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Lake Of Tears - Illwill
( 5316 letture )
I Lake of Tears sono una realtà che perdura nelle scene del gothic europeo da quasi una ventina d'anni ormai (il primo disco, Greater Art, è del '94) e come diversi colleghi di vecchia data del genere hanno attraversato la classica fase doom iniziale per passare poi alla fase psichedelica (The Neonai, 2002) ed approdare infine a lidi più commerciali (il grande Black Brick Road, 2004). Pochi però sono i gruppi di quella gloriosa generazione che ancora oggi sono in grado di produrre materiale di qualità, che riescono ancora a trovare accenti originali e credibili dopo tutto quello con cui nei decenni hanno marchiato la nostra povera carne e bagnato i nostri occhi esangui.
I Lake of Tears di Illwill sono, purtroppo, il classico gruppo che, alla ricerca del colpo di coda che li riporti ad una seconda giovinezza artistica, fallisce andando a stravolgere (legittimamente) il proprio sound ma perdendo completamente di vista attitudine e sentimento, andando così a smarrire la propria identità.

Illwill, dopo 4 anni di silenzio, è il risultato di questo stravolgimento e, diciamolo subito, è un album totalmente fuori focus, delirante e sconclusionato e, quel ch'è peggio, senza un briciolo di quel feeling dark e decadente che tanto ce li aveva fatti apprezzare in passato.
E sottaccio sul suono scandalosamente artificiale delle chitarre.
E soprassiedo sulla ruffianeria con cui gli Svedesi passano con tanta superficialità e pressapochismo dal death (Floating in Darkness), all'heavy/power americano (The Hating), al doom (la titletrack), al thrash (U.N.S.A.N.E.).
E trasvolo sulla voce di Brennare, adatta al nuovo corso quanto Berlusconi al Leoncavallo.
Ma, diamine!, anche passando sopra tutto questo e mettendo da parte i discorsi quali “non sono più loro” ecc. ecc. (che passato lo sbigottimento iniziale francamente lasciano il tempo che trovano) cosa rimane infine di questo Illwill?
Qui, strizzando per bene il delirio, non sbrodola giù un bel nulla.
La verità è che la sostanza è poca. Ci si trova al cospetto del gran galà della derivatività, dell'Expo internazionale della scontatezza, della tragicomica e (si fa per dire) gratuita esibizione del nulla. Il disco si lascia sentire svogliatamente, non entusiasma e anzi procura nervosismo. Perchè un disco del genere te l'aspetti da un gruppo nient'affatto originale all'esordio sotto una major del metal, di quelli cui una produzione pompatissima cerca, in virtù del violento impatto sonoro, di distogliere l'attenzione da una clamorosa mancanza di idee.
Senti proprio la miseria insinuarsi tra le note di Illwill, la senti mangiarsi in un sol boccone quella meraviglia decadente di Forever Autumn e rigettarla insieme alla spavalderia gotica di Black Brick Road.
Gli unici consensi gli Svedesi li strappano si ricordano che qualcosa lo sapevano pur fare bene: ed ecco la sofferta carica rabbiosa di House of the Setting Sun, ricca di echi dark dei loro momenti migliori, e soprattutto Behind the Green Door, dal flavour gothic spaccone. Due pezzi certo non da urlo ma nei quali, se non altro, la band dimostra di avere ancora qualcosina da dire.

Illwill suona come un forzato riempitivo dovuto forse all'eccessivo digiuno discografico dei nostri. Una sorta di “rimpasto” per riuscire a mantenere il posto e far parlare ancora di sé.
Così come imparare non vuol dire acquisire nozioni e idee bensì una disposizione di spirito che riconosca il valore della conoscenza al di fuori della sua utilità, produrre della musica non dovrebbe prescindere da questo medesimo spirito.
Ecco, per l'appunto, Illwill: cattiva volontà.
Come volevasi dimostrare.



VOTO RECENSORE
45
VOTO LETTORI
41.56 su 25 voti [ VOTA]
mr.darcy85
Domenica 16 Settembre 2012, 17.49.08
4
è passato molto tempo dall'acquisto...e la cosa più assurda è che in ogni caso quando le canzoni ripassano nello shuffle dell'ipod le ascolto sempre volentieri. Nella sua semplicità ribadisco che quest'album è cmq un ottimo album e che la media qui descritta è ridicola... Spero che questo gruppo riesca ad avere il giusto seguito che si merita prima o poi!
Witchcraft
Lunedì 30 Maggio 2011, 1.46.26
3
una delusione totale....
Mr.Darcy85
Domenica 29 Maggio 2011, 20.53.07
2
allora...era dura fare un'album come il precedente "moons and mushrooms" e questo album ne è la conferma.Il sound è un misto di qualsiasi tipo di metal (chiare influenze black,trash e gothic) rendendo difficile identifiare il gruppo se non fosse per la voce di Brennare...non un brutto disco sia chiaro...semplicemente non bello come gli altri....mi aspettavo di più (voto : 72)
fabriziomagno
Domenica 29 Maggio 2011, 18.33.14
1
non ha nulla a che vedere con il resto della discografia, ma il disco mi piace e molto: lo trovo fresco. (voto: 70)
INFORMAZIONI
2011
AFM Records
Heavy/Doom
Tracklist
1. Floating In Darkness
2. Illwill
3. The Hating
4. U.N.S.A.N.E.
5. House Of The Setting Sun
6. Behind The Green Door
7. Parasites
8. Out Of Control
9. Taste Of Hell
10. Midnight Madness
Line Up
Daniel Brennare - Vocals, Guitar
Johan Oudhuis - Drums
Fredrik Jordanius - Bass, Guitar, Vocals
 
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