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Power Quest - Blood Alliance
( 2561 letture )
Avevo lasciato i Power Quest circa tre anni fa dopo la realizzazione di Master Of Illusion, e nel congedarmi da voi avevo scritto che i Power Quest "possono quindi essere considerati ad un bivio, un nuovo disco con le caratteristiche che ho prima specificato può anche essere accettato e ben accolto – ripeto, almeno dagli appassionati del power – ma a questo punto occorrerà loro pianificare qualcosa di nuovo in prospettiva, dato che una totale assenza di novità per il futuro probabilmente li lascerebbe nel limbo delle centinaia di buone bands che sanno suonare, che sono bravi, che ci sanno fare, però assomigliano a….ricordano troppo i…. sembrano uguali a.....".
Dopo quella recensione, mi ritrovo oggi ad aver a che fare con un gruppo nel quale la "maggioranza partecipativa italiana" della quale parlavo allora è completamente scomparsa, e che pertanto deve essere considerato come pienamente Albionico. La band continua a configurarsi attorno alla figura centrale del tastierista Steve Williams, vicino al quale gravitano ora altri cinque musicisti di estrazione inglese, con il chitarrista Gav Owen ed il vocalist di origini Sri Lankesi Chity Somopala aggiunti di recente alla line-up.

La domanda è: i Power Quest sono stati in grado di pianificare quel qualcosa di nuovo che era loro necessario per distinguersi dalla gran massa di altre buone power metal band in circolazione? La risposta è: assolutamente no! Blood Alliance è un disco formalmente buono, e possiede una serie di indubbie qualità che non intendo disconoscere e che probabilmente accontenteranno gli aficionados del genere. Ma non graffia -non parlo del suono-, non mostra personalità e, soprattutto, cade con tutti e due i piedi in quasi tutti i cliché del genere fatti di schitarrate alla DragonForce con più attenzione all'equilibrio formale, melodie alla HammerFall e batteria con doppia cassa a manetta per il 90% del tempo, conferendo al platter una dimensione di assoluto conformismo ai canoni che lo farà dimenticare molto presto. Di buono questo album ha innanzi tutto la professionalità con cui è stato realizzato in ogni aspetto, e mi riferisco quindi al songwriting fluido e privo di inciampi, alla produzione, alle prestazioni dei singoli musicisti esaminate nell'ottica delle loro intenzioni, alla bella cover (non posso parlarvi del booklet o di altri aspetti della questione perché ho ricevuto il promo sotto forma di file digitale), ed a tutto il resto, ma manca qualsiasi inserimento di qualcosa che li faccia distinguere dalla massa, anzi, i richiami a tutti i migliori/peggiori rappresentanti del genere sono disseminati in ogni dove. Nonostante l'arrembante opener strumentale Battle Stations ed il discreto piglio della seguente Rising Anew e di Glorious, il disco scivola ben presto in una dimensione "happy metal" con forti accenti da airplay radiofonico bene esemplificata dalla "traditrice" Sacrifice, apparentemente poggiata su un quadrato riff che di originale ha poco, ma che sembra lasciar spazio ad un brano almeno da sano headbanging, che però sfocia in un ritornello assolutamente easy. Decisamente fastidiose la tastierine in apertura di Survive, che poi si sviluppa su un canovaccio prevedibile quanto l'intensità dello sguardo allupato di Berlusconi davanti ad una diciottenne in topless che gli chiede cosa sia il bunga bunga. Better Days poi, sembra uno scarto della produzione dei Van Halen di metà anni 80, insomma: missione radio. Da qui in poi qualcosa di ascoltabile qua è là, ma in generale calma piatta per un lotto di pezzi che, contenuto in un minutaggio inferiore, avrebbe reso meglio.

Come detto tutti si adoperano molto, ed anche se personalmente trovo Chity Somopala bravo (non per niente svolge anche la professione di vocal coach), ma meno versatile e dotato di personalità di Alessio Garavello, non è certo colpa di eventuali carenze tecniche se Blood Alliance durerà lo spazio di una stagione: la colpa è esclusivamente della sua totale aderenza ai dettami più asfittici di un genere che -come più e più volte abbiamo scritto- è alla frutta, avendo da tempo dato tutto ciò che aveva da dare. Rifarsi a cose stantie può anche avere un suo senso se si tratta di prodotti usa-e-getta e se si fanno le cose con perizia, puntando tutto sulla fascia di pubblico che del power melodico sembra non essere mai stanca (e ce ne sono ancora moltissimi che in questa fascia legittimamente si riconoscono) ma, personalmente, dopo il congruo numero di ascolti che a Blood Alliance ho dovuto dedicare per formulare il giudizio che state leggendo, non lo ascolterò più. Io l'ho avuto gratis, ma voi dovreste pagarlo, quanto siete disposti a spendere ancora nell'usa-e-getta? Io nulla.



VOTO RECENSORE
59
VOTO LETTORI
42.09 su 21 voti [ VOTA]
Franco 73
Venerdì 21 Ottobre 2011, 18.45.30
4
Ottimo power melodico. Se poi non piace il genere e un altro discorso. 80 abbondante
Raven
Martedì 5 Aprile 2011, 9.41.31
3
Ripeto: dal punto di vista di chi cerca solo un bel dischetto power non sono certo soldi buttati, però.....
Radamanthis
Lunedì 4 Aprile 2011, 11.23.25
2
Mi sono sempre piaciuti i Powerquest anche se ovviamente sono d'accordo con chi dice che non hanno inventato nulla di nuovo...Prenderò comunque di sicuro questo disco...
Anagantios
Domenica 3 Aprile 2011, 1.09.16
1
A mio parere è un disco che merita quantomeno la sufficienza. L'ho ascoltato varie volte e l'ho trovato un ottimo disco... anche se ovviamente non è un album né originale né tantomeno indimenticabile. Poi oddio i gusti son gusti quindi lungi da me criticare (l'ottima) recensione Il mio voto comunque è un variabile tra 70 e 75
INFORMAZIONI
2011
Napalm Records
Power
Tracklist
1. Battle Stations
2. Rising Anew
3. Glorious
4. Sacrifice
5. Survive
6. Better Days
7. Crunching The Numbers
8. Only In My Dreams
9. Blood Alliance
10. City Of Lies
Line Up
Steve Williams (Tastiere)
Chity Somapala (Voce)
Gav Owen (Chitarra)
Andy Midgley (Chitarra)
Paul Finnie (Basso)
Rich Smith (Batteria)
 
RECENSIONI
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