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Angelo Branduardi - Angelo Branduardi
( 4911 letture )
Dopo aver fatto esordire Angelo Branduardi sulle pagine di MetallizeD con quello che è il suo lavoro più famoso, Alla Fiera dell'Est, riprendiamo la discografia del cantante lombardo dal suo naturale inizio, l'esordio omonimo pubblicato nel 1974 dalla RCA. Subito uno sguardo alla lineup, impreziosita da turnisti di gran lusso come Silvano Chimenti e Enzo Restuccia, da un'icona del contrabbasso jazz come Giovanni Tommaso e dal leggendario polistrumentista Paul Buckmaster (per citare qualche sua collaborazione, oltre a quella, arcinota, con Elton John: Blood, Sweat & Tears, Miles Davis, Quatermass, Leonard Cohen, Amanda Palmer e il David Bowie di Space Oddity) -ci sono tutti gli ingredienti per un debut da ricordare. In realtà, Branduardi aveva già sottoposto un album alla RCA, ma era stato respinto perché poco vendibile; stuzzicato da un A&R di palese incompetenza che chiedeva un disco "a concetto" (probabile intendesse un concept), ecco che il cantautore produce, metà per scherzo e metà sul serio, la storia di un uomo che passa dalla solitudine alla scoperta dell'amore e alla nascità di un figlio, fino all'estasi finale.

E di estasi (musicale) si tratta. Se infatti il disco non ha la complessità della ricerca storica del Branduardi più maturo (si pensi al ciclo Futuro Antico o a L'Infinitamente Piccolo), il debut album ribolle di creatività e energia vitale. La chiave d'accesso a tutte le melodie è la magia del passato, cristallizzata in suoni a metà strada tra il folk -non necessariamente italico- e il rock progressivo (quello sì, genuinamente tricolore), con strutture sonore elaborate ma tenui e capaci di toccare le corde giuste. Il maggior complimento che si possa fare al lavoro di composizione è, in ogni caso, che mai i numerosi contributi strumentali arrivano a soffocare le linee melodiche, molto "terrene" ed efficaci, inserendosi anzi in un'architettura di contesto non invasiva: è lì per chi vuole ascoltarla, ma non impone la propria presenza. I brani sono tutti firmati dal solo Branduardi (allora ventiquattrenne ma già abile nel plasmare la materia musicale a suo piacimento), ad eccezione della semi-strumentale Eppure Chiedilo agli Uccelli, contributo del già citato Buckmaster -che per il resto dissemina tocchi raffinati nel corso del disco, senza quasi essere notato al primo ascolto. In realtà proprio l'inglese, assieme allo stesso Branduardi e al drummer Restuccia, forma la solidissima impalcatura alla base di ogni idea; su questa eccezionale base si innestano con facilità i contributi dei flauti -i più evidenti, grazie al lavoro del noto musicista belga Joel Vandroogenbroeck, che aveva da poco suonato anche con Riccardo Cocciante, e alla comparsata dell'indimenticato e grandissimo Alfio Galigani, scomparso nel luglio del 2010 nel silenzio della stampa anche specializzata. Spostandoci sul versante dei testi (sapendo che nella musicologia branduardiana la parola vale tanto quanto la nota, se non di più, in quanto portatrice di messaggio), quello che emerge tra una citazione della Bibbia, un canto pellerossa e un mito indiano è sì l'attenzione alle vicende dell'uomo, ma anche la loro non centralità rispetto al regno millenario (a sua volta citazione dallo scrittore austriaco Robert Musil). L'uomo è l'infinitamente piccolo, come avrà modo di dire Branduardi in tempi più recenti, eppure la musica, che è arte sublime sopra ogni altra, deve raccontare le vicende di chi cammina sulla terra, non potendo aspirare, se non per brevi momenti, all'intuizione del divino.

Al di là della notevole importanza storica, il debut album di Angelo Branduardi è un disco di sicuro valore, più immerso nella contemporaneità musicale di quanto ci si aspetterebbe, e più abbordabile di altri suoi lavori anche più noti. Non c'è, d'altro canto, rimedio a quella ruvidezza che è frutto dell'inesperienza, ma, volendo, è un valore aggiunto di un album piacevole e insolito.



VOTO RECENSORE
82
VOTO LETTORI
39.31 su 19 voti [ VOTA]
paolo
Venerdì 16 Marzo 2012, 13.00.37
6
vogliamo più recensioni del mitico branduardi!!! MORE BRANDUARDI REWIEVS PLEASEEEEE
franco
Lunedì 13 Giugno 2011, 17.15.01
5
spettacolare..
Enrico
Lunedì 13 Giugno 2011, 10.15.02
4
Menomale che in Italia i musicisti con le palle ci sono sempre stati. Certo questo non è metal... ragazzi questo è semplicemente un album di musica stupenda.
si come no
Domenica 12 Giugno 2011, 13.59.10
3
Ma quale Maestro...non c'è manco un pezzo metal!!!
Zarathustra
Domenica 12 Giugno 2011, 12.50.00
2
@Mick: concordo sull'aspetto vocale, in generale come ho detto è un Branduardi più grezzo ma non meno interessante. Se è vero che il disco in superficie non è tra i migliori del Maestro, i contributi strumentali aggiungono almeno cinque punti.
Mick
Domenica 12 Giugno 2011, 12.44.03
1
Emozioni troppo grandi nel continuare a leggere il Maestro su questo sito. Ad essere sincero a me questo album non fa impazzire anche se ci sono tre capolavori assoluti che sono re di speranza, il tempo che verrà e il regno millenario (questa una volta l'ho ascoltata in una notte di luna piena immerso nelle crete senesi ed è stato sconvolgente!)....diciamo che è un lavoro diverso dallo stile che Branduardi ha avuto negli anni 70. Piccola curiosità...a me sembra che qui non abbia ancora raggiunto a livello vocale una sua personalità (che sarà presente dal disco successivo). Io infatti vedo una certa influenza di Battisti?? Chi concorda con me??
INFORMAZIONI
1974
RCA Italia
Folk
Tracklist
1. Re di speranza
2. Il tempo che verrà
3. Eppure chiedilo agli uccelli
4. Per creare i suoi occhi
5. Ch'io sia la fascia
6. Lentamente
7. Storia di mio figlio
8. E domani arriverà
9. Il regno millenario
Line Up
Angelo Branduardi: chitarra acustica, chitarre 6 e 12 corde, flauto dolce, flexaton
Paul Buckmaster: piano elettrico, pianoforte, basso Gibson, violoncello e legni
Ciro Cicco: batteria in Storia di mio figlio, percussioni
Enzo Restuccia: batteria (tranne in Storia di mio figlio, percussioni)
Silvano Chimenti: chitarre
Giovanni Tommaso: contrabbasso
Marcello Fanesch: piano elettrico,
Joel Vandroogenbroeck: flauti
Alfio Galigani: assolo di flauto in E domani arriverà, archi e legni
Marcello Faneschi: pianoforte
Giorgio Rosciglione: basso in Per creare i suoi occhi
 
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