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Stormwrath - Swords of Armageddon
( 1680 letture )
Sa di già sentito, non si fa disprezzare ma presenta pochi assi nella manica che spingano all'acquisto: Swords of Armageddon è un disco di thrash canonico, discreto, ben prodotto, ma fin tropo scolastico e anonimo -almeno nella sua prima metà- per meritarsi attenzioni particolari, anche se va ampliando il proprio spettro sonoro nella parte conclusiva. Pubblicato sotto l'egida della Razorkill, il debut assoluto degli spagnoli Stormwrath mostra un contrasto evidente e comprensibile tra i prevedibili difetti di forma -visto che la band di Valencia è sorta soltanto nel 2009- e alcune incoraggianti potenzialità sulle quali andare a lavorare nell'imminente futuro. L'ensemble è composto da due chitarristi, Carlos Lucifer e Julkarn, e vede il cantante Jose 'Blacksun' Kurtz supportare al basso la sezione ritmica. Con un numero considerevole di influenze e rimandi ai giganti dell'heavy e del thrash classico, come testimoniato più volte dalla stessa band.

Un logo tagliente, decisamente thrashy-style, un artwork colorato e in linea con la tradizione ottantiana, molto bello; otto canzoni in scaletta e tutto l'entusiasmo che un disco d'esordio comporta: il quartetto iberico mette a punto un sound teso e nervoso, brutale, connotandolo dei classici tratti spigolosi del thrash tradizionale, innervato da riff brevi sparati ad alte velocità; uno spartito ritmico da mal di testa, l'immancabile rincorsa frenetica sostenuta da una sezione solista fluida e affilata, definibile discreta. Il tutto, però, sembra cucito con poca originalità e l'assenza di elementi veramente capaci di trascinare all'eccitazione lascia galleggiare l'opera nel limbo, con fiammate da headbanging sparute (coincidenti con le martellanti accelerazioni di rito) in un contesto abbastanza grezzo, ruvido e che stenta a decollare. Mancano pezzi taglienti, dal tiro vincente: la voce di Kurtz, roca e aggressiva, segue linee monocordi e lontanissime dall'utilizzo di ritornelli capaci di fomentare il delirio degli headbangers, mentre più convincente appare l'operato del drummer Alberto Hellstabber, compatto e quadrato. A latitare sono anche i guitar solos, troppo brevi: danno l'impressione di svanire prima ancora di poterli comprendere e assimilare. Il disco, come detto, si vivacizza nella sua seconda metà, arricchito da rallentamenti e cambi di marcia (come da copione), ma anche inglobando qualche spunto più interessante e sprazzi di personalità più marcata in alcuni brani meno canonici; ma il risultato globale resta comunque di qualità medio-bassa: trova i suoi apici proprio nei passaggi più inconsueti (come la strumentale Alberto Hellstabber, di sapore sabbathiano) ma resta piuttosto tralasciabile quando la band fa quello che dovrebbe essere portata a far meglio: il thrash martellante, d'annata. Questo è udibile con efficacia solo a fasi alterne: canzoni come la titletrack o Beyond Trinity sono quelli meglio riusciti in tal senso.

Ad aprire il disco, la mazzata virulenta di Beyond Trinity e l'alternanza di parti strascicate ed accelerazioni brucianti di Black Legion: dopo questo inizio incoraggiante, però, il platter inizia presto a stancare ed apparire stantio. Certo, ci sono pezzi come la titletrack, dal riff ad alto coefficiente adrenalinico, o la citata Beyond Trinity -veloce e devastante, un buon assolo, ritmica elettrizzante, un riff di intermezzo quasi maideniano- a tenere alta la partecipazione. Il resto, nella termpesta ritmica incessante, spicca per poche scintille: così, per movimentare il tutto, bisogna arrivare all'energia quasi hardcore punk dell'esplosiva Throw the Hammer o allo slow tempo oscuro di Ride the Scythe, strumentale che riporta alla mente i Black Sabbath, con quei sintetizzatori settantiani, l'atmosfera opprimente ed un bell'assolo cupo che parte alla soglia dei quattro minuti. Ci sono sprazzi di alta tensione e buon songwriting, qua e là, ma nel complesso il disco non riesce a distinguersi dalla media, dal gran proliferare di dischi thrash old style di questo periodo, pur possedendo tutte le peculiarità nervose e frenetiche del filone, e non solo.



VOTO RECENSORE
62
VOTO LETTORI
25.73 su 19 voti [ VOTA]
lisablack
Martedì 20 Dicembre 2016, 16.34.14
2
Non li conosco, ma se sono cresciuti coi Sodom allora va bene..li do' un'ascolto
Doom
Martedì 20 Dicembre 2016, 16.02.11
1
Questi sono cresciuti a pane e Sodom...Pero' l'album nonostante questo pensiero frequente fila liscio che e' un piacere se si cerca un Thrash piu incazzato e greve. Per me un 6,5 di buona prova!
INFORMAZIONI
2011
Razorkill
Thrash
Tracklist
1. Ascend to Hell
2. Black Legion
3. Swords of Armageddon
4. Militant Messiah
5. Revenge
6. Beyond Trinity
7. Throw The Hammer
8. Ride The Scythe
Line Up
Jose Blacksun Kurtz (VOce, Basso)
Carlos Lucifer (Chitarra)
Julkarn (Chitarra)
Alberto Hellstabber (Batteria)
 
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