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Glen Drover - Metalusion
( 1684 letture )
Metalusion: metal fusion. Fusion e metal insieme. Più che appropriato.
Freschissimo di pubblicazione, questo disco di debutto solista del chitarrista ex membro dei Megadeth e fondatore degli Eidolon è difficile da trattare: composto da 10 tracce, di cui 5 composizioni originali ed altrettante cover di giganti della musica a sei corde (ma non solo), l'album di Glen Drover lascia trasparire un aspetto che da lui forse non ci saremmo aspettati, abituati come siamo a sentirlo accompagnare Mustaine e soci.

Partiamo con l'introduttiva Ground Zero, brano con il quale Drover stordisce l'ascoltatore con un riffing inizialmente tranquillo, aumentando dopo poco il ritmo e unendo i fraseggi tipici della proposta Megadethiana con alcuni elementi jazz a fare da sottofondo e, per oltre sette minuti, continua a colpire con alternanze di tempo e soli più o meno brevi nella durata, ma velocissimi nell'esecuzione. Per vedere apparire anche il drammatico accompagnamento di una tastiera bisognerà attendere il quarto minuto, che sosterrà il brano fino alla fine incisiva e potente, in cui la chitarra del nostro si incrocia con quella di Vinnie Moore degli UFO e dell'"ex collega" Chris Poland.
Secondo brano dall'inizio elettronico, Frozen Dream si avvicina molto al prog metal dei Dream Theater, complice la partecipazione di Steve Smyth (Nevermore, Testament e Dragonlord, per citare solo alcune delle band in cui ha militato) e delle tastiere di Jim Gilmour.
E arriviamo così alla prima cover, che potrebbe far storcere il naso ai non metallari. Si tratta di Egyptian Danza di Al Di Meola, rinomato chitarrista jazz/fusion che sembra aver influenzato parecchio Drover durante la composizione di questo disco; il brano, eseguito qui con strumenti elettrici, acquista in modernità, perdendo forse quel che di esotico che lo caratterizzava, prestandosi bene ma trasformandosi in qualcosa di più simile agli standard cari ai fan di Steve Vai e compagnia bella.
Mantenendo questa impostazione si passa al quarto brano, Colors of Infinity, una ballad che richiama in alcune parti la For the Love of God del succitato Vai e scorre liscia, piacevole e senza intoppi.
Altra composizione originale, Illusions of Starlight continua sulla falsariga di quanto detto per la precedente traccia, nonostante il tono più lieve e la mancanza di una certa verve e carattere che la lasciano nell'anonimato, non fosse per una sezione ritmica davvero capace, curata da Chris Sutherland (batteria) e Paul Yee (basso). Quest'ultimo, semi-sconosciuto, promette davvero bene. Quasi lo stesso dicasi per Ascension, ottava traccia e ultima composizione originale del disco: davvero ottima e sempre su toni ballad/lenti, è una composizione caratterizzata da un accompagnamento al piano, chitarre (Dean) armonizzate e soli di chitarra e tastiera a scandire una melodia davvero emozionante.
Per concludere, passiamo alle rimanenti quattro tracce, cover rispettivamente del violinista jazz Jean-Luc Ponty (la 6 e la 7, Don’t Let The World Pass You By e Mirage) e del maestro Frank Zappa (la 9 e la 10, la breve The Purple Lagoon e Filthy Habits). Le prime due di questo lotto vedono le collaborazioni di Fredrik Akesson degli Opeth e Jeff Loomis, ex-Nevermore, e possiamo affermare che si tratta di due "conversioni" davvero ben riuscite, con soli frenetici e una struttura più classica (la prima) e un ritmo ipnotico a fare da contorno a fraseggi molto incisivi (la seconda). A chiudere l'album le citate cover di Zappa, un dittico composto da un'intro sincopata e molto prog e uno svolgersi più grezzo e sporco (come da titolo), anche a causa della distorsione utilizzata dal nostro, che racchiude però in se tutte le qualità del disco: cambi di tempo, fughe e scale suonate a velocità impensabili, intermezzi dolci (ma non troppo) e un breakdown psichedelico che concludono così questo tour de force.

In conclusione tanto di cappello per la capacità tecnica di Glen Drover, che si affaccia su un mercato sempre più florido (quello dei guitar hero solisti) con alcune furbate (le cover) e alcune composizioni che non sapendo di originalissimo sono in grado di essere apprezzate anche dai fan di altri suoi colleghi più illustri non senza qualche contaminazione in grado di dare un po' di varietà al tutto.
Peccato però che nell'insieme il disco non sembra spiccare più di tanto dal resto della produzione di questo genere. Manca un po' di personalità, manca "quel non so cosa" che gli dia la possibilità di distinguersi dai tanti, troppi concorrenti sulla piazza.



VOTO RECENSORE
65
VOTO LETTORI
24.15 su 19 voti [ VOTA]
Mario
Giovedì 12 Maggio 2011, 14.56.18
3
strano che negli Eidolon scriveva tutto il fratello, (anche le parti di chitarra) che fa il drummer(squallidamente) nei Megadeth
Khaine
Mercoledì 11 Maggio 2011, 12.45.55
2
Yep, ha suonato solo su House of God.
Nightblast
Mercoledì 11 Maggio 2011, 12.38.55
1
...non dimentichiamo che Drover ha militato anche nella band solista di King Diamond...se non erro ha suonato solo su House of God del 2000...
INFORMAZIONI
2011
Magna Carta Records
Shred
Tracklist
1. Ground Zero
2. Frozen Dream
3. Egyptian Danza [Al DiMeola Cover]
4. Colors Of Infinity
5. Illusions Of Starlight
6. Don’t Let The World Pass You By [Jean-Luc Ponty Cover]
7. Mirage [Jean-Luc Ponty Cover]
8. Ascension
9. The Purple Lagoon [Frank Zappa Cover]
10. Filthy Habits [Frank Zappa Cover]
Line Up
Glen Drover - Guitars
Jim Gilmour - Keyboards
Paul Yee - Bass
Chris Sutherland - Drums

Special Guests
Track 1: Vinnie Moore & Chris Poland
Track 2: Steve Smyth
Track 6: Fredrik Akesson
Track 7: Jeff Loomis
 
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