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Stratovarius - Fourth Dimension
( 4780 letture )
MEGLIO CAMBIARE, NO?
Timo Tolkki fa il Kai Hansen vecchia maniera, e da leader assoluto, chitarrista e cantante, sceglie di donare lo spazio nella spotlight a un vocalist di professione, Timo Kotipelto, esordiente ad alti livelli. La critica è al varco: riusciranno a bissare l'ottimo Dreamspace, riusciranno a guidare il power europeo, con gli Helloween alle prese con un travagliato cambio di vocalist? Domande e perplessità che (ancora) non scalfiscono la volontà dei due Timo, che donano una nuova veste agli Stratovarius - tanto che dopo la pubblicazione di Fourth Dimension Ikonen e Lassila verranno sostituiti da Jens Johansson e Jörg Michael. In Fourth Dimension non c'è l'essenza dell'incarnazione più nota della band (per quella fate rotta su Visions), ma una sua versione più ruvida, cruda e per certi versi pagana.

NEL SEGNO DI KOTI
Gli svolazzi vocali di Kotipelto sono una delle vere differenze rispetto al passato recente, dato che lo stile del nuovo singer - un po' Michael Kiske e un po' Geoff Tate, ma perdonatemi se dico che non prende il meglio dai due - è completamente diverso da quello di Tolkki. Quest'ultimo tiene ancora ben stretto nelle sue mani il monopolòio del songwriting, ma gioca carte diverse e efficaci. Ci sono gli speed ipermelodici che faranno la fortuna della band, concentrati in un terzetto iniziale che va a mille all'ora, con stop'n'go e ritornelli ariosissimi - ma gli Stratovarius non finiscono certo qui (cosa che troppe band power degli anni successivi non hanno purtroppo compreso). Anzi, la forza di un disco come Fourth Dimension è nella sua specificità, nel suo essere cioè immediatamente riconoscibile come finlandese, e senza bisogno di richiami fin troppo palesi come The Land of Ice and Snow, dal terrificante Stratovarius del 2005. Negli inni crepuscolari e boscosi, nelle atmosfere gelide ed evocative, nella ferma gentilezza di una terra antica giace la magia del disco: Winter e Nightfall, brani spesso dimenticati che però sono scorci di Finlandia paragonabili a certe immagini dei primi Amorphis, e la breve outro strumentale Call of the Wilderness, che fa da ponte ad un altro grande tema del disco, la natura. Natura che può essere vista come un capolavoro da preservare intatto (We Hold the Key) o come un mondo mistico da cui farsi rapire (Twilight the Symphony), ma che in ogni caso è una presenza costante e viva. Gli Stratovarius adottano spesso la formula del crescendo queensrycheiano, optando per attacchi arpeggiati e soluzioni epiche che rinovellano gli Helloween con gusto e creatività. Come band, sono significativi e decisivi quando fanno valere la propria differenza rispetto all'ondata tedesca - e poi genericamente europea - grazie sia alle personalità dei singoli musicisti che alla coesione etnica e culturale. Ex post, la principale differenza con il suono di Episode e Visions sta, oltre che in una certa oscurità, nel lavoro di tastiera: senza voler disprezzare Ikonen, che il suo lo fa più che bene, Jens Johansson ha un livello di musicianship completamente differente, che lo porta ad essere più facilmente protagonista, anziché sottofondo.

UN PICCOLO CASO UNICO
Fourth Dimension è un episodio isolato nella discografia della band e nel panorama power in generale: per nulla happy, con un tocco marcato à la Rage for Order, con una band in fase di assestamento che gioca a scoprirsi passo dopo passo. Kotipelto canta molto bene - ed è un'affermazione che ho fatto ben poche volte su di lui - nonostante l'estensione sui toni bassi sia limitatissima, Tolkki delizia (si pensi alla strumentale Stratovarius) rimanendo essenziale. Un solo brano da evitare, la cibernetica 030366, che si aggiudica anche il premio come testo più idiota dell'anno 1995, qualche perla, ottime canzoni per il resto. Un nuovo inizio per la band, direi il vero inizio se non temessi di mancare di rispetto all'ottimo Dreamspace, che segna il breve periodo di vera gloria degli Stratovarius.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
70.46 su 56 voti [ VOTA]
max '74
Mercoledì 14 Febbraio 2018, 21.00.45
14
Ottimo disco. Un album di passaggio che serve da rodaggio prima della pubblicazione del monumentale "Episode", contenente ottimi brani senza troppi virtuosismi. Peccato solo per la criticatissima 030366, che pur essendo un po' fuori dal contesto dell'album a me comunque non dispiace. Per me rimane uno dei migliori album della band....sicuramente superiore a Elements part 1, che non ho digerito molto. Anche la prova di Kotipelto non è affatto male, ma sicuramente dara' il meglio di sé negli album successivi. Nel paragone con Tate esce sicuramente perdente, ma personalmente credo che non abbia niente da invidiare al tanto osannato Kiske.
VALERIO
Domenica 5 Marzo 2017, 15.58.41
13
Ho letto qualche commento un po’ critico nei confronti di questo album. Ma stiamo scherzando? Qui ci troviamo di fronte ad un monumento del POWER METAL: vogliamo parlare di “We hold the key” o “Galaxies”, piuttosto che “Distant skies”? questo album rappresenta un apogeo assoluto. Possiamo soltanto inchinarci davanti a questa Grande Opera!!!
Galilee
Mercoledì 16 Settembre 2015, 11.17.49
12
Un disco di transizione che ha comunque al suo interno ottimi pezzi tipo lord of the wasteland. Il cambio di voce si sente. Io preferivo Tolkki, più oscuro e meno power style. Comunque siamo lontani dallo spettacolare dreamspace e dai due altrettanto grandiosi Episode e Visions
TheGodfatrher
Mercoledì 14 Gennaio 2015, 16.11.18
11
030366 olltre ad avere un testo idiota (ma non è l'unico tra quelli scritti da Tolkki) è anche un volgarissimo e pessimo plagio della stupenda "Screaming In Digital" dei 'Ryche... e davvero mi chiedo come l'abbiano lasciata passare quasi sotto silenzio. Peccato perchè per il resto è un cd molto bello e particolare nel periodo d'oro degli Strato. Forse nella streak di grandi album che va da "Dreamspace" al capolavoro "Visions" è quello leggermente più debole, ma resta comunque di ottimo livello. 80
enzo
Sabato 28 Dicembre 2013, 16.26.11
10
gran disco kotipelto marcia in piu per la band che poi partorira capoalvori come episode visions e destiny grandi
Gamma
Mercoledì 25 Dicembre 2013, 21.17.10
9
Bhò a me questo disco dice poco....
Ste
Mercoledì 18 Settembre 2013, 19.26.05
8
Ha no? ascolta i rispettivi ritornelli d'entrambe le canzoni e ne riparliamo
arlume
Lunedì 29 Luglio 2013, 10.23.27
7
allora se il brano "GALAXIES" è simile a ONLY LONELY (di Bon Jovi) quest'ultima è simile anche a: NOTTE ROSA (di Umberto Tozzi)
Stefano
Venerdì 24 Febbraio 2012, 19.45.55
6
Bellissimo....peccAto per 2 track la prima già citata da molti ch'è il plagio "SCreaming in digital" . L'altro plagio perfettamente nascosto (non so' se voi ve ne siete accorti, ma l'assomiglianza tra questi 2 brani e' impressionante) si rifà in toto (secondo me...dateci un ascolto comunque...) a "ONLY LONLEY" di Bon Jovi nel celebre "7800 Fahrenheit" del 1985..... Non è certo l'inizio ad assomigliarli, ma il ritornello in modo terribile..cambiano le parole e l'interpretazione vocalica...ma tale somiglianza non puo' laciare indifferenti!!!! Non so' se Timo ne sia consapevole (volpone!!) ma nonostante tutto continuo ad amare gli Stratovarius
Nonno Ippei
Venerdì 1 Luglio 2011, 12.08.22
5
Credo la rece più azzeccata che abbia letto finora, molto intuitiva. Bel Lavoro. Bel disco Fourth Dimension, non è capolavoro ma si lascia ascoltare molto volentieri, non è prolisso, è forte, non ha assurde pretese. Mi piace Voto 80. avrei dato 85 se non ci fosse 030366, ma volgio far finta che quel brano non esista
Fede
Lunedì 13 Giugno 2011, 18.42.57
4
La strumentale Stratovarius è semplicemente spettacolare. Questi ragazzi hanno un talento enorme nei virtuosismi strumentali.
ayreon
Martedì 22 Marzo 2011, 13.17.05
3
030366,ovvero quando il plagio ( i Ryche di "SCreaming in digital") diventa una fotocopia mal riuscita
NagasH
Sabato 19 Marzo 2011, 17.38.51
2
Il giro di tastiera sul bridge di Galaxies è stato, diciamo, ripreso dai Muse su Bliss. L'unico disco che ho degli Strato, ed ho detto tutto.
Radamanthis
Sabato 19 Marzo 2011, 13.53.52
1
Un album notevole, contenente degli ottimi brani, su tutti Against the wind! Poi, dopo questo disco, verranno album migliori per gli Strato. Detto ciò, gli Helloween erano un'altra cosa...tutt'altra cosa!!! inoltre Zarathustra dice sante parole: "Koti - un po' Michael Kiske e un po' Geoff Tate, non prende il meglio dai due".
INFORMAZIONI
1995
Noise Records
Power
Tracklist
1. Against the Wind
2. Distant Skies
3. Galaxies
4. Winter
5. Stratovarius
6. Lord of the Wasteland
7. 030366
8. Nightfall
9. We Hold the Key
10. Twilight Symphony
11. Call of the Wilderness
Line Up
Timo Kotipelto (Vocals)
Timo Tolkki (Guitars, Backing Vocals)
Jari Kainulainen (Bass Guitar)
Antti Ikonen (Keyboards)
Tuomo Lassila (Drums)
 
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