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Escape The Fate - Escape The Fate
( 5888 letture )
Ormai stabilizzatisi con Craig Mabbit dietro al microfono ed a due anni da una release positiva quale This War Is Ours, tornano sul mercato gli Escape The Fate, band emo-core di Las Vegas. Il disco in questione, se possibile, si presenta ancora maggiormente orientato al mainstream che in precedenza, levigato nelle sfumature più 'metalliche' del predecessore e abbassato ai livelli di un pop-rock imbevuto di elementi emotional, non fosse per qualche buon guitar solo di Bryan 'Monte' Money, scaglie di melodia più heavy che mantengono un proprio spazio determinato tra tanti ritornelli faciloni e radiofonici. Il terzo capitolo della discografia di questo quintetto d'Oltreoceano contiene undici tracce, per un'estensione di quaranta minuti complessivi, e si merita un giudizio positivo nonostante una partenza claudicante a causa dell'eccessivo flirt col pop melodico di mezzo album abbondante. La band si era formata nel 2004 ed aveva debuttato nel 2006 col buono Dying Is Your Latest Fashion, ma si era successivamente trovata a far fronte allo split col proprio singer Ronnie Radke, finito dietro le sbarre in seguito ad alcune storiacce di droga e risse. Con la new entry Mabbit è dunque arrivato un periodo di ritrovata coesione e successo commerciale, per la gioia della DGC/Interscope, sotto la cui egidia esce questo terzo disco di inediti.

Rispetto al precedente lavoro, come detto in incipit, qui le atmosfere screamo si fanno per lunghi tratti più rock-oriented, pur mantenendo cardinali punti fermi tipici della formazione del Nevada: riffing roccioso, chitarre aggressive, accattivanti refrain vocali, malinconici e adolescenziali, con la voce di Craig Mabbit a volte quasi effeminata. Breakdown e soli melodici dotati di buon feeling, fluidi e cristallini, completano lo spettro sonoro di un disco struturato in mid-tempos che rieditano in versione più commerciale il canonico approccio dell'act in questione. Proprio dal punto di vista vocale, il full length si rivela presto molto più morbido ed easy listening rispetto al già ammiccante This War Is Ours, che possedeva un numero maggiore di 'pezzi forti': la tracklist attuale è invece meno dotata di vette capaci di imprimersi con insistenza nella memoria, pur presentando diverse canoni -canzoncine- accattivanti e gradevoli. Con toni accorati e dimessi, frange ben calate sugli occhi e composizioni semplici e innocue, costruite attorno a coretti refrain a tratti molto infantili, gli Escape The Fate sfornano un album i cui pezzi scivolano via lasciando poche tracce tangibili ma senza farsi disprezzare, dando il meglio di sè nell'ultima porzione di scaletta: nei primi sei, sette pezzi, infatti, le atmosfere emotional che hanno portato al successo il combo statunitense, sono velate dietro uno smielato pop-rock da classifica, nel quale viene ridotta drasticamente anche l'alternanza di growl e clean vocals nei riornelli. Escape The Fate si risolleva in crescendo, riabbracciando sonorità emo struggenti, emozionanti solismi -sempre, ovviamente, in linea col genere in cui questa band viene classificata- e brani più emozionanti. La cosa farà felici i ragazzini col ciuffo che già avevano apprezzato il five piece in passato: l'azzeccata e melodica sezione solista di Money, il drumwork ordinato e sugli scudi e la performance vocale di Mabbit che ritrova efficacia nel finale sono gli elementi di traino del full length.

Il disco si 'salva' perchè si lascia ascoltare con discreto piacere, non è uno scempio, ma anche i fans che avevano amato This War Is Ours rischiano di restarne in parte delusi, se non altro perchè le stesse caratteristiche emocore -le trame, le vocals, i ritornelli strappalacrime da paranoia adolescenziale- lasciano spazio a chours quasi allegrotti, colorati, assolutamente mainstream, almeno per una buona prima fetta di tracklist. Massacre, dal ritornello piacevole, è uno dei pezzi più discreti della famigerata prima parte d'album, che poggia su refrain e trame infantili a dir poco (Zombie Dance) e ritornelloni ultra-pop che faranno la felicità delle ragazzine con velleità da rockettare (Gorgeous Nightmare e City of Sin). Finalmente, con le spruzzate growl di Day of Reckoning e i suoi refrain vocali -più in linea con le atmosfere emo classiche della band- il platter entra nel vivo, e il fatto non resta isolato perchè si ripete anche in Lost In Darkness, uno dei passaggi più validi del lotto, vocalmente sommesso e triste fino ad un ritornello più aperto, ancora una volta catchy ma uggioso quanto basta. Tra le composizioni più dure spicca Prepare Your Weapon, dal retrogusto matalcore con la sua ritmica martellante, l'utilizzo del growl e quel clima sconsolato e afflitto che va tanto di moda. Sullo stesso livello si assesta, dopo la ballad angustiata World Around Me, la conclusiva The Aftermath (The Guillotine Part III), mettendo la parola fine ad un dischetto discreto, melodico, che potremmo definire con qualche balzana licenza poetica un ibrido emo-pop.



VOTO RECENSORE
62
VOTO LETTORI
33.47 su 34 voti [ VOTA]
Simone
Lunedì 2 Luglio 2018, 11.51.08
4
Mamma mia che porcata di album e di band!
Florix91
Giovedì 12 Novembre 2015, 13.02.19
3
I gusti sono gusti, e a me piacciono.
enomis2000
Lunedì 24 Giugno 2013, 15.25.20
2
i gusti sono gusti e a me fanno cagare
Faith No More
Martedì 26 Giugno 2012, 19.13.53
1
Gruppo molto commerciale con una produzione massiccia e un'ottima casa discografica.....cmq hanno tutte le carte in regola per poter diventare un buon gruppo, infatti si differenziano molto da tutte quelle band del "mainstream"....voto 65
INFORMAZIONI
2010
Interscope Records
Post Core
Tracklist
1. Choose Your Fate
2. Massacre
3. Issues
4. Zombie Dance
5. Gorgeous Nightmare
6. City of Sin
7. Day of Reckoning
8. Lost In Darkness
9. Prepare Your Weapon
10. World Around Me
11. The Aftermath (The Guillotine Part III)
Line Up
Craig Mabbitt (Voce)
Bryan "Monte" Money (Chitarra)
Max Green (Basso elettrico, Scream)
Robert Ortiz (Batteria)
 
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