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Pegazus - In Metal We Trust
( 4811 letture )
Con tre quarti di lineup differenti rispetto allo scialbissimo The Headless Horseman del 2002, gli australiani Pegazus sono a tutti gli effetti una band diversa. Se non nel sound (per carità, mai sconfessore il credo denim & leather vagamente aggiornato al 2011), nell'efficacia perlomeno, anche se le tempistiche giocano a sfavore del quartetto di Melbourne: la concorrenza oggi in ambito revivalistico è spietata, e un album come In Metal We Trust rischia di passare inosservato. Il giudizio su un disco di questo tipo si basa su sfumature -sono certissimo che se al posto mio ci fosse un integralista per cui la musica è morta nel 1991 quest'album riceverebbe perlomeno dieci o quindici punti in più- ed è, una volta di più, espressione di una filosofia che ho sempre cercato di proporre.

L'idea di fondo è questa: il revival puro e semplice è inutile. Ovvero: o si aggiunge qualcosa ad un sound reso famoso (da altri) trent'anni fa, oppure si può continuare a suonare per divertimento nel garage di casa. Il fatto curioso è che i Pegazus hanno un piede nel garage e uno fuori, rendendo meno semplice del previsto il giudizio. In Metal We Trust nel 2011 ha pochissime ragioni per esistere, vero; ma nel millenovecentoottanta e qualcosa non avrebbe sfigurato affatto, senza comunque far gridare al capolavoro. L'ascolto è piacevole e disimpegnato, senza troppi voli di fantasia: la chitarra segue il basso che segue la voce, giù coretto e si ricomincia con la batteria a puntellare. Le tracce sono così omogenee che ci sono due sussulti: il primo è quando parte una versione francamente bruttina di Metal Gods, scritta da un gruppo con un po' di inventiva in più di questi (ex) ragazzi, il secondo è a fine album, con la versione estesa di Old Skool Metal Dayz (che vede la partecipazione di David Shankle, Ross the Boss e Jeff Watson, quest'ultimo ex Night Ranger). Il resto provoca un headbanging semiquasiconvinto e spinge a canticchiare le melodie, ma annoia in fretta. Certo, nello stereo dell'automobile In Metal We Trust fa la sua discreta figura, ma si presta assai più difficilmente a metodi di ascolto più canonici, mostrando i limiti di un songwriting monodimensionale. Dopotutto, è questa la critica che più facilmente si può rivolgere alle band revivaliste: la mancanza di profondità in fase di composizione è quasi disarmante in un ascoltatore che abbia più di quindici anni e abbia sentito perlomeno due delle band da cui si prende spunto (e non dico Priest e Maiden, ma anche Saxon e Diamond Head), con le quali non c'è e non ci può essere assolutamente paragone. Suonare non per essere i migliori ma per essere buoni imitatori, è questo che sfugge alla comprensione di chi scrive.

Dal limbo in cui galleggiano i Pegazus non c'è uscita: diciotto anni, cinque album in studio, niente di rilievo alle spalle o davanti agli occhi. Però se passate da quelle parti un ascolto datelo, perché nella sua somma inutilità In Metal We Trust è un disco abbastanza piacevole, che ascolterete una volta per tutti i suoi cinquanta minuti senza rimpiangerlo. Già sul secondo ascolto non metto la mano sul fuoco.



VOTO RECENSORE
64
VOTO LETTORI
20.72 su 18 voti [ VOTA]
deedeesonic
Venerdì 14 Marzo 2014, 20.06.18
4
Perché non recensite "Wings of destiny" ? Second me è un bell'album
golden boy
Sabato 4 Giugno 2011, 14.50.40
3
tra copertina e titolo, è il trionfo della banalità..
Subhuman
Sabato 4 Giugno 2011, 14.39.11
2
errata corrige: si chiama 'loose 'n' lethal' l'album dei savage... l'ho confuso con la canzone ahah
Subhuman
Sabato 4 Giugno 2011, 14.38.33
1
La copertina direi che è un Pegazus meets Painkiller meets Let it Loose (Savage)
INFORMAZIONI
2011
Black Leather
Heavy
Tracklist
1. Metal Messiah
2. Road Warrior
3. Old Skool Metal Dayz
4. We Live to Rock
5. Haunting Me
6. Eye for an Eye
7. Ghost Rider
8. Metal Gods
9. End of the World
10. Death or Glory
11. Old Skool Metal Dayz (Bonus)
Line Up
Johnny Stojcevski (Chitarra, Voce)
Justin Fleming (Voce)
Cory Betts (Basso)
Ange "Vuggs" Sotiro (Batteria)
 
RECENSIONI
 
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