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Wongraven - Fjelltronen
( 4070 letture )
Oscuro è il crepuscolo e senza stelle. Cupe s’avanzano le tenebre, simili a serpi maligne celate tra le nubi. La corte del Signore della Montagna sovrasta il grigio picco, brumosa e inaccessibile vetta. Non un barlume di luce che non sia intriso di plumbea opacità. Non un respiro che non sia il frutto del gelido sferzare del vento. Un medioevo onirico, glaciale e senza tempo è quello cristallizzato in Fjelltronen, “Il Trono della Montagna”, titolo di un assai poco noto full-lenght che, originariamente pubblicato nel 1995 e successivamente ristampato nel 2002, costituisce la sola opera realizzata a nome Wongraven. Fu questo un ricercato side-project in stile folk-ambient targato Sigurd Wongraven, meglio conosciuto come Satyr dei Satyricon. “Pure Northern Medieval Atmosphere Music” è l’eccellente definizione leggibile sul retro di un album, il cui artwork, firmato dal celebre pittore norvegese Theodor Kittelsen, si fa ancora una volta specchio di quel nordico sentire, la cui selvaggia unicità è irta di ombre e arcana possenza.

La creatura, venuta alla luce dopo ben tre anni di complessa gestazione, alla pari dei contemporanei Storm, rivela il desiderio da parte di Satyr di esplorare le più intime pieghe della nordica essenza, un vero e proprio viaggio alla ricerca di quelle ancestrali atmosfere che, impregnate dalle liriche melodie degli errabondi bardi di Norvegia, da sempre costituiscono l’imprescindibile radice su cui si fonda il nebbioso fascino della cultura scandinava. Il disco rientra in quella serie di sperimentazioni ambient non di rado affrontate in ambito black metal: sovvengono alla mente, in tal senso, i lavori di Varg Vikernes, Fenriz e Mortiis. Assistono Satyr nell’impresa il sempre raffinato Ihsahn ai synth e il meno noto Hans K.K. Sørensen alle percussioni. Ciò che ne viene fuori è un tetro universo di non facile ascolto, la cui anima lugubre e gravemente cadenzata richiede un non certo semplice abbandono da parte del fruitore. C’è maestà, c’è imponenza, c’è sofisticata profondità: in altre parole, tutte le sfumature della più “buia” tra le epoche storiche, quel tempestoso medioevo, la cui aura di magnificente solennità da sempre suggestiona gli animi più inclini all’incanto della leggenda.

Cinque le tappe del cammino: un sentiero sinistro e caliginoso che prende le mosse dalla lunghissima e immensa Det Var En Gang Et Manneske, un’austera, lenta e cangiante marcia, in cui l’oppressiva sacralità dei cori ipnotizza l’ascoltatore conducendolo laddove l’intrico della foreste s’infittisce maggiormente: regnano qui, tra tastiere ampie ed avvolgenti e nostalgici arpeggi di chitarra acustica, potenze invitte e secolari, delle quali l’impetuosa brezza è l’imprendibile portavoce. Segue Over Ødermark che, pezzo composto in larga parte da Ihsahn appositamente per il progetto Wongraven, si segnala per il tetro incedere di un sempre più incalzante duetto di cori e piano. Opp Under Fjellet Toner En Sang costituisce un fulmineo sprazzo di luce che si riverbera sul livore sempiterno: ancora una volta, infatti, l’ululato del vento ci richiama all’imminente appressarsi della procella. Tiden Er En Stenlagt Grav è una trionfale ballata medievale interamente strutturata sulla ritmica e inesorabile cadenza dei timpani. Completa l’arazzo il greve scampanio che apre la finale Fra Fjelltronen, vera e propria celebrazione del “trono della montagna” che, colma di una seduzione nobile e minacciosa, rende omaggio ai compatrioti Darkthrone chiudendosi con un più inquietante rintocco che, campionato da Crossing the Triangle of Flames (chiosa dell’immortale Under A Funeral Moon), accompagna un’ultima, incomprensibile maledizione recitata, come di consueto, al contrario.

Registrato presso i Waterfall Studios di Oslo, Fjelltronen rivela una produzione sobria e ben congegnata, il cui evidente scopo è quello di far risaltare la fine ricchezza tanto delle partiture sonore quanto degli arrangiamenti. Il tutto alla luce di una contenuta misuratezza, ben lungi, com’era prevedibile, dai tutt’altri parametri che sostanziano un’opera metal di stampo classico.

Il risultato? Una nera perla di supremo valore evocativo che, seppur limitata dal fatto di essere un prodotto ormai datato, non manca di provocare ugualmente quell’estatico rapimento nelle atmosfere di un’era che fu. Un album elitario, dunque, a tratti indigesto a motivo della sua ammaliante e, perché no, ridondante solennità. Ma, d’altronde, si potrebbe concludere, il “paradiso” o, in questo caso, l’oscura quiete dell’abisso, non è certo affare per tutti.



VOTO RECENSORE
90
VOTO LETTORI
72.2 su 50 voti [ VOTA]
metaller nel cuore
Venerdì 2 Ottobre 2015, 19.43.43
16
Maestoso,epico,fiero,oscuro. Sono le parole con cui descrivo questo disco. Assolutamente fantastico,ti fa sprofondare in un'altra epoca fatta di nebbia e rumori sinistri,maestose montagne incontaminati, e solitari cavalieri. Grandissimo Satyr che da prova di avere un songwriting davvero versatile per comporre un'opera del genere. Voto:95 un capolavoro
Persephone
Lunedì 27 Giugno 2011, 9.55.01
15
@Dave Insane: in effetti, il punto è che, a parte Satyr, questo album non c'entra assolutamente nulla con i Satyricon, né quelli odierni né tantomeno quelli first era...anzi, si tratta proprio di un altro genere...a mio parere, non è questione di "spiccata sensibilità", ma semplicemente di gusti...
Dave Insane
Martedì 14 Giugno 2011, 17.39.22
14
grande fan dei Satyricon 1993-1996 ma in questo disco non so dove siano la maestà, l'imponenza e la sofisticata profondità. a me pare solo noiosissima tastiera, ma forse è colpa mia che non sono dotato di spiccata sensibilità
Moro
Venerdì 10 Giugno 2011, 14.55.26
13
ahha si su Nordavind ha visto bene di non farsi fotografare
Persephone
Giovedì 9 Giugno 2011, 15.17.25
12
@Moro: certo, biondo sul booklet di Nemesis Divina e indecifrabile su quello precedente degli Storm...non ricordo se la foto in questione faccia parte degli scatti relativi a Volcano o a Ten Horns Ten Diadems, anyway, didascalia modificata...Odino non voglia che si debba incorrere in inesattezze di qualsivoglia tipo...
Pelennòr
Giovedì 9 Giugno 2011, 11.08.56
11
Non ho capito i vari commenti qui sotto....è un sondaggio sul gradimento della copertina o c'è da commentare l'album? Fjelltronen è un capolavoro o quasi.Meraviglioso,una perla unica,non c'è altro da dire.
KratosNoir
Martedì 7 Giugno 2011, 15.49.10
10
Cazzo però la copertina e spudoratamente uguale, non ho detto copiato può essere stato fatto pure di proposito. Ma con tanti bei paesaggi nebbiosi in Norvegia fare due copertine identiche e assurdo. Disco stupendo.
Moro
Martedì 7 Giugno 2011, 0.04.14
9
ma siamo sicuri che quella foto di Satyr era del 95 ? mi sembra che faccia parte del photoshot di Volcano o di Ten Horns Ten Diadems... all'epoca Satyr era biondo...
Bloody Karma
Lunedì 6 Giugno 2011, 9.33.47
8
è stato già detto tutto dalla brava alice...capolavoro..
Undercover
Domenica 5 Giugno 2011, 12.34.07
7
Disco stupendo... non ci sono parole per descriverlo.
defsna
Domenica 5 Giugno 2011, 1.24.19
6
copertina identica a quella di "Through Chasm, Caves And Titan Woods" dei Carpathian Forest (e stesso anno di uscita tralaltro)
enry
Sabato 4 Giugno 2011, 19.07.04
5
Disco stupendo e copertina perfetta per il genere proposto. E l'anno prima era uscito il disco delle Aghast, un altro gioiello di ambient medievale.
Nyarlathotep
Sabato 4 Giugno 2011, 14.33.07
4
per carità, sul fatto che le copertine non spicchino per originalità potrei essere d'accordo (anche se la copertina per questi album è al 90% delle volte un complemento della musica, importante allo stesso grado, es: Bergtatt), è sul resto che non sono d'accordo, ma non importa, se non ti piace il genere e la filosofia black posso anche capire che possa sembrare ridicolo. Complimenti per la recensione!
Avvoltoio
Sabato 4 Giugno 2011, 14.17.32
3
commento due: mi sa che hai ragione. mi rimangio il mio comment
Nyarlathotep
Sabato 4 Giugno 2011, 14.12.56
2
... No comment al n.1, quanto al disco... Beh Satyr e Ihsahn assieme... promette più che bene!
Avvoltoio
Sabato 4 Giugno 2011, 14.07.36
1
che balle ste copertine sempre uguali; cacchio andranno a fare ogni volta nelle foreste sti posers non lo so....forse gli serve la legna per il camino visto che da quelle parti fa freddino
INFORMAZIONI
1995
Moonfog Productions
Ambient
Tracklist
1. Det Var En Gang Et Menneske
2. Over Ødermark
3. Opp Under Fjellet Toner En Sang
4. Tiden Er En Stenlagt Grav
5. Fra Fjelltronen
Line Up
Satyr – Vocals, Acoustic Guitars, Bass, Keyboards, Mouth Harp, Effects, Additional Synthesizers

Session Musicians:
Ihsahn – Synthesizers, Grand Piano
Hans K.K. Sørensen – Timphany, Medieval Military War Drums
 
RECENSIONI
 
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