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Blackmore`s Night - Fires at Midnight
( 3211 letture )
Dopo il successo di Under a Violet Moon, la coppia "new age" del rock Ritchie Blackmore e Candice Night ripropone le atmosfere da palazzo medievale e da festa popolare del tredicesimo secolo con Fires At Midnight. L'abilità dei Blackmore's Night di creare questo tipo di sonorità è ormai collaudato (della serie "squadra che vince non si cambia") anche per mantenere la firma inconfondibile di un genere nuovo -che lo stesso Ritchie Blackmore ha definito "Renaissance Rock". Il terzo esperimento riesce con qualche alto e basso, mostrando le complessità che scaturiscono da un tipo di musica così particolare.

Si inizia con una melodiosa Written in the Stars, dove la voce di Candice spinge per arrivare in alto e creare una degna apertura dell'album, soccorsa poi da un crescendo di chitarra, basso e batteria piuttosto potente, che suggerisce l'entrata di un esercito a cavallo. Una lontana cornamusa apre I Still Remember, una ballata molto dolce e malinconica che piacerà sicuramente a chi guarda quell'epoca con romantica nostalgia, anche per la sua semplicità -la voce soffice e la chitarra incisiva di Ritchie. Per l'immancabile atmosfera da villaggio in festa c'è Home Again, graziosa ballata dove il liuto e il flauto accompagnano battito di mani e voci di sottofondo per creare l'idea di una celebrazione paesana notturna: le immagini restituite sono quelle di gente che salta e che beve da calici di peltro, fuochi accesi e calore amichevole, riuscendo quindi nel suo intento (formula comunque ripresa dalla più nota Past Time with Good Company). La solennità di un'incoronazione in un castello di pietra grigia traspare da Crowining of the King, anche se la costruzione sia melodica che del testo è piuttosto ripetitiva e il risultato è un pezzo noioso, adatto ad un film ma non ad un ascolto disinvolto. Il piatto forte è naturalmente la canzone che dà il titolo all'album Fires at Midnight: il testo è attribuito ad Alfonso X di Castiglia (1221-1284), detto Il Saggio per la sua ottima propensione alla cultura e alla scienza -anche nel tentativo di porre un freno alla bieca superstizione che vigeva tra il suo popolo. Le parole sono infatti quelle di un uomo sensibile che, guardando al cielo, comprende quanto la conoscenza umana possa essere limitata e quanto desiderebbe sapere di più; questo ricordando anche i fuochi che venivano accesi a mezzanotte sulle alture secondo una tradizione legata alla magia. Il pezzo viene interpretato magnificamente, con una Candice ondeggiante sulle note della chitarra, della tastiera e del tamburello: inizialmente l'andamento è quasi cullato, mentre a metà del terzo minuto si apre un ritmo più veloce ma sempre leggero che culmina con un assolo di chitarra acustica di due minuti (forse troppi). Un accenno di sonorità rock si può trovare in The Storm, dove ad un inizio piatto segue un ritornello carico; ma carica è la musica e non la voce che non riesce ad amalgamarsi perfettamente, riconoscendo però un ottimo impegno nel costruire il tema, che a sua volta cerca di essere forte e imponente per adattarsi al titolo che porta. Seguono due pezzi davvero lenti e senza mordente, All Because of You e Waiting Just for You, per poi risalire con la buona Village on the Sand: il ritmo è incalzante e misterioso, dato da un buon basso, e la velocità è tale da renderlo un brano trascinante dove di nuovo voce e chitarra si sostengono a vicenda. Per aggiungere un tocco di storia viene inserito anche la strumentale Praetorious (Courante), un pezzo di Michael Praetorius, compositore di inni sacri della Germania protestante. Nonostante questo il pezzo non è né solenne né pesante, ma al contrario allegro e arioso.

La produzione generale di Fires at Midnight conferma la raffinatezza che si trova sia nei primi due album che nei successivi; le sonorità sono ben studiate, anche se questo non sempre garantisce un risultato omogeneo. Uno dei punti di forza è il costante ed equilibrato rapporto tra il Rinascimento creato con immagini e situazioni reali (come una incoronazione o una festa) e brani che suggeriscono qualcosa di magico, mistico e irreale (Village on the Sand), creando un' atmosfera onirica generale e riuscendo a catturare l'attenzione sensibile di chi ascolta -o per lo meno ad incuriosire. Anche perchè è solo da apprezzare il lavoro di ricostruzione storico-musicale che viene svolto. Da segnalare un altro omaggio fatto al bardo della sua generazione -Bob Dylan- con una versione folk di The Times They Are a-Changin': la versione al femminile convince sino ad un certo punto, ma cento punti vanno a Ritchie nel video con il cappello piumato e gli stivali di pelo.



VOTO RECENSORE
70
VOTO LETTORI
43.65 su 20 voti [ VOTA]
Rob Fleming
Domenica 17 Gennaio 2016, 13.04.26
3
Album buono che ci consegna un gruppo in forma 75
Lizard
Domenica 24 Aprile 2011, 11.53.09
2
Il primo che ho ascoltato dei Blackmore's Night... Non male comunque, con qualche picco e qualche assolo di chitarra elettrica in più del solito.
NeuRath
Sabato 23 Aprile 2011, 15.17.56
1
Secondo me l'album meno riuscito della band. Comunque decente, ma niente di che...
INFORMAZIONI
2001
SPV
Folk Rock
Tracklist
1: Written in the Stars
2: The Times They Are a-Changin' (Bob Dylan cover)
3: I Still Remember
4: Home Again
5: Crowning of the King
6: Fayre Thee Well
7: Fires at Midnight
8: Hanging Tree
9: The Storm
10: Mid Winter's Night
11: All Because of You
12: Waiting Just for You
13: Praetorious (Courante)
14: Benzai-Ten
15: Village on the Sand
16: Again Someday
Line Up
Ritchie Blackmore – electric and acoustic guitars, hurdy gurdy, mandolin, renaissance drums, tambourine
Candice Night – lead vocals, backing vocals, pennywhistle, shawms, harp, recorder, electic bagpipes
Sir Robert of Normandie (Robert Curiano) – bass, backing vocals
Carmine Giglio – keyboards
Chris Devine – violin, viola, recorders, flute
Mike Sorrentino – drums
Richard Wiederman – trumpets
John Passanante – trombone
Pat Regan – keyboards
Albert Dannemann – bagpipes on "All Because of You"
 
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