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Malevolentia - Ex Oblivion
( 2303 letture )
Il ruolo delle parti sinfoniche all'interno del metal è sempre stato fonte dell'apoteosi e della condanna per molte band che inseriscono tali elementi nelle loro produzioni.
Troppo spesso le tastiere e le orchestre fungono da fumosi artifizi con l'obiettivo di catturare l'attenzione del fruitore e distrarlo dalla pochezza a livello compositivo presente in un disco, risultando in queste occasioni eccessivamente invadenti e persino scontate. L'inserimento di interludi con richiami verso la musica classica talvolta tende infatti a sfruttare una non vasta conoscenza dell'ascoltatore in tale ambito, per circondurlo con melodie edulcorate.
Ciò che quindi molti contestano agli autori di metal sinfonico, specie quando si tratta delle frange più estreme, è un utilizzo sregolato e svalutato della tastiera (o dell'orchestra).

Fortunatamente accanto a chi abusa delle sezioni di strumenti classici esiste anche chi sa dosare sapientemente la loro presenza: tra questi ultimi si annoverano i francesi Malevolentia, autori di un black metal accompagnato da orchestrazioni intercalate con parsimonia. Ciò che fa prendere tale posizione è l'ascolto dell'ultima fatica della band di Belfort, dal titolo Ex Oblivion, che segna un miglioramento rispetto al predecessore Contes Et Novelles Macabres in cui gli arrangiamenti sinfonici soffrivano di spazi limitati e risultavano nel complesso acerbi.
Sin dall'accoppiata iniziale emergono i due aspetti che contraddistinguono quanto si ritrova in Ex Oblivion: la magniloquenza e l'efferatezza. La prima presente nel preludio Ex Libris Oblivionis introduce ad un mondo dalle sembianze d'incubo; la seconda è nel sangue della formazione francese, che con Serment De La Corde condensa la propria malvagità in quattro minuti di impetuose folate, senza nascondersi dietro alcuno strumento classico.
Il rito officiato nei quarantasette minuti si svolge interamente nella lingua madre della band, che conferisce un carattere mistico alle liriche. La liturgia s'interrompe solamente con l'intermezzo Dies Irae che prepara il terreno all'invocazione lovecraftiana:

Ia! Ia! Cthulhu fhtagn!

per poi proseguire in un crescendo che culmina con La Geste Du Corbeau con cui si chiude ieraticamente il cerchio.

L'esecuzione della band è minuziosamente curata: in particolare rimane impresso il cantato truculento di Spleen che è autrice di uno scream belluino, ricorrendo anche ad urla strazianti ed acute di filthiana memoria. La vocalist inoltre adorna i brani con parti parlate e sussurri serpentini, fino ad arrivare ad inserire dei veri e propri gemiti nella chiusura di La Nonnet Et L’Incube. Non ultima la presenza di vocalizzi da soprano all'interno di alcuni stacchi strumentali, probabilmente ad opera della stessa cantante, mostrano quanto sia versatile l'ugola dei Malevolentia. Le chitarre, curate da Arbaal, sviscerano riff brucianti ottenuti dall'assestamento di vorticose pennate alla sei corde, dimostrandosi inarrestabili tranne che per pochi spiragli di calma in cui emergono melodie malsane. L'arpeggio di Dagon è un ottimo esempio di come il distacco dalla maciullazione delle corde possa essere molto suggestivo, inserendosi nella sinistra evocazione del Grande Antico. Lo squadrone addetto alla ritmica è brutalmente preciso, ogni colpo è indirizzato al massacro senza che le soluzioni appaiano ripetitive. Nei momenti in cui non è il blast beat a sostenere il lavoro, si odono giochi di piatti e fraseggi del basso che impreziosiscono l'architettura dei brani. Il pulsare palpitante delle cinque corde di Tzeensh inonda di basse frequenze che amplificano la maestosità delle atmosfere.
Per quanto riguarda gli inserti orchestrali, questi sono stati composti da Arbaal in collaborazione con Shade. Oltre all'ottima capacità di arrangiamento dei due si segnala l'utilizzo di una notevole varietà di strumenti: oltre ai consueti ensemble d'archi e cori si ritrovano altisonanti ottoni, campane funeree e timpani tuonanti. L'impiego di questa grande varietà di dispositivi, abbinato alla scelta di soluzioni articolate e di grande effetto, fa sì che le arie epiche diventino un elemento portante al pari della componente black metal nel sound dei transalpini.
La perizia dei musicisti è corroborata da una produzione dal suono sufficientemente nitido che, pur mantenendo il calore delle valvole, tiene in particolare considerazione l'inserimento delle orchestrazioni così da evitare fastidiosi sconfinamenti. La base black rimane costantemente in primo piano, senza necessità di nascondersi dietro ad ingannevoli arabeschi: dalla parte centrale del disco le sinfonie sembrano anzi inserirsi con naturalezza, creando un'alternanza tra momenti intensi e momenti più ariosi che alleggerisce l'ascolto senza lasciare spazio alla noia.
I picchi compositivi, sebbene non si segnali la presenza di filler nella tracklist, si possono ritrovare nella solenne A L'Est D'Eden, nell'incalzante Dagon e nella conclusiva La Geste Du Corbeau.

Con Ex Oblivion i Malevolentia dimostrano di avere delle ottime idee e saper coniugare il black metal sinfonico in modo personale e maturo, sviluppando all'interno del disco un percorso musicale che, in un'ascendente spirale, trascina l'ascoltatore senza scampo fino alla conclusione della cerimonia.
Ascolto fortemente consigliato non solo agli amanti del genere. Le capacità di questi francesi, ne sono certo, lasceranno sorpresi anche gli amanti più intransigenti del black.



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
34.58 su 17 voti [ VOTA]
Arvssynd
Venerdì 15 Aprile 2011, 20.44.03
1
Album molto ben fatto e non banale.
INFORMAZIONI
2011
Season Of Mist
Black
Tracklist
1.Ex Libris Oblivionis
2.Serment De La Corde
3.Martyrs
4.A L’Est D’Eden
5.Dies Irae
6.Dagon
7.Nyarlathotep
8.Ex Oblivion
9.La Nonnet Et L’Incube
10.La Geste Du Corbeau
Line Up
Spleen - Vocals
Arbaal - Guitar, Orchestrations
Tzeensh - Bass
 
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