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Uriah Heep - Into The Wild
( 4418 letture )
Quante volte ci siamo trovati a sottolineare i meriti di un gruppo ritenuto oggi importante, ma assolutamente snobbato ai tempi in cui si affacciò sul mercato? Tante, sicuramente troppe. Uno dei nomi che corrisponde a questa descrizione è sicuramente quello degli Uriah Heep, i quali ebbero problemi con degli illuminatissimi critici fin dai tempi del fantastico debutto intitolato Very 'Eavy Very 'Umble. Oggi viene unanimemente ritenuto uno dei migliori dischi del primo scorcio degli anni 70, ma all'epoca del suo affacciarsi sul mercato, venne bollato come non meritevole di attenzione da molti; addirittura, l'autorevole (?) critica di Rolling Stone, Melissa Mills, ebbe a dire "Se questo gruppo sfonderà, io mi suiciderò". Non mi risulta che la Mills si sia suicidata, ma nonostante molta acqua sia passata sotto i ponti, gli Uriah Heep non hanno mai raccolto in proporzione a quanto seminato, e la fama di gruppo un po' "sfigato" non li ha mai abbandonati completamente. Della formazione che mosse i primi passi alla fine del 1968, con i primi vagiti Proto-metal, oggi rimane in forza alla band il solo chitarrista Mick Box, ed anche se le tinte oscure che caratterizzavano il disco d'esordio e Salisbury sono lontane, gli Uriah Heep conservano intatta la matrice Hard Rock degli anni 70 e sono ancora in grado di fare discrete cose, come la loro ultima fatica intitolata Into The Wild può testimoniare.

La prima cosa che salta alle orecchie sono la potenza che il suono del mai troppo glorificato organo Hammond è in grado di trasmettere e la distorsione delle chitarre, ottenuta -almeno, così sembra-, dalla pura saturazione, come un tempo era norma, e come oggi è sempre più difficile sentire in tempi in cui anche il suono del campanello di casa è digitalizzato. L'apertura è affidata ad un hard rock amichevole (ed a dirla tutta, anche abbastanza innocuo), come Nail On The Head; niente di che. Decisamente più coinvolgente I Can See You: un up-time assolutamente classico, derivato addirittura dal R'n'R, con sugli scudi un aggressivo Box, che offre la prima apertura made in Uriah Heep nell'inciso; è un piacere risentire certe cose, come incontrare un vecchio amico che non si vede da parecchio tempo. E' la volta della title-track e viene istintivo voltarsi con lo sguardo verso la parete per controllare la data: 2011 o 1973? Non importa, il suono delle tastiere è semplicemente affascinante, e meglio ancora lo sono le aperture corali, tipico benchmark degli Uriah. In certi passaggi il brano ricorda vagamente certe cose dei Deep Purple, e non sarà il solo, ma parlando di hard rock è forse inevitabile. Fin qui bene, poi Money Talk comincia ad abbassare un po' il livello, non brutta, ma decisamente prevedibile e priva di spunti particolari. Leggermente migliore I'm Ready, ma anche qui niente di notevole da segnalare, se non l'ottima prova esecutiva dei musicisti, ma quella è da dare per scontata. La semi-ballad Trail Of Diamonds è fatta per esaltare la voce di Bernie Shaw, ma nonostante un certo fascino di fondo, anche in questo caso il pezzo risulta piacevole, ma nulla più e, se non fosse per il suono delle tastiere di Phil Lanzon, scorrerebbe via senza lasciare troppe tracce. Verso la fine del quarto minuto però, parte un coro che chi ama gli Uriah Heep non potrà che ascoltare con un largo sorriso disteso sul volto; ecco la band che avevamo lasciato tanti anni fa. Ritmo che risale con il mid Southern Star, AOR sofisticato misto all'Hard Rock più di classe ed ai soliti cori, che potrebbe anche risultare vincente per l'airplay radiofonico; bello il solo di chitarra. Believe replica sostanzialmente lo stesso schema, forse con minor efficacia complessiva causata da un tasso di commercialità più elevato ed ancor più adatto alle radio. Discreta Lost, ma forse un po' troppo macchinosa e scontata, non certo la punta di diamante di Into The Wild, nonostante un sapore arabeggiante di fondo non disprezzabile. Sarò ripetitivo, ma il suono dell'Hammond mi fa letteralmente morire, ed anche poche note poste all'inizio di un brano "easy listening" come T-Bird Angel sono per me irresistibili. Il brano in sé poi non è nulla di che, salvato però dalla consueta classe. Epicamente evocativa Kiss Of Freedom, una ballad con ritornello in crescendo che anche se decisamente ruffiano, testimonia ancora una volta la padronanza assoluta dei fondamentali compositivi ed esecutivi da parte del gruppo. Si chiude con Hard Way To Learn, malinconica semi-ballad ancora pienamente rivolta ai 70's, che però presenta variazioni ascrivibili al progressive inglese della miglior risma, ed ancora una volta bisogna fare tanto di cappello a Box e soci per le citazioni liquidate en passant, come pochi possono permettersi di fare oggigiorno.

Into The Wild non è un disco epocale, non inventa nulla e non vuole sembrare quello che non è, ma è affidabile, piacevole, denso di un atmosfera demodé sempre più difficile da incontrare senza che questa risulti in qualche modo posticcia. Soddisferà i fans della band che non si aspettano più un capolavoro, gli amanti degli anni 70, e quelli cui piace sentire pezzi ben scritti e ben arrangiati. Se tutto questo vi basta potete anche farci un pensierino.



VOTO RECENSORE
73
VOTO LETTORI
52.66 su 33 voti [ VOTA]
jaw
Domenica 4 Febbraio 2018, 22.26.01
12
No non e' un disco epocale neanche per me, ma e' il migliore dai tempi di sonic origami. Una band ingiustamente sottovalutata anche per i dischi negli80, raging silence era grandioso anche quello.
Rob Fleming
Domenica 21 Febbraio 2016, 16.12.33
11
Un bell'8 pieno. E non potrebbe essere altrimenti con perle come Nail on the head, la rapace I can see you, la titletrack e il mid tempo Lost (molto Rainbow). Trail on diamonds è un brano strepitoso che inizia in modo estremamente melodico per poi cambiare faccia a metà diventando un rock duro e veloce. Bernie Shaw, poi, è uno di quei cantanti che non conosce cosa voglia dire invecchiare. Superbo in ogni traccia
macigno
Venerdì 15 Novembre 2013, 14.53.16
10
non siamo ai livelli degli anni 70 ma un disco discreto concordo perfettamente il voto di raven
nonchalance
Sabato 8 Ottobre 2011, 22.51.33
9
Album bellissimo..ovviamente non da paragonare ai loro vecchi capolavori ma comunque degno di nota! Soprattutto Trail of Diamonds, Into the Wild e il singolo apripista Nail on the Head
evil
Venerdì 1 Luglio 2011, 23.48.35
8
............gran bel lavoro .............
Raven
Domenica 8 Maggio 2011, 17.22.32
7
Ho specificato chiaramente che di nuovo non c'è nulla, ma Perchè? ti aspettavi roba rivoluzionaria dagli Heep?
ixo
Domenica 8 Maggio 2011, 10.23.38
6
l' ho ascoltato e purtroppo l' ho trovato scarsetto... tutta roba riciclata tutto sommato
pincheloco
Sabato 7 Maggio 2011, 12.01.30
5
devo ancora ascoltarlo, ma so che non mi deluderà
hm is the law
Sabato 7 Maggio 2011, 2.00.22
4
Ascoltabile ma insomma niente di che: voto 68
5th Horseman
Venerdì 6 Maggio 2011, 23.59.22
3
In poche parole, d'accordissimo con Raven... grande recensione
5th Horseman
Venerdì 6 Maggio 2011, 23.57.39
2
Veramente un buon album, piacevolissimo. Non il loro migliore ma non ci si lamenta =) 75
fabriziomagno
Venerdì 6 Maggio 2011, 23.09.35
1
album piacevole, canzoni carine anche se - ovviamente - salisbury o return to fantasy sono ben altra roba... Voto: 67
INFORMAZIONI
2011
Frontiers Records
Hard Rock
Tracklist
1. Nail On The Head
2. I Can See You
3. Into The Wild
4. Money Talk
5. Trail of Diamonds
6. Lost
7. Believe
8. Southern Star
9. I'm Ready
10. T-Bird Angel
11. Kiss of Freedom
Line Up
Mick Box (Chitarra, Voce)
Trevor Bolder (Basso, Voce)
Russell Gilbrook (Batteria, Voce)
Phil Lanzon (Tastiera, Voce)
Bernie Shaw (Voce)
 
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