100, il resto è fuffa. Complimenti a Lizard e alla redazione per aver dato spazio a questo MONUMENTO della Musica.
Vlaew
Lunedì 14 Marzo 2011, 22.47.50
14
Tutto credevo meno di trovare questa perla qui... Io... Io.... Giuro non ho parole. Recensione stupenda per un disco stupendo. grazie, grazie, specie per il 100, non credo che nessun altro album se lo potesse mai meritare Forse è la recensione migliore che ho letto, forse perché a questo disco sono molto legata... Il canto del cigno di un autore scomparso troppo presto... Non riesco neanche a incazzarmi per il fatto che sia conosciuto molto meno rispetto a quei pagliacci pop che tutti osannano: vorrei sapere se mai loro riuscirebbero a scrivere frasi come "She's a tear that hangs inside my soul forever...". Davvero, Lizard, complimenti. E ancora grazie.
Moro
Lunedì 14 Marzo 2011, 22.01.31
13
@Argo: ma come fai a paragonare Ben Harper a Jeff Bukley ? è come paragonare Slayer e Nirvana... sono due mondi diversi, messaggi diversi e modi di suonare completamente diversi. Per non parlare del fine della vocalità (non mi riferisco alla tecnica) ma sono semplicemente due destinazioni diverse: Harper parla ai popoli, ai bambini che giocano sulla strada, alla coppietta che passeggia mano nella mano col sole sugli occhi. Buckley saluta l'intera umanità mentre essa neanche si accorge di lui, è riuscito a creare un genere praticamente unico e irripetibile.
Herod
Lunedì 14 Marzo 2011, 21.58.46
12
anke io lo adoro. Per me però SFMStD nn è da meno di questo; che si dica che nn sia "finito" è una stronzata. Anke il Live at Sin-é è un capolavoro. Gli EP di Grace invece sono una truffa. Lui era anke meglio del padre, che già aveva fatto capolavori, come Happy Sad. @LIzard: qualcosa di Elvis Costello o Tom Waits avete in mente di recensirla?
Lizard
Lunedì 14 Marzo 2011, 21.04.09
11
Sono contento che ci siano tanti che condividono il valore assoluto di questo album e di questo artista. Che, peraltro, ho amato ed ascoltato ben prima che morisse.
Argo
Lunedì 14 Marzo 2011, 18.09.20
10
Secondo me questo disco è osannato solo perchè l'autore è morto. Io ho provato ad ascoltarlo 3-4 volte, ma l'ho sempre trovato palloso. Per il genere che questo tizio ha fatto, preferisco i primi 2 di Ben Harper.
GioMasteR
Lunedì 14 Marzo 2011, 17.47.10
9
L'ho conosciuto nel modo più sublime che esista, Dream Brother era il sottofondo di una scena di uno spettacolo teatrale che non riuscirò mai a dimenticare. Questa è pura emozione come solo i grandi riescono a tradurre in musica..
ThreePieces
Lunedì 14 Marzo 2011, 17.22.02
8
@NoRemorse solo un appunto... non è che se un album riescie a prendere il 100 su Metallized non sia da cento, e non sia ai livelli di quest'aslbum, sono recensioni fatte da persone diverso con ognuno, opinioni diverse
Syrmet
Lunedì 14 Marzo 2011, 16.40.20
7
Il 100 ci sta tutto. Gran disco.
Absynthe6886
Lunedì 14 Marzo 2011, 14.24.27
6
E che vuoi commentare? Semplicemente: GRACE....
ENRISIXX
Lunedì 14 Marzo 2011, 12.47.26
5
CAPOLAVORO ASSOLUTO
Undercover
Lunedì 14 Marzo 2011, 12.16.36
4
Un disco che non si commenta, si adora e basta.
Moro
Lunedì 14 Marzo 2011, 11.52.25
3
Incredibile. Un disco fatato e pieno di pathos. Mai le musiche degli angeli arrivarono tanto vicini all'orecchio umano. Lodevole la strada intrapresa, lontano dagli schemi cantautoriali del padre che, forse, avevano già spianato la strada al potenziale di Jeff. Invece lui incarna un altro modo di suonare la chitarra elettrica: né folk, né rock'n'roll, né blues. Semplicemente un po' di tutto, non disdegnando neanche quelle grida di disperazione che avevano connotato l'epoca grunge di appena qualche anno fa. Sentire anche Sketches for my Sweetheart the Drunk, è relazionarsi con un meraviglioso non finito; arrivare ad immaginare come quell'album poteva completarsi va al di là della compilazione stessa. Ah, il voto è centrato !
NoRemorse
Lunedì 14 Marzo 2011, 10.58.24
2
Dimenticavo: davvero un piacere leggere la recensione, complimenti!
NoRemorse
Lunedì 14 Marzo 2011, 10.48.18
1
Che colpo vedere questa copertina su Metallized...un sorriso enorme apparve sulla mia faccia. Muovo il mouse sull suddetta copertina e appare una cifra a tre numeri che solo pochi sono riusciti a ricevere...grazie redazione di Metallized, Grace sarà per sempre ciò che più amo nella vita: l'emozione in musica.
INFORMAZIONI
1994
Columbia Records
Rock
Tracklist
1. Mojo Pin
2. Grace
3. Last Goodbye
4. Lilac Wine
5. So Real
6. Halleluja
7. Lover, You Should've Come Over
8. Corpus Christi Carol
9. Eternal Life
10. Dream Brother
Line Up
- Jeff Buckley (Voce, Chitarra, Armonium, Organo, Tabla)
- Michael Tighe (Chitarra)
- Mick Grohndal (Basso)
- Matt Johnson (Batteria, percussioni, vibrafono)
- Gary Lucas (Chitarra in Mojo Pin e Grace)
 
RECENSIONI
80
ARTICOLI
06/06/2019
Articolo
JEFF BUCKLEY
Last Goodbye, un tributo originale....
 
 
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