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Hammerlord - Wolves At War’s End
( 751 letture )
Un monicker più adatto al power-epic che al thrash, un debutto omonimo datato 2008 e la speranza di poter contribuire sensibilmente al revival-thrash di questi anni. Gli americani Hammerlord pubblicano, attraverso Init Records, il loro secondo disco in studio, Wolves At War’s End, quaranta minuti di thrash dedito al passato e articolato in nove brani frenetici che poco aggiungono alla scena. Fondati nel 2007 a Lawrence (Kansas), i cinque ragazzi d'Oltreoceano confezionano un disco dall'artwork accattivante e cromaticamente caldo, inquietante e molto curato: le premesse possono incuriosire, per cui addentriamoci nella pancia di questo ennesimo album tributo agli antichi fasti del thrash metal ottantiano. Il disco si assesta su discreti livelli, pur se privo di riff veramente eccitanti, interessanti solo a sprazzi: la band cerca di mettere, con buon esito, velocità e potenza sempre in primo piano, con un thrash non troppo vicino a quello fervente della Bay Area né a quello più glaciale della scuola teutonica, quanto più a quello muscoloso ed inflessibile accostabile allo speed. Il risultato è discreto, senza troppe pretese ma godibile: sa di già sentito ma non annoia. Gli ingredienti sono quelli di sempre, ben miscelati per un prodotto nella norma, che certo non farà gridare al miracolo. L'irruenza è una componente fondamentale del sound del quintetto americano, immediatamente martellante e senza fronzoli. Picchiano con furore, a velocità scavezzacollo, con una musica ruvida e discretamente coinvolgente anche nelle melodie vocali, oltre che nella buona e calda sezione solista. Il drumwork incessante e frenetico di Adam Mitchell (con utilizzo pluviale della doppia cassa) sostiene gli assalti ritmici duri e compatti, mentre in sottofondo l'act del Kansas ricerca timidamente una certa stratificazione strutturale attraverso l'architettura brillante degli assoli; per il resto, le mazzate sferrate sono abbastanza ignoranti e grossolane, senza che la soglia di tensione esca dall'ordinario. Elemento che contribuisce ad azzoppare il full length sono le vocals di Stevie Cruz, graffiate ed inizialmente azzeccate ma ben presto assestate su canoni monocorde e troppo simili di pezzo in pezzo. Le improvvise accelerazioni tipiche del genere mettono parecchio pepe sulla portata, ma esistono tantissimi dischi così, e non appare in modo decisivo l'elemento chiave per preferire Wolves at War's End a tante altre uscite similari. Il pezzo d'apertura, Demon Fever, è il migliore del lotto, nonché il più trascinante (vocalmente parlando), irruento e martellante; dalla successiva Storm The Castle inizia ad emergere la complessità e il tepore della sezione solista, grazie ad una performance convincente del chitarrista solista, alle prese con un assolo prima folgorante e veloce, poi più contorto. Cloudspitter è dotata di un tiro avvincente nella ritmica, nel riff old school thrash e nel solito assolo sferzante, la titletrack mette in luce un rifferrama non eccezionale ma neanche da buttar via, Hammerlord colpisce più che altro per il ritornello autocelebrativo, The Anomaly Rue per un insolito assolo dall'ambientazione molto sinistra; da applausi, invece, l'assolo melodico e prolungato di Creating Destruction, altra traccia trainante dell'album, con un Mitchell sugli scudi. Agli Hammerlord manca il sinistro vincente, il pezzo da novanta capace di far esaltare l'ascoltatore più rodato: l'idea finale è quella di un thrash energico, ben prodotto, ma leggermente sottotono e a tratti eccessivamente statico, freddo forse, tenuto a galla più che altro dalla sezione solista. Un disco che va a fiammate, che ha spunti da headbanging ma che, nel complesso, non appare fondamentale.


VOTO RECENSORE
63
VOTO LETTORI
21.66 su 18 voti [ VOTA]
INFORMAZIONI
2010
Init Records
Thrash
Tracklist
1. Demon Fever
2. Storm The Castle
3. Tombstone Piledriver
4. Cloudspitter
5. Wolves At War's End
6. The Ballad Of Rusty Tomaki
7. Hammerlord
8. The Anomaly Rue
9. Creating Destruction
Line Up
Stevie Cruz (Voce)
Ty Scott (Chitarra)
J.P. Gaughan (Chitarra)
Terry Taylor (Basso, Cori)
Adam “Hammerlord” Mitchell (Batteria)
 
RECENSIONI
 
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