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Hostsonaten - Summereve
( 2924 letture )
Progetto relativamente misconosciuto -se non tra gli appassionati, che lo hanno premiato con vendite interessanti- quello degli Hostsonaten di Fabio Zuffanti. E’ un peccato, perché i seguaci del progressive conoscono certamente molto bene ambedue i nomi, dato che Zuffanti è un bassista il cui nome è coinvolto con gruppi importanti per la scena in esame, quali Finisterre, laZona, Rohmer, la Maschera di Cera, Quadraphonic, R.U.G.H.E., Aries, Buc-Ur e come solista e compositore di jingles usati nei più svariati contesti -dalla pubblicità alla musicoterapia- spaziando dal progressive in senso stretto all'elettronica, passando per il pop di classe. Il progetto Hostsonaten (ed insisto con il termine "progetto" perché di questo si tratta) prende le mosse nel 1996, e dopo i primi due album, ne ha prodotti altri tre facenti parti di un grande ciclo sulle stagioni, che trova la sua conclusione con il quarto della serie, ossia il presente Summereve. E' molto difficile inquadrare il disco in oggetto, sia perché il progressive per sua natura sopporta male i confini e le relative conseguenti classificazioni, sia perché il pregresso di Zuffanti è talmente vario da produrre un risultato finale molto vicino alla musica per colonne sonore, con larghissimo uso di momenti acustici. Ho lungamente accarezzato l'idea di inserire questa recensione nella sezione Low Gain, idea poi scartata in onore della vena assolutamente progressive di fondo. Summereve tuttavia è un prodotto assolutamente trasversale, in grado di interessare il progster più incallito come l'amante delle colonne sonore (appunto), sia l'ascoltatore privo di una specifica conoscenza di un certo settore musicale, che però potrebbe essere rapito dai momenti di profondo lirismo che attraversano diagonalmente l'intera opera. Momenti che vengono veicolati tramite l'esecuzione affidata, oltre che allo stesso Zuffanti nella sua qualità di bassista, ad una numeroso gruppo di musicisti di alto profilo, che consente l'utilizzo di una consistente varietà di tastiere come del pianoforte, di una gamma di strumenti a corda che vanno dalla chitarra al violino, ed dei più vari strumenti a fiato, dal flauto traverso al didjeridoo. Un approccio che rende possibile l'utilizzo di una gamma timbrica espressiva molto superiore alla media dei prodotti di settore, posto che -come detto- si riesca ad inquadrare l'album all'interno di un certo settore specifico.

Ad aprire il lavoro è Season's Overture, una vera suite divisa in sei episodi per quasi undici minuti di durata complessiva. Di questa opera si evince chiaramente la derivazione dal progressive degli anni 70, tanto che in alcuni passaggi si respira un'atmosfera assolutamente demodé, che forse potrebbe spiazzare l'ascoltatore che ha formato la sua sensibilità musicale dopo l'epoca d'oro di quella decade. Mi spingo a dire che chi tra i nostri lettori conosce il progressive solo tramite l'attuale prog-metal, potrebbe forse avere qualche difficoltà a digerire il suono di certe tastiere, mentre chi ha respirato (anche ex post) i suoni delle grandi band che hanno spinto il prog oltre i limiti, troveranno invece una piacevole aria di casa. Ciò non vuol dire che la suite sia solo un riproporre dei cliché stantii senza alcuna rielaborazione personale, perché Summereve è un disco per certi versi addirittura coraggioso rispetto ai tempi, contenendo nettamente l'elettrificazione a favore di una coralità orchestrale della quale sempre meno si trova traccia nei prodotti non destinati espressamente al cinema. Dopo Season's Overture è il turno di Glares of Light, delicatissimo episodio simil-barocco, intimista e sottile, giocato sul lavoro di pianoforte e violino su cui si innesta quello della chitarra. Evening Dance è forse il punto di maggior sintesi espressiva, contenendo al suo interno sia una squisita parte prettamente acustica, sia una discreta elettrificazione di stampo rockeggiante, non priva di qualche tinta oscura, e buoni cambi di tempo che portano poi ad On The Sea. Strumenti a corda in primo piano con sostegno della sezione archi, e sviluppo del brano che (ancora una volta) evoca flash visuali forti, vincolando indissolubilmente un incedere evocativo -quasi epic- del brano ad una risposta emozionale del singolo legata ad una sensibilità diversa di volta in volta, ma che provoca l'emergere di visioni subliminali non necessariamente legate al vero, ma forse proprio per questo maggiormente efficaci. Questa atmosfera soffusa si trascina anche alla successiva Under Stars, ancora basata su chitarra e flauto traverso, che è un'altra tappa del viaggio che Zuffanti ci obbliga a fare dentro di noi. Un arpeggio di chitarra ed un flauto, un pianoforte, ed improvvisamente -sospesi- la declamazione dei versi dell'incipit di Primi Incontri di Arsenij Tarkovskij. Non sono riuscito ad individuare chi li recita, ma suppongo siano tratti dal film Lo Specchio di Andrei Tarkovskij, figlio del poeta. Ciò che conta comunque è l'estrema bellezza dell'intermezzo, a prescindere dai particolari tecnici. Con Blackmountains si rientra su territori apparentemente più rock, ma in realtà si tratta di un brano dal sapore molto fusion che ingloba elementi space rock e percussioni semi-tribali, per poi aprirsi alle ormai consuete visioni provocate dall'entrata di un flauto traverso ottimamente inserito nel tessuto del pezzo, indi arabeschi chitarristico-violinistici assolutamente spagnoleggianti, che danno una nota mediterranea molto piacevole. Un’influenza che troviamo anche in Prelude Of An Elegy, in cui le note fusion vengono fuori con maggiore evidenza a causa del lavoro al basso dello stesso Zuffanti e di quello delle tastiere. L'eredità dello Space Rock rimane sempre in sottofondo. Chiusura affidata ad Edge of Summer, altro delicato intreccio chitarra/tastiere, a suo modo anche poeticamente epico ed antico, che lascia quasi affranti alla fine di un album certamente diverso dalla media di quelli che ospitiamo generalmente tra le nostre pagine.

Summereve è difficile da accostare con orecchio prettamente metallico (ma noi non ci facciamo di questi problemi, giusto?), ed è potenzialmente sia molto pop nel senso di "popular" come lo si intendeva all'inizio degli anni 70, sia escludente verso il grande pubblico, in quanto l'accostarsi a certe sonorità ed a certe stratificazioni musicali, è esercizio ormai riservato ad una cerchia di cultori ed appassionati che non può certo garantire a Zuffanti volumi di vendite né pop, né popular, comunque si voglia intendere la cosa. Peccato, perché se nel senso comune la musica pop fosse questa, io mi dichiarerei poppettaro/metallaro ad ogni piè sospinto; ma gli anni 70 sono, con la controcultura e tutto il resto, ormai lontani, ed oggi il pop è purtroppo rappresentato da Eros e compagnia cantante o dal finto rock di Vasco. Forse non è più tempo per gli Hostsonaten, ma questo a noi interessa poco, giusto?



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
29.27 su 22 voti [ VOTA]
Electric Warrior
Martedì 29 Marzo 2011, 10.12.11
1
Buona recensione, disco molto interessante
INFORMAZIONI
2011
AMS
Prog Rock
Tracklist
1) Seasons’s overture:
I. Rite of summer
II. In the rising sun
III. The last shades of winter
IV. A church beyond the lake
V. La route pour finistére
VI. Springtheme
2) Glares of light
3) Evening dance
4) On the sea
5) Under stars
6) Blackmountains
7) Prelude of an elegy
8) Edge of summer
Line Up
Fabio Zuffanti - Bass guitar, Moog Taurus bass pedals, acoustic guitar, tambourine, tubular bells

Luca Scherani - Mellotron, Hammong and Church Organ, Minimoog, Grand Piano, Fender Rhodes, Clavinet, Roland & Yamaha Synthesizers, RMI Keyboard, Farfisa, Strings Ensemble, Sequencers, Yamaha CP80 Piano
Maurizio Di Tollo - Drums, Congas, Tambourine
Matteo Nahun - Acoustic, lead electric, 12 strings, classical & rythm guitars, nose
Fausto Sidri - Didjeridoo, Percussion (Zills, Darbouka, Dumdum, Kajon, Djembe)
Joanne Roan - Flute
Luca Tarantino - Oboe
Sylvia Trabucco - Violin
Alessandra Della Barba - Violin
Ilaria Bruzzone - Viola
Chiara Alberti - Cello
 
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