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A Perfect Circle - Mer De Noms
( 7146 letture )
Dubitare di tutto o credere a tutto sono due soluzioni ugualmente comode che ci dispensano, l'una come l'altra, dal riflettere. (Jules-Henri Poincaré)

Album bello, bellissimo, questo Mer De Noms. Album di elevatissimo coinvolgimento emotivo, nel quale poesia e musica convivono in equilibrio magistrale. Sono pochi i dischi di questo livello, pochi abbiamo la fortuna di incontrarne nella nostra vita di tanta forza e capacità di penetrazione. Una rarità che ne eleva il valore e ne fa un disco prezioso, che occupa un posto importante nella discografia mondiale degli ultimi anni. Proprio così: questo è un disco che credo tutti debbano avere, o almeno ascoltare. Uno di quelli che funzionano da pietra di paragone, da stimolo artistico, da continua ispirazione. Insomma, un disco fondamentale. Solo che detto così sembra molto freddo e statistico, quando invece qua è la Musica a parlare e si tratta solo di ascoltare e farsi travolgere.

Gli A Perfect Circle nascono prima di tutto da Billy Howerdel, chitarrista polistrumentista, con passato di tecnico della chitarra, che coinvolge Maynard James Keenan (Tool) nel progetto. Il cantante, dopo il successo dell’album Aenima, è alla ricerca di un ulteriore passo in avanti, di stimoli e suggestioni nuove. In questo senso, considerare A Perfect Circle una mera estensione dei Tool è un grave errore. Il gruppo gode di una identità sua, precisa e distinta: è il frutto delle composizioni di Howerdel prima di tutto, e della enorme curiosità e profondità artistica e lirica di Keenan in secondo luogo. La simbiosi, il profondo scambio artistico tra i due, è il motivo della nascita e della riuscita di questo Mer De Noms: un disco pensato, voluto, studiato e al tempo stesso profondamente emotivo, sensuale, coinvolgente. Non perfetto, questo no. Ma andiamo con ordine. Ad aiutare i due troviamo altri musicisti di grande talento: primi tra tutti Troy Van Leewuen alla chitarra (poi nei Queens of The Stone Age), Paz Lenchantin (poi negli Zwan di Billy Corgan) che cura le parti di violino, l’arrangiamento degli archi e suona il basso in Sleeping Beauty, e Tim Alexander (ex Primus) alla batteria (presente in The Hollow), in seguito sostituito da Josh Freese, session man di lungo corso. Altri musicisti ancora partecipano all’album e in seguito transiteranno nella band, cominciando da James Iha (ex Smashing Pumpkins) e Danny Lohner a cui è dedicata la canzone Renholdër. Un “mare di nomi” che ci accoglie con le sue sfaccettate personalità, con le sue storie e le sue emozioni in un viaggio che, al termine, lascia arricchiti e curiosi, pronti ad iniziare nuovamente il percorso, nonostante il costo in termini emotivi che l’ascolto comporta.

Non solo rabbia o malinconia, non solo dolore nelle canzoni degli A Perfect Circle: in tutto l’album si respira infatti una sensualità potentissima e strisciante, che nell’iniziale The Hollow diventa paradigma stesso dell’incapacità umana di raggiungere un equilibrio, una condizione di soddisfazione: è il vuoto dentro di noi, incolmabile ed incombente, un desiderio che strema e dal quale non possiamo che ricercare rifugio e pacificazione. In ogni canzone, dietro ogni nome che compone Mer De Noms, c’è un storia, uno stato d’animo, un desiderio, un dolore. Ognuno di questi specchi riflette un’anima in tormento o in cerca di sublimazione nell’anno 2000, inutile come tutte le datazioni, dalle quale attendevamo risposte troppo grandi per dei semplici numeri casualmente ordinati a partire da una data incerta e non condivisa. Le canzoni sono quasi tutte in realtà piuttosto semplici, non lunghissime –raramente si raggiungono o si superano i cinque minuti- strutturate piuttosto regolarmente attorno alle interpretazioni di Keenan, che conferma la sua straordinaria abilità di artigiano di musiche originali ed emotive, su costruzioni melodiche che non sembrano in realtà poterle ospitare. La capacità di Keenan di inserirsi e costruire, fino a dominare il tessuto musicale, è assolutamente proverbiale e troverà un livello ancora più elevato nei successivi album dei Tool, nei quali la sua abilità diventa quasi maniacale e manierista tanto è portata ai suoi estremi. Nonostante i numerosi innesti industrial e i molti strumenti che intervengono negli arrangiamenti, in Mer De Noms è la chitarra di Howerdel a dettare i tempi e gli umori, e brani come la celeberrima Judith o la splendida, onirica, Orestes lo confermano appieno, ospitando anche degli assoli. Assolutamente fondamentale l’importanza della sezione ritmica, con un gran lavoro del basso e, soprattutto, un Josh Freese praticamente irrinunciabile, intelligente e versatile quanto assolutamente potente e discreto. E, se non tutte le canzoni possiedono la perfetta struttura armonico-melodica di 3 Libras od Orestes o i crescendo avviluppanti di The Hollow o Judith, comunque la sensazione di avere a che fare con un disco di qualità ed ispirazione superiore resiste fino in fondo -fino agli sperimentalismi industrial di Thinking of You, soffocante e spasmodica, o in quelli orientaleggianti e sospesi di Renholdër e Over.

Nelle sue parti più melodiche e immediate, Mer De Noms sembra invece ricordarci che sperimentazione non fa necessariamente coppia con astrusità e incapacità di decifrazione, con lontananza e sprezzante distacco. Il disco coinvolge e richiede partecipazione: non ci si può alienare o pensare ad altro mentre si ascolta, o non sarà possibile seguirne lo sviluppo né capire i suoi dodici racconti. Se gli anni Novanta ci lasciano qualcosa, è questa sensazione di vuoto, di vertigine, di futuro incombente e inevitabile, di incomprensione di noi stessi e degli altri: questa ricerca continua di un senso, di un perché, e l’inconfessabile inutilità di ogni sforzo di fronte all’ineludibile destino che sembra averci avviluppati inesorabilmente. E’ ribellione, ma ribellione senza speranza, senza ideali, una ribellione iconoclasta e autoinflitta. E’ la necessità di tornare alla carne, ai sentimenti primari, alla vita basilare e semplice eppure irrinunciabilmente tecnologica ed avanzata. Un alveo elettrico, un utero cibernetico a cui i sentimenti sembrano contrapporsi sempre più debolmente, deviando lo spirito e rendendolo debole e rinchiuso. A tutto questo si ribella Mer De Noms, da questo prende le distanze con rabbia e violenta sensualità (lo ripeto ancora): dare i nomi, riscoprire le persone dietro ai numeri, rendere le loro storie, le nostre bassezze, è anche dare un volto, una umanità, una speranza. Come non cogliere la magia degli archi, calorosi e umani come una voce, alla fine del gorgo ossessivo e lancinante di Rose o il rifiuto dell’eterna risposta religiosa ai nostri dubbi, alle nostre debolezze contenuta in Judith? E se preghiera deve essere, allora è ad un uomo che il cantante rivolge la sua, in Thomas. E ancora: quanta umanità e quanto dolore nell’impossibilità di salvare un altro essere umano da se stesso, come in Sleeping Beauty o nella richiesta di salvezza, la sola possibile, in Breña?

Gli A Perfect Circle in Mer De Noms danno vita ad un quadro splendido e cangiante, melodico e tutto sommato “facile”, accostabile da chiunque, metallaro o meno, ma al tempo stesso affascinante e complesso, profondo ed emotivamente coinvolgente. Il viaggio è dentro di noi, dentro i nostri piccoli sentimenti e ci mostra che è possibile cambiare, senza fare necessariamente delle rivoluzioni, purché lo si faccia con ispirazione e profondità. Disco bellissimo, Mer De Noms, che supera il tempo perché osserva in chiave moderna ciò che di più classico ci coinvolge tutti: la vita. Non perfetto, banalmente, come ogni cosa prodotta dall’uomo. Ammettiamolo candidamente, non tutte le canzoni sono di pari livello: non tutte mantengono la stessa lucidità, la stessa chiarezza d’intenti e di ispirazione; tanto che la seconda parte del disco sembra un po’ ripetere quanto già espresso precedentemente o perdersi in ricerche abbozzate e non concluse, forse anche volutamente incomplete, con la sola dolcissima eccezione di Breña. Ciò nulla toglie in realtà al valore del disco, che resta altissimo e solitario nella sua bellezza sporcata di oscurità. Buon ascolto.

Meglio agitarsi nel dubbio, che riposare nell’errore (Alessandro Manzoni)



VOTO RECENSORE
87
VOTO LETTORI
70.68 su 77 voti [ VOTA]
Giaxomo
Sabato 2 Dicembre 2017, 18.57.09
25
Con questi, PJ e King Crimson a "La Fenice" posso morire felice. ✌
Shadowplay72
Sabato 2 Dicembre 2017, 18.20.22
24
grande progetto di quel mito di maynard james keenan.album molto ma molto bello.gli altri 2 un po' piu' scarsetti pero'!
Giaxomo
Giovedì 11 Maggio 2017, 11.21.55
23
Da lacrime. Cos'altro aggiungere? E' semplicemente ridicolo, quasi un affronto a noi comuni mortali, che un'artista, in questo caso rispondente al nome di Keenan, abbia pubblicato nel giro di un anno ( e poco più) quest'album e poi Lateralus con i Tool. Sicuramente di difficile catalogazione ma rimango dell'idea che il post-grunge avrebbe dovuto suonare sempre così No Staind, no Nickelback! Abbiamo atmosfere malate e grintose (assolo di Magdalena, Judith, ecc ecc), sognanti (arpeggio centrale di Orestes e The Hollow) e romantiche che pervadono un pò tutto l'album. Voto: 90, più spontaneo del seguito ma con delle soluzioni musicali semplici, quanto uniche. Lunga vita a questi artisti con la maiuscola e senza dubbio uno dei migliori album "alternative" del decennio scorso.
Steven DarKnight
Domenica 11 Dicembre 2016, 0.52.57
22
Un album che si commenta da solo. Mai provati tanti sentimenti in un solo full lenght. Una pietra miliare del nuovo millennio, un episodio irripetibile, la parte più 'pop' dei Tool... il lato romantico ed introverso di quel genio assoluto di Keenan. Ad ogni ascolto si scoprono dettagli sempre diversi e non si riesce a liberarsi dalla dolce morsa di queste 12 piccole opere d'arte. voto: 95. Non male anche l'album del progetto parallelo del chitarrista Billy Howerdel (ASHES DIVIDE), anche se molto più radiofonico e senza quel picco artstistico vertiginoso, che forse non potrà essere raggiunto mai più. Comunque andrebbero recensiti! Bravo Saverio, comunque
Undertow
Lunedì 15 Febbraio 2016, 11.26.42
21
La prima.volta che ascoltai quest'album rimasi folgorato. The Hollow, Magdalena, 3 Libras, Orestes, Thinking of you...non credevo alle mie orecchie. L'ho completamente consumato. Poi crescendo, col passare del tempo è degli ascolti, ammetto che il mio giudizio si è un po' ridimensionato, tanto da preferirgli quel piccolo gioiello di Thirteenth Step. Insomma, se nel 2000 avrei detto 99, oggi mi trovo a dire 94 (ma sempre con un affetto sconfinato).
Rob Fleming
Sabato 16 Gennaio 2016, 12.31.21
20
Veramente bello. Thinking of you e Breña, a mio avviso, i vertici.
Freña
Mercoledì 16 Ottobre 2013, 17.49.04
19
voto 82, non 80.
Vesper-Jana
Martedì 12 Marzo 2013, 11.53.07
18
Lo sto ascoltando proprio in questi giorni... Album meraviglioso che avevo quasi dimenticato.. Bellissima anche la recensione, tutto il concetto è racchiuso nella frase "Bellezza sporcata di oscurità"...
antomie
Mercoledì 18 Luglio 2012, 14.48.01
17
indecente il voto lettori, è un album almeno da 90, uno dei più belli degli ultimi 15 anni
freedom
Venerdì 8 Giugno 2012, 17.24.28
16
Mamma mia quanti ricordi questo disco....l'ho amato alla follia quando uscì, e continuo a farlo. Uno dei capolavori dello scorso decennio. Voto 90.
Freña
Venerdì 8 Giugno 2012, 16.27.15
15
simili alla band madre tool ma nettamente più semplici ed immediati. gran bel disco ma non costante in tutte le tracce... non nego che quando lo ascolto su 12 canzoni ne salto ben 5, ma comunque un bel 80 non glielo leva nessuno. keenan sempre superlativo.
Lizard
Lunedì 30 Gennaio 2012, 14.40.02
14
Sublimi. Sì è la parola giusta, dal verbo "sublimare", elevare, da sublimis, alto. Perfetta direi, bravo Fabio
fabio II
Lunedì 30 Gennaio 2012, 14.13.02
13
Questi Lizard sono sublimi, basti pensare che 'Emotive' è uno dei pochi albums/cover che per me davvero meritano, dai '70 in su
GTX33
Lunedì 20 Giugno 2011, 18.21.15
12
vidi un loro video casualmente..non li conoscevo affatto..comprai questo album un po' titubante..fu un ottimo acquisto.. album molto bello
tribal axis
Lunedì 23 Maggio 2011, 21.24.53
11
@Zarathustra: è solo un turnista e sta accompagnando i paramore i tour e basta.
Barry
Venerdì 29 Aprile 2011, 0.41.55
10
Album magnifico
P2K!
Lunedì 18 Aprile 2011, 8.41.57
9
Disco molto bello ma un pò incostante. Meglio fecero con il successivo...
Gouthi
Sabato 16 Aprile 2011, 15.13.55
8
@Zara: Dici sul serio? Occristo...
Undercover
Sabato 16 Aprile 2011, 14.14.54
7
@Zarathustra, così in basso è caduto? Va beh che lui ha sempre amato il punk ma pensavo fosse uno serio non attaccato al dollarone, ecco come cade l'ennesimo personaggio perde una parte del mio rispetto nei suoi confronti.
antiborgir
Sabato 16 Aprile 2011, 14.11.00
6
Tutte le canzoni sono belle dalla prima all'ultima!!voto 90
Zarathustra
Sabato 16 Aprile 2011, 14.08.25
5
@Undercover: e pensare che ora Freese è entrato nei Paramore (con tutto il rispetto eh)...
Ubik
Sabato 16 Aprile 2011, 13.49.23
4
Molto bello. Veramente emozionante
hm is the law
Sabato 16 Aprile 2011, 12.16.08
3
Siamo su livelli semplicemente stratosferici
Undercover
Sabato 16 Aprile 2011, 12.14.11
2
Concordo in toto con la recensione, disco sublime ma dai Maynard, Howerdale e soci cosa ci si poteva attendere? La cosa bella è che ricordo d'aver letto che Josh Freese registrò la batteria in presa diretta convinto di star svolgendo il provino per entrare a far parte della band, dopo aver eseguito tutto il disco gli dissero che avrebbero usato quella sessione appena conclusasi, fantastico.
Gouthi
Sabato 16 Aprile 2011, 12.11.21
1
Uno dei dischi più belli che abbia mai sentito, non ci speravo quasi più in questa recensione, ma sapevo che Zara avrebbe mantenuto la promessa. Un gruppo fantastico che, secondo me, ha raggiunto il top della propria forma proprio con questo disco, nonostante Thirteenth Step sia un grandissimo disco. Spero vivamente in un loro nuovo album. PS: Complimenti davvero a Lizard per questa recensione, sia per la scelta dell'album sia per quella delle parole, che coinvolge il lettore sempre di più e chiarisce perfettamente quale sia il vero valore di questo disco.
INFORMAZIONI
2000
Virgin Records
Alternative Metal
Tracklist
1. The Hollow
2. Magdalena
3. Rose
4. Judith
5. Orestes
6. 3 Libras
7. Sleeping Beauty
8. Thomas
9. Renholdër
10. Thinking of You
11. Breña
12. Over
Line Up
Maynard James Keenan - vocals, gourd
Billy Howerdel - guitars, background vocals, lead vocals ("Renholdër"), bass, programming, keyboards, piano, production, mixing, engineering
Josh Freese - drums, percussion
Tim Alexander - drums ("The Hollow")
Paz Lenchantin - violins, string arrangement, background vocals, bass on ("Sleeping Beauty")
Luciano Lenchantin - viola ("3 Libras")
Troy Van Leeuwen - end lead guitar ("Sleeping Beauty" and "Thinking Of You")
 
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