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Primordial - Redemption At The Puritan’s Hand
( 6366 letture )
A tre anni e mezzo dal precedente To The Nameless Dead tornano sul mercato, tramite la potente Metal Blade Records, i Primordial con il settimo capitolo della loro ventennale carriera. La storia della band di Dublino inizia nel 1987 e vede la pubblicazione del debutto discografico, quel Imrama del 1995 ancora acerbo ma già esplicativo riguardo il possibile futuro roseo dei cinque irlandesi, e il susseguirsi di dischi di assoluto valore fino al prima citato To The Nameless Deadmrama del 2007. Dopo quell’album la band arrivò a sfiorare lo scioglimento come conseguenza di un disastroso concerto tenuto ad Atene nel 2010, dopo il quale il batterista Simon O’Laoghaire, nel gruppo dal 1997, decise di lasciare i Primordial. Ma se siamo qui a parlare del nuovo Redemption At The Puritan’s Hand vuol dire che il gruppo si è ricompattato, Simon O’Laoghaire si è seduto nuovamente dietro il drum kit e la band dopo mesi di sbandamento è tornata a produrre musica di assoluta qualità come sempre ha fatto.

Registrato in Galles presso i Foel Studios tra dicembre 2010 e gennaio 2011, Redemption At The Puritan’s Hand è composto da otto tracce per un totale di circa sessanta minuti di musica. Il tema dell’intero disco è la morte e l’obbligatoria convivenza con la consapevolezza che alla fine dei nostri giorni non saremo altro che cibo per i vermi - you're food for worms and nothing more -, nonostante le strutture da noi stessi create per dare un senso all’esistenza che, inevitabilmente, realizzeremo non essersi concretizzate – non siamo stati abbastanza coraggiosi?. A dispetto di tale pessimismo il bianco della copertina porta a pensare che in fondo la salvezza sia possibile, e la teatrale voce di Alan Averill “Nemtheanga” - sempre perfetto tanto nel pulito quanto negli screaming o nelle parti enfatiche - sembra rafforzare questa speranza. Un gruppo come i Primordial non si limita a dare ai fans una semplice copertina, tant’è che quella che a prima vista sembra essere la “solita” cover metal (opera di Paul McCarroll) con ossa, fiamme e croci, finisce per costituire un interessante insieme di simboli: in chiave esoterica l’immagine rappresenta la purificazione assoluta, si tratta di una morte iniziatica. Lo scheletro al centro del cerchio adornato da teschi crociati e clessidre (simbolo della ciclicità del tempo) si purifica intraprendendo un cammino di evoluzione che porterà all’illuminazione anche attraverso la mano divina posizionata sul cuore.

Musicalmente, Redemption At The Puritan’s Hand, è un classico album dei Primordial, con tutti gli elementi che da sempre contraddistinguono il gruppo rendendolo assolutamente unico e riconoscibile fin dalle primi passaggi. Particolarità del prodotto è il sentimento di speranza che, seppur nascosto tra melodie angoscianti e parti cantate che trasmettono pura sofferenza, si materializza ad ogni nota. Il cd si apre con gli oltre sette minuti di No Grave Deep Enough, canzone veloce nel tipico inconfondibile stile Primordial: vagamente epico e dal riffing novantiano il brano specifica fin dalle prime battute quali siano le intenzioni della band, ovvero riempirci di emozioni a suon di doppia cassa e chitarre struggenti. Lain With The Wolf parte invece lenta, con oltre un minuto di percussioni che creano un’atmosfera tribale e primitiva fino all’ingresso delle asce di Ciaran MacUiliam e Michael O’Floinn, autori di un morbido tappeto sonoro dove il bravo singer Alan Averill può ricamare le sue tipiche linee vocali d’effetto. La seguente Bloodied Yet Unbowed inizia anch’essa con un lungo intro arioso, prima che i chitarristi comincino a macinare riff a metà tra il celtic metal e l’heavy tradizionale. Toccante l’accelerazione di metà brano e furiosa la successiva parte quasi black metal che dopo pochi giri rallenta fino a chiudere la composizione con chitarre “ingrassate” volte ad un finale delicato e armonioso. Gods Old Snake è nella prima parte cantata in scream, le sei corde sono taglienti e il drumming si fa nervoso per quella che, per atmosfera creata, è la canzone più estrema dell’intero full lenght. Segue la bellissima The Mouth Of Judas, una sorta di power ballad (parola inusuale per descrivere un brano dei Primordial, ma efficace nello specifico caso) straziante e soave: la traccia dimostra la capacità del gruppo di sapersi muovere con disinvoltura attraverso diversi tipi di stili, passando con estrema naturalezza dalla crudezza dello scream e delle chitarre impazzite, alla delicatezza di un testo profondo e relativa atmosfera rilassata. L’avvio di The Black Hundred, episodio più breve di Redemption At The Puritan’s Hand con i suoi “soli” sei minuti e venti di lunghezza, è violento e moderno per lo stile del gruppo e non sembra incastrarsi alla perfezione con le successive parti cantate, anche se nella seconda parte le cose migliorano quel tanto che basta per rendere accettabile il brano. The Puritan’s Hand si basa su un giro di chitarra lento e monotematico, ripetuto fino a farlo diventare straziante: passati tre minuti di angoscia sotto forma di musica, il tempo aumenta leggermente dopo un breve stacco e The Puritan’s Hand prende vita aumentando la dose di energia sprigionata. Una chitarra acustica apre l’imponente Death Of The Gods, ultima traccia di Redemption At The Puritan’s Hand, lirica che racchiude le caratteristiche che hanno reso famosi i Primordial nel mondo: atmosfere sognanti impreziosite da squisite soluzioni vocali si contrappongono al lavoro certosino del batterista Simon O’Laoghaire e al riffing ora cupo ora affilato dei due axmen, mentre il basso del silenzioso Paul MacAmlaigh alterna fasi di semplice accompagnamento a momenti in cui il suo contributo strumentale risulta essere maggiormente coinvolto nella trama della canzone.

Si chiude in questo modo un album a lungo atteso che non deluderà le aspettative dei fans; un disco, questo Redemption At The Puritan’s Hand, che conferma di prepotenza i Primordial tra i migliori act dell’intera scena europea.



VOTO RECENSORE
85
VOTO LETTORI
80.33 su 80 voti [ VOTA]
il vichingo
Sabato 27 Aprile 2013, 11.10.30
15
Sopravvalutati i Primordial? Ma è la gara della bestemmia libera?
Arwen
Sabato 19 Maggio 2012, 1.51.23
14
Sopravvalutati?!? Anzi,per me sono sottovalutati. To the Nameless dead e quato Redemption sono due perle,tra i bei album della storia del metal. E Alan è uno dei più grandi frontman esistenti.Assolutamente pazzesco,unico,carisma unico ,voce stupenda, teatralità,forza,purezza,brividi... musicisti ececzionali,testi superlativi e come se non bastasse, loro tutti sono di un'umiltà enorme. Il loro concerto,che ho visto 2 mesi fa,è stato uno dei primi 5 più belli mai visti. Eccezionali,mi hanno sconvolto . Fabrizio grande,bellissima recensione !
Giaxomo
Lunedì 20 Febbraio 2012, 11.03.50
13
Volevo dirlo io..ci vuole coraggio per dire che sono sopravvalutati..ma tanto coraggio.
fabriziomagno
Lunedì 20 Febbraio 2012, 10.07.47
12
beh, come non concordare con moonlight? basta pensare che suoneranno PRIMA degli eluveitie... bah!
moonlight
Lunedì 20 Febbraio 2012, 10.05.44
11
Veramente sottovalutati. Ma enormemente
Andrea
Venerdì 17 Febbraio 2012, 19.28.21
10
Veramente sopravvalutati. Ma enormemente
enry
Giovedì 6 Ottobre 2011, 16.44.34
9
Zeus: deluso? Mi dispiace deluderti, ma questo disco finirà nella mia Top Ten del 2011. Poi va beh, prima volta in assoluto in 15 anni che sento dire che la voce di Alan non si può sentire. Gusti. Fabriziomagno: To the Nameless resta un pelo sopra, ma il mio disco preferito dei Primordial è A Journeys End, ho preso pure la ristampa rimasterizzata pur avendo la stampa originale. Ma a parte questo, come già detto, se escludiamo il debut gli altri mi piacciono tutti.
fabriziomagno
Giovedì 6 Ottobre 2011, 15.41.27
8
@enry: Redemption At The Puritan’s Hand è un gran bel disco, ma To The Nameless Dead è a mio parere il miglior album della loro discografia, stupendo!!!
zeus
Giovedì 6 Ottobre 2011, 11.48.10
7
@enry: ahahahah, si vede che sei rimasto un pò deluso ma non hai il coraggio di dirlo!!! la voce del "cantante" non si può proprio sentire, ed è il punto debole più grosso di tutti i loro dischi....bah, sopravvalutati....
enry
Venerdì 3 Giugno 2011, 19.22.06
6
Arrivato. Nessuna brutta sorpresa, il solito ottimo disco dei Primordial...Volendo cercare l'ago nel pagliaio forse siamo un pelo sotto rispetto al precedente, ma è giusto una sensazione più che un giudizio. Ottimo, ma era quasi scontato.
Arvssynd
Venerdì 3 Giugno 2011, 17.27.39
5
Dopo svariati ascolti sono d'accordo con recensione e voto, album che al primo impatto può sembrare poco riuscito e "debole", ma che migliora decisamente con gli ascolti.
enry
Domenica 1 Maggio 2011, 10.16.23
4
Me la sono tirata, dovrò aspettare ancora una settimana per mettere le mani su 'sto disco. A parte questo, è a dir poco avvilente vedere certe bands che possono giusto lustrare le scarpe ai Primordial con 40 commenti contro i 3 in croce che ci sono sotto una loro rece. Boh.
Flag Of Hate
Giovedì 21 Aprile 2011, 14.56.50
3
I Primordial sono grandiosi, non mi hanno mai deluso. Ascolterò al più presto questo disco, sperando che raggiunga i fasti di "The Gathering Wilderness" e "Spirit the Erath Aflame", i miei preferiti.
Zarathustra
Giovedì 21 Aprile 2011, 10.02.34
2
@enry: sottoscrivo anche le virgole.
enry
Giovedì 21 Aprile 2011, 9.44.10
1
Per me una delle uscite più attese dell'anno in ambito Metal. Li seguo dagli esordi e non mi hanno mai deluso, se escludiamo il debut un po' acerbo tutto il resto è quasi sempre stato su alti livelli...Mi arriva domani, non vedo l' ora di gustarmi un po' di pagan metal serio senza songs da ubriaconi appena usciti dall'osteria. Bella rece.
INFORMAZIONI
2011
Metal Blade Records
Pagan
Tracklist
1. No Grave Deep Enough
2. Lain With The Wolf
3. Bloodied Yet Unbowed
4. Gods Old Snake
5. The Mouth Of Judas
6. The Black Hundred
7. The Puritan's Hand
8. Death Of The Gods
Line Up
Alan Averill "Nemtheanga": voce
Ciaran MacUiliam: chitarra
Michael O'Floinn: chitarra
Paul MacAmlaigh: basso
Simon O'Laoghaire: batteria
 
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