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Ground Control - Dragged
( 1856 letture )
Le influenze con certi esponenti del Bay Area sound ci sono, un po’ nascosti e mimetizzati con sonore dosi di melodia e malinconia, ma il più incallito dei metalhead (e non solo) non farà grossa fatica a notarli. Quello che, invece, farà fatica a fare sarà lasciarsi trasportare da questo Dragged, seconda fatica dei nostrani Ground Control (provenienti da Verona), debuttanti nel 2006 con Insanity e ora scritturati dalla Punishment 18 Records per la cosiddetta 'prova del fuoco'. Ciccata quasi in pieno, a causa di un tentativo (forse troppo forzato) di intraprendere una strada stilistica lontana dalla mera imitazione. Volutamente o meno, il thrash metal old school vien lavato e annacquato nell'Adige, privato di quasi tutte le sue peculiarità più vitaminiche e sferzanti. L'avvisaglia di flop si ha fin dall'artwork, perché se è vero che l'abito non fa il monaco è anche vero che dare in pasto ad un appassionato di vecchio thrash una copertina dai colori così insipidi ed un logo che poco ha di ottantiano è un po’ come fare autogol. Non ci resta che capire il perché di questo passo falso, addentrandoci nei meandri di un disco davvero poco avvincente.

Il primo approccio con l'album è positivo, perché ogni traccia, in avvio, presenta notevoli scariche di energia, che però non sempre proporranno un seguito all'altezza: l'impressione che scaturisce dai primissimi ascolti è quella di una band che affonda le radici nel thrash di band come i Metallica, variandolo però con parti più melodiche, ritornelli malinconico-orecchiabili e diverse venature Hard Rock. Alla fine, il risultato è più tendente al Black Album che ad altro. Lo stesso singer Marco Vighini tende ad assomigliare tremendamente a James Hetfield, ma soltanto nello stile: purtroppo per i Ground Control, nessun ritornello vocale risulta essere azzeccato o trascinante. La struttura dei pezzi, come detto, non è statica, ma tantomeno martellante e veloce dall'inizio alla fine: siamo al cospetto di un semi-thrash molto melodico e poco coinvolgente, a volte vuoto e privo di emozioni, che fatica a far scapocciare l'ascoltatore. Il guitarism di Giovanni "Yngwie" Scardoni e dell'altra ascia Fabio Cavallaro (forse anche in ossequio al nickname del primo), è di fatturato più classico e rockeggiante che non metal, tantomeno thrash -parlando dei solos in particolare- e che dunque si infiamma solo a sprazzi, latita parecchio quando l'adrenalina dovrebbe raggiungere livelli incontenibili, non affonda il colpo, né in velocità né in aggressività. Qualche arrangiamento, qua e là, si salva tenendo la baracca a galla per il rotto della cuffia, ma l'album non si accende praticamente mai, non decolla. Il primo pezzo da segnalare, Lost, è anche il più mainstream del lotto, con quel refrain pop piantato su una ritmica più tambureggiante. Con un riffone alla Testament, potente e roboante, Final Solution sembra illudere che la parte centrale del platter possa essere più concreta, ma poi la traccia si affievolisce sul solito vocalism pallido: elemento che emerge anche nella successiva For What?, brano che però contiene una serie di assoli eccellenti ed un riffing radicato nella NWOBHM.

Da citare, in positivo, anche Days in Rage, dotata di un groove finalmente più duro e rapido (pur non essendo nulla di eccezionale) e di un assolo squillante e prolungato. Certamente il passaggio migliore della tracklist, che però si chiude malamente con Leave Me Alone, up tempo noiosissimo ed evitabile. Non si può parlare di thrash metal a detta di chi scrive: manca la potenza, manca la rabbia, manca l'eccitante tensione adrenalinica capace di scatenare la scintilla, e sopratutto manca la velocità. Troppe reminescenze rock, troppa voglia di discostarsi dal thrash canonico. Come se non bastasse, tre tracce su dieci sono delle intro-outro strumentali di pochi secondi, che lasciano le sorti dell'album nelle mani delle restanti sette tracce, per una durata complessiva che copre poco più di mezz'ora. Un prodotto contraddistinto da tali lacune difficilmente potrà attirare gli interessi di un appassionato di thrash metal, anche il meno intransigente; la band veneta, cercando uno stile personale, ha intrapreso una strada non sbagliata, ma i risultati sono abbastanza scarsi e non si vede a chi possa giovare l'acquisto di questo full length.



VOTO RECENSORE
55
VOTO LETTORI
21.42 su 14 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2010
Punishment 18 Records
Thrash
Tracklist
1. Intro
2. Pray & Die
3. Lost
4. Breath
5. Final Solution
6. For What?
7. Wasted
8. Days in Rage
9. Leave Me Alone
10. Outro
Line Up
Marco Vighini (Voce)
Fabio Cavallaro (Chitarra, Cori)
Giovanni "Yngwie" Scardoni (Chitarra)
Giovanni Raddi (Basso, Cori)
Fabio Perini (Batteria)
 
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