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Enbound - And She Says Gold
( 2604 letture )
E’ ormai assodato che il Grande Nord, in fatto di metal, non abbia mezze misure: o ci regala autentiche belve musicali come Grave, At the Gates, Dismember (ma potrei citarne a decine), oppure ci offre meravigliosi brani e splendide atmosfere melodiche con gruppi come Stratovarius, Sonata Arctica e tanti altri; una scena la cui importanza e consistenza è ormai patrimonio condiviso e della quale non credo di dover svelare nulla. Gli Enbound fanno parte decisamente del secondo gruppo di band appena citate e provengono da quelle gelide ed affascinanti terre, precisamente dalla Svezia, dove si sono formati nel 2006 ad opera del batterista Mike Cameron Force. Gli esordi non sono stati semplici, dal momento che il nostro ha impiegato diverso tempo per trovare la direzione musicale consona alla sua nuova band e, soprattutto, ha impiegato ben 2 anni per trovare i musicisti che desiderava, che rispondono al nome di Swede (bassista) e Marvin Flowberg, un 17enne virtuoso della chitarra. Infine, nel 2009, Mike ha trovato il suo cantante arruolando Lars Safsund, meglio noto come Lee Hunter, già impegnato con i Work of Art e, precedentemente, nel celebre musical Jesus Christ Superstar.

E’ così finalmente iniziata la storia degli Enbound, giunti al loro esordio in studio con questo And She Says Gold: volendo descriverlo con un solo termine, si potrebbe tranquillamente adoperare la parola varietà. I nostri quattro vichinghi, infatti, alternano momenti tipicamente power metal a spunti che citano vagamente gli Europe e l’AOR, passano indifferentemente da tecnicismi prog a ballad dal sapore anni ‘80, condendo il tutto con una sapiente miscela di hard rock. La domanda da farsi, a questo punto, è se questa varietà sia anche sinonimo di qualità, o se al contrario dia un’idea frammentaria e dispersiva del gruppo, magari offrendoci anche canzoni banali, scopiazzate e di poco livello. La risposta è decisamente la prima: l’opener Combined The Souls, forse il miglior esempio di classico heavy metal presente sull’album, è una canzone splendida, ben strutturata, con un sottofondo tastieristico appropriato e mai invadente ed una superba prestazione di tutto il gruppo, con un Lee Hunter sugli scudi. I due brani successivi, Descending e Noiseless Bullet, mostrano la già citata poliedricità del gruppo, che passa con abilità da strofe power a momenti più lenti (nella prima) e da un sottofondo musicale tipicamente AOR ad un ritmo più heavy (nella seconda); la quarta traccia, Squeals of War, è forse il primo passaggio parzialmente a vuoto, dal momento che inizia con dei notevoli virtuosismi musicali della sezione ritmica (riecheggiano echi degli Spiral Architect) per poi sfociare in un brano heavy piacevole, ma non particolarmente ispirato. Buona invece la traccia successiva, Frozen To Be, ballata forse eccessivamente stucchevole, ma che non sfigura affatto anche grazie ad un’altra eccellente prestazione vocale di Hunter. Il resto dell’album si mantiene su un elevato livello qualitativo e compositivo, anche se dobbiamo comunque segnalare qualche altro passaggio a vuoto: su tutti Shifting Gears, che inizia come brano thrash discretamente tirato per poi sfociare in un ritornello lento e malinconico; se in altre occasioni i cambi di tempo e di atmosfera degli Enbound si guadagnano complimenti e lodi, stavolta il tutto suona decisamente forzato, anche perché Hunter, che pure ha una voce splendida, non sembra a suo agio su un brano parzialmente thrash. Gradevoli ma non imprescindibili anche The Broken Heart e Untitled X. Da segnalare poi la bonus track dell’edizione dell’europea del CD, una particolarissima versione hard ‘n’ heavy di Beat It dello scomparso Michael Jackson: è sicuramente una canzone troppo forzata, ma merita comunque un ascolto e non stona rispetto alla grande varietà che, come già detto, permea il primo full-lenght degli Enbound.

Cosa dire dunque, alla fine, su questa nuova realtà venuta fuori dalle terre svedesi? Nel complesso, se la prima parte dell’album poteva far quasi gridare al capolavoro, la seconda metà riporta il tutto su lidi più normali, anche se parliamo sempre di un livello decisamente elevato: la produzione è ottima, le canzoni sono ben scritte, ben eseguite e tentano anche di portare un po’ di novità nel metal melodico, saturato al giorno d’oggi da gruppi power troppo simili fra loro. Lode dunque agli Enbound e speriamo che ci regalino altri dischi di questo valore.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
41.25 su 20 voti [ VOTA]
Franco 73
Martedì 15 Novembre 2011, 13.38.25
2
Ottimo CD, tra il Power e l'Heavy classico. Su 14 tracce non si riesce proprio a trovarne una noiosa, cosa non molto frequente al giorno d'oggi. Ho scoperto queto gruppo perchè era consigliato sul sito dei VANDEN PLAS, che di classe se ne intendono.
Simone
Domenica 1 Maggio 2011, 12.07.23
1
li ho appena sentiti e devo ammettere che non sono per niente male.... mi ha colpito soprattutto la voce che riesce a distaccarsi crendo una varietà rispetto al panorama del power metal
INFORMAZIONI
2011
Inner Wound Recordings
Power
Tracklist
01.Combined The Souls
02. Descending
03. Noiseless Bullet
04. Squeals Of War
05. Frozen To Be
06. Under A Spell
07. Untitled X
08. I Am Lost To You
09. Shifting Gears
10. Love Has Come
11. The Broken Heart
12. Running Free
13. Me And Desire
14: Beat It
Line Up
Lee Hunter (Voce)
Marvin Flowberg (Chitarra)
Mike Cameron Force (Batteria)
Swede (Basso)
 
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