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Serenity - Death And Legacy
( 3465 letture )
“Ma come fai?!!”
Era una domanda che mi veniva spesso rivolta dai compagni al termine di una qualsiasi interrogazione di storia andata bene a cui prendevo parte.
Ammettetelo: una buonissima parte di voi non ha mai sopportato lo studio dei fatti passati alla scuola dell'obbligo; troppe date, eventi, concili, battaglie e definizioni, “perché dovrei perdere ore della mia vita a memorizzare nozioni a proposito di gente di cui non è rimasta nemmeno la polvere?”
Per me non è mai stato così (e spero anche per qualcuno di voi), oltre ad una memoria che mi ha sempre abbastanza sostenuto, ho sempre adorato tuffarmi indietro nel tempo, ripercorrere la vita di coloro che ci hanno preceduto e scoprire – in un certo senso - le radici dell'umanità moderna.
Tranquilli, non state per leggere il lungo delirio di un maniaco egocentrico, la parte personale termina qui, ma ora che mi avete inquadrato: come credete che abbia reagito ad un disco il cui concept non è niente meno che una lunga avventura che si snoda tra importanti fatti storici e personaggi del passato?

Come avrete potuto leggere i gli austriaci Serenity fanno power metal, premettendo che non è mia intenzione disquisire in questa sede circa la presunta “morte”di questo genere, ci tengo solo a precisare che ritengo quest'affermazione inclemente verso le band che ancora oggi si cimentano con questo tipo di musica; certo si tratta di un genere parecchio inflazionato, molto è stato già detto e fatto, ed è sempre più difficile riuscire a comporre qualcosa che si metta in evidenza nella massa rimanendo all'interno di certi stilemi.
Per questo il lavoro qui analizzato assume una grande importanza: Death and Legacy - terzo lavoro dei Serenity - è un buonissimo album power nato nel 2011.

Giusto per dare qualche coordinata stilistica: ci troviamo innanzi ad un gruppo tecnicamente ben preparato che propone un symphonic power metal con lievissime venature prog sull'onda dei primissimi Sonata Arctica e dei Kamelot nelle loro personificazioni più dirette.
I brani sono pregni di genuina epicità, niente draghi, fatine, unicorni o martelli di Odino, ma atmosfere che afferrano letteralmente l'ascoltatore trasportandolo a bordo di vascelli che esplorano mari ai confini del mondo o semplicemente nella stessa stanza con alcune delle più grandi personalità della storia europea e questo senza rinunciare a ritornelli trascinanti e a cavalcate di doppia cassa.
Il vario riffing di Buchberger (con parecchie sezioni in palm-muted) è rasoiante, monolitico, seppur in alcune occasioni tenda ad essere leggermente ripetitivo all'interno del singolo pezzo (certo sono pur sempre riff ma qualche piccola variazione in più avrebbe reso il tutto ancora più interessante); buonissimi gli arpeggiati delle sezioni acustiche, mentre le sezioni soliste sono davvero di buon gusto: rapide, melodiche ma non esasperate, come è spesso costume presso questo genere di gruppi.
Le tastiere di Mario Hirzinger risultano essere un buon mix di elementi orchestrali: vi sono gli immancabili archi ma anche un discreto numero di fiati ben mescolati, il tutto affiancato da choirs particolarmente atmosferici e da parti di pianoforte estremamente articolate; ignorati quasi del tutto i lead sounds, scelta compatibile con la funzione di accompagnamento delle keys e che ho trovato adatta per non caricare eccessivamente il sound.
Cosa sarebbe il power metal senza una sezione ritmica da danni permanenti alla cervicale? Non lo so, non lo voglio sapere e comunque non è questo il caso: batteria (registrata da un session member, anche se credo composta da Andreas Schipflinger) cattiva al punto giusto ed incisiva anche senza abusare dei tappeti di doppia cassa (comunque presenti nei punti giusti); basso curato dal chitarrista Thomas Buchberger che dà la giusta corposità al sound pur uscendo fuori solo a tratti; riguardo a questo punto segnalo solo che il disco è stato composto in un periodo particolare: il precedente bassista Simon Holzknecht aveva infatti abbandonato la band poco prima delle registrazioni e il gruppo ha deciso di registrare comunque prima di reclutare il sostituto, individuato nel bassista italiano Fabio D'Amore (Pathosray, Fairyland).
Uno degli innegabili punti di forza di Death and Legacy è sicuramente la voce di Georg Neuhauser (tra l'altro autore di buona parte dei testi vista la laurea in storia), timbricamente ricorda molto Tony Kakko seppure - se proprio dovessi confrontarli - direi che il finnico ha una voce più particolare mentre Georg è molto più impostato tecnicamente. Stiamo parlando infatti di un cantante dotato di un'estensione invidiabile, estremamente versatile su toni medio/alti e dotato di una grandissima espressività, il che gli consente di entrare perfettamente nel mood di ogni singola canzone.

New Horizons lie beyond the sun's golden doors
Riding high on waves of fortune without fear
New Horizons for this son of english shores
And the fire of the cannons lights the way


Anno Domini 1579, Sir Francis Drake sulla sua Golden Hind, dopo aver cercato invano il passaggio a Nord Ovest ed essersi scontrato con svariate navi spagnole raggiunge “Nova Albion” (California) prima di ripartire verso nuove avventure; questa la storia raccontata nella opener (anticipata dal preludio Set Sail To...) New Horizons, pezzo fulminante che fa partire immediatamente in quarta il cd, grazie al refrain trascinante e un ritmo che non da nessuna tregua.
La successiva The Chevalier è ambientata nell'Inghilterra del 1763 e ha per protagonista un Giacomo Casanova in difficoltà a causa di una ragazza che questa volta l'ha fatto innamorare per davvero: si tratta di un discreto mid tempo ma nulla più, il motivo? La prova non esaltante di AilynSirenia) – qui nella parte dell'oggetto dell'interesse del Casanova - fredda e non particolarmente ispirata.
Brutto quando l'equipaggio si ammutina verso la fine di un lungo viaggio vero? Lo imparò a sue spese Bartolomeo Diaz, durante il suo tentativo di raggiungere le indie orientali; Far From Home – la canzone che racconta la vicenda - è quella che in gergo tecnico si definisce una “mazzata sui denti” contenente alcune delle sezioni di chitarra più cattive che troverete su questo cd.
E cosa sarebbe parlare del medioevo senza dir nulla delle crociate e dei templari (no stavolta non c'entra Giacobbo state tranquilli)? Heavenly Mission è il racconto della fine dell'ordine in questione da parte dell'ultimo dei maestri, atmosferica senza rinunciare all'incisività della 7 corde raggiunge l'apice in un ritornello dall'inizio eloquente : “The Templar Cross is growing pale...”
Dopo un preludio in cui una donna spagnola (AilynState of Siege è una lunghissima suite, un po' ripetitiva forse, ma alla fine risulta godibile anche nei suoi quasi 7 minuti di durata.
Andare dal proprio capo a comunicare un fallimento non è mai una cosa facile, quando il tuo capo è la regina Elisabetta d'Inghilterra tu sei Sir Francis Drake e hai appena perso mezza flotta e 12.000 uomini al largo di Lisbona mentre incalzavi i resti dell'Invincibile Armada: Changing Fate e una ballad sì triste ma estremamente efficace, grazie ai bellissimi intarsi di chitarra acustica di Buchberger e al dialogo di Georg (Francis) con sua “maestà” Amanda Somerville (Elisabetta) autrice di una prova degna della sua fama.
Con la cattivissima When Canvas Starts To Burn entriamo nella testa del filosofo/artista Albrecht Duerer, mente inquieta alla costante ricerca della chiave per capire l'ordine che si cela dietro le cose raccontata da un pezzo in cui le progressioni della chitarra elettrica guidano le danze.
Il capitolo Inquisizione è sempre stato uno dei più cupi della storia europea e la figura di Heinrich Kramer (autore del Malleus Malleficarum, una guida per riconoscere le streghe) inquisitore originario del Tirolo – da dove provengono anche i membri dei Serenity – viene raccontata nella stupenda Serenade of Flames, un dialogo tra l'inquisitore (Georg) e una giovane ed attraente ragazza accusata di stregoneria, interpretata da una superba Charlotte Wessels (Delain), in un pezzo fatto di continue accelerazioni e ri-partenze e un riuscitissimo intreccio vocale.
Con The Youngest of Widows ritorniamo in Inghilterra; questa volta la protagonista è “Bloody” Mary Stuart raccontata nei suoi ultimi istanti di vita da una canzone decisa ma nel contempo malinconica... rimpianti di congiure finite male.
Dopo un preludio che ci porta in terra d'oriente balziamo nella prima metà del 1300, in una Venezia che non crede ai racconti di Marco Polo dopo il suo ritorno da quelle terre lontane; Beyond Desert Sands è un pezzo tirato, arrabbiato in stile Serenity (sentite le scariche di chitarra).
Grandi viaggi e non citiamo Cristoforo Colombo? To India's Shores è altro mid-tempo ben strutturato (con delle buone parti di basso) che ci parla proprio del sogno del navigatore genovese di raggiungere le Indie passando da Occidente.
Il preludio Lament (recitato in italiano dal futuro bassista Fabio) è la fotografia del risveglio di Galileo Galilei in una buia mattina del 1638... buia perché l'osservator del cielo è stato colpito dalla cecità; l'episodio è anche il tema della successiva My Legacy, stupenda closer dal ritmo sostenuto, un ottimo solo di chitarra e dal meraviglioso testo, che ripercorre le scoperte dello scienziato italiano, passando anche dall'umiliazione del processo e dell'abiura.

Spero sinceramente di non avervi annoiato, in realtà non sono solito svolgere un'analisi track by track delle nuove uscite, perché in genere risultano pesanti, ma in questo caso come resistere a questo interessantissimo viaggio nel tempo?
I Serenity non hanno inventato nulla, non sono i salvatori del power metal e non penso vogliano diventarlo, gli stilemi entro cui lavorano sono chiari e collaudati e ci sono piccole pecche a livello di produzione: non sarebbe stato male una maggiore presenza della sezione ritmica della chitarra in certi passaggi (mentre in altri è altissima invece) e un po' di volume in più al basso; anche l'artwork è paurosamente pacchiano (mentre invece il libretto vi garantisco che è fatto a meraviglia e da leggere è un vero trip).
Nonostante tutto, questo è un lavoro di grandissima classe e senza alcun filler. Mi sento di consigliarlo a tutti quanti a 360 gradi, è “solo” buona musica.
Rivelazione!



VOTO RECENSORE
80
VOTO LETTORI
65.37 su 40 voti [ VOTA]
Dorian Gray
Martedì 21 Giugno 2011, 20.18.32
16
intendo l'ultimo cd"poetry....ovviamente!!)
Dorian Gray
Martedì 21 Giugno 2011, 20.17.44
15
bel cd,godibilissimo.battuti sulla lunga distanza la musa ispiratrice(ovviamente i kamelot)
raptus
Lunedì 20 Giugno 2011, 15.20.52
14
Georg è furbo, ha capito che lo stile kamelot prende molto e che non bisogna mai dare l'impressione del dover sforzare la voce. Ma questo modo di cantare alla fine stufa perchè risulta privo di personalità... ecco come definisco i Serenity, un gran gruppo ma privo di personalità...
Room 101
Giovedì 16 Giugno 2011, 16.46.45
13
@Raptus: no non intendevo quello come impostazione tecnica, Tony non ce l'ha tutt'ora, però sopperisce con l'esperienza che non aveva ai tempi di Ecliptica (parlo sopratutto dei live), qui intendo dire che ho avuto l'impressione che Georg canti molto meglio in generale rispetto al Tony di quei tempi (prendendoli entrambi da giovani) e questo mi faceva sospettare che l'austriaco delle lezioni le avesse prese (a differenza di Tony)....anche io a livello timbrico preferisco di gran lunga il finnico
raptus
Giovedì 16 Giugno 2011, 16.25.10
12
Se per impostazione tecnica considerate l'evoluzione di Kakko io preferisco l'improvvisazione che aveva in Ecliptica... impostazione tecnica vuol dire limitarsi? Mah spero proprio di no... poi va a gusti, a me piacevano i suoi acuti poi c'è chi li odia, certo gli Stratovarius son molto peggio, migliore resa negli alti ma come timbro preferisco Kakko!
Room 101
Giovedì 16 Giugno 2011, 16.13.31
11
@Eris: è chiaro che gli specialisti sono altri (non è Tiranti, non è Lione o che altro) , l'impostato era in chiave di confronto con Tony Kakko, a sentirlo cantare ho la netta impressione che non sia un cantante improvvisato come Tony - che infatti solo ora (che non è più giovine) riesce ad ottenere dei buoni risultati grazie all'esperienza- penso (poi magari verrò smentito) che per cantare in quel modo all'età che ha Georg qualche lezione l'abbia presa
Eris
Giovedì 16 Giugno 2011, 15.23.49
10
Bella recensione, anche se il power mi annoia un po'. Detto ciò, non direi che il cantante dei Serenity sia impostato tecnicamente. Canta completamente di naso! Non al livello di un Ramazzotti, ma ci manca poco. Poi sì, Georg è versatile ed espressivo e ha una buona estensione. Ma non mi si dica che sia impostato tecnicamente, o inizio a ridere.
raptus
Giovedì 16 Giugno 2011, 14.23.37
9
Gruppo ancora troppo ancorato ai canoni del genere, troppo palese il mix tra Kamelot e Sonata Arctica, il cantante poi... ha la voce di Kakko e gli attegiamenti di Khan... Finchè non si distingueranno di più rimarranno sempre nel triste anonimato della nicchia... peccato perchè le idee e la bravura ci sono (a me son piaciuti di più i 2 cd precedenti).
Warty
Mercoledì 15 Giugno 2011, 17.03.54
8
@Khaine: è vero, me l'ero dimenticato! Chiedo venia!
olmetalheart61
Mercoledì 15 Giugno 2011, 16.52.12
7
....ma quanti saputelli...
Madblade
Mercoledì 15 Giugno 2011, 11.18.18
6
Ottima recensione, mi ha proprio fatto venire voglia di ACQUISTARE il CD. Un piccolo appunto da un appassionato di storia ad un altro: Bloody Mary non è Mary Stuart, ma una sua cugina, figlia di Enrico VIII, che regnò prima di Elisabetta I, sua sorellastra.
Zero the Hero
Mercoledì 15 Giugno 2011, 8.38.21
5
secondo me, avete invertito tracklist e line up...
BILLOROCK fci.
Mercoledì 15 Giugno 2011, 8.15.57
4
non male gli epica !!
Lontano
Martedì 14 Giugno 2011, 20.46.07
3
Il disco ce l'ho da qualche giorno e non posso che condividere al 101% la recensione di Room 101 (battutona!); li ho conosciuti ed apprezzati dal vivo (prima parte dei Delain) ed hanno anche una buona presenza scenica, con Georg inviluppato in un cappottone prussiano che resiste alla caldazza senza fare una piega, tastiere presenti ma mai fuori posto ed i cori? Non dici nulla della parte corale di alcune canzoni, dove Fabio & co (i nomi dei teteschi non me li ricordo) tengono corda in maniera impeccabile. Certo, non hanno inventato nulla e probabilmente non riempiranno mai uno stadio di fan, però è un disco che merita acquistare. 80 e confermo
Khaine
Martedì 14 Giugno 2011, 20.16.41
2
Obiezione, vostro onore! Mjolnir di Thor è il martello, che da Odino fu forgiato e donato. Cioè: il martello di Thor in realtà risponde alla volontà di Odino... quindi si, è di thor ma in realtà è di Odino, non so se mi spiego
Warty
Martedì 14 Giugno 2011, 20.09.03
1
Bella recensione ma nella frase "I brani sono pregni di genuina epicità, niente draghi, fatine, unicorni o martelli di Odino" c'è qualcosa che non va! È Thor quello che ha il martello, per il resto complimenti, bella recensione (come ho già detto)!
INFORMAZIONI
2011
Napalm Records
Power
Tracklist
1. Set Sail To…
2. New Horizons
3. The Chevalier
4. Far From Home
5. Heavenly Mission
6. Prayer (interlude)
7. State Of Siege
8. Changing Fate
9. When Canvas Starts To Burn
10. Serenade Of Flames
11. Youngest Of Widows (Bonus Track)
12. Below Eastern Skies (interlude)
13. Beyond Desert Sands
14. To India’s Shores (Bonus Track)
15. Lament (interlude)
16. My Legacy
Line Up
Georg Neuhauser - Vocals
Thomas Buchberger - Guitars and Bass
Mario Hirzinger - Keyboards

Session Members:
Jan Vacik - Drums

Ailyn, Amanda Somerville, Charlotte Wessels - Female Guest Vocalists
 
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