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Angra - Temple of Shadows
( 8685 letture )
Che probabilità hanno in media i membri sopravvissuti ad uno split, di mantenere lo stesso standard qualitativo dei bei tempi?
Davvero poche, considerando i gruppi riformatisi di recente, ma mozzati di qualche arto fondamentale alla continuazione del loro percorso musicale.
Ritrovarsi in due, chitarristi e senza esperienza di leadership, non deve essere una cosa piacevole, nemmeno se lo smembramento lo si è voluto con tutte le proprie forze; bisogna ripartire da zero, alla ricerca di qualcuno e qualcosa che possa al contempo dare coesione e nuova linfa alla band. Preso atto dell’allontanamento di Matos dagli Angra, non avrei mai scommesso un centesimo sul futuro dei due axeman brasiliani. Tuttavia, dopo l’apprezzamento di Rebirth, sia su disco che dal vivo, e dopo aver straveduto per questa loro ultima creazione, Temple of Shadows, devo ammettere che ci sono molti modi per farsi valere come e più di prima, nell’universo del metal.

Il songwriting è estremamente limpido, non lascia perplessità: Bittencourt è sempre stato, fin dagli esordi dell’acclamato Angels Cry, un eccellente compositore. Nelle nuove composizioni il suo timbro non ha perso d’intensità: semplicemente è cristallina l’assenza dell’altra componente, quella pianistica, conservatoristica e più sperimentale di Andre Matos. Nulla di grave, ma rimane il fatto che i nuovi Angra scrivono esattamente come si compete ad un chitarrista, con tutti i pro e i contro del caso. Persino i passaggi di pianoforte odorano di chitarra… è un alone incancellabile.

Detto questo, ben vengano i brani violenti, veloci e compattissimi come Spread Your Fire (l’opener) o come Winds of Destination (meno compatta ma arricchita dall’ugola corposa di un Hansi Kursch in gran spolvero), perché permettono agli Angra di dimostrare a tutti come la propria eccellente preparazione tecnica possa essere messa al servizio dell’immediatezza che spesso manca alle creazioni metal di ultima generazione.

La band brasiliana non solo risulta essere uno degli ensemble più ineccepibili da un punto di vista tecnico, ma anche uno dei più affiatati. Falaschi oramai è ad un passo dal superare il suo predecessore, in virtù di un’estensione vocale davvero impressionante, ma mai al servizio dello sterile virtuosismo, la sezione ritmica è incredibilmente varia e ispirata, i riff e gli assoli di chitarra non hanno assolutamente perso lo smalto delle vecchie composizioni.
E che dire della produzione? Semplicemente una delle registrazioni power più azzeccate degli ultimi anni, un incontro perfetto tra il moderno bombastic sound e il calore che deve trasmettere una registrazione derivata da un reale lavoro di mani e piedi, piuttosto che da un freddo sequencer.
Nonostante le splendide divagazioni folk e in generale la notevole varietà di situazioni (grazie anche alla presenza di qualche guest), le canzoni non sono sempre allo stesso livello qualitativo, questo bisogna ammetterlo, e talvolta lo sbadiglio è dietro l’angolo, ma in fin dei conti è un aspetto che ha sempre inficiato la qualità complessiva degli album targati Angra (per non dire Shaman).
Come dire: questi sono loro… prendere o lasciare. A mio parere, la migliore power metal band del 2004, e un album da avere ad ogni costo.



VOTO RECENSORE
88
VOTO LETTORI
62.57 su 77 voti [ VOTA]
HeroOfSand_14
Venerdì 1 Settembre 2017, 16.14.01
22
Modifico il mio commento numero 11 di qualche anno fa, poichè avevo concluso parlando di Mangini in Scenes Part II..ovviamente intendevo Portnoy. Detto questo, dopo aver riascoltato il disco in questione parecchio tempo dopo l'ultima volta devo dire che un pò mi è calato nell'indice di gradimento, soprattutto alcuni brani come The Temple Of Hate e Spread Your Fire non mi prendono più come una volta. Rimane il fatto che è un disco superiore alla media, The Shadow Hunter e No pain For The Dead sono da insegnare a scuola. E qui Falaschi cantava bene ancora, sforzandosi ma tant'è..
Tatore
Martedì 27 Giugno 2017, 11.30.40
21
Il disco che mi ha fatto (ri)avvicinare agli Angra. Bellissimo...grandi riff e assoli, ritornelli da cori da stadio e una gran bella voce. Grande album!
lux chaos
Domenica 9 Aprile 2017, 9.59.42
20
Riascoltato stamattina dopo tanti mesi...un vero capolavoro, da inserire nei classici del power di sempre...alla fine lo ammetto: Edu mi piace 100 volte più della vocina di Matos, e apprezzo questo album e il precedente più dei primi 2. Capolavoro
Luky
Mercoledì 15 Febbraio 2017, 0.39.52
19
Penso che questo sia uno dei migliori dischi power non solo del 2004, ma di sempre, e l'emblema del power moderno: la produzione è perfetta in ogni minimo suono ma comunque calda (e udite udite: il basso si sente!!!), e i pezzi sono delle bombe. Falaschi si supera nel cantato (è diverso da matos, è inutile e insensato fare paragoni ), e i featuring sono azzeccatissimi, penso che le rispettive canzoni siano state scritte proprio in funzione delle voci di Kai Hansen e Hansi Kursch. I pezzi non sono tutti di immediata assimilazione, ma anche se non riesci a ricordarli a memoria al primo ascolto ti prendono subito e ti senti avvolto nelle atmosfere made in Angra dall'inizio alla fine, infatti si sente che è un concept album anche in questo, cioè che non ci sono cali tra una canzone e l'altra, ma sono tutte ben amalgamate. Voto 90, che sarebbe anche superiore se solo The Shadow Hunter, che dura troppo per i miei gusti, non fosse cosí piatta.
Metal4ever
Sabato 31 Dicembre 2016, 19.19.00
18
Mi sembra assai strano che non ho mai commentato questo disco... Già che ci sto, rimedio subito: Lo adoro. Detto proprio semplicemente: lo amo alla follia. Edu Falaschi ha già dimostrato in "Rebirth" di essere un ottimo sostituto di Matos, qui lo fa capire meglio tramite una prestazione da dieci; in "Wishing Well" e "No Pain for the Dead" mi fa sgorgare letteralmente le lacrime, senza scordar di dire che anche a livello di grinta ci sa fare. L'ho anche visto dal vivo nel suo tour solista, dove ha riproposto alcune canzoni degli Angra. Che dire? Splendido e in buonissima forma; mi ha emozionato tantissimo vederlo e farmi fare l'autografo. Tornando al disco: concept ben scritto dalla tematica veramente interessante sui dubbi di fede e sulla religione; concordo sul fatto che Bittencourt, oltre essere un grande chitarrista, è un' acuta e sensibile penna. Musicalmente non saprei che aggiungere... Miscuglio di power, prog, classica e folk riuscitissimo, pezzi di un livello altissimo e membri in stato di grazia. Uno di quei album da sentire e risentire negli anni, e che ti regala immense soddisfazioni all'ascolto. Penso che l'abbiate capito che lo considero un vero e proprio tesoro della musica e un capolavoro senza sé e ma.
Danimanzo
Martedì 16 Febbraio 2016, 11.28.40
17
Grandissimo disco dei brasiliani della cosiddetta "Era Falaschi". Il disco suona fresco, potente e complesso. Un ibrido perfetto tra Power e Progressive con incursioni frequenti nel sinfonico e nel folk. Il concept su sui si snoda la musica è dannatamente coinvolgente e in linea con quanto fatto nel capolavoro "Holy Land". Voto più che giusto; di meglio, successivamente a questo disco, non hanno più fatto.
D.
Lunedì 15 Febbraio 2016, 9.57.03
16
Stupendo, per me è da 90 e chissà se ci fosse stato un cantante migliore di Falaschi...
Vagisil Crema
Giovedì 25 Giugno 2015, 11.48.03
15
Album stupendo e intenso come pochi... ma dire che Falaschi "è oramai ad un passo a superare il suo predecessore" mi sembra blasfemo. Edu è generalmente bravo e in quest album è ottimo... ma Matos non si tocca! a mio avviso il miglior cantante metal insieme a Russel Allen
lux chaos
Domenica 1 Febbraio 2015, 22.19.03
14
Dopo innumerevoli ascolti alla fine questo album mi ha conquistato...lo consideravo già un capolavoro dal punto di vista strumentale ma non tolleravo la voce di Falaschi sempre "spinta" su tonalità un pò fuori portata...in realtà nel tempo mi ci sono "abituato", arrivando ad apprezzare il lavoro di Edu....considero questo album un vero capolavoro
spiderman
Giovedì 29 Gennaio 2015, 22.01.38
13
Anche io come molti storsi il naso appena lo ascoltai e non ci rimasi proprio soddisfatto, ma l'ho riascoltato prima di Secret Garden, ed ho cambiato idea, e' proprio un bell'album, pur personalmente amando di piu' la voce di Matos, devo riconoscere che qui Falaschi non e' sfigurato affatto, anzi, certo a mio parere non si avvicina ad Angel Cry o Holy land, ma questo e' davvero un gran bell'album.
Galilee
Giovedì 29 Gennaio 2015, 21.20.30
12
Mah, ai tempi da super fan degli Angra rimasi delusissimo da questo disco. Già la voce di Edu la consideravo insopportabile ma rebirth mi era comunque piaciuto molto, quindi lo presi a scatola chiusa, eppure mi fece accapponare la pelle. Lo riascolterei per curiosità, sicuramente lo apprezzerei molto di più, peccato l'abbia rivenduto..
HeroOfSand_14
Giovedì 29 Gennaio 2015, 19.52.11
11
Uno degli migliori album power del nuovo millennio. Un disco potente, preciso e ambizioso, un concept magico sulle crociate e sui tormenti interiori di un guerriero che uccide in nome della religione. Di questo disco, quello che mi colpisce sempre è la produzione magnifica del suono, robusto come non mai che avvolge le melodie meravigliose tessute da quei due geni di Loureiro e Bittencourt. Per quanto mi riguarda, la sola No Pain For The Dead varrebbe l’acquisto (cresce con gli ascolti, dandomi emozioni che poche altre canzoni in generale sono riuscite a trasmettermi), ma tutto il disco è composto da bellezze sonore, di difficile assemblazione ma suonate in modo perfetto, cantate incredibilmente bene (conoscendo comunque il timbro di Falaschi, che piace a ben pochi fan della band) e mai banali, dotate di strutture particolari, momenti tipici del power/prog e pochi –purtroppo- inserti tribali che tanto avevano reso famoso il gruppo. Insomma, un must per gli amanti del genere, del power tosto ma mai ripetitivo, e degli intrecci chitarristici ricchi di emozioni. Ah, come dimenticare il lavoro di Priester alla batteria? Quanti si sono innamorati come me dell’energia e del talento di questo ragazzo brasiliano? Le parti di batteria presenti in questo full lenght sarebbero da insegnare a scuola, come quelle di Mangini in Scenes Part II..
Victim of Fate
Domenica 24 Novembre 2013, 20.24.30
10
Non so come ma l' ho ascoltato solo ora... Dio mio... Quest' album è spettacolare... Sicuramete il picco del 2004e forse in ambito power del decennio... Strabiliante. Potente e ispiratissimo. Temple of Hate è devastante. Meglio tardi che mai!!
Diego
Sabato 4 Maggio 2013, 13.36.02
9
Non si può votare sotto i 75 un album così, ragazzi...
lux chaos
Lunedì 1 Ottobre 2012, 19.48.25
8
Riascoltato due volte oggi dopo tanto tanto tempo...non cambia la vecchia impressione che mi fece alla sua uscita: discreto album letteralmente stuprato dalle vocals di un edu falaschi inascoltabile sia su note alte (poco corposo, affannato, sguaiato) che basse (anonimo ed inespressivo)...ho preferito mille volte la prova precedente a questa e quella successiva...qui è proprio il cantato che mi rende inascoltabile il disco! Peccato...
Screamforme77
Martedì 15 Novembre 2011, 23.50.49
7
Album fantastico ! Dopo averlo ascoltato rimase sul mio lettore per parecchio tempo.Falaschi non è ai livelli di Matos,ma si difende bene.Perdonatemi un appunto.Non è stata inserita nella tracklist l'ultima traccia Gate XIII,pezzo strumentale/orchestrale composto da una serie di ripraise delle singole canzoni precedenti.
Maurizio
Mercoledì 25 Maggio 2011, 17.40.03
6
Colpo di coda micidiale degli Angra. Sorprendente per potenza e creatività.
Arekusu
Giovedì 28 Ottobre 2010, 14.23.21
5
Disco eccezionale.
Drummer Furio
Giovedì 28 Ottobre 2010, 13.51.42
4
A mio avviso entra nella top ten del power del decennio 2000-2010...raga quest'album ha dei contenuti musicali impressionanti!!!
Renaz
Sabato 4 Luglio 2009, 16.49.52
3
A mio avviso, la punta più alta del power del 2004...
Khaine
Sabato 4 Luglio 2009, 15.07.21
2
L'ho sentito, per ora, una sola volta e mi pare che sia un ottimo disco. spero di poterlo comprare già oggi pomeriggio perchè mi ha fatto un'ottima impressione
AL
Lunedì 23 Marzo 2009, 12.25.58
1
88 direi eccessivo... la voce non mi convince al 100%...
INFORMAZIONI
2004
Atrheia Records Srl
Power
Tracklist
1. Deus Le Volt!
2. Spread Your Fire
3. Angels And Demons
4. Waiting Silence
5. Wishing Well
6. Temple Of Hate
7. Shadow Hunter
8. No Pain For The Dead
9. Winds Of Destination
10. Sprouts Of Time
11. Morning Star
12. Late Redemption
Line Up
Edu Falaschi - vocals
Kiko Loureiro - guitar
Rafael Bittencourt - guitar
Felipe Andreoli - bass
Aquiles Priester - drums
 
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