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Silent Stream Of Godless Elegy - Nàvaz
( 1616 letture )
Signore e signori, la recensione di questi Silent Stream Of Godless Elegy viene pubblicata durante gli ultimi giorni dei festeggiamenti del 150° anniversario dell'unità nazionale, giorni in cui ogni buon italiano, in cuor suo, ha provato un forte orgoglio per la propria appartenenza e per la propria storia, ma soprattutto per la propria cultura e la nostra splendida lingua. Quante ore di filmati trasmessi, di pubblicazioni editoriali e di avvenimenti in ogni angolo della nazione ci hanno ricordato in questi giorni quanto splendida sia la nostra cultura e quanto poco ce ne ricordiamo al di fuori di questi festeggiamenti.
Questo lavoro dei cechi Silent Stream Of Godless Elegy giunge dunque tra le mie mani in un momento particolare, ma che comunque poco cambia la sostanza dello stesso o la mia percezione del contenuto.

La band proviene come detto dalla Repubblica Ceca e con il presente Návaz - edito niente meno che dalla Season of Mist - giungono al loro quinto lavoro in studio. Per chi non li conoscesse, i nostri ci propongono un folk metal con tinte doomeggianti rigorosamente cantato in lingua madre, scelta quest'ultima che ha sancito la loro condanna definitiva.
Ormai l'utilizzo di testi in lingua madre è una consuetudine abbastanza ricorrente in ogni parte del mondo, ma non sempre con risultati apprezzabili, in quanto ogni lingua ha le proprie caratteristiche e si presta più o meno ai vari generi. Premesso questo, è consequenziale pensare gli idiomi spigolosi, come il tedesco, il norvegese e lo svedese, si adattino perfettamente a generi violenti come il black/death, mentre così non è per quelli più morbidi tipo il francese e lo spagnolo. Ma se la violenza delle vocals spesso riesce a confondere la pronuncia dei vari singers, rendendo digeribili lingue usualmente ostiche, nel momento in cui ci si imbatte in formazioni che utilizzano quasi esclusivamente clean vocals – come nel caso dei Silent Stream Of Godless Elegy – il problema diventa di vitale importanza.
Se poi consideriamo che questo combo ceco ha una forte componente folkloristica, possiamo notare quanto si riduca drasticamente il raggio d'influenza su cui questa band possa agire, che si ridimensiona ulteriormente nel momento in cui parliamo anche della musica proposta.

Il genere proposto dai nostri attinge a piene mani dalla musica tradizionale dell'est europeo, con un'abbondante utilizzo di violini (tzigani?), ma che sovrappone troppi stili, costringendo a convivere, nello stesso brano, female vocals, growling, melodie popolari, chitarroni e un drumming metal oriented. La loro ricetta di folk metal però non convince, essendo le canzoni il non plus ultra dello stereotipato, eccezion fatta per gli interventi del violino, suonato egregiamente al punto di ricordarmi i nostrani Argine; grazie a tutto il resto, invece, il prodotto accumula solo una gran noia.
Purtroppo in tutti i generi che fanno della tradizione una bandiera da sventolare più in alto possibile, è assai difficile distinguere tra la coerenza e l'immobilità stilistica, e questo combo ceco non sembra volersi distaccare minimamente dal classico copione recitato da una miriade di bands prima di loro. Tutti i brani sono costruiti intorno al violino che, come già detto, suona molto bene, ma accantonato per un attimo questo strumento, rimangono solamente tanti, tanti cori e una marea di rullate di batteria che - personalmente - trovo fuori luogo in un genere così delicato.
Quando la band alza il livello di brutalità accentuando le vocals aggressive, sfortunatamente ottiene l'effetto opposto, rendendo ridicoli brani che invece avrebbero potuto farsi ricordare per altri motivi, non riuscendo ad accontentare né pubblico metal né quello folk.

Molte le melodie popolari che si confondono con altre mille e che dubito possano suscitare interesse in persone che risiedano in aree geografiche differenti dall'Europa dell'est, incatenando territorialmente questo lavoro ad una ristretta area d'appartenenza. Per farsi un'idea di cosa andrete ad ascoltare, potete tranquillamente visionare il preview video dell'album, realizzato in modo molto professionale - così come l'album d'altronde - ma pieno di luoghi comuni a bizzeffe come ad esempio le ragazze in vesti bianche che danzano intorno al fuoco, il candido bambino con lo sguardo smarrito oppure gli immancabili brindisi bucolici che non mancano in nessun video del genere.

Le conclusioni non sono delle più entusiasmanti.
Musicalmente non si sentiva assolutamente la mancanza di un simile disco, mentre a livello concettuale reputo questo lavoro semplicemente "provincialotto" e troppo legato ad una cultura assai distante dalla nostra, riuscendo a creare un muro culturale molto difficile da scavalcare.
Se mi è permesso uno slancio d'orgoglio, vorrei dire che in Italia abbiamo la più bella lingua del mondo ed una miriade di bands egualmente valide, per non sentire la necessità di andare a comprare CD da una band proveniente da un paese che ha ben poco in comune con la nostra cultura.
Passate tranquillamente oltre e supportate il metallo Italico!



VOTO RECENSORE
40
VOTO LETTORI
26.5 su 22 voti [ VOTA]
Blackster
Giovedì 24 Marzo 2011, 16.32.27
1
Recensione perfetta, il disco è inascoltabile, state lontani.
INFORMAZIONI
2011
Season Of Mist
Folk Metal
Tracklist
1. Mokoš
2. Zlatohlav
3. Skryj Hlavu Do Dlaní
4. Přísahám
5. Slava
6. Sudice
7. Dva Stíny Mám
8. Pramen, Co Ví
9. Samodiva
Line Up
Hanka Nogolova (Voce)
Pavel "Hrnec" Hrncir (Voce)
Radek Hajda (Chitarra)
Mirek Petik (Chitarra)
Michal "Siki" Sykora (Violoncello)
Dusan Fojtasek (Basso)
David Najbrt (Batteria)
 
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