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Iced Earth - Iced Earth
( 5413 letture )
Nonostante una serie di dischi recenti non pienamente all'altezza, gli Iced Earth conservano ancora una fama piuttosto solida, che si basa essenzialmente su quanto fatto nella prima parte della loro carriera. Oltre ad una serie di dischi di buon/ottimo livello, è stata anche l'aura di "self-made man" di Jon Schaffer a contribuire ad attirare l'attenzione dei fans, che riconobbero a lui ed al gruppo di Tampa, una purezza ed una dedizione che già in quell'alba degli anni 90 cominciava ad essere intaccata dall'avanzata del grunge. In un quadro storico di calo qualitativo medio della proposta Heavy, in cui il Power doveva ancora definire con chiarezza i propri stilemi nonostante quanto fatto da grandi band come ad esempio gli Helloween, la storia di una band "contro", con una mastermind disposto a dormire sotto i ponti per seguire il proprio sogno metallico, che cambiò nome al gruppo per onorare un amico scomparso, sul lungo periodo non poteva che far breccia nei cuori dei metal-addicteds. Tralasciando il non-ufficiale Enter The Realm dell'89, Iced Earth arrivò sul mercato alla fine del 1990 con tre differenti cover e, nonostante una produzione non felicissima, un songwriting ancora acerbo, una prova vocale di Gene Adam che si prestava a più di una critica, ed uno stile ancora ibrido, segnò una piccola svolta nella storia del metal, gettando parte delle basi che avrebbero contribuito a costruire le basi del Power Made in USA. Riff massicci e profondamente taglienti frutto anche di chitarre opportunamente ribassate esaltano uno Schaffer ottimo chitarrista ritmico (qualità che confermerà lungo tutto il procedere della sua carriera), ben coadiuvato da Shawver. Alcune ottime idee non sempre pienamente sviluppate ed un paio di pezzi assolutamente belli come Written On The Walls e Life And Death, fanno da contraltare ad alcune pecche evidenti individuabili nella presenza di due o tre canzoni meno riuscite, ad un senso di incompiuto che traspare chiaramente da alcune di loro e, soprattutto, ad un Gene Adam troppo grezzo e sopra le righe per risultare efficace.

Il disco è aperto dalla title track, un buon pezzo sorretto da un buon riff, da un discreto arrangiamento dai risvolti oscuri, ma leggermente appiattito da una vocalità che cerca troppo spesso il risultato ad effetto senza possedere la qualità necessarie per gestire i passaggi più a rischio. Abbastanza riuscito anche l'assolo. Meglio ancora -e di parecchio- Written On The Wall, varia nel suo sviluppo, con le qualità di base della precedente meglio evidenziate dal lavoro dei musicisti, ed un buon bilanciamento tra la parti strumentali e quelle con la presenza di Adam. Il cantante risulta qui meglio ispirato, forse perché questo è l'unico pezzo in cui è stato inserito un suo testo, ed il rifiuto di Schaffer di usare le sue lyrics sarà uno dei motivi ufficiali dell'abbandono/allontanamento del cantante. Purtroppo già dalla seguente Colors -tratta da un racconto televisivo di gangsters- che pure poggia su una discreta idea nell'ottica del puro headbanging, il cantante ricade nel suo solito errore: quello di voler strafare senza possedere la tecnica necessaria, col risultato di abbassare notevolmente la valutazione del pezzo. Curse In The Sky conferma poi il dare/avere qualitativo della tracklist fin qui analizzata. Life And Death è probabilmente la punta di diamante dell'album ed anche Adam sembra beneficiare della maggior qualità complessiva di un brano che parte da una base soft, che poi evolve in un riffing massiccio e pesante. Buono il lavoro delle chitarre e del duo Abell/Mc Gill sin qui non citati. Di buon effetto la corta strumentale Solitude, semplice e riuscita, opportunamente piazzata a spezzare la tensione prima di passare agli ultimi due brani: Funeral e When the Night Falls. Il primo è un semi-strumentale venato ancora da una certa attitudine dark, reso più movimentato da numerosi cambi di passo musicale, mentre il secondo è un tipico esempio di closer di puro impatto, il cui compito è chiudere il lavoro lasciando una forte impressione di durezza senza troppo badare alla qualità in senso assoluto.

Iced Earth fu senza dubbio un buon esordio, anche a dispetto delle note negative che vi ho già sottolineato. Si, le chitarre avrebbero potuto essere decisamente più incisive; la voce di Adam -che comunque dimostra una certa personalità cercando sempre il limite- non regge il passo col resto del gruppo (non per niente oggi non è più nel giro, almeno per quello che mi risulta), e le idee che giravano in testa a Schaffer solo a partire da Night Of The Stormrider, avrebbero trovato quell'equilibrio e quella esperienza espositiva che avrebbero reso il nome degli Iced Earth così importante per gran parte degli appassionati; senza dimenticare l'importanza, in seguito, dell'entrata in formazione di tale Matthew Barlow, basilare per alcuni. Purtroppo gli ultimi sterili anni del gruppo hanno offuscato in parte la loro popolarità e la deriva nazionalista di Schaffer non lascia presagire nulla di buono per il futuro, nonostante musicalmente il suo progetto Sons of Liberty sia discreto. Iced Earth rimane comunque un esordio da ricordare anche a distanza di molti anni, ed averlo sullo scaffale non è affatto sbagliato. Dell’album esiste una versione rimasterizzata con una nuova e discutibilissima cover, che include i primi tre lavori della band. Potrebbe essere una buona idea d'acquisto per chi volesse avvicinarsi al lavoro iniziale degli Iced Earth.



VOTO RECENSORE
74
VOTO LETTORI
52.06 su 30 voti [ VOTA]
Luky
Domenica 25 Febbraio 2018, 12.48.42
10
Album non male, nonostante poi abbiano fatto molto di meglio, infatti già il successivo secondo me è ottimo. @Lercio: il voto dei lettori, per molti album recensiti qualche anno fa, è abbassato da dei troll che si sono divertiti a votare il minimo a ripetizione, giusto per rovinare la media, quindi non è la vera opinione dei lettori.
Lercio
Domenica 25 Febbraio 2018, 12.37.48
9
49 un disco del genere, siete dei sordi! O in alternativa ci sentite, ergo siete dei mentecatti Le questioni sono 2 cari i miei cojonazzi
nonchalance
Giovedì 1 Giugno 2017, 16.56.02
8
La copertina "vera", in realtà, è quella della ristampa recente..anche se, in questa versione, è stata completamente ridisegnata! L'altra (quella con un angelo caduto?) è quella della stampa "americana".
xXx
Domenica 30 Giugno 2013, 15.14.19
7
se qui cantasse barlow....
AL
Domenica 17 Marzo 2013, 18.42.11
6
album veramente bello. la voce non mi convince motlo. When the night falls è stupenda!
Raven
Lunedì 28 Marzo 2011, 10.57.08
5
@ Lambruscore: il disco fu rilasciato con tre differenti cover: una Giapponese, una Europea, ed una per il resto del mondo.
A-Lex
Lunedì 28 Marzo 2011, 10.45.13
4
se tutte le band esordissero come gli iced earth sarebbe uno spettacolo. già si vedevano le potenzialità infinite (ora forse finite) di shaffer. quoto Maurilio: con barlow alla voce e una produzione attuale questo disco sarebbe molto piu' apprezzabile.
LAMBRUSCORE
Domenica 27 Marzo 2011, 11.40.26
3
mi è sempre piaciuto, ho il vinile con la copertina diversa, non capisco perchè, qualcuno me lo spieghi, grasssie....
Maurilio
Domenica 27 Marzo 2011, 9.17.38
2
Anche secondo me l´album é enormemente penalizzato dal cantante e dalla produzione, infatti le stesse canzoni rimasterizzate e in parte risuonate, ma soprattutto cantate da Barlow fanno tutto un altro effetto. Per questo é fondamentale avere Days of Purgatory, dove con Barlow alla voce queste canzoni sono stupende. Mentre una versione live di Curse the sky con Barlow la trovate sul tubo, ascoltatela e poi vedrete che differenza. When the night falls é uno straclassico che viene suonato live ancora oggi dalla band.
metal4ever
Sabato 26 Marzo 2011, 15.34.31
1
Non male come esordio, la bravura di Schaffer già si nota, ma avevano ancora molti aspetti da migliorare. Ottima rece con la quale mi trovo molto d'accordo.
INFORMAZIONI
1990
Century Media Records
Heavy/Power
Tracklist
1. Iced Earth
2. Written on the Walls
3. Colors
4. Curse in the Sky
5. Life and Death
6. Solitude
7. Funeral
8. When the Night Falls
Line Up
Gene Adam - lead vocals
Randall Shawver - lead guitar
Jon Schaffer - rhythm guitar, backing vocals
Dave Abell - bass
Mike McGill - drums
 
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