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Mhorgl - Antinomian
( 2535 letture )
Quando si parla di black metal è inevitabile finire per generare una discussione riguardo questo controverso movimento. Da un lato perché la sua genesi avvenne come forma di forte rigetto della religione (cristiana in primis, ma non solo), esasperando quanto di fatto era già stato precorso da band quali Venom, Celtic Frost, King Diamond e Bathory; dall'altro perché furono (e sono tutt'ora) approfondite una serie di controverse tematiche fortemente correlate all'oscurità, all'occultismo e alla misantropia già toccate dalle sopracitate ma anche da nomi quali Black Sabbath e Led Zeppelin. Come se non bastasse all'interno dello stesso filone si possono distinguere diverse scuole di pensiero: una più legata all'utilizzo del simbolismo e alla forte velocità; un'altra invece votata all'esplorazione di una dimensione maggiormente evocativa e sentimentale, spesso facendo ricorso a tempi meno incalzanti. A tutto questo c'è da aggiungere che storicamente molto spesso la componente musicale è stata abbinata a comportamenti estremi che hanno finito per infangarne il nome, pur non essendo rilevanti dal punto di vista uditivo, ma solo da quello etico.
Ma a più di vent'anni dalla nascita e dopo una lunghissima serie di band, cos'è rimasto dell'ideologia di fondo che ha caratterizzato i suoi maggiori esponenti?
Non si dimentichi che perfino una parte dei più significativi artisti che hanno contribuito alla diffusione del black metal, con gli anni, ha subito un mutamento significativo allontanandosi dalla linea dura, mentre l'altra porzione sembra anacronisticamente legata ai fondamenti esattamente come allora. Mentre la “vecchia scuola” si assottiglia sempre più, una sterminata serie di band nate successivamente ha preso i capostipiti come modello di riferimento idolatrando le figure e gli ideali propugnati da queste. Ed è in quest'ampia riflessione che s'inseriscono gli australiani Mhorgl con il loro disco Antinomian, inizialmente autoprodotto ed ora proposto dalla indipendente The Execution Kollective.
La formazione della band risale al 2004 e - per citare esattamente le stesse parole utilizzate dal combo - nasce come progetto di grezzo, monotono (nel senso di unica tonalità) e violento black metal, evolvendosi poi successivamente ed inglobando diversi generi musicali ed influenze pur mantenendo di fondo la matrice aggressiva che contraddistingue la band. Ci sono due parole significative già in questa frase, ma mi riservo di recuperarle in un secondo momento.

Gli elementi classici di una qualsivoglia formazione che propone questo tipo di musica ci sono tutti: a partire dallo scream marcio e iracondo, le chitarre tese molto spesso alla pennata fulminante e la batteria sempre sugli scudi con il blastbeat. Complessivamente il suono è figlio di ventennali realtà norvegesi ormai collaudate (palesemente in Necrohatred), addizionato di una componente vecchia scuola che imbastardisce il suono con elementi presi a piene mani dal thrash. Ma i Mhorgl non si risparmiano anche influenze di altro tipo e si ha una prova della loro capacità di spaziare al terzo minuto di Iron Clad Destruction, quando tentano di imbrigliare un riff dalle lontane parvenze progressive e inserirlo nel brano, senza particolare successo. Il risultato è un esempio calzante di quanto accade nell'intero album: si intravede una continua volontà di tendere verso lidi ed orizzonti non propri della band, senza ottenere una sfumatura di nuove sonorità su di un disegno già tracciato, bensì accostando stili diversi senza troppa mediazione fino ad ottenere un mix confusionario e di scarsa efficacia.
L'unica cosa che davvero mi sento di riconoscere è che l'aggressività fa sì parte del bagaglio di questo quartetto… ma dopo tutti questi anni basta ancora solo pestare per fare black metal?
Di per sé la risposta potrebbe anche essere positiva, se la prestazione dei musicisti non fosse in equilibrio sul filo del burrone: i fusti di Louis Rando, seppure triggerati, risultano una martellata fatale senza tante possibilità di scampo nonostante non diano mai segnali di idee innovative. Il basso si sente a sprazzi e, come il compagno adibito alla sezione ritmica, non brilla per originalità ma si difende rimanendo piuttosto neutrale. Invece le chitarre sono il tallone d'Achille di Antinomian, fanno precipitare inesorabilmente i Mhorgl: sulle parti ritmiche sono oneste ma troppo spesso si ode Robert Torphe lanciarsi in assoli ad estrema velocità senza riuscire a risultare decisivo, anzi in più di un'occasione acchiappando una serie di note dissonanti che fanno pensare più a degli errori nell'esecuzione che a delle raffinatezze.
Così come la musica risulta piuttosto ordinaria anche la produzione non si discosta da questa linea di grigiore: certamente degna di un'uscita black metal, ma rimanendo sospesa nel limbo, in quanto priva sia di particolari carenze, sia di motivi di elogio.
La ciliegina sulla torta (era proprio necessaria?) è la cover di Mr Crowley di Ozzy Osbourne a suo tempo suonata dal mai troppo compianto Randy Rhoads. Irriconoscibile. Violentata. Rivoltata dalle sue interiora. Dicono che il genio e la follia siano separati solo dalla portata del successo, aggiungerei anche dal buonsenso. Dopo aver sentito i tre minuti di scempio, con tanto di assoli in tapping che non riescono ad avvicinarsi nemmeno lontanamente allo stile del defunto axeman, corredate dalle armonie (probabilmente volute) da rabbrividire ormai ogni eventualità di dubbio è stata dissipata.

Ciò che mi ero riservato di recuperare erano le diciture “monotono” e “contraddistinguere”, perché si inseriscono alla perfezione nella valutazione di Antinomian. Un disco che, per sfuggire ad una monotonia dovuta a quella che appare come una sterile ripetizione dei cliché del genere, cerca di contraddistinguersi con soluzioni che appaiono improvvisate.
Purtroppo non è sufficiente imitare i maestri del settore macinando forsennati bpm abbozzando qualche idea confusa e raffazzonata per poter dire di far parte di una realtà come il black metal: questo non è un movimento di solo baccano ma ha in sé dei valori ben più profondi!
Rimane da capire se l'utilizzo della parola “antinomia” assuma una sfumatura razionale o religiosa: nel primo caso rappresenta un particolare tipo di paradosso, non discostandosi troppo dall'effettivo valore del disco, nel secondo indica una linea del pensiero teologico cristiano che afferma che la salvezza non si raggiunge seguendo i precetti etici della religione ma solamente per predestinazione. In entrambe le accezioni, si riflette quanto emerge all'ascolto dell'ultima fatica dei Mhorgl: una necessità di rivedere quanto hanno prodotto e fare un passo indietro, lavorando maggiormente dal lato tecnico e soprattutto creandosi uno stile maggiormente personale.



VOTO RECENSORE
50
VOTO LETTORI
23.36 su 22 voti [ VOTA]
Corpse
Sabato 26 Marzo 2011, 13.55.09
2
Ho ascoltato solo 2-3 canzoni, e ho trovato le linee melodiche a dir poco orribili. Si vede che voglion provare qualcosa di originale,ma tendono ad approcciarsi in maniera istintiva risultando noiosi,e anche un filino ridicoli. Pienamente d'accordo con il voto,tuttavia non ho visto chissà che volontà di rifarsi al black classico.
Undercover
Sabato 26 Marzo 2011, 12.19.13
1
Non l'ho trovato così disastroso, dalla descrizione fatta sembra non avere senso. E' sicuramente un metal che sconfina in più generi, bastardo e suonato anche con una discreta tecnica diverso da molte proposte che provengono dalla terra dei canguri, si può odiare come amare ma il cinquanta mi sembra una legnata non dovuta.
INFORMAZIONI
2011
The Execution Kollective
Black
Tracklist
1. Nocturnal Blasphemy
2. Kiss Of Midnight
3. Iron Clad Destruction
4. Essence Of Evil
5. Necrohatred (A Tribute To Darkthrone)
6. Subterranean Assault Beast
7. The Paean Of Hangatyr
8. Mr Crowley
Line Up
Sam Moretta - Vocals
James Campbell - Guitars, Bass
Robert Thorpe - Lead Guitars
Louis Rando - Drums
 
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